venerdì 1 febbraio 2013

Asilo Pop



Quando Brontorunner ed io abbiamo iniziato la nostra vita a due, la scelta sul dove andare a vivere è stata semplice:
mi sono trasferita a casa sua. 

Dove?

A Milano, in un quartiere periferico, ma molto ben collegato al centro, tranquillo, verde e...


decisamente pop.


Il quartiere in questione è nato dal nulla negli anni '70 ed è stato pensato ed edificato per rispondere alle esigenze abitative di persone bisognose, dunque è nato come un quartiere popolare very very...

no chic. 

Quell'epoca è passata e nonostante stia diventando una zona appetibile anche per l'upper class resta decisamente pop.

L'asilo comunale di zona è espressione der mejo der mejo del quartiere.

Ho visto cose che voi umani...

Innanzitutto, va detto che la frequentazione è multietnica, ma non in modo massiccio, e che non ci sono etnie prevalenti, eccezion fatta per quella italica: abbiamo bambini provenienti dal Nord Africa, dall'Africa meridionale, dal centro e sud America, dall'est Europa, dall'Asia...
Questa è la città che viviamo, questa è la città che i nostri figli vivranno ed è bene che ci si abituino da subito.

Ma veniamo a noi e all'asilo pop.

L' inserimento al nido è cominciato un giorno d'ottobre con un "Vieni qui Marissa, cazzu!" di provenienza rumena ed avente destinataria una bimba di 10 mesi, allattata al seno ancora a richiesta e in modo quasi esclusivo.
Ho pensato: ammazza se allattano all'est...
Ma mi sono dovuta ricredere quando un'ucraina ha esclamato inorridita ad una neo mamma bis:
"Allatti ancora???!!! Tu vuole allattare bambina fino a quando va a scuola???"
"no... ehm... la bimba ha solo 2 mesi..."
"è già allattata troppo. Nel mio Paese un mese e fine. O te cresce storta!"

Fortuna non c'erano Marsupiali o Discepole in zona: l'avrebbero sbranata preferendo un bambino orfano piuttosto che allattato col latte artificiale, lo sappiamo.

Asilo pop ha significato anche aver partecipato a feste di compleanno sudamericane.

Chi non ha mai partecipato ad una Fiesta Latina non può neanche lontanamente immaginare cosa questo significhi.

Uno sfrenato addio al celibato impallidirebbe al suo cospetto.

In sintesi: gigantografia del festeggiato appesa alle pareti, tanto grande che se fosse appesa ad una guglia del Duomo non sfigurerebbe affatto; torta che l'Empire State Building è... 'na villetta a schiera; foto e nome del festeggiato ovunque si possa imprimere (palloncini, tovaglioli, nastri, tovaglie, festoni... occhio alle chiappe: un attimo di distrazione e verranno tatuate con foto e nome del nano: Feliz Navidad!); musica che manco a Riccione; animazione che un villaggio Valtur è nada; dj; e... 

cibo cibo cibo cibo ovunque comunque e costantemente in preparazione.

Come dice Monk in queste occasioni: questa sì che è vita!

Ho capito cosa significhi la matematica applicata ai pampers e avuto la prova che gli arabi abbiano inventato i numeri: lo spaccio di pannolini non ha più avuto segreti per me da quando ci sono andata con mamme nordafricane: impressionanti. 
Nel tempo in cui io estraevo il telefono per metterlo in modalità calcolatrice, loro avevano già risolto un calcolo trigonometrico che manco a Matematica 2 all'università, avendo ottenuto il costo in centesimi del singolo pannolino della scatola da 140.

Poi arrivò la Scuola d'Infanzia, dove al mattino ci accolgono commessi nordafricani impagabili, davvero, e una strana commessa italica ossigenata con il contorno labbra in evidenza, tipo primi anni '90, tanto cara anche lei.
E qui gli armadietti sono pochi, dunque si condividono:
la sorte ci ha premiato regalandoci una deliziosa bimba italo-sudamericana.

e... niente....

l'armadietto è suo.

Giacche, foulard, tutu (?!), sciarpine, sciarpette, scarpe, giacche, foulard, tutu (?!), scarpine, scarpine di riserva, scarpette da danza (?!)
e, soprattutto... glitter.
Glitter come se non ci fosse un domani.
Un domani per avere... altro glitter, ovvio.

Dopo qualche anno di osservazione, posso serenamente sentenziare che c'è una cosa che unisce gli stranieri e gli italiani dal centro in giù.
Sì.
La tuta da neve.
2 centimetri di neve a terra e l'asilo sembra il reparto "sci e sport invernali" di Decathlon.
All'entrata viene da controllare nel portafoglio se si ha la tessera.

L'asilo pop sono anche le nonne... le care nonne italiche di quartiere.
Nonne ultra pop.
Queste sono il top, gente! Il top del pop. 
Questa è la gente che ha fatto la storia del quartiere.

Naaaa, mio nipote guaiiii! Già cattona (con la"c", giuro)
ussignur sciura, daver?
sì... pare na shhhcheccia, signoramia! (ndr: sì, sembra una scheggia, signora mia)
ma dai sciura, daver? teeee... ma l'è brav! el mi nivut nient... (ndr: davvero, signora? com'è bravo! Il mio nipotino, niente)
naaaa, verament?! glielo imparerà signora... vedrà!
sperem
ma si va là comare Gina

Dialoghi surreali in dialetto barese-milanese-veneto-campano.

40 anni fa non si rivolgevano parola.
Si tenevano lontane, spinte dalla paura, dal razzismo dovuto alle diverse origini.

Da nonne orgogliose, 40 anni dopo, si capiscono pur parlando lingue diverse.

Quello che non poté allora nemmeno la comunanza di una condizione sociale difficile, oggi possono questi nanetti.

L'asilo pop, credetemi, è una scuola di vita.

4 commenti:

  1. Il reparto neve mi fa morire... In effetti quando e' nevicato a Roma l'anno scorso , ho comprato a Rebecca tuta e accessori degni di una settimana bianca... Tanto che per non sprecarli quest'anno sono venuta qualche giorno al Terminillo,!

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  2. ahahah, che ridere, vorrei troppo vivere scenette così la mattina!
    Il reparto glitter quello neve e le nonne.... mi pare di vederli!!!

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  3. asilo meraviglioso!!!
    e noi che spendiamo migliaia di euro per far girare il mondo ai nostri figli convinti che sia importante conoscere altre culture... poi finiamo a fare foto sotto la tour Eiffel o la statua della libertà...
    mentre il mondo delle culture è proprio a due passi da casa nostra!

    :-)

    RispondiElimina
  4. sposadaprile...confermi la mia teoria! ;)

    già Federica! Non sono tutte rose e fiori, ma l'integrazione si realizza anche conoscendosi, ascoltandosi (o origliando le conversazioni altruii, lo ammetto...ma si impara anche così...), partecipando alle feste di tutti ed invitando tutti alle nostre, chiacchierando tra mamme, nonne, baby sitter...
    il futuro dei nostri figli è multicolore e multiculturale, prima lo accettiamo, prima capiremo che questo non riserva solo difficoltà, innegabili, ma anche un grande arricchimento per i nostri figli.
    Sono d'accordo con te.

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