Di feste della scuola, permissivismo e cafonazzi

Share this...
Share on FacebookPin on PinterestTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail this to someone
La settimana scorsa ho innescato una
polemica, più o meno accesa, sul permissivismo. Ritorno
sull’argomento perché lunedì mi è capitato qualcosa che si
collegava bene a questa storia del dire «no», e di
creare quindi una coscienza dell’altro, della società e della
civiltà nei nostri figli.
Cos’è successo? Sono stata alla
festa della scuola della P1. Sì, quella scuola figa, chic, cara, in
uno dei quartieri più esclusivi di Parigi, in cui le mamme hanno
borse di Chanel da 5.000€ e accompagnano i figli a scuola in taxi
(io non rientro né nell’una né nell’altra categoria, sono lì per
caso). In una scuola così, direte, chissà che eleganza. Chissà che
grazia. Chissà che educazione. Alla festa avranno suonato Mozart,
piano e violino, i bambini cantato cori celesti e mostrato i loro
dipinti impressionisti, le mamme sorseggiato champagne fingendo di
berlo.
Ah ah ah.
Ah.

Io e la mamma della copina della P1
arriviamo alla festa insieme ai bimbi, perché ci siamo offerte di
aiutare le maestre. Perché la festa non è nella scuola, no. La
scuola non ha spazio. Hanno affittato un atelier. Coi vestiti. E le
modelle.
Nella sala, i palloncini sono appesi un
po’ ovunque, carino. A destra, due tavoli ospitano misere cibarie, al
che penso, come sempre: ma come cacchio fanno festa questi
francesi?? Ma hanno mai visto una VERA festa? Tre
biscotti (rigorosamente al cioccolato, togo e simili, che anche io mi
sporco a mangiarli), tre POMODORI, due bottiglie di acqua e di coca.
Figo, eh? Ad ogni modo, non sono mica lì per mangiare, io. 
Lo spettacolo inizia. 
 

Non c’entra niente, ma la P1 che mi fa da modella mi fa morire.
E no, non quello dei bimbi. 
Mentre sullo sfondo, in dimensione 2×2
(centimetri) vanno in onda le foto scattate durante l’anno (difficile
riconoscere il proprio figlio, a meno di non saper interpretare il
futurismo, visto che gli scatti sono fatti, come dire… DI MERDA),
un gruppo (sì sì, musicale) composto da due inglesi e un francese,
basso/chitarra/violino (sììììììììììì) si mettono a suonare
e cantare. La ragazza, dolcissima, per carità, canta delle canzoni
scritte da lei. In un altro contesto, avrei apprezzato. In
quell’atelier a 120°, con altri 100 adulti di tutte le nazionalità,
sudati e puzzolenti, e bambini infiltrati, anche no grazie.
Non faccio in tempo a dire «ma
guarda come stanno bravi questi bimbi, seduti per terra sui loro
materassini (da spiaggia, sì sì) ad ascoltare questa palla»,
che iniziano i primi cedimenti. Il primo ad essere attaccato è il
buffet delle bevande. Ci sta, dai. E’ la prima giornata di afa e
caldo, siamo chiusi lì dentro sotto il sole cocente delle vetrate,
magari i bambini hanno sete. Quando vedo nani e genitori vagare per
la stanza con bric di succhi in mano capisco che la situazione sta
degenerando.
Da lì al passo successivo è un
attimo. La caciara ha inizio, i genitori bivaccano, i bambini
calpestano tutto quello che trovano sul cammino che li divide dai
togo, poi corrono a pulirsi le mani addosso a chi capita. 
La P1 è sempre lì, la sua copina
pure.
Quando la situazione è ormai
ingestibile, e vedendo minacciati i palloncini – che i genitori
iniziano a staccare dalle pareti su richiesta dei figli – la
direttrice prova ad incazzarsi, stupendosi del comportamento dei
presenti.
A questo punto, anche la P1 e la copina
decidono di alzarsi, perché va bene la musica, ma qui è un gran
bordello. Vengono da noi, vagano tra noi e il concertino, la P1 si
scatena in danze selvagge degne di Madonna (e chi ha visto il video
su FB, capisce cosa voglio dire), ma a nessuna delle due viene in
mente di fiondarsi su cibarie o addobbi.
Finché, insospettite dal via vai dai
tavoli, entrambe iniziano a vacillare. La P1 allunga la testa verso i
biscotti, ma basta un mio richiamo per scoraggiarla (e ne sono
piuttosto orgogliosa, sia di averle detto di aspettare, sia che mi
abbia ascoltata). Poi, dopo 45 minuti di musica e una buona dose di
balli scatenati, mi chiede da bere. E quindi cedo. Come cede la mia
amica che, dopo un’ora, non sapeva più come intrattenere il
fratellino della copina, 21 mesi da compiere. Gli dà dei pomodori. 
Intorno a noi, è il caos più
completo. La gente ci monta sui piedi, ci urta, bivacca, urla. I
bambini corrono da una parte all’altra della stanza fregandosene di
quello che incontrano, fanno, distruggono, e soprattutto se ne fregano dei tre
ragazzi che suonano. Anche durante lo spettacolino, durato un attimo,
è la stessa situazione. Caos, caos e solo caos.
Allora io mi chiedo, cari stronzi
genitori, ma l’educazione non ve l’hanno proprio insegnata? Voi
con le vostre borse di Chanel, non potreste fare la fatica di dire ai
vostri figli che c’è un momento per tutto? Che se è il
momento di ascoltare la musica, per quanto sbagliato sia far
ascoltare un concertino da adulti per 1 ora a bambini di 2-6 anni,
dovete cercare di farlo capire ai vostri figli? Ma soprattutto,
se aveste insegnato a stare con gli altri, a comportarsi, ai vostri
figli, non avreste avuto bisogno nemmeno di richiamarli, come non ne
abbiamo avuto bisogno noi.
E allora me ne vanto, sì, perché
sbaglierò tanto, ma i miei no, le mie spiegazioni e la mia buona
educazione hanno insegnato a mia figlia come comportarsi.
E io e la mia amica ci siamo prese la
nostra rivincita: sarebbero gli italiani, quelli cafoni e
chiassosi?
PS L’anno prossimo la P1 andrà alla pubblica: addio borse Chanel!
Tags from the story
, ,
Written By
More from Anya

Fenomenologia della mamma: la Mamma depressa

Share this...La mamma depressa è quella mamma che, anche a distanza di...
Read More

4 Comments

  • Eccheccavolo. Quando ci vuole ci vuole! Concordo e stimo. Innanzitutto siamo bravissime a riconoscere i nostri errori, ma che bello quando vediamo di essere riuscite a trasmettere quello che volevamo. secondo: anche noi qui siamo in una scuola di borse chanel..che dire, ti capisco..i soldi non comprano la felicità e nemmeno la buona educazione..

  • Brava…sono stufa di sentirmi dire (mio marito è svizzero tedesco) che noi mamme italiane siamo troppo permissive e i nostri figli, dei piccoli vandali capricciosi e urlanti….Però quale punizione è per dei bambini un concerto e dei pomodori a merenda?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *