Il figlio prediletto

Qual è il tuo figlio preferito?
Una domanda così vi farebbe come minimo capottare dalla sedia, vero?
E’ il tabù dei tabù: la cassiera può chiedervi se la vostra regolarità intestinale in gravidanza è regolare senza stupirvi più di tanto, il suocero commentare la vostra taglia di reggiseno, il padre del compagno di vostro figlio fare una battuta sul fatto che la TV a casa vostra non funzioni quando annunciate il terzo figlio, insomma, tutto è permesso, fuorché questo.
Nessuno lo chiede, nessuno lo ammette.
Eppure, inutile negarlo, una preferenza spesso esiste.
E’ talmente inconfessabile che è servito addirittura uno studio francese per dirlo, per dimostrare che il figlio prediletto esiste.
Questo studio (che è diventato un libro “l’enfant préferé, chance ou fardeau” di Catherine Sellenete e Caludine Paque, edition Berlin)  racconta che l’80% dei genitori intervistati, se all’inizio avevano negato ogni preferenza, alla fine hanno “confessato”.
Avere una preferenza è ancora un qualcosa di inconfessabile, un fenomeno che destabilizza, che si vive con vergogna, in quanto incompatibile col modello di famiglia dove tutto è condiviso in parti uguali, dove il cuore di un genitore “cresce con ogni figlio”.
Eppure, se tutti i genitori assicurano “che ogni figlio è il preferito”, contemporaneamente ogni figlio può giurare di aver notato delle preferenze, in famiglia.
La ricerca dice che la preferenza va, generalmente, “all’identico“, a chi ci assomiglia di più fisicamente o di carattere, “a questo specchio tinto di narcisismo”.
I genitori parlano di “affinità“, termine socialmente più accettabile.
Oppure può esserci la preferenza nel più brillante dei figli, dove proiettiamo quello che a noi non è riuscito.
Possono venire in gioco le variabili di sesso (finalmente una bambina!), di “nascita” (il primogenito che vi ha fatto genitori, o l’ultimo nato che pone la parola fine alla vita procreativa).
O, infine, c’è la preferenza per il figlio svantaggiato. L’unico favoritismo che non suscita orrore sociale.
Quanto alle conseguenze, pare che il “preferito” avrà grandi benefici: si è sempre creduto in lui, lo si è considerato il migliore, il più bravo, il più scaltro, e quindi avrà una grande fiducia in se stesso, tanto che spesso saranno anche i preferiti degli insegnanti.
Il rischio, è quello della prigione dorata. Essere il “cocco di mamma” può essere una chance, ma anche una sofferenza. Questa preferenza crea un senso di colpa nei confronti degli altri fratelli, ci si sente di dover rispondere alle aspettative, di dover seguire un percorso già tracciato. E si crea anche una sorta di “debito affettivo”: i genitori, invecchiando, si aspettano supporto proprio dal figlio che ha avuto tanto, che altrimenti diventerebbe l’ingrato.
Ovviamente, ci sarà poi anche la sofferenza dei fratelli che non sono stati i preferiti. Alcune interviste, racconta l’autrice, sono state commoventi : “io e mia sorella suonavamo entrambe uno strumento, ma è solo a lei che chiedevano di suonare a Natale. Io, ero un fantoccio“.
Detto questo, c’è da dire che spesso proprio questi figli hanno percorsi di vita eccezionali, per attirare l’attenzione, o per dimostrare chi sono davvero. In ogni caso, hanno più libertà nella propria realizzazione.
Pare che ci sia omertà anche tra fratelli, che non vanno oltre ad un “tu eri il cocco di mamma”.
E pare che proprio i genitori consapevoli di questa preferenza, siano quelli che fanno meno danni, riuscendo ad imparare l’orgoglio di essere genitori di figli diversi tra loro.
Dall’altezza” della mia esperienza di bismamma da 6 anni posso dire con certezza che sì, un figlio preferito esiste.
Su, ammettiamolo!
Solo che, almeno nel mio caso (e per questo lo ammetto hi hi) questa preferenza  va a turni.
Un periodo uno, un periodo l’altro.
Ho adorato  Alberto neonato. Un amore assoluto, viscerale, un innamoramento folle.
Il cuore di una mamma è abbastanza grande da contenere l’amore per ogni figlio? Sì certo, ma un conto è contenere, un conto dimostrare.
Io, allora, ero così innamorata che credo di aver trascurato Alessandro.
Che con la sua comprensibile gelosia di treenne spodestato da un topino nero, mi ha dato del filo da torcere.
Musone, mentre io sono solare, Malcontento anche in un parco divertimenti, mentre io gioisco anche solo se mi lasciano passare sulle strisce pedonali.
Capelli lisci e occhi castani (perchè, perchè nessuno dei miei figli ha preso NIENTE da me???), timido al punto da essere maleducato e da sembrare un bambino con problemi comportamentali.
Alberto invece di una simpatia travolgente, con un sorriso micidiale che conquistava chiunque, metteva allegria a guardarlo.
Tra un angelo e una belvetta, credo sia abbastanza normale “preferire” il primo.
Che non significa amare di più, significa trovarsi meglio, gradire di più. Succede, è umano.
Poi il tempo è passato, e i ruoli si sono invertiti. La belva si è trasformata in ragazzino (quasi) adorabile, l’angioletto in una iena psicopatica.
Ora, è fortunato che l’amore folle che ho provato, l’innamoramento assoluto che ha provocato, è riuscito a far crescere radici belle profonde, altrimenti l’avrei già lasciato sui gradini di una chiesa.
Invece, incredibilmente, lo amo ancora (è ovvio il tono sarcastico, vero?).
Non perdo quasi mai la pazienza con lui, mi può fare le richieste più assurde, le scenate più incredibili, ma continua a divertirmi e a sciogliermi il cuore. Non perdo tempo a lamentarmi nel cambiare il bicchiere la mattina, perchè gliel’ho dato verde mentre era nella giornata del rosso, o nel bermi il suo latte perchè ha deciso che vuole il mio the.
Al contempo, il piccolo sociopatico che mi trovavo come primogenito, sta crescendo. Ora Alessandro  si fa delle risate così cristalline che farebbe sorridere anche Dracula, ha perso la sua proverbiale timidezza, ha il mio stesso entusiasmo smisurato per i regali, anche se il regalo è una gomma da cancellare presa in ufficio.
Ed ho imparato anche ad ammirarlo per tutto quello in cui è così diverso da me.
La sua memoria da elefante, ad esempio.
Lui può cantare una canzone sentita per caso nella mia auto mesi prima, mentre io non mi ricordo nemmeno la loro data di nascita.
Ha una inventiva e una manualità incredibili ed “autoctone”, non ha preso da nessuno, e non ha imparato da nessuno: con una madre che non sa neanche fare una barchetta di carta, lui inventa jeep e gru con i lego che manco un dodicenne saprebbe fare, crea aerei in cartone, vulcani e trappole.
Quello che prima mi allontanava ed odiava gli abbracci, ora mi cerca e mi bacia.
E’ più facile, così, è normale, no?
Spero che questa “preferenza a turni” si mantenga in equilibrio, e farò di tutto perchè succeda.
Quello che conta, per me, è essere consci che ci sono alti e bassi, anche nel rapporto con i figli.
E non c’entra l’amore, quello c’è sempre, ça va sans dire.
Come dicevo sopra, il problema semmai è quello che arriva a loro.
Avevo letto, una volta, che un bravo genitore è quello che fa credere ad ogni figlio di essere il suo preferito.
A me tutti e due dicono “lo so che tu vuoi più bene a..” (ovviamente all’altro). Forse il mio lavoro non lo sto facendo tanto bene, o forse è solo l’altro lato della medaglia: questa loro gelosia si trasformerà nel tempo, come si è trasformato il mio modo di amarli, e ciascuno saprà di essere il mio preferito.
Il mio preferito per come inventa storie e parole.
Il mio preferito per come sorride.
Il mio preferito per lo sguardo vivace.
Il mio preferito per come ragiona.
Il mio preferito per la tenacia.
Il mio preferito per come mi abbraccia.
Il mio preferito per quanto è bello.
Il mio preferito per quanto è bravo.
Sì, ognuno dei miei figli è il mio preferito. Non sempre, non tutti i giorni ma lo è.
Sono fortunata, lo so che non è sempre così purtroppo.
Nella peggiore delle ipotesi, se davvero sentite forte la preferenza per uno dei vostri figli, ricordate: è meglio essere consapevoli e lavorarci su piuttosto che negare, i danni minori li fa proprio chi sa e  fa di tutto per essere equilibrato e giusto.

 

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5 Comments

  • Beh, già tenere presente che possa esistere una preferenza (magari anche ondeggiante come la tua) penso sia un buon punto. Non sopporto invece il nascondersi dietro a quella frase "Io tratto i miei figli allo stesso modo; per me sono uguali" quando è evidente che non è così, che non è umanamente possibile che sia così…

  • Mamma bis da circa un anno (il primogenito ha 3 anni e mezzo il secondo ha fatto 1 anno ad aprile) sono un pò come te vado a momenti….sono molto diversi tra loro e quindi il mio modo di rapportarmi è diverso ma sono convinta che la vera preferenza non esiste nel senso che magari apprezziamo tutte una cosa dell'uno e una cosa dell'altro, poi il fatto che anche i miei siano due maschi non aiuta…però credimi li amo in modo così viscerale che a volte mi faccio paura da sola….figurati che quando litigano (e già lo fanno ahimè) non riesco ad intervenire perchè dovrei dare ragione a l'uno o all'altro e non ne ho proprio voglia o comunque non potrei mai…..ecco sono un pò matta….i figli non si possono trattare allo stesso modo perchè sono due persone diverse due esseri umani diversi….

  • Rispetto a te a me è successo l' inverso..mamma bis di Alessandro da tre mesi vorrei passare tutto il mio tempo con la mia primogenita che amo alla follia e che mi ama alla follia…ovviamente amo anche Ale, ma nn so nn è ancora scattato l' amore folle…mi sento molto mamma mostro..!!!!!!
    Simona

  • Per ora sono ferma ad un figlio, quindi non ho esperienze da condividere come madre.
    Come figlia sì e ne ho sofferto, perchè ho sempre visto preferenze verso mio fratello maggiore.
    Poi sono cresciuta e ho capito che non erano volute ma solo frutto, appunto, di affinità di carattere che non si possono cambiare e mi sono messa il cuore in pace. So che i miei genitori mi hanno amato altrettanto (e anche ora!), però sui sentono più in sintonia con mio fratello. La situazione si è riequilibrata, con mia madre, quando sono diventata mamma…

  • Nella mia famiglia mio fratello (secondogenito) è sempre stato il cocco di mamma, io inevitabilmente lo ero di mio padre, anche solo per equa compensazione genitoriale. Nell'infanzia ho vissuto piuttosto male questa presenza, anche perché per 7 anni sono stata figlia unica. Il rapporto con mia madre, che mi ha sempre amato anche se meno platealmente rispetto a mio fratello, è sempre stato molto conflittuale. Le cose sono cambiate da quando 8 anni fa mio padre è venuto a mancare e successivamente mio fratello si è trasferito all'estero. Rimaste sole, io e mia mamma abbiamo per prima cosa imparato a convivere e a confrontarci. Poi, quando sono andata a vivere da sola, abbiano scoperto il piacere di conoscerci, ritrovarci, divertirci insieme e donarci quell'affetto che per molti anni ci siano reciprocamente negate. Ora sono mamma anch'io di un bimbo di 3 mesi. In futuro spero di avere altri figli e di saper donare ad entrambi tutto l'amore che sono in grado di dare.

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