giovedì 31 luglio 2014

Bimbi al bagno

Se siete come me, e cioè lavorate fino alle 7 di sera dal lunedì al venerdì, è probabile che l'igiene personale dei figli sia un compito tra gli ultimi della lista.

Che nell'ordine vede
1.  portarli all'asilo e SOPRATTUTTO
2.  andarli a riprendere
3. cercare di fare un qualcosa che assomiglia d una CENA
4. sperare che all'asilo abbiano mangiato.
4. metterli a letto.

Tendenzialmente, nelle 3 ore al giorno che passate con loro, non resta molto spazio per altro.
A casa mia, non resta spazio nemmeno per il bagnetto, che si riduce, quando va bene, in una doccia al volo prima della nanna.
Ma -e sì, lo confesso e credo di essere l'unica al mondo (a confessarlo)- a volte mi capita di fargli bagno o doccia solo la domenica.

Sì lo so.
Si, non serve che diciate altro.

A mia discolpa posso dire che, grazie a Dio, ancora non emanano alcun cattivo odore, che mi auguro attenda ancora qualche anno a manifestarsi.

Dall'asilo ultimamente tornano puliti e lindi,  potrei non lavare le cose per settimane e le butto nel cesto solo per decenza.
I capelli, mannaggia a loro, sembrano freschi di shampoo anche dopo giorni. Succedesse anche a me!

Prima che chiamate gli assistenti sociali, la mattina lavo faccia-mani-piedi-culetto e, quello sì, cambio le mutande.
Ah, e prima che mi evitiate come la peste, IO la doccia la faccio tutti i giorni  ;-P

Loro, poverini, il bagnetto lo fanno pure volentieri, quindi son proprio io che nunglielafo.
La sera mi trascino moribonda verso il divano dove leggo una favola o guardiamo assieme un film. Pensare di alzarmi, riempire la vasca, raccattare giochi ovunque, pulire un bagno inondato da 10.000 mc di acqua... anche no.

martedì 29 luglio 2014

Suicidio virtuale

Sono ormai diversi giorni che sono reale. 
Solo reale intendo.
Non ho più un profilo virtuale, una vita virtuale.

Da un po' ormai i social mi avevano stancato.
Lo avete capito, non è un bel periodo, e vedere solo foto di gente che apparentemente se la passa da dio, mi faceva venire i nervi.

Che poi si tratta sempre di perfetti sconosciuti o quasi.
I miei amici più cari o non hanno un profilo facebook o non lo usano mai. E peraltro, se vanno in vacanza e se la godono ne sono sinceramente, profondamente felice.



Quindi, una prima considerazione che ho fatto è che stavo iniziando a diventare una persona invidiosa per colpa di perfetti sconosciuti. Di cui, quindi, ignoro completamente le vicissitudini.
Ok, magari mostrano il macchinone, i mobili di design, sembrano sempre in vacanza.
Ma cosa c'è dietro proprio non lo so.
E, in tutta franchezza, manco mi frega.
Solo che per capirlo davvero, devi staccartene.

In più, come credo per molti, il mondo virtuale era diventato una droga che si mangiava il reale.
Stavo ore a chattare con amiche virtuali per poi accorgermi che non sentivo da mesi le mie amiche d'infanzia.

So vita morte e miracoli di persone che non ho mai visto e nulla di mio cugino, per dire.

Ha senso?

Vivevo con il cellulare in mano, sempre a guardare le notifiche, i like, i commenti, sempre pronta a rispondere.
Nelle foto che ha iniziato a scattare mio figlio, a casa, ero sempre dietro un pc o al cellulare.

Una sera mio marito, che è l'antitesi della tecnologia, non ha alcun profilo sui social nè ha la scheda dati sul cellulare, si è proprio scocciato e mi ha obbligato a spegnere il telefono. Io stavo partecipando ad una discussione interessante e non ne volevo sapere.
I miei bimbi che dicevano "basta mamma hai sempre il telefono in mano!"
Mi son sentita come una tossica che negava l'evidenza.

venerdì 25 luglio 2014

Di lacrime, addii e dolci compensazioni: clafoutis alle ciliegie

E' davvero arrivato: oggi era l'ultimo giorno al nido.
In realtà finirebbe il 31, ma la settimana prossima i pargoli saranno entrambi con i nonni, quindi addio anticipato, e dovevo comunicarlo alla sua educatrice, che in questi giorni non c'era.

Già la mattinata era iniziata con le lacrime: ieri abbiamo preso lo zaino per la scuola a Mirtillo. Sul momento sembrava più interessato ai giochi che c'erano in cartoleria, ma stamattina era tutto esaltato a mostrare al papà il funzionamento della chiusura, le tasche "segrete", la ripartizione interna dove avrebbe messo libri e quaderni. 



Ci siamo guardati e ci sono venuti subito i lacrimoni, Lui (quello grande eh, i nanetti hanno la sensibilità dell'asfalto)  più composto, io senza ritegno.
Ci siamo sentiti un po' idioti, sì, in fondo crescono, stanno bene e crescono, è una fortuna!! Però c'è quel dolceamaro che vi ho già raccontato..

Quindi, già provata, non me la sono sentita di portarlo al suo ultimo giorno al nido (poi devo pure andare al lavoro, arrivarci sfatta non è il massimo...): già mi toccherà andarlo a prendere, ma almeno posso poi nascondermi in casa singhiozzante.

Così va Lui, sfottendomi per la mia labilità "tanto saluteremo le maestre martedì sera alla riunione di fine anno, che sarà mai!!"

Tempo 10 minuti e mi chiama sconvolto, dicendo che hanno pianto tutti, lui educatrici, cuoche.

Tiè!

E io mi consolo con la dolcezza.

Abito in una zona dove crescono le migliori ciliege del mondo.
E si da il caso che il mio vicino le coltivi, per cui ogni anno ho tonnellate di ciliege squisite.
Stavolta però erano davvero troppe e vedevo che nel frigo stavano via via "appassendo" e mi sentivo estremamente in colpa.
Ho quindi chiesto "alla rete" come potevo impiegarle e  mi è stato consigliato, tra l'altro, un "clafoutis di ciliegie".
Confesso che non avevo mai sentito questo nome che quindi mi ha subito incuriosito.
Ho cercato un po' di ricette qua e là, ed ho visto che era pure molto semplice.
Detto fatto, tempo un'ora e stavo gustando il mio Clafoutis.



La consistenza è quella di un flan, e si sente il sapore delle uova. 

Fondamentale è usare tante ciliegie, perchè altrimenti l'impasto in sè non ha grande pregio, a parer mio. Ma l'insieme l'ho trovato delizioso, tanto da aver finito una torta da 26 cm in meno di 24 ore, con buona pace della prova costume. E non solo, se solo avessi avuto altra farina in casa ne avrei infornata subito un'altra. 

Se le ciliegie stessero già scarseggiando, è possibile farlo con ogni tipo di frutta, io proverò presto quello alle pesche.

Ho fatto un collage di varie ricette, italiane e francesi, e questa è la mia versione:


100 grammi di farina

100 grammi di zucchero (o 80, se non mate molto il dolce)
400 ml di latte
2 uova
500 grammi di ciliegie
1 bustina di vanillina
1\2 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
25 grammi di burro fuso

giovedì 24 luglio 2014

Va così

Va così.

Va che Nonno Totem, ricoverato per un qualcosa che non sembra poi grave, se ne va.
E ci lascia qui, a non aver capito neanche che è successo, e con la sensazione, in fondo, di non aver mai capito lui.

Va che intanto, senza neanche aver avuto il tempo di pensarci, entrando e uscendo da ospedali, asili, riunioni, feste, colloqui, visite e la vita che va avanti, cambi lavoro.
Così, in 4 secondi netti, davanti ad un "io vado via, vieni con me?" ti vedi rispondere "sì, qui non resto".
Non hai la testa ora per pensarci, ma per qualche ragione senti che è giusto andare.

Ed eccoti a riempire scatoloni e poi a svuotarli in un quartiere in pieno centro, ma allo stesso tempo nascosto, affascinante, segreto, per il quale ora giri cercando nuovi posti, che possano diventare tuoi per qualche mese o qualche anno.

Va che la triste verità è che per quanto il dolore sia profondo, i vivi devono pensare più a chi resta e meno a chi se n'è andato.

O crolla anche il resto.

Va che a mio figlio, 5 anni, di quattro nonni ne è rimasta solo una.
E continua a ripeterlo.

Perchè a 5 anni sei troppo grande per non accorgertene, ma troppo piccolo per capire ed elaborare.

Va che la vita di nuovo appare per quella che è: un attimo, con un inizio e una fine, così insensata e allo stesso tempo così logica, perchè in fondo è tutta e tutto qui. 
Siamo noi ad ostinarci a cercarle sensi che non ha e che non le si possono trovare.

Va che è Estate, nonostante diluvi ed esondazioni in città, finisce l'asilo ed e' ricominciato il centro estivo.
Nuovi compagni per L. e nuove maestre a cazziarmi per me. 
(E, sappiatelo, cazziano più delle precedenti!)

Va che a settembre di nuovo si cambierà educatrice, ma capisci che in fondo hai insinuato qualcosa di buono in quel cervellino (o forse no, è così di suo...) se al tuo preoccupato "allora Pat va via...cosa ne pensi?", lui risponde "penso che arriverà una maestra ancora più brava!".

Va che una sera suona il citofono ed è il marito di Pregu (la ricordate?)...carico di doni che provengono da un Paese lontano.
Eh sì, Pregu ritorna...e chi l'avrebbe mai detto?!
Nel frattempo pregunta a tutto spiano via whatsapp...macchevvelodicoaffare?! "senora, il cud dell'ano scorso? me lo ritrova?" "senora, se informa para mi por...la qualunque?!")

Novità, ritorni, nuovi inizi, conclusioni, cose che cambiano e cose che non cambiano...

tutto un grande, meraviglioso quanto doloroso casino.

mercoledì 23 luglio 2014

L'insostenibile pesantezza dell'essere

Avvertenza: questo è un post brutto, scazzato, pessimista e senza lieto fine.
E' l'antitesi del post di ieri di Anya: sì mi lamento, sì mi aspetto molto dagli altri, no, non prendo la vita con leggerezza (come potrei, in questo periodo?) e no, in questo momento non mi amo.

Ecco, non so a voi, ma a me pare di essere in pieno medioevo.

Quei periodi bui in cui ci sono i signori, che se la passano da dio, e tutti gli altri, che se la passano di merda.
Noi dovremmo essere tra quelli fortunati.
Abbiamo entrambi un lavoro, entrambi con entrate discrete, che se solo avessi il culo di avere una casa piovuta dal cielo tipo Scajola, potrei dire che siamo benestanti.
Ma non è così, nulla ci piove nè ci è mai piovuto dal cielo, e il mutuo e le altre spese di casa e nido e mensa e baby sitter si mangiano quasi tutte le nostre entrate, e anche qualcosa di più.
Lavoriamo tutti e due tutto il giorno, bene o male torniamo tutti e 4 a casa alle 19.

E per me non è umano.

Non è umano che due bambini stiano fuori casa tutto il giorno, estate compresa, non è umano che per riparare un rubinetto rotto bisogna prendersi ferie o lasciarlo rotto all'infinito.

Non è normale che se si rompe la serratura della porta, resta rotta, e dormiamo con un mobile davanti la porta da una settimana.
Che se si rompe (si ci si sta rompendo tutto in 'sto periodo) la balaustra del balcone dobbiamo metterci davanti un vaso perché non abbiamo il tempo (nè i soldi) di cercare e far venire un falegname.
Dal lunedì al venerdì si vive in una bolla, il sabato si devono fare le pulizie la spesa e le commissioni che non si possono fare negli altri giorni. La sola domenica si può fare qualche giretto, morigerato.
E di solito piove.


martedì 22 luglio 2014

Elogio alla donna: dieci regole da seguire per essere onnipotenti (e non dipendere da loro)

Io non sono femminista. Ho una certa antipatia per chi non porta il reggiseno, per chi richiede le quote rosa e per chi ritiene che una donna, per essere intelligente, debba anche essere brutta. Io sono molto intelligente, per esempio.

Ma sono convinta di una cosa, ora più che mai: le donne possono tutto. Ma proprio tutto. Mia mamma – nemmeno lei femminista, eh – è una donna molto semplice. Ma mi ha sempre detto una cosa: conta solo su te stessa, gli uomini non servono.
Io sì, sono una stronza. Ma educata.

Sono cresciuta con questa convinzione e, non me ne vogliano gli uomini della mia vita, è proprio così. Ho perso mio padre a 25 anni e, in qualche modo, sono sopravvissuta. Sono stata lasciata – perché sì, è questo che ha fatto, una donna al posto suo l'avrebbe fatto? - da mio marito un anno da sola con due bimbe piccole in un paese straniero, lontano dalla famiglia e lontano migliaia di km da lui. E sono sopravvissuta? Eccome. Un uomo lo avrebbe fatto? Non so.

Ecco quindi, dal basso della mia modesta esperienza, le dieci regole che dovete stamparvi nella testa se volete essere donne indipendenti (e magari insegnare alle vostre figlie ad esserlo e ai vostri figli che no, le donne non dipenderanno da loro).

lunedì 21 luglio 2014

Fenomenologia della mamma: la Disinformata

La Disinformata è pessima, va detto.

Non è come la Ciofeca, che è pur sempre Disinformata, ma è lo stesso della peggior specie.

Credits by www.impresentabili.it
La Disinformata spesso assume atteggiamenti e comportamenti che un'Informata trova riprovevoli.

E viceversa, s'intende.

Ad esempio, la Disinformata usa rinchiudere il figlio.


Che sia un box o un lettino con le sbarre, l'effetto è il medesimo:


il bimbo avrà quella visione del mondo che Silvio non avrà mai:


da dietro le sbarre.





giovedì 17 luglio 2014

Perchè NON essere creative con i propri bambini


Come avrete ormai intuito, sono la mamma meno creativa dell'universo. E la più pigra.
Non faccio lavoretti, nè a Natale nè a Pasqua, non mi metto a costruire il gioco dell'oca, non faccio murales con i colori a dita.
In effetti, non faccio una cippa.
Eppure, da cotanta madre, è nato un pargolo assolutamente creativo.

Si è costruito, totalmente da solo (io l'ho visto solo a cose fatte), una macchina di cartone con volante e freno.





Poi ha costruito un biplano....


Con i lego costruisce qualsiasi cosa.

Una gru...

Una jeep...



notare il doppio tubo di scappamento. Il baule si apre.
All'asilo costruiva giochi per tutti i compagni (la trottola di lego andava per la maggiore)...

mercoledì 16 luglio 2014

Di post, di comprensione del testo e delle 3 pirla-sfumature

- Commissariato buonasera, chi parla?
- Sì, pronto, buonasera, volevo fare una denuncia.

- Si qualifichi
- Sì, scusi, sono Kla e...

- Eh?! E' straniera?
- No, no, sono Klarissa di 50sfumaturedimamma.

- Ah?! Klarissa de che? E' una pornostar?
- No, sono Klarissa del blog di mamme...50sfumaturedimamma.com

- Broc di che?
- Blog...ehm...tipo un sito...

- Porno? Mi dia subito l'indirizzo e vediamo se c'è del penale...
- No, no, per carità...è un sito di mamme, niente porno, 50 sfumature di mamma, perchè...ecco...senta, non chiamavo per questo.


Crescere figli felici. Ecco le regole!


Crescere figli felici è facile, pare... Oserei dire facilissimo!

Certo, bisogna sapere come fare, ovvero, nell'ordine:
Svegliarsiiiiii!,
andare contro il Sistema,
boicottare "Lemultinazionali-e-lelobby".

Ah, già, anche le case farmaceutiche.

La Cia aveva cercato di mantenere il segreto, ma noi, cari miei, lo abbiamo scoperto e, ebbene sì, abbiamo deciso di divulgare le regole per crescere figli felici.

Siete pronti?

E allora tenetevi forte!
























lunedì 14 luglio 2014

Fenomenologia della mamma: la mamma di figlie femmine

Per qualche strana ragione, quando scopriamo di essere in dolce attesa, la maggior parte di noi spera in una femmina. Su, mamme di maschi, ammettetelo: magari ne avete solo un lontano ricordo, ma molte di voi sentono ancora il bruciore della delusione alla vista di quel pisello di cui oggi andate tanto orgogliose. 


Perché sull'altalena ci sono sempre le femmine?

Per me, grazie al cielo, non è così. Volevo solo femmine, e solo femmine ho avuto. Non mi vergogno di dirlo. 

La mamma di figlie femmine è quella che, incinta, compra un sacco di cose rosa. 
Per poi pentirsene quando rosa sarà anche il piatto in cui mangerà (magari con Peppa sopra), qualche anno dopo. 
E se non ci pensa lei, comprano i parenti. Rosa, rosa, rosa. Possibilmente fucsia. O rosa Peppa, che è un rosa intenso banale e triste. Rosa Peppa, sì. Con una stampa sbrilluccicosa, possibilmente. 

La mamma di figlie femmine è quella che si sente dire: che peccato, scommetto che il papà voleva il maschio. 

giovedì 10 luglio 2014

Il bilinguismo, questa cosa meravigliosa

Sentire quella vocina acuta che parla perfettamente in italiano mi fa chiedere: ma chi è? Chi è quella bambina che parla così? E' la stessa che ho lasciato soltanto pochi giorni fa e che diceva cose tipo "mamma, accrosciati a me!"?

Non è possibile.

E' la meraviglia del bilinguismo. 

Se avete casi di bilinguismo in casa, avrete passato tutte le fasi. 

Quella in cui, mentre gli amici monolingua parlavano a 18 mesi usando i congiuntivi, il vostro di due anni e mezzo balbettava qualche frase comprensibile solo ad una élite intelligentissima (di cui voi fate parte, ovvio. Il papà dipende, invece). 

lunedì 7 luglio 2014

Fenomenologia della mamma: la Mamma Malinconica

Ad agosto mi verrà ufficialmente assegnato il premio "mamma sopravvissuta al naufragio (in un lago di lacrime)".
Nell'ordine ho superato, più o meno indenne: fine della materna, addio ai pannolini (ok, una gioia, ma è un bel salto verso l'età adulta... ;-)), addio al lettino, tra poco addio al nido e, dopo un non meno doloroso addio alle vacanze, ci sarà pure l'ingresso, rispettivamente, alle elementari e alla materna. 

Come potevo quindi non descrivermi e descrivere Lei, la Mamma Malinconica? 
Ecco, credo che in questa Fenomenologia, presto o tardi, ci ritroveremo un po' tutte.

Perchè la Mamma Malinconica è quella che, pur orgogliosa dei progressi dei propri figli, ha sempre una punta di tristezza per il tempo che passa davvero troppo in fretta.
E se mi ci identifico pure io, che al contempo faccio il conto alla rovescia per spedirli un anno fuori casa (mancano solo 10 anni e 60 giorni), ci rientriamo davvero tutte.


La Mamma Malinconica generalmente inizia a intristirsi quando ripone la prima tutina taglia 50 cm. Cioè una settimana dopo il parto, più o meno.

E il magone si ripete ad ogni taglia troppo stretta che finisce nello scatolone.
Se ha in mente di avere altri figli,  forse può ancora farcela, ci scappa giusto l'occhio lucido... Ma se il pargolo è l'ultimo in previsione, allora sono pianti a singhiozzo.
I casi più gravi non riescono a disfarsi di nulla, o nemmeno a prestare: nooo quella tutina, gli donava così tanto! Ossignore, quel maglioncino l'ho messo per la sua prima uscita, certo non posso regalarlo. Su quella copertina ha fatto il primo rigurgito, quanto dolci ricordi!


Con la mobilia il sentimento è ambivalente: archiviare il seggiolone, il lettino o il fasciatoio portano sì un po' di malinconia, ma di solito la gioia nel riappropriarsi degli spazi casalinghi supera ogni sentimento di materna tristezza.

Io ho appena affrontato tutti e tre nel giro di 48 ore e vi assicuro che la soddisfazione è stata palpabile. 


Ma il vero colpo al cuore della Mamma Malinconica è la fine dei cicli scolastici.


domenica 6 luglio 2014

di fobie, grandi amicizie e ... Barcellona!

Ho la fobia del volo. Dopo il mio primo volo ho passato il resto della vacanza a piangere a pensare al rientro. Ok, c'entrava un po' anche un primo amore lasciato a casa, ma direi che era più l'angoscia a dover rimettere piede in quella scotola di ferro che sfida la legge di gravità.
Poi ho evitato accuratamente, salvo qualche episodio che ho rimosso. Ho anche seguito il corso VogliadiVolare di Alitalia pur di poter partire per la Thailandia in viaggio di nozze.
Ed è stato l'ultimo volo, poi ho chiuso nell'armadio ogni desiderio di we in giro per l'Europa.

Ma alla mia Amica Sara non potevo proprio dire di no, quando mi ha detto che voleva festeggiare il suo compleanno a Barcellona.
E poi figurarsi, a febbraio giugno pare una meta inarrivabile.
Invece è arrivato in un battito di ciglia.
Le settimane precedenti ero così esaltata per il mio week end a Barcellona che proprio non pensavo al volo, diciamo che mi sono agitata solo la sera precedente. Partire sola poi, per chi ha il terrore come me, è ancora più angosciante, non sapevo se era peggio lasciare i miei figli orfani o pensare che fossero su quel trabiccolo pure loro.
Comunque, come migliaia di aerei ogni giorno, anche il mio è arrivato tranquillamente a destinazione.
E che destinazione!!!
Ho adorato Barcellona da quando ho messo piede a terra.
O meglio, da quando sono uscita dalla metro e ho visto questo:


Ovviamente prima di iniziare un bel tuffo nella città, serve rinfrancarsi alle fatiche del viaggio no? E cosa meglio dei tapas spagnoli? (e della birra ghiacciata...)



mercoledì 2 luglio 2014

Fine di un'era, nuova era (addio all'asilo e altri piagnistei)

Non devo piangere, non devo piangere, non devo piangere, mi ripeto mentre accompagno Mirtillo al suo ultimo giorno di scuola materna.
E ovviamente ho i lacrimoni ancora prima di aprire la porta. 

Lo accompagno nell'aula dove c'è la maestra che l'anno prossimo sarà di Melo, quindi ancora resisto, occhietto lucido, ma potrebbe passare per influenza.
Uscendo, trovo nell'aula Verde la sua maestra, entro a salutarla e, manco a dirsi,  inizio a singhiozzare pietosamente.
Si commuove anche lei, ci abbracciamo e mi dice che abbiamo "un ragazzino davvero speciale. Sempre lì a costruire, ad inventare, quante risate ci ha fatto fare".  E ride pensando a quel giorno che, entrando nell'aula, si è vista le sedie galleggiare sul soffitto, tramite un meccanismo di corde e carrucole improvvisate. O le trappole in giardino per catturare orsi. O le gru costruite con i lego che poi dispensava agli altri bambini.

Io non sapevo nulla di tutto ciò, il tempo mi vola talmente dalle mani che è finito l'anno senza che mi venisse in mente di fissare un colloquio. Spero di rivederla per caso, di poterle chiedere quello che non ho potuto chiedere fino ad ora, quello che magari ancora non so di lui quando non è con me, al di là del profilo che mi hanno dato.
Da cui emerge un ragazzino sveglio e vivace, non più il bimbetto timido che è entrato in quelle stanze 3 anni fa.
Il piccolino che aveva paura a parlare, che si nascondeva dietro gli altri, è ancora così in fondo, odia le novità, odia mettersi in mostra, è in imbarazzo con chi non conosce, ma si sente invece al sicuro nella sua cerchia conosciuta, con le maestre che ora lo conoscevano così bene, e si è potuto manifestare per quello che è, esuberante, fantasioso, vivace e divertente. Anche esagerato a volte, per uscire dalla sua timidezza cade nell'estremo opposto.

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