giovedì 20 giugno 2013

Di feste della scuola, permissivismo e cafonazzi

La settimana scorsa ho innescato una polemica, più o meno accesa, sul permissivismo. Ritorno sull'argomento perché lunedì mi è capitato qualcosa che si collegava bene a questa storia del dire «no», e di creare quindi una coscienza dell'altro, della società e della civiltà nei nostri figli.
Cos'è successo? Sono stata alla festa della scuola della P1. Sì, quella scuola figa, chic, cara, in uno dei quartieri più esclusivi di Parigi, in cui le mamme hanno borse di Chanel da 5.000€ e accompagnano i figli a scuola in taxi (io non rientro né nell'una né nell'altra categoria, sono lì per caso). In una scuola così, direte, chissà che eleganza. Chissà che grazia. Chissà che educazione. Alla festa avranno suonato Mozart, piano e violino, i bambini cantato cori celesti e mostrato i loro dipinti impressionisti, le mamme sorseggiato champagne fingendo di berlo.

Ah ah ah.

Ah.


Io e la mamma della copina della P1 arriviamo alla festa insieme ai bimbi, perché ci siamo offerte di aiutare le maestre. Perché la festa non è nella scuola, no. La scuola non ha spazio. Hanno affittato un atelier. Coi vestiti. E le modelle.
Nella sala, i palloncini sono appesi un po' ovunque, carino. A destra, due tavoli ospitano misere cibarie, al che penso, come sempre: ma come cacchio fanno festa questi francesi?? Ma hanno mai visto una VERA festa? Tre biscotti (rigorosamente al cioccolato, togo e simili, che anche io mi sporco a mangiarli), tre POMODORI, due bottiglie di acqua e di coca. Figo, eh? Ad ogni modo, non sono mica lì per mangiare, io. 

Lo spettacolo inizia. 
 
Non c'entra niente, ma la P1 che mi fa da modella mi fa morire.
E no, non quello dei bimbi. 

Mentre sullo sfondo, in dimensione 2x2 (centimetri) vanno in onda le foto scattate durante l'anno (difficile riconoscere il proprio figlio, a meno di non saper interpretare il futurismo, visto che gli scatti sono fatti, come dire... DI MERDA), un gruppo (sì sì, musicale) composto da due inglesi e un francese, basso/chitarra/violino (sììììììììììì) si mettono a suonare e cantare. La ragazza, dolcissima, per carità, canta delle canzoni scritte da lei. In un altro contesto, avrei apprezzato. In quell'atelier a 120°, con altri 100 adulti di tutte le nazionalità, sudati e puzzolenti, e bambini infiltrati, anche no grazie.
Non faccio in tempo a dire «ma guarda come stanno bravi questi bimbi, seduti per terra sui loro materassini (da spiaggia, sì sì) ad ascoltare questa palla», che iniziano i primi cedimenti. Il primo ad essere attaccato è il buffet delle bevande. Ci sta, dai. E' la prima giornata di afa e caldo, siamo chiusi lì dentro sotto il sole cocente delle vetrate, magari i bambini hanno sete. Quando vedo nani e genitori vagare per la stanza con bric di succhi in mano capisco che la situazione sta degenerando.
Da lì al passo successivo è un attimo. La caciara ha inizio, i genitori bivaccano, i bambini calpestano tutto quello che trovano sul cammino che li divide dai togo, poi corrono a pulirsi le mani addosso a chi capita. 

La P1 è sempre lì, la sua copina pure.

Quando la situazione è ormai ingestibile, e vedendo minacciati i palloncini – che i genitori iniziano a staccare dalle pareti su richiesta dei figli – la direttrice prova ad incazzarsi, stupendosi del comportamento dei presenti.
A questo punto, anche la P1 e la copina decidono di alzarsi, perché va bene la musica, ma qui è un gran bordello. Vengono da noi, vagano tra noi e il concertino, la P1 si scatena in danze selvagge degne di Madonna (e chi ha visto il video su FB, capisce cosa voglio dire), ma a nessuna delle due viene in mente di fiondarsi su cibarie o addobbi.
Finché, insospettite dal via vai dai tavoli, entrambe iniziano a vacillare. La P1 allunga la testa verso i biscotti, ma basta un mio richiamo per scoraggiarla (e ne sono piuttosto orgogliosa, sia di averle detto di aspettare, sia che mi abbia ascoltata). Poi, dopo 45 minuti di musica e una buona dose di balli scatenati, mi chiede da bere. E quindi cedo. Come cede la mia amica che, dopo un'ora, non sapeva più come intrattenere il fratellino della copina, 21 mesi da compiere. Gli dà dei pomodori. 

Intorno a noi, è il caos più completo. La gente ci monta sui piedi, ci urta, bivacca, urla. I bambini corrono da una parte all'altra della stanza fregandosene di quello che incontrano, fanno, distruggono, e soprattutto se ne fregano dei tre ragazzi che suonano. Anche durante lo spettacolino, durato un attimo, è la stessa situazione. Caos, caos e solo caos.
Allora io mi chiedo, cari stronzi genitori, ma l'educazione non ve l'hanno proprio insegnata? Voi con le vostre borse di Chanel, non potreste fare la fatica di dire ai vostri figli che c'è un momento per tutto? Che se è il momento di ascoltare la musica, per quanto sbagliato sia far ascoltare un concertino da adulti per 1 ora a bambini di 2-6 anni, dovete cercare di farlo capire ai vostri figli? Ma soprattutto, se aveste insegnato a stare con gli altri, a comportarsi, ai vostri figli, non avreste avuto bisogno nemmeno di richiamarli, come non ne abbiamo avuto bisogno noi.
E allora me ne vanto, sì, perché sbaglierò tanto, ma i miei no, le mie spiegazioni e la mia buona educazione hanno insegnato a mia figlia come comportarsi.
E io e la mia amica ci siamo prese la nostra rivincita: sarebbero gli italiani, quelli cafoni e chiassosi?

PS L'anno prossimo la P1 andrà alla pubblica: addio borse Chanel!

4 commenti:

  1. Eccheccavolo. Quando ci vuole ci vuole! Concordo e stimo. Innanzitutto siamo bravissime a riconoscere i nostri errori, ma che bello quando vediamo di essere riuscite a trasmettere quello che volevamo. secondo: anche noi qui siamo in una scuola di borse chanel..che dire, ti capisco..i soldi non comprano la felicità e nemmeno la buona educazione..

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  2. Questa si che è una bella rivincita :)

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  3. Per insegnarlo ai figli prima devono esserne capace i genitori e da quanto hai raccontato, mi sa che quelli che erano li, non erano all'altezza!!! ;-)))

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  4. Brava...sono stufa di sentirmi dire (mio marito è svizzero tedesco) che noi mamme italiane siamo troppo permissive e i nostri figli, dei piccoli vandali capricciosi e urlanti....Però quale punizione è per dei bambini un concerto e dei pomodori a merenda?

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