venerdì 11 ottobre 2013

Sapete che c'è? C'è che ce li meritiamo

E' in programma una cena aziendale/di studio/amish chiamatela come volete, tanto la mia voglia di esserci è pari a quella di farmi fare un clistere a prescindere da come la vogliamo chiamare.

Sono convinta da tempo di avere molte colleghe che quando Dio distribuiva il cervello erano a farsi dare lo smalto da Sephora. 

Sono convinta di avere molte conoscenti che quando Dio distribuiva il cervello erano in coda ad aspettare che le mie colleghe finissero di farsi dare lo smalto da Sephora. Le peggio.

Poi ci sono molte, moltissime altre donne, grazie a Dio. 

Queste, quando Dio distribuiva il cervello c'erano, ed erano anche riuscite a farsi dare lo smalto, sì, e da Chanel, of course, prima di accaparrarsi il loro cervello e quello delle colleghe e delle conoscenti di cui sopra.

Le Collegastre non finiscono mai di stupirmi.
Ma mai eh!
E non è che io mi stupisca poi tanto facilmente...la qual cosa le rende preziose. 

Le Collegastre sono quasi tutte madri. 
Ahinoi.

Hanno quasi tutte più di un figlio. Ahinoi ma anche ahiloro.

Hanno quasi tutte un marito o un compagno. 
Ahiloro e basta. 

E si meritano tutte il Croods che si sono sposate o, a qualunque altro titolo, prese in casa.

Lo so che il mondo è fatto anche di donne e di uomini che non praticano più la pittura rupestre da un poco, ma ve lo devo dire: i Croods esistono. 
Sono tra noi.

E mi fanno paura.

Il catetere - altrimenti detto cena aziendale/di studio - era stato fissato per un venerdì sera.





Da tempo meditavo di ammalarmi il giorno prima, così, per evitarmi lo strazio, quando è iniziato a circolare un rumor (perché ci piace così dagli Amish: mai dire chiaro e tondo cosa succederà, le voci creano ansia, inquietudine, il dipendente o collaboratore sta sula corda e noi ci sentiamo importanti almeno in qualcosa, visto che non lo sappiamo fare in altro modo. Aaaah! Adoro lo Studio Amish, lo sapete, no?):

forse la cena verrà spostata ad un giovedì.

Vabbè, penso io, fatemelo sapere, ché mi devo ammalare il giorno giusto.

Bon.

Fine?
No.

No, perchè in qualunque stanza entrassi l'altra mattina c'era più inquietudine ed incazzatura del solito.
Allora - siccome so farmi i fatti miei, sempre e comunque - chiedo - con la finezza che mi contraddistingue - ad una che s'era fatta fare la manicure solo alla mano sinistra e aveva accaparrato almeno un emisfero: 

ma che cazz'è?!?

E lei mi spiega dello spostamento al giovedì e del dramma conseguente.

Per poco non le scoppio a ridere in faccia sputandole addosso il caffè amish probabilmente raccolto a mano da minorenni strappati alle madri ma poi loro spacciato per equosolidale bio ecologico prodotto da azienda la cui proprietà è certificata essere di ferventi cattolici osservanti e praticanti.

Poi, però,  più che ridere mi è venuto lo sconforto. 

Il problema? 

Il giovedì sera i nonni non possono aiutare; i figli devono andare a letto ad un orario consono, perché venerdì c'è scuola;  i figli vanno lavati e preparati per l'indomani,  perché venerdì c'è scuola; i compiti vanno controllati, perché venerdì c'è scuola, e, soprattutto,  non si può andare a cena dai nonni di giovedì sera. 
Va lasciata la cena pronta e la tavola apparecchiata. 
E l'acqua nella pentola per la pasta. 
E...
E...
E...

Obietto che i mariti non sono figli. 
Soprattutto se sono mariti di donne che lavorano.
Obietto che non sono madri dei loro mariti.

Come ogni volta mi si risponde che non tutte le donne sono fortunate come me.

Fortunata de che?
Non ho nonni a disposizione. Non ho più 
nemmeno uno straccio di aiuto (Ciao Pregu!).

Sono fortunata perché "ho un marito chesi arrangia se io 
non ci sono".

No, Collegastre.

Non sono fortunata.

Fate pure.

Lasciate loro la cena pronta.
Lasciate loro l'acqua per far bollire la pasta già nella pentola.
Lasciate loro la tavola apparecchiata.
Continuate a sostenere che le loro madri non li hanno abituati a fare nulla, dunque non potete pretendere aiuto.
Come se a 25 a 30 o a 40 non possano imparare a lavare i piatti o a stendere una lavatrice. 
Assecondate la loro incapacità,  anzi, di più, continuate a viziarli.

E alzatevi anche alle 6 per preparare la colazione al figlio maschio quasi 30enne, invece che dormire un'ora in più, perpetuando questo stato di cose. 

Fate come credete.

Ma, almeno, non lamentatevi dei Croods che avete come compagni, 
perché
ve li meritate.

Non continuate a dire a chi condivide la vita con uomini e non con austrolopitechi che è solo una fortuna.

Non è solo una fortuna.
Anzi...non è proprio fortuna.
E' un merito? No, non credo, forse nemmeno. 

Di certo è una scelta.

Scelta che, badiamoci bene, non riguarda solo noi, ma anche i nostri figli, femmine e maschi, che impareranno ad essere uomini e donne con il nostro esempio.

Magari, pensiamoci...





23 commenti:

  1. SOTTOSCRIVO. OGNI. SINGOLA. PAROLA.
    che pare che anche io sono fortunata che il sabato mattina che lavoro mio marito sia così "bravo" a fare la spesa con mia figlia....

    RispondiElimina
  2. Fortunata o no, ho sempre sostenuto che mio marito "l'ho trovato in regalo con le patatine fritte, nel sacchetto". Nel bene e nel male. Beninteso. Rendo a sufficienza? ^_^

    RispondiElimina
  3. sottoscrivo in pieno, ma sono arrivata alla conclusione che sia pieno di donne ben contente di questo ruolo, di sentirsi per forza così indispensabili... la loro soddisfazione la traggono da lì, contente loro..

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il post è da applausi. E sono d'accordo con Sara: "ma io non ce la farei mai a saperli da soli!". Ma sono con papà non sono da soli, appunto.

      Elimina
  4. Ti sto applaudendo calorosamente!!!

    RispondiElimina
  5. Concordo anch'io. Magari le madri li avranno abituati così, ma ciò non toglie che se volessero potrebbero aiutare e imparare ad aiutare...se volessero...sta lì il problema!!!!

    RispondiElimina
  6. Condivido ogni sillaba, non ho niente da aggiungere!!

    RispondiElimina
  7. Già il concetto di "aiuto" a me fa venire i bollori.
    Aiuti chi, scusa?

    Aiutare significa presupporre non siano compiti tuoi ma miei.

    Presupposto già sbagliato.



    RispondiElimina
    Risposte
    1. Klarissa sei una grande! ....hai fatto centro!

      Elimina
  8. E che dire del fatto che tali madri stanno crescendo i futuri mariti delle nostre figlie?!? Atroce!
    Donne, svegliatevi! La "regina della casa" era un concetto usato nella preistoria per buttar giu' una pillola troppo amara. Ora la societa' e' cambiata, basta!
    E' vero che nel DNA maschile quella Y ci dice che manca qualcosa (se prendi XX e ci togli un pezzetto viene XY), pero' sono animali di specie umana, dunque estremamente intelligenti, x metter su una cena e mettere i bimbi a letto non ci vuole un premio nobel!
    Scusa lo sfogo, il tuo post mi ha colto sul vivo, anch'io mi arrabbio spesso per queste cose (e quando hai iniziato a spiegare il problema del giovedi' e dei nonni non mi sarebbe mai venuta in mente una situazione del genere)
    Comunque complimenti, bellissimo post! :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non solo le madri.di maschi... anche il modello femminile che diamo alle nostre figlie ci deve fare pensare

      Elimina
  9. Che dire? Tutto giusto.Mi bacio i gomiti, marito che lava i piatti, tira l' aspirapolvere, mette in ordine...peccato che, quando siamo andati a vivere insieme, nn sapeva nemmeno tenere la scopa in mano...( chissà di chi è la colpa..mah!!!!) Simona

    RispondiElimina
  10. Grande Klarissa, nessuno aiuta nessuno, le cose da fare riguardano tutt'e due! A volte le amiche mi chiedono come avessi fatto se avessi avuto un marito come il loro ed io rispondo smplicemente che non li avrei nemmeno frequentati!

    RispondiElimina
  11. Standing ovation per te!!! Ci sono vari aspetti a mio giudizio: uomini cresciuti così dalle madri, che a 30 anni si ritrovano incapaci di stendere le mutande sul filo (ma tutto si può imparare, giusto? mica ci vorrà la laurea per stendere!); mogli, madri dei loro figli, che piuttosto che far polemica preferiscono sacrificarsi e far tutto loro, anche perchè, diciamocelo, c'è un certo gusto masochistico nel potersi dichiarare distrutte perchè si fa tutto da sole... e poi, vuoi mettere l'idea di essere per i tuoi figli, come regina della casa, assolutamente insostituibile? Indispensabile? così indispensabile che se manchi un paio d'ore la casa va a scatafascio?
    Ma io mi domando e dico: ma se per una sera, una, in cui tu sei fuori a cena - per lavoro o svago - i tuoi figli prendono un caffèlatte davanti alla tv anzichè il pasto completo e bilanciato che tu, madre perfetta, avresti preparato loro, Crolla il mondo? E se il giorno dopo vanno a scuola, per una volta, con un abbinamento di colori ideato da un padre daltonico e incompetente in materia di abbigliamento nanesco, casca il mondo?
    Credo proprio di no. Siamo noi che abbiamo paura che si dica: eh poverina la bambina, l'ha dovuta preparare il papà perchè la mamma non c'era (leggi: se n'è fregata)... e quindi siamo noi a perpetuare questo stato di cose!

    RispondiElimina
  12. Condivido tutto! Anche a me dicono che fortunata che sei tuo marito cucina e si occupa dei bimbi... sì vabè ne sono cosciente e felice, non mi posso neanche lamentare tanto ma forse potrebbe fare anche di più no? Se non gli preparo il completo per l'asilo, il giorno dopo andrà all'asilo con la tuta che ormai gli va corta e pure bucata, quella che usa per casa per pastrocciare. Ma gli occhi e il cervello non li hanno pure gli uomini? Me lo domando perchè devo crescere due uomini, e il maschio in casa come esempio è quello, ma tocca anche a me insegnargli ad arrangiarsi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. e vorrei aggiungere....lui si sente un gran figo perchè cucina eh. cosa ci vuole? che poi sporca tutto, mille mestoli e padelle e schizzi ovunque....

      Elimina
  13. brava! siamo noi che dobbiamo abituarli!

    RispondiElimina
  14. Probabilmente certe donne hanno il bisogno di sentirsi indispensabili a discapito dell'indipendenza altrui...

    RispondiElimina

Condividi

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...