mercoledì 12 giugno 2013

Figlio mio, mi approvi?

C'è una domanda che mi faccio da un po' e che, curiosamente, mi è capitato di vedere posta da altri negli ultimi giorni, con risposte diverse.

Anya, poi, mi ha anche fatto anche una fenomenologia sul permissivismo, che in qualche modo c'entra...

Quindi? 

Quindi, ragazze mie, vi tocca, parliamone.

E vediamo se riusciamo a capire.


Insieme.



Sto leggendo un libro, che molte di voi avranno letto, un libro di qualche anno fa, ora tornato in auge perché studi recenti ne stanno mettendo - scientificamente, pare - in discussione il contenuto.
Ma ne parleremo diffusamente tra qualche giorno.
Quello che mi interessa dirvi ora è che, ad un certo punto, l'autrice individua come principale difetto delle modalità educative occidentali il fatto che il genitore di questa parte del globo cui apparteniamo ha perso di mira l'obiettivo: 
il genitore occidentale non mira dritto al centro del bersaglio, rappresentato dal crescere un individuo pronto, risolto, forte, competitivo, in grado di affrontare il mondo, preparato, maturo.
No.
Mira a frasi approvare dal figlio.
E teme il suo giudizio.


Guardo incuriosita e divertita qualche puntata della serie del Corriere "Una mamma imperfetta" e inciampo in una puntata dove la protagonista si pone e ci pone la domanda fatidica:

com'è che siamo passati da un mondo dove erano i figli a cercare spasmodicamente l'approvazione dei genitori ad uno in cui sono i genitori a cercare di ottenere l'approvazione filiale?

Mi chiedo e vi chiedo: cosa è successo?
E, soprattutto, è vero?
Permettiamo ai figli di fare cose che i nostri genitori mai ci avrebbero permesso?
E se lo facciamo, con quale finalità lo facciamo e con quale motivazione?
E' perché cerchiamo la loro approvazione? 
E' vero che ci sentiamo sottoposti al loro giudizio? 
E, se sì, abbiamo il coraggio di riconoscerlo?

Forse la verità, come spesso accade, sta nel mezzo.

Siamo indubbiamente più permissivi dei nostri bisnonni e dei nostri nonni (mio figlio non si rivolge a me in terza persona) e probabilmente lo siamo più di quanto lo siano stati con noi i nostri genitori. 
Non possiamo analizzare in 2 righe le ragioni, ma, sicuramente, l'obbedienza cieca al genitore non è di moda. 
Sicuramente, il no per il gusto di dirlo, non è più pratica frequente.
E' un male? Probabilmente no.

Ma, al di là del crollo dell'autoritarismo, che non dispiace - quasi - a nessuno, esageriamo? 
Come diceva Anya, permettiamo troppo? 
Beh, ammettiamolo, molti di noi, sì.

Io non credo, per inciso, che sia un problema esclusivamente italiano: non sono gli adolescenti italiani a detenere primati nell'utilizzo di stupefacenti o nell'abuso di alcool, non è per le adolescenti italiane che è stata coniata la definizione di teen moms, non sono le enclave di teenager italiani quelle da cui si cerca di stare alla larga quando si viaggia. 
Il problema è ampio, ma, forse, chissà, noi stiamo arrivando a ruota, potrebbe essere, come spesso accade, che, semplicemente, i fenomeni nascono altrove e sbarcano nel nostro Paese qualche tempo dopo. E allora, siamo solo agli inizi? Possiamo fermarci e fermare la deriva? Certo è innegabile che ci siano frotte di genitori non esattamente permissivi, ma lassisti e menefreghisti, che è cosa diversa, e, probabilmente, chissà, i loro  figli scaleranno l'hit parade del peggio. 
Può essere, probabilmente sarà così.
Ma torniamo alle motivazioni che ci spingono a permettere e ci trattengono dal dire NO: permettiamo ai nostri figli di fare ciò che vogliono perché temiamo il loro giudizio? Davvero cerchiamo la loro approvazione?
Io credo che a volte, non sempre, ma a volte, la motivazione sia questa, sì. 
Lo ammetto.
Sempre? No, sarebbe esagerato.

Ma, vi dirò, i nostri genitori non credo non lo facessero.
Io me lo ricordo come cercavano l'approvazione mia e delle mie sorelle in certe occasioni.
Certo, non insistentemente, non continuamente, ma alcuni episodi li ricordo.

Così come penso che non sia vero che i nostri figli non cerchino la nostra approvazione.
La cercano, eccome!
se solo noi avessimo occhi per vedere, tante volte...

Forse  e' vero che la cercano meno di quanto noi facessimo coi nostri genitori, forse hanno meno timore di non piacerci, di non incontrare il nostro sguardo soddisfatto: probabilmente ne hanno meno bisogno, perché siamo meno distanti e distaccati, perche' c'e' meno autoritarismo, perché li rassicuriamo di continuo.

Insomma, cara mamma tigre e cara mamma imperfetta, forse non è poi del tutto vero che siamo noi genitori a cercare l'approvazione dei figli e non più viceversa.

O no?
Non sarà forse solo che abbiamo una diversa percezione del tema, avendo cambiato ruolo?

15 commenti:

  1. Ipotesi, pura e semplice. Parte del permissivismo moderno può derivare dal fatto che ora le mamme, bene o male, lavorano tutte. Almeno fino al primo figlio. Quindi abbiamo forse la sensazione di trascurare i figli, abbiamo un senso di colpa latente e nascosto e per far tacere la nostra coscienza cerchiamo l'approvazione dei figli concedendo. Ricordo che di fronte ad un capriccio pazzesco del figlio, dissi alla mia Amica: Madda, digli qualcosa! e lei mi rispose "Non mi vede mai, se poi quando ci sono faccio la "mamma cattiva" è la fine.
    Non so, è solo una riflessione

    RispondiElimina
    Risposte
    1. non so, la mia mamma era la classica donna in carriera rampante eppure la più severa del mio parco amiche... non potrebbe essere invece che la generazione di mamme attuali è la stessa cresciuta cercando - a volte disperatamente - di compiacere i genitori e ha sviluppato scarsa autostima? È solo un'ipotesi ovviamente.

      Elimina
  2. in effetti...è una dinamica in cui mi riconosco, lavorando anch'io e spesso più di quel che dovrei. Non mi capita sempre, ma ammetto che se fa qualcosa che non deve fare subito dopo esserci ritrovati dopo una mia assenza, fargli una lavata di capo non è il mio primo pensiero.

    RispondiElimina
  3. No, non permetto loro di fare quello che vogliono, quando glielo permetto, per essere approvata. Glielo permetto perché è loro diritto, e perché miro a crescere due persone libere e pensanti e non obbedienti e sottomesse.
    Da parte loro, sono convinta che i bambini siano smisuratamente collaborativi. E che a tal punto desiderino farci felici da sacrificarsi spesso per amor nostro... Il che è una cosa a cui fare molta attenzione e di cui non si dovrebbe mai approfittare.
    Quanto al fatto che nelle generazioni passate fosse esclusivo pensiero dei figli trovare l'approvazione dei genitori e' proprio quello che come genitore non voglio: trasmettere un amore condizionato (ti voglio bene solo se fai/sei ciò che desidero), e spingerle a vivere non come loro desiderano ma come credano io ritenga giusto.
    Non so immaginare danno peggiore.

    RispondiElimina
  4. Mah, io invece credo sia vero. Nel passato era un po' come dici Pippi, era indubbiamente un amore condizionato, cosa che nemmeno a me piace per nulla. Ma ora i bambini sono dei veri teppisti, io vedo una strafottenza, una mancanza di rispetto per l'adulto, per gli insegnanti, pazzesca già in tenerissima età e indipendentemente dal tipo di genitore. Sarà cambiato il DNA, non so. E concordo con Elisabeth, il fatto di lavorare tanto ci rende più deboli, il poco tempo che abbiamo tendiamo ad usarlo 'facendo i buoni', il tempo che sottraiamo loro tendiamo a colmarlo con regali e altre cose materiali. Sul perché poi gli adolescenti siano sempre peggio, francamente non ne ho la più pallida idea. Forse la TV, gli esempi negativi si propagano come lil fuoco nella sterpaglia..

    RispondiElimina
  5. Ah, ero Morna, non mi ha loggato..

    RispondiElimina
  6. E' vero siamo passati da un autoritarismo eccessivo ad una situazione in cui molti bambini/ragazzi non rispettano più niente e nessuno.
    Secondo me c'è stato un cambio molto forte nell'ultima generazione: molte delle nostre madri (non la mia), non lavoravano, erano casalinghe, e quindi inevitabilmente molto presenti, pronte a risolvere tanti - forse troppi - problemi ai loro figli, forse tutelandoli troppo dalle avversità. Probabilmente nella generazione ancora precedente non era così: non esisteva la cultura del dedicare tanto tempo ed attenzioni ai figli come facciamo noi oggi, e pur non "lavorando" fuori casa le madri erano così impegnate da non poter dedicare tantissimo tempo ai figli, che crescevano un po' più da soli, per strada, o fuori nei campi.
    La sensazione che ho io è che molte madri (e padri) della nostra età non sono mai diventati veri e propri adulti, e come tali non sono capaci di crescere individui sicuri ed indipendenti, in grado di affrontare la vita.
    Che dite, ho una visione troppo pessimistica??

    RispondiElimina
  7. Mah, io più ci penso più do la colpa alla TV. Tra i TG che danno solo notizie pessime (che poi per me fanno da 'pubblicità', basta vedere aggressioni con acido. Da zero a diverse in pochi mesi... ) e i telefilm e cartoni e film. Mi è capitato di vedere telefilm da ragazzine, li vedono le mie nipoti di 10 e 13 anni e sono rimasta basita. Mille zoccolerete che pensavano solo a vestiti, ragazzi e a come essere la più popolare della scuola. Uno schifo. Il sesso sdoganato di brutto (quando ero piccola io nei film il sesso era ancora raro, e i miei cambiavano canale!!). Donne seminude e donne oggetto ad ogni pagina di giornale... Che schifo.

    RispondiElimina
  8. Cercare l'approvazione genitoriale non è, a mio parere, da intendersi solo nell'accezione negativa attribuita al concetto da alcuni commenti.
    Non significa dover piacere ai genitori per avere il loro amore, ma anche VOLER piacere loro, perché li amo e mi amano.
    In questo, francamente, non trovo nulla di male, di ricattatorio o di svilente. Cercare l'approvazione di persone che amiamo è umano e comprensibile. No?

    RispondiElimina
  9. A me pare che spesso si confonda l'essere autorevoli con un autoritarismo "soft". Ma essere autorevoli quanto c'entra con il dire no? Quando citiamo una fonte autorevole che vogliamo dire? Che è una fonte attendibile, di cui ci si può fidare. Ecco cosa io intendo con autorevole: qualcuno di cui ho stima e che mi possa guidare. E

    RispondiElimina
  10. concordo con l ultimo commento.spesso parlo di autorità del genitore non perché debba infondere timore nel figlio ma perché dovrebbe essere una guida, punto di riferimento degno di rispetto. credo che sin da piccoli bisogna insegnare il rispetto x le persone e cose! personalmente mi ritengo una madre poco permissiva e nel mio modo di fare nn cerco l approvazione dei miei figli. al contrario noto in loro un desiderio di essere approvati...nel senso di cui parlava klarissa...nn x essere amati ma perché a loro da gioia sapere che siamo orgogliosi di loro. sevenisse a mancare questa ricerca di approvazione mancherebbe anxhe la loro gioia x un semplice BRAVA!!

    RispondiElimina
  11. Anche io concordo con il commento di E., mi piace il paragone con la "fonte autorevole".

    Comunque, ripesandoci, a me francamente non viene in mente un solo episodio in cui i miei genitori abbiano cercato la mia approvazione, e, a dirla tutta, nemmeno uno in cui sia stata io a cercare la loro.

    RispondiElimina
  12. Sapete che io non mi sono mai posta il problema? Non mi sono veramente mai chiesta se piaccio alle mie figlie e non ho mai paura di fare scelte impopolari, soprattutto se sono per il loro bene. Credo che di base - al di là di fatti gravi - l'amore per un genitore sia incondizionato, e noi siamo i loro miti, no?

    RispondiElimina

Condividi

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...