Fenomenologia della mamma: la mamma “tu non puoi capire”

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Per questo rientro dalle
vacanze, mentre i nostri figli lottano con pasti volati dalla
finestra, pipì addosso, ciucci persi e vomitate addosso dei compagni
(a me non è mai successo, ma son sicura che capiterà), eccoci di
nuovo qui. La fenomenologia riparte, e lo fa con una mamma un tantino
fastidiosa, quella che non ti dà nessunissima soddisfazione, quella
che tu potresti aver vinto il premio “mamma dell’anno, del secolo,
di sempre” consegnatoti direttamente dalle mani del Dalai Lama o di
Nelson Mandela poveretto o in mancanza loro di Barack Obama, che
comunque lei ti direbbe solo e sempre questo.
Tu non puoi capire.

Non importa se tu hai
impiegato 36 ore, cinque induzioni con gel e ossitocina, manovre
varie, infermiere sulla pancia, ventose, forcipi e alla fine un
cesareo per partorire. No.
Tu non puoi capire (come
mi facevano male i punti).
Non importa se tu hai
avuto delle ragadi che sanguinavano tipo morso di Damon Salvatore
(omaggio alla nostra amica Valeria). No.
Tu non puoi capire (come
mio figlio mi tirava i capezzoli succhiando i primi giorni).
Non importa se tuo figlio
ha perso peso qualche giorno dopo il ritorno a casa.
Tu non puoi capire (il mio
ha preso solo 40gr, ho dovuto portarlo all’ospedale).
Non importa se tuo figlio
non ha mai dormito più di due ore di fila.
Tu non puoi capire (quanto
pesa a me alzarmi e stare sveglia).
Non importa se tuo figlio
ha rifiutato ogni genere di alimentazione solida per sei mesi.
Tu non puoi capire (il mio
non finiva mai tutto il tofu che doveva mangiare).
Non importa se tuo figlio
piange ogni volta che lo porti al nido.
Tu non puoi capire (il mio
mi chiede di restare con lui, lo capisco da come mi guarda, tu non
puoi capire
come mi guarda).
Insomma, cara mia. Tu e
tuo figlio potete fare qualsiasi cosa. Farvi ricoverare in punto di
morte, sopravvivere ad un uragano, essere sequestrati da una banda di
malviventi, tanto tu non puoi capire. Perciò, rinunciaci. Tieniti le
tue sfighe per te e vai a sfogarti con un’altra mamma. Ma attenta,
potresti passare da lamentosa. 🙂

Buon inizio a tutte/i!  
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