giovedì 30 ottobre 2014

Se fossi una brava mamma...

Domani mia figlia andrebbe a scuola vestita da streghetta. Con una gonnellina di tulle nera, cucita da me, e un cappello a punta. Invece andrà con uno dei (troppi) vestiti da principessa che ha nell'armadio, che compro o faccio comprare ad ogni festa a prezzi assurdi solo perché non ho il tempo per farne uno da sola.

Se fossi una brava mamma, oggi mia figlia non sarebbe andata a scuola coi pantaloni bucati. Li avrei ricuciti, eh. Ma ogni volta mi dico di farlo, poi li metto a lavare, poi li rimetto nell'armadio e voilà, i buchi sono ancora lì.

Se fossi una brava mamma, la mattina non mangerebbero biscotti. Almeno, non quelli confezionati, che a me tra l'altro fanno pure schifo. Mangerebbero quelli fatti da me. O una torta fatta da me. Ma nel weekend facciamo altre mille cose, e la sera non ho voglia di accendere il forno e impastare.

Se fossi una brava mamma, non direi schifo.
E nemmeno cazzo.
E nemmeno suca!

martedì 28 ottobre 2014

Fenomenologia della mamma: la mamma che ammiro

Forse vi stupirà scoprirlo, ma sì, anch'io ammiro qualcuno. In linea di massima ammiro chiunque riesca a fare qualcosa che a me non riesce, o riesca a farlo con più semplicità, o ancora faccia qualcosa che io proprio non ho voglia di fare. 

E quindi, per forza di cose, ammiro le mamme. Quella che ha più pazienza di me, quella che sa fare i lavoretti, quella che sa frenare un capriccio. 

Ma in particolare ne ammiro una. Una di cui non dirò il nome, ma che conosco da una vita, da quando il primo giorno di scuola ci siamo ritrovate sedute accanto con la stessa orrenda maglietta verde. 

Quella che non ha avuto un'infanzia facile, eppure era la più sorridente. 
Quella che insieme a me scarozzava tutti in auto. 
Quella che andavamo a ballare il venerdì sera e poi ne ridevamo per una settimana. 
Quella che si faceva fare la ceretta da me. 
Quella che dava un nomignolo a tutti. 

venerdì 24 ottobre 2014

A scuola di Pet Care

Avete animali domestici?
Oltre a marito
Papà pig
 e figli, si intende...

Noi a casa Klarissa abbiamo un enorme gatto.

Klarissa sotto mentite spoglie. La vera Klarissa, invece, è in fondo al post.


Ma proprio enorme, tipo che la gente entra in casa e normalmente si blocca sulla porta con la bocca spalancata.

Poi si riprende e chiede balbettando che bestia sia.

Giuro.

E' un gatto.
No dai.
E' un gatto.
Sì ma di qualche razza gigante...tipo che c'è il coniglio nano....e questo sarà il gatto gigante?

Po' esse...non so...l'ho raccattato in un gattile...





mercoledì 22 ottobre 2014

De iure condendo: idee per una conciliazione famiglia-lavoro

Prima di iniziare questo post voglio fare una dichiarazione d'amore: è per le tanti lettrici (e i pochi lettori ) che ci dedicano una piccola fetta loro tempo (poco e prezioso, come per tutte le mamme!) per lasciare un commento in questo blog.
Ne escono discussioni, qualche baruffa, ma soprattutto tanti, tantissimi scorci di vita e tante tantissime idee anche, secondo me, geniali.

Nel mio post sulle mamme lavoratrici, mi "sfogavo" sull'incompatibilità degli orari scolastici e delle attività extrascolastiche con gli impegni lavorativi.
Visto che va bene sfogarsi, ma va ancora meglio trovare delle soluzioni (sennò le mie due socie dicono che mi lagno e basta..), voglio sfruttare le vostre idee ed esperienze, e scrivere qui cosa è (o sarebbe) possibile fare per migliorare le cose.

1. FLESSIBILITA'

Bisogna sempre puntare in alto, no? Quindi iniziamo dalle idee che presuppongono una integrale riforma del mondo del lavoro. Caso mai Renzi o, più probabile, Agnese ci legga, sinceramente degli 80 euro ci facciamo 'na cippa, qui..: mò senti che idee ti lanciano le mamme.

Un commento intelligente nel post di cui sopra diceva, all'incirca "non è assurdo che una mamma lavori full time, semmai è assurdo che lavorare full time significhi uscire alle 8 di mattina e rientrare alle 7 di sera".
Vero, verissimo. Quindi ecco la prima, semplicissima, riforma: FLESSIBILITA'.
Non serve chissà che, basta che, come succede in qualche azienda italiana (e come, ci dice Costanza, succede in America), non vi sia un orario fisso, ma flessibile: si può entrare dalle 7, 7.30, e da lì devi fare più o meno 8 ore. Il badge tiene conto anche dei 5 minuti, e nessuno è perso: se ogni giorno fai 30 minuti in più, il venerdì potrai fare 2 ore in meno. Se devi portare il figlio a ginnastica, uscirai prima e recupererai il giorno dopo.
Ovvio che ci saranno riunioni da rispettare, ordini, eccetera eccetera, ma credo sia davvero raro il caso in cui un sistema simile non sia attuabile. Se fosse una legge, e non una singola iniziativa, si evita anche di essere gli unici a rimanere senza personale alle 5. E comunque non son tutti genitori, ci sarà senz'altro chi preferisce entrare alle 9, farsi 2 ore di pausa pranzo e uscire alle 18 per andare a farsi l'aperitivo.


martedì 21 ottobre 2014

Torta di mele alla lavanda

Torta di mele alla lavanda






E con un salto mortale triplo carpiato, si passa dalla sfumatura hard alla sfumatura...



ehm...



Nonna Papera?



E che c'è di più nonnapaperesco di una calda e rassicurante torta di mele?




Una torta di mele che profuma di lavanda!



Il profumo che inonderà casa, non sto neanche a raccontarvelo: una meraviglia vera.



Difficile?

No, è una ricetta semplice e veloce, o non saremmo qui a parlarne...

lunedì 20 ottobre 2014

Fenomenologia della mamma: la porno mamma

Cosa? Pensavate che non esistesse? Ma non avete letto Cinquanta Sfumature di Grigio? O pensavate che il blog si chiamasse così perché siamo sponsorizzate dai pennelli cinghiale? Su, dite la verità: tutte voi avete letto almeno il primo libro della saga di EL James, o almeno siete andate a leggervi la trama perché non volete passare per quelle disinformate ma il libro vi affatica. Non mentite a voi stesse, potete raccontarla a noi che siete superiori, ma col vostro io potete essere sincere, e anche se non siete MILF morivate dalla voglia di leggere le maialate delle sfumature. E avevate ragione, eh. 

Chi non si farebbe Christian Grey? Under 30, amministratore delegato di un impero che si è creato da solo dal niente, vi porta a cena in elicottero, vi rifà il guardaroba e poi vi scopa da dio (scusate il termine). Ovviamente il suo unico interesse è il vostro piacere, e mentre è indaffarato a procurarvelo l'impero si manda avanti da solo, guadagna miliardi respirando e i muscoli si triplicano. Ovvio. Ha imparato anche a suonare il piano nel frattempo, caso mai dovesse comporvi una melodia.
Un esempio di porcella

venerdì 17 ottobre 2014

Andiamo al cinema? Disney Junior Party?



Meglio di Pippo, altro che!



Avete mai portato i vostri spin off al cinema?


Bene, è giunta l'ora!

Ce li avete già portati, più e più volte?

Sì, ma mai a vedere uno spettacolo così!


Disney ha pensato di creare uno spettacolo adatto a tutti i bambini, anche a quelli che non hanno ancora ancora avuto modo di incontrare il grande schermo.

Perchè non cominciare con i personaggi che sono abituati a vedere dal divano di casa?



Ai vostri bambini non sembrerà vero di vedere Jake, Dotty e Sofia al cinema!



E' nato così, da quei gggegni malefici della Disney, il "Disney Junior Party".

Party che?

mercoledì 15 ottobre 2014

Escluso alla festa di compleanno

Le feste di compleanno sono croce e delizia di chiunque abbia figli che vanno a scuola (materna o elementare che sia).
Vi avevo raccontato qui le mie prime esperienze ormai due anni fa.
L'anno scorso abbiamo avuto pochissime feste. Forse una sola. A qualcuna non sono potuta andare, ma inviti ne abbiamo ricevuti davvero due o tre per Mirtillo, nessuno al nido.

Non mi sono certo disperata, non amo particolarmente queste feste, un po' perché difficilmente riesco a partecipare durante la settimana (e qui sono SEMPRE durante la settimana...) un po' perchè, lo ammetto, mi sento sempre un pesce fuor d'acqua.



Comunque, posso dire che è centomila volte meglio avere troppi inviti, doversi organizzare, o dover deludere il piccino dicendo che non si può proprio partecipare piuttosto che... non essere invitati.

Ora, sul punto CHI INVITARE ALLA FESTA ho sempre assistito ad accesi se non violenti dibattiti tra le mamme, nei vari gruppi o forum.

Ci sono sostanzialmente tre fazioni:
1. si invita sempre e comunque tutta la classe
2. sceglie il festeggiato chi invitare e chi no
3. si invitano solo gli amici più stretti

Io personalmente, approvo solo la prima e la terza opzione. 

La prima, mi rendo conto, crea non pochi problemi organizzativi, ed è uno dei motivi per cui non ho mai organizzato una "vera" festa di compleanno per i miei sfortunati figli (almeno ho la scusa che li compiono entrambi in agosto....): su una classe di 15/20 bambini invitare tutti può voler dire avere dai 5 ai 50 ospiti, scoprendolo spesso solo il giorno stesso. Infatti possono partecipare in pochissimi come pure potrebbero venire tutti o quasi, e accompagnati dai genitori e dai fratelli. 
Non tutti poi hanno la gentilezza di rispondere per tempo, creando così non pochi problmei organizzativi: devo preparare da mangiare per 10 o per 50? Perchè un pochino mi cambia eh... Quindi, finora ho optato per feste all'ultimo secondo, invitando i bimbi vicini di casa e agli altri amichetti, e trovandomi quindi con festicciole con giusto 3 o 4 bimbi, che è già un successo considerando che le feste sono praticamente a ferragosto.

Quanto alla terza "fazione", non porrebbe a prima vista grossi problemi: ovviamente si deve avere la delicatezza di invitare i bambini fuori dall'ambiente scolastico, ed evitare quindi bigliettini distribuiti in classe.  Tuttavia, pur essendo invitati giusto 4 o 5 amichetti, si deve tenere conto che con ogni probabilità si scontenta qualcuno. Ci sarà quasi di sicuro il bimbo che è convinto di essere un grande amico di vostro figlio e sentendosi escluso ne soffrirà. I bimbi poi chiacchierano molto, è impensabile credere che la notizia non trapeli, anche se avete avuto l'accortezza di telefonare alla mamma e non consegnare l'invito a scuola. Però mi rendo conto che spesso non ci sono alternative: non tutti possono permettersi di affittare una sala e quindi una festicciola in casa (tra l'altro quelle che preferisco) non possono che essere più intime. Ma mi raccomando, delicatezza delicatezza delicatezza!

Quanto alla seconda fazione, l'avrete capito, non amo questa prassi. Spesso sento le mamme giustificarsi con un atteggiamento libertario: è la festa di mio figlio ci manca anche che lo obblighi a invitare qualcuno che gli sta antipatico.
Beh, per come la vedo io, anche sì. Alemno se lìopzione prevede invitare 18 su 20.
O si dà al figlio  l'opzione 3 (che so, 1/3 della classe?) oppure si invitano tutti. Per me è impensabile lasciare ad un bimbo di 6 anni la decisione su cosa è giusto e cosa sbagliato (perchè escludere dei bambini per me è indiscutibilmente sbagliato, posto che vengono in gioco i sentimenti dei più piccoli, con ferite che possono segnare a lungo), il genitore deve essere una guida non uno spettatore delle scelte del figlio, in nome di un mal attuato principio di "libera determinazione del bambino". La libera determinazione la si userà per altri ambiti, per lo sport da scegliere, per il corso di musica, per quello che vi pare, ma mai quando si possono ferire altri bambini. Perchè, ovviamente, è questo che succederà ai 4 o 5 malcapitati che verranno tagliati fuori (quando, peggio ancora, non sono solo uno o due..). Che un genitore avvalli queste pratiche, mi lascia francamente basita.

E lo dico  a maggior ragione adesso, visto che mi è appena capitato, con estremo sconcerto mio e grande imbarazzo e delusione di Mirtillo.

Ebbene sì, ieri, giorno in cui riesco a prenderlo a scuola alle tre e mezza, mi chiede di poter andare al parco in bici. Noto che, stranamente, non chiede ai suoi amici se si fermeranno. Penso che abbiano litigato e mi propongo di indagare con tatto.
Arrivo a casa, a pochi minuti a piedi dalla scuola, e mentre prendo la bici vedo scendere dalla strada una frotta di bambini, una quindicina circa -tra cui tutti gli amichetti di Mirtillo-, tutti festanti e con i regali in mano, che si dirigono... esattamente nella casa a fianco la mia. Del tipo che la mia finestra dà sul loro giardino. Il festeggiato ha la stessa età del mio e, pur non frequentando la stessa sezione, si vedono anche fuori da scuola, visto che abitiamo a 2 metri di distanza.

Ma Mirtillo non è stato invitato. C'era l'amichetto del piano di sopra, la bimba che abita di fronte a casa, tutti gli amichetti di scuola, e lui no.

martedì 14 ottobre 2014

Prima elementare

Dal momento che il mio incidente nel primo giorno di scuola mi ha fatto passare l'entusiasmo, rimedio ora e vi racconto qualcosa di questa nuova avventura che è la scuola primaria.

PRIMO GIORNO DI SCUOLA

Del primo giorno di scuola ricordo soprattutto l'emozione dei genitori e l'entusiasmo dei bambini.
Il mio Mirtillo, come ormai sapete, non ama le novità, era in ansia per la scuola, ma quel giorno era solo felice.
Mi stupisce sempre la capacità dei bambini di prendere le cose con leggerezza.
Spesso paragonavo il primo giorno di scuola ad un primo giorno di lavoro per noi, ma in realtà non credo sia davvero così. I bimbi, a differenza nostra, riescono a non farsi problemi, a vedere il bello delle cose.
Erano tutti sorridenti ed esaltati, a mostrarsi l'un l'altro lo zaino nuovo e il diario e i quaderni.


Il primo giorno siamo entrati in classe e le maestre ci hanno sostanzialmente solo augurato buon inizio e poco altro. Un paio di settimane dopo c'è stata una prima riunione in cui hanno accennato al metodo mentre a fine mese dovrebbe esserci la riunione ufficiale, con il programma, l'orario e informazioni più dettagliate.

DIFFICOLTA'

Quello che più mi dispiace è che non c'è stato alcun momento di interazione, non hanno nemmeno chiesto ai genitori di presentarsi, io ad oggi non conosco il nome di nessuna mamma dei compagni di classe di mio figlio.

giovedì 9 ottobre 2014

Non è un paese per mamme (lavoratrici)

Ieri la mia amica mi gira un'email, con le attività di una libreria aperta da poco: "ti interessa?"
Certo, le attività sono molto interessanti.
Ci sono le letture in inglese, gli incontri con l'autore, il laboratorio di disegno, la dimostrazione su come nasce un'illustrazione.
Figo, no?
Peccato che siano tutti incontri fissati alle 15.30, 16.30 quando va bene.
Ok, evidentemente si presuppone che i bimbi di 6 anni vadano da soli. 


O che le mamme non lavorino o, al massimo, facciano un part-time, ovvio.

In fondo, quale mamma osa lavorare a tempo pieno?

Vabbè, poco male, al momento non me l'ha ordinato il medico di andare al laboratorio di disegno.

Peccato che è la stessa solfa per ogni cosa.

Ora vorrei iscrivere Mirtillo ad uno sport.
Archiviato, pare, l'hockey, aveva preso con entusiasmo l'idea del basket.
Che è lunedì e mercoledì alle 16.30. 
Niente basket.

Forse, Mirtillo, potrebbe piacerti il nuoto? Anzi no, non ti piace (visto che i corsi sono alle 17).

Inizia un corso di ginnastica artistica maschile. 
Unico sport che prevede solo un giorno di allenamento alla settimana. 
Presa dall'entusiasmo lo porto alla lezione di prova (vi racconterò in altra sede le peripezie per arrivarci con annesse urla disumane di fronte all'amichetto allibito).
A lui piace e, culo massimo, c'è un suo compagno di scuola, la cui mamma, una delle poche gentili che abbia incontrato (e una delle poche che mi rivolge la parola, eppure, giuro, nessuna sa che sono una delle 50 sfumature, per cui non capisco perchè mi detestino...), mi dice che lo porterebbe volentieri lei. Io poi posso andare a riprendere entrambi alle 18.30.
Un sogno! La quadratura del cerchio!
E poi bastano maglietta e pantaloncini, manco le scarpe servono. Per hockey, ad esempio, non potrei delegare nessuno, visto che ci vogliono 30 minuti di vestizione e una laurea specialistica per imparare.

martedì 7 ottobre 2014

Perché insieme sono terribili e da sole degli angeli?

Ormai è appurato: le P2 insieme fanno un gran casino. Ma a parte il casino divertente, quando ridono, scherzano, cantano, ballano, buttano tutto all'aria e poi ridono ancora e poi mettono a posto, io parlo del vero casino.
Quello per cui dopo un minuto che sono insieme – UNO, giuro! Cronometrato! - la grande urla “mamma la P2 mi dà fastiiidiiiiooooo” e dopo tre secondi si sente “uèèèèèèèèèèèè” della suddetta P2.
Quello per cui se si va in un qualsiasi posto, tipo che so, un negozio per comprare una lampada, la P2 vuol fare quello che fa la P1, e se non ci riesce si butta in terra ed inizia a piangere pulendo al contempo il pavimento.
Quello per cui la P1 prende lagne inutile e infinite. Perché ha sete. Perché è stanca. Perché non vuole non vuole non vuole.

Noi faremo la versione malvagia e petulante.



Tutto ciò si amplifica quando insieme a noi (ricordate, infatti: three is the magic number) c'è qualcun altro. Il padre o amici o parenti o chiunque. Quando si supera quota tre, è la follia. Diventano due iene sotto dei visini da bambole. Dicono solo di no, urlano, non mangiano nulla, improvvisamente non vogliono più camminare, non vogliono fare niente. No no no.

Ricordo che l'anno scorso, verso marzo mi pare, abbiamo passato una lunghissima giornata fuori tutte e tre. Siamo andate per negozi, per loro e per me, siamo andate a comprarci i panini, siamo andate a fare un picnic, abbiamo mangiato sull'erba e poi giocato (loro, io prendevo il sole in un'incredibile giornata di primavera), poi siamo andati da amici, con loro in un parco, poi tutti insieme a prendere un aperitivo a casa di altri amici. Tutto a piedi eh, o al massimo coi mezzi. E infine siamo andate anche a cena fuori. A tavola l'unico movimento che riuscivano a fare era mettersi le patatine in bocca. Non un capriccio, non un pianto, non un no. Tutto una meraviglia.

Poi vai due ore in un grande magazzino per comprare 'sta benedetta lampada ed è la tragedia. Una inizia già dicendo che lei non vuole andare. L'altra vuole essere portata in braccio. Poi entrambe vogliono tirare il cestino. E se lo tira una sola, vi lascio immaginare l'altra. Una tocca una cosa, l'altra la picchia. Ad una urli di non allontanarsi, l'altra si mette a piangere. Un delirio.

Quando sono sole, separate, sono due angeli. Due bambine simpatiche, divertenti, amorose e anche interessanti. Con la P1 si fanno delle bellissime chiacchierate, è curiosa e nota tante cose, e non dice mai di no. E' aperta e disponibile, educata e solare. La P2 lo stesso, ma in versione due anni e mezzo. Sola con me, col padre, con la vicina, con la tata, con chiunque, è deliziosa, sorride sempre, non fa il minimo capriccio.

Insomma, meglio sole che insieme? Eppure loro si cercano, si “vogliono”, si coccolano, giocano tanto insieme (soprattutto se siamo solo noi tre in casa... stranezza proprio).

Perché camminare non è stancante quando sono separate? Perché quando sono separate non hanno sete, non hanno fame, non chiedono lagnando niente? O se hanno fame o sete basta dire loro aspetta un attimo che ti rispondono d'accordo, senza protestare nemmeno un secondo? Perché – a parte litigare tra di loro – quando sono insieme non sono più educate, non sono più pazienti, non sono più simpatiche, non sono più BUONE?


E' per attirare l'attenzione? Come si inverte la rotta? Aiutatemi!

lunedì 6 ottobre 2014

Fenomenologia della mamma: la sarò mamma!

Ebbene sì, tra le 78 sfumature di mamma puntualmente sviscerate nella nostra Fenomenologia, ci eravamo scordate di Lei, la ignara ragazza che si trova, in quello che fino a poco prima era un qualsiasi e banale giorno dell'anno, a vivere invece il giorno che le cambierà la vita: quello che le farà avere in mano un test di gravidanza POSITIVO.

Da quel momento nulla è più come prima.
Le immediate reazioni sono, di solito:
1. corsa in mutande dal consorte urlando a squarciagola "sono incintaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!".
2. pianto disperato "non sono pronta, non ce la farò mai, la mia vita mi piaceva così com'è". E no, non capita solo alle 20enni, ma anche alle over 30, ed anche a chi ha cercato la cicogna per anni. 


3. cliccare subito su google "come dirlo a Lui in modo originale"
4. Pubblicare foto del test positivo su Facebook.

Tra queste mamme to be, ci saranno mamme mostro, mamme social, mamme so tutto io, mamme selfie. Ogni collegamento alle rispettive reazioni è puramente casuale. Forse.

Comunque sia, da quel giorno inizia un lungo viaggio, divisibile per tre.


PRIMO TRIMESTRE . Quello delle PARANOIE. Tante, tantissime, quotidiane. Che dico, orarie. Ogni ora ce n'è una, ogni ora si controlla sul calendario quanti giorni sono passati (sì, sei sempre di 9+2 come 3 minuti fa. Ma forse se cambi sito riesci a strappare un 9+4...). 
Il conto alla rovescia per la fine del famigerato primo trimestre pare non finire mai. E' più lungo il primo trimestre del resto della gravidanza, ma che dico, del primo anno del nascituro.
Ad allietare l'attesa ci si mette una nausea che toglierebbe la voglia di vivere anche a Pollyanna, una fame compulsiva che ti porta a sbranare pure tuo marito, e un sonno invincibile. Ovunque ti trovi, devi dormire. Sull'autobus, in treno, in ufficio, ovunque. 
La cosa positiva è che hai ancora il tuo corpo tutto intero. Quella negativa è che comunque non ti piace. Se hai la pancia piatta, la vorresti tonda, se sei tonda, non vedi l'ora che sia inequivocabilmente una pancia da "incinta" e non da birra.




venerdì 3 ottobre 2014

La signora Visconti

La signora Visconti, prima di essere la signora Visconti era solo Carla.
Era Carla quando cresceva nella sua casetta umile, era Carla quando lavorava come operaia alle componenti elettriche, quando usciva con le amiche conosciute in fabbrica.
Era Carla anche quando si è sposata con Luigi, impiegato.

Ha smesso di esserlo quando Luigi, un po' per una botta di fortuna, un po' per intuito, e un po' forse per "contabilità creativa", è diventato ricco. 
E ancor di più, quando dopo essere diventato ricco, è diventato ricchissimo.

Allora è diventata la signora Visconti.

La signora Visconti non ha mai lavorato in fabbrica, il suo lavoro era essere la signora Visconti.
Organizzare cene per cento ospiti, scegliere i pizzi da aggiungere alle tovaglie già preziose, cambiare le tende ogni anno, controllare i lavori di ampliamento della già faraonica villa, controllare i giardinieri, le colf, i catering.
Ogni tanto vedeva le amiche della fabbrica, e si vantava della Jaguar, della Ferrari, della Porche del figlio, del Cartier della figlia, delle pellicce, dell'aereo privato, dei club esclusivi, della business class, degli hotel a sei stelle.

giovedì 2 ottobre 2014

ALERT: i nostri figli imparano da noi (ebbene sì)


Dopo l'ennesimo “cazzo” pronunciato da mia figlia mi sono chiesta: quante volte al giorno dico cazzo? Tante. Ma in genere non davanti a lei. Almeno, ci provo.
E allora mi sono messa a riflettere su tutte quelle cose sbagliate che faccio e che potrei "insegnare", mio malgrado, alle mie figlie. E non mi è piaciuto peggnente (sì lettrice, lo so che si scrive PER NIENTE, ma mi piace scriverlo così, e siccome mi pagano per scrivere – no, non sul blog, tranquille – mi permetto di scrivere quello che voglio. E sì, sono arrogante).

Ecco tutte quelle cose che possono imparare da noi. Negative eh. E non tutte fatte da me, peccarità (vedi sopra).

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