Il Cerchio di Monk

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Bambino amplificato: dicesi bambino amplificato o spirited quello di cui qui .

In sostanza, si tratta di un bambino mooooolto vivace, di quelli che non si stancano mai, che vi sfiniscono e sfiniscono persino i loro coetanei, che non sanno tenere il suo passo, ma che, allo stesso tempo, ha una sensibilità più accentuata al rumore, agli stimoli, ai cambiamenti.
Io non credo che L. sia amplificato, pur avendo ottenuto un punteggio ragguardevole al test di cui sopra: è molto vivace, ci sfinisce, sfinisce spesso anche i suoi coetanei, ma, ad esempio, adora il nuovo e i cambiamenti, adora viaggiare, spostarsi, gli ambienti nuovi, Il Nuovo in generale.

Quello che ha sempre avuto, fin dal primo giorno in cui è venuto al mondo, è una ipersensibilità verso tutto ciò che è rumore, caos, confusione.

Quand’era neonato non poteva dircelo, ma ce lo faceva scontare….ooooh, se ce lo faceva scontare!
Ora lo dice.
Suona la campanella: si tappa le orecchie e dice “stooooooooop!!!”
Intorno a lui si alza il tono della voce: si tappa le orecchie e urla: bastaaaaaaaaaaaaaa!
Ad una festa di Pregu (e se non siete mai stati ad una festa latina, non potete capirlo…fidatevi!) ha osato andare a spegnere la musica minacciando gli invitati con un fucile giocattolo di ucciderli tutti se l’avessero riaccesa.
Ho avuto paura gli sfoderassero contro un’arma. Vera.
Al carnevale di Cento, sembrava in trance. Ha ripreso colore e parola, solo una volta saliti in macchina direzione albergo.

Ecco, giusto per darvi un’idea.

L’introduzione del Nano in un gruppo già formato, è ardua impresa.
Non è timido, per niente proprio, ma…ha le sue fisime, manco a dirlo…se lo chiamiamo Monk, un motivo ci sarà, e, ormai, lo conoscete anche voi.

Tutto questo per raccontarvi una cosa che è successa stamattina.
Ma dovete pazientare ancora qualche riga.

Al nido l’introduzione del Nano in aula veniva fatto seguendo uno schema ben preciso: arrivo, spoglio, inciabattamento, orrendi copriscarpe per la mamma, si bussa: un’orda festante di nani da giardino gli corre incontro urlando il suo nome.

E Monk? Monk scappa.

Io lo riacciuffo in qualche modo, l’educatrice di turno sa che riappariremo a breve, dunque coinvolge i nani in qualcosa.
Noi ribussiamo, entriamo, nessuno o quasi se lo fila, lui raggiunge il divano dove si sdraia osservando svogliatamente i compari.
Io saluto e me ne vado.
Monk, quando se la sentirà, si unirà al gioco.

A dire il vero c’era stato anche un periodo in cui l’orda di nani da giardino era munita di watusso corpulento che, pora stella, tutto felice lo accoglieva con una pacca sulla spalla e….

mi abbatteva il figlio.
Ma proprio lungo e disteso.

Poi il marcantonio ha cambiato nido, che culo!

Ora, si sa, siamo alla Scuola d’infanzia.

Dove l’accoglienza da parte delle insegnanti, giustamente, non è esattamente la stessa.

Dopo l’inserimento soft, tutto benone, ecco la prima settimana di frequenza completa.
Te l’aspettavi facile, eh?

Bene, è stata un calvario. Non ci sono stati problemi di alcun tipo, se non….l’arrivo al mattino.
Vai con la procedura che tutte conoscete: spoglio, inciabatto, armadietto, aula, busso, io entro, lui anche, dico “Buongiorno”…”eccoci”

…ops…

“eccomi…”

e avvisto la commessa che agguanta mio figlio, braccandolo che manco un rugbista, e me lo riconosegna.

Intatto, ma incazzato come una iena.
Piccola, ma sempre iena.

Ma perchè sei scappato?
io non voglio!
Ma non ti piace qui?
tì mamma, ma troppo rumore, troppi bambini, tutti in cecchio, troppa campana (c’ha ragione, ‘sta campana ha il volume che dovrebbe avere in un ospizio di ottantacinquenni senza Ampliphon! questi han 3 anni, che bisogno c’è????).
Dai, su, riproviamo…
No.

E così per una settimana.
Una volta lo riacchiappa la commessa, una volta un’altra mamma, una volta io in versione centometrista, una volta si schianta contro Fratello (lo ricordate?) e ricade all’indietro e lo riacciuffo.

Poi, la geniale idea, che sarò Mamma Mostro, ma un po’ d’occhio ce l’ho anch’io…sui neuroni, invece, ci stiamo attrezzando…

Maestra, senta, ma se quando io entro con Figlio, voi restate lì, tutti nel santo Cerchio, seduti e ci ignorate? io lo faccio sedere qui, sulla seggiolina nell’angolo, gli metto in mano un libro e poi, quando se la sente, vi raggiunge?
Ottima idea, Mamma, proviamo!

Vieni L (ma che bel castello) guarda che bello questo libro (marcondirondirondello), siediti qui (ma che bel castello), dai che stai qui tranquillo, nessuno ti guarda…
e lui?
Chi? Ehi tu, nano, vai amarcondirondellare anche tu o ti ci spedisco io a pedate, su bellodemamma, su, aria!

L si accomoda e si convince.

Funziona!

2 settimane, anche 3, così.
Tutte le mattine.
Tempo necessario?
20 minuti.
Non arrivo in orario in studio da mesi, ormai, non è che questo faccia una gran differenza…però…

Stamattina, mi preparo alla solita tiritera, quando…mamma, posso andare nel cerchio?
eeeeeeeeeeh????
lì, nel cerchio, mamma, mihaicappitto?
sì amore, non è che la campana m,’ha reso sorda, è che…niente, sei sicuro?

sei pronto?
tì, ma vienicomme?
io nel nanocerchio, sfilando davanti ai tuoi compagni e cantando gli-indiani-al-centro-della-terra? ma certo, tesoro, e chi se lo perde un momento così?  pronti, dammi la mano. Via!

E così, stringendo la mano della mamma, entriamo nel Cerchio, unendoci al canto e prendendo posto su quella seggiolina fino ad oggi rimasta vuota.

Lascio il cerchio e l’indianaggine, lo guardo, lì, sulla sua seggiolina, che cerca di inserirsi nella canzoncina e aspetto che mi guardi.
Eccolo, mi guarda orgoglioso dell’impresa.
E mi saluta con la sua manina.
Io lo guardo, orgogliosa più di lui, lo saluto con la manina, gli mando un bacio e me ne vado.
Lo vedo dal vetro che si sbaciucchia la mano e ci soffia sopra nella mia direzione.

E, sarò Mostro, ma quasi mi commuovo.

Un passo avanti importante per lui. Un grande passo avanti per lui.
Un passo avanti nella direzione giusta, quella che lo porta lontano dalla sua mamma.

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