giovedì 4 dicembre 2014

Il più prezioso insegnamento

Quando guardavo Bim Bum Bam, mangiando una Girella, pensavo che sarebbe stato bello scrivere anch'io una letterina a Uan e  mandargli i miei disegni,  anche perché erano più belli di molti di quelli che mostravano. O a me così sembrava.

Ma mi dicevano che tanto non avrebbero mai letto la mia letterina in TV, inutile perdere tempo e francobolli.

Quando c'erano concorsi a premi o di bravura, tante volte io con le mie treccine avrei voluto partecipare, magari avrei vinto io il kit di colori Caran D'Ache che tanto mi piacevano o il titolo di miglior poetessa under 12, ma mi si diceva che non sarebbe mai accaduto, che i partecipanti erano tanti e perché mai avrei dovuto vincere proprio io? 

Inutile partecipare.







Le treccine lasciavano il passo ai ciuffi laccati, al grunge, ai vestiti usati del liceo, all'università, alle scuole post laurea, ai tirocinii malpagati e, finalmente, poi, ai primi lavori decorosi.
 



Ma mi sentivo sempre come se quelle treccine le avessi ancora.  




In questi anni ho conosciuto tante persone, alcune molto in 
gamba, più di quanto lo potrò mai essere io, intelligenze brillanti e inarrivabili, grandi professionisti, persone famose,  nomi noti, persone ricche in un modo inquantificabile e tanti, tanti, tanti impensabili cretini.

Ho faticosamente costruito in anni un'autostima di cui oggi vado orgogliosa, ma che partiva davvero dal basso,  da quel sentirsi sempre quella bambina con le trecce che non poteva pensare di arrivare da nessuna parte.

E tra le tante cose che cerco di trasmettere a mio figlio, rendendomi anche conto degli effetti collaterali,  trovo davvero fondamentale insegnargli a credere in se stesso.

Insegnargli che può, che non è secondo a nessuno, che il suo pensiero conta quanto quello di chiunque altro e che quando ci crede davvero ha il diritto di esprimerlo e il dovere di farlo valere, che niente è impossibile se lo si vuole davvero,  che le persone,  anche se sono famose,  anche se sono affermate,  anche se sono molto facoltose e discendono da nobili stirpi, sono niente altro che persone, proprio come lui e che non si deve mai sentire inferiore o lo reputeranno tale.
Che partecipare, provarci, tentare vale quasi sempre la pena.
Che fare è quasi sempre meglio che guardar fare.
Che il peggio che può succedergli è sbagliare o non riuscire. Ehmbe'?
Che la vita non è facile,  ma che è inutile darsi per sconfitti da soli,  lasciamo, nel caso, che sia chi vale di più a batterci.
Che ci sarà sempre chi proverà a relegarci in un angolo o dietro a qualcuno. 
Inutile farlo già da soli.
Che l'umiltà è una dote, preziosa, ma è cosa assai diversa dal ritenersi sempre inferiori per mancanza di autostima. 

Il pericolo è quello di creare un egocentrico superbo insopportabile.
Ma la bambina con le trecce deve provarci.

E speriamo non faccia danni.

13 commenti:

  1. Quello che spero di insegnare ai miei figli é il non smettere mai di lottare per realizzare i propri sogni.

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    1. Brava, fa parte anche del mio pacchetto!

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  2. Vedo che il natale porta non solo me sulla memory lane...è da sempre così è con i figli si è accentuato...io sul fronte sproni ho avuto una madre abbastanza normale (non andava a picchiare i prof se mi beccato un votaccio ma nemmeno mi ha mai incentivata più di tanto...al limite era un tipo apatico e ansiogeno). Ecco, il tuo effetto "non voglio fare in questo come i miei" nel mio caso si applica al discorso dello stare eccessivamente addosso, tenerli sotto una campana di vetro. Ora che sono madre capisco meglio l'istinto di protezione atavico verso la prole, ma so che non voglio permettere che travalichi il buon senso e il bene dei figli stessi. Voglio che si sentano sicuri e indipendenti ma che usino la loro sacrosanta libertà positivamente...purtroppo non dipenderà solo da me negli anni, ma almeno mi sforzo di mettere le basi.

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    1. Dici niente!
      Sulle basi si costruisce più facilmente.
      È senza che prima di costruire devi scavare per creare le fondamenta.

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  3. Abbiamo avuto gli stessi genitori!!! La penso proprio come te, le dico e ripeto che lei può arrivare dove vuole, che nulla è impossibile a chi ci prova e riprova, e parto da un carattere mooooolto tendente alla sfiducia e al sottovalutarsi, perciò la mia è una lotta di vita! Mi sono chiesta tante volte cosa avrei potuto fare se fossi stata appoggiata e anzi spronata nelle mie scelte, (invece che sistematicamente demotivata) e forse non sarei andata lontano ma avrei potuto divertirmi e godermela molto di più, nel fare le cose che mi piacevano, invece di passare infanzia e adolescenza a studiare studiare studiare, unica attività pesantemente "consigliata" . Ma adesso nella maturità sto recuperando un po' di quelle passioni abvandonate x strada. ..

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  4. Anche io cercherò di insegnare le stesse cose....hai detto tutte le parole che ho pensato io. Brava, grande mamma!

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  5. 'Bimba con le trecce' CERTO che ce la fai!

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  6. direi che ce l'hai già fatta benone!

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  7. Provarci? sempre! per misurarsi con la vita e con se stessi, E per imparare ad affrontare anche le inevitabili delusioni. Vale per figli e....mamme!

    #bellaezitella

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  8. Ciao. Sei nella mia Top of the Post #15 con questo splendido post. Purtroppo, alcuni genitori, chissà perché, non spronano i figli a fare quel qualcosa in più, ed è un vero peccato. Ti capisco, perché son venuta grande così... Fai il minimo indispensabile, non credere a quel che sogni ecc ecc insomma lo sai anche tu.
    A presto, momfrancesca.
    Ti lascio il link se vuoi leggere: http://momfrancesca.wordpress.com/2014/12/08/top-of-the-post-15-08-dicembre-2014/

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  9. Davvero le letterine di bim bum bam!!!!ecco si anche io spero di riuscire a insegnare all'alieno a provarci!!E si puo' anche andare male ma non importa...l'importante è provarci e impegnarsi!

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