Litigare fa bene! Metodo maieutico di gestione dei litigi

I vostri figli litigano tra loro?
Immagino di sì.
E voi, scommetto, intervenite: “chi ha iniziato? Perchè gli hai preso il giochino? Ridagli il suo orsetto! Non si picchia! Ora DOVETE fare pace,
un gioco ciascuno e tutti contenti!”
E’ più o meno così?
SBAGLIATO!!

L’altra sera sono stata ad un incontro con una psicologa che parlava di rapporto tra fratelli e sorelle.
Poi in realtà il tema dell’incontro si è concentrato principalmente sui litigi, ma devo dire che è stato interessante.
Quello che non è opportuno fare? Sostanzialmente, quello che vi ho elencato sopra.
Il litigio in realtà è un ottimo segnale, perchè indica una relazione: dovreste preoccuparvi se non litigano.
In più, è un’ottima palestra: si impara la dialettica, a farsi valere, a controllare la rabbia, a gestire i conflitti, a trovare soluzioni.
Intervenendo, si vanifica tutto.

Ci ha anche accennato al perchè i genitori non resistono alla tentazione di intervenire:
generalmente, è per quello che smuove dentro, per ricordi negativi legati alla nostra infanzia (eravamo spesso succubi? le prendavamo? eravamo lasciati in disparte?).
Altre volte, è per un senso di giustizia, o ancora perchè si crede di dover educare alla pace e alla condivisione.
Io, personalmente, intervengo quasi sempre perchè son stufa di sentire urlare. Odio il rumore,  e cerco di far tornare la pace, intesa come la mia pace.

All’incontro ci è stato spiegato, almeno a grandi linee, il metodo di gestione dei litigi detto METODO MAIEUTICO*.
Non serve che spieghi cosa vuol dire maieutica vero? Ricordate tutti Socrate, immagino. Il metodo maieutico conduceva l’interlocutore a trovare la risposta dentro di sè, sostanzialmente, anzichè a imparare lezioni fatte.

Ecco, con i litigi dei nostri figli dobbiamo fare un po’ così, non decidere o imporre nulla, ma fare da terzi che cercano di tirare fuori quello che
già loro pensano.

Come funziona? Ora, ho solo seguito un incontro tra genitori, ma vi racconto quello che ho capito (non me ne vogliano gli esperti per la mia superficialità).

Ci faremo spiegare da ciascuno di loro cosa è successo, uno alla volta. Volendo, se son grandicelli, possono anche disegnarlo o scriverlo. Se uno dei bimbi (o entrambi) sono piccini, si può aiutare, ma sempre senza mai fare da interpreti.

Ad esempio, potremo
dire “Mirtillo, secondo te, Tortoro può essere che si senta arrabbiato?” ma non “io credo che Tortoro si senta arrabbiato”.
Poi si chiede di trovare una soluzione: come fare ad uscire dall’inghippo?
E che facciano loro!

Io ci ho provato, ed ha funzionato.
Eravamo in auto, e il piccolo ha iniziato a strillare per un’agendina che Alessandro gli ha strappato dalle mani.
Allora ho chiesto a ciascuno dei due di raccontarmi cosa fosse successo
(Ale: “mi ha dato l’agenda e l’ho presa”, Alberto: “mi ha strappato l’agenda di mano”).
Ok, senza giudicare o decidere chi ha ragione, ho chiesto ad ognuno come si sentisse, Alberto arrabbiato, l’altro triste perchè non aveva una sua agenda.
Ho chiesto la soluzione: Alessandro ha detto che la soluzione era un’agenda ciascuno, e che lui ne aveva una ma era nel baule. Ottimo, tempo 5 minuti e saremo arrivati, così ognuno avrà la sua agenda.
Bene, tutti felici e soddisfatti, agenda restituita.

Tempo 3 secondi e il piccolo ha ricominciato a strillare… l’agenda era tornata nelle mani dell’aguzzin di Alessandro.
E vabbè, Mornazen in opera, ho rifatto come sopra..

Che ve ne pare?

*Per saperne di più:
http://www.cppp.it/litigare_fa_bene.html

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