mercoledì 31 dicembre 2014

Buona fine, Buon inizio e niente buoni propositi

Non ho mai amato il capodanno. L' ansia di doversi divertire per forza, di dover fare mattina perché sennò sei uno sfigato, soprattutto il dover fare bilanci e propositi quando magari non sei pronto a farli, perché chi lo dice che proprio un 31.12 qualsiasi è il momento giusto per tirare le somme? In realtà, diciamocelo, è un momento di mmerda.

"Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. "

Si è nel bel mezzo dell'inverno, la primavera è ancora un sogno lontano, nelle vetrine solo lustrini e pizzi che evocano trenini e tombole, devi pure preoccuparti di che cacchio fare a capodanno, sperando di evitare trenini e tombole,  e ci si dovrebbe pure mettere a a fare bilanci?
Ma fanculo, e facciamoli a maggio i bilanci, con il sole che scalda l'anima, le vacanze che si avvicinano, la natura che si risveglia e risveglia la nostra voglia di vivere.

Oppure facciamoli quando ci servono, quando abbiamo fatto una cazzata, o quando non l' abbiamo fatta ma avremmo voluto, quando sentiamo che qualcosa non ci piace, che qualcosa va cambiato.
O perché no, quando si sta bene, per dirsi che se in fondo non cambiereste poi molto, vuol dire che tutto sommato non è stato poi tutto sbagliato (cit.).

Ma se proprio dovete farli, fateli bene.




"Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno"

Le frasi in corsivo sono tratte da Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916, Avanti!, edizione torinese, rubrica Sotto la Mole.

sabato 27 dicembre 2014

Ci siamo mangiati Natale

Aaaah il Natale.

La neve, le lucine, gli addobbi, i doni, tanto amore, il sorriso dei bambini...e il fulcro di tutto: la nascita del bambin Gesù?
No, il cibo.




Magnare,  strafogarsi, ingozzarsi fino a stramazzare sfiniti sul divano.

Uno qualunque. 
Purché 3 posti.



Che poi da ubriaco una poltrona va bene uguale, se la ciuca è positiva diventa un kingsize.
Cibo.
Cibo.
Cibo.
In rete circolano template printable per i menù dal 2 novembre. Sarà un monito. I morti.
Eeeeh?!
E che ce ne si dovrebbe fare?
Sì dai, per organizzarsi...
Sai mai...
Che non manchi nulla...
Ma se compriamo le stesse cose da 30 anni?
Ma è per menu innovativi...
Innovativi.
Sì.
E printable.
Sì.
No certo...la grafica...sì...
Ma cacatevi.

lunedì 22 dicembre 2014

Noi, uomini e donne del secolo scorso, padri e madri del terzo millennio

Quando ero bambina io, mio padre mi raccontava che, quando era piccolo lui, la televisione era solo in bianco e nero e c'era un solo canale.


Ed era incredibile, per me la televisione era a colori e c'era almeno una decina di canali...Rai 1, Rai 2, Rai 3, Canale 5, Italia 1, Rete 4 e qualche rete locale...antenna 3, telelombardia, antennanord...





 
Quando ero piccola mia madre mi raccontava che ai suoi tempi il telefono non lo avevano tutti, lei no, ad esempio.
Figurarsi! Io lo avevo sempre visto, lì, sul mobile all'ingresso, con quel bel disco da girare per comporre i numeri.
E il lucchetto che mio padre gli aveva messo durante l'adolescenza dopo un paio di bollette ehm...un pochino fuori budget.

E c'erano le cabine telefoniche. Prima a gettoni, poi a moneta, poi a scheda...che quando serviva non ce l'avevi mai...

E i motorini erano trabiccoli, tipo biciclette motorizzate. 

La musica si ascoltava su disco o su cassetta. Poi arrivarono i cd.

E c'era il videoregistratore, con quelle enormi videocassette.

Che è?!

Ieri ero in auto, con il cinquenne fuori città.
Ci affianca un anziano, su un Sì.
Il cinquenne scoppia a ridere.
Ma rideva con le lacrime eh!

Io non capivo che avesse, poi ha farfugliato qualcosa tra le risa su una bicicletta col motore.
Perché? 

Perché per un cinquenne il motorino è almeno almeno uno scooter. 


Stessa scena, in metrò, qualche settimana fa: un telefono pubblico.

Occhi sgranati.

Cos'è?!
Ah, un telefono per tutti...sì, ma a che serve? Tutti avete il telefono!
Già. Ora sì, ma qualche anno fa no, sai?



In un parcheggio, una musicassetta a terra.
Si avvicina curioso.
Studia l'oggetto senza toccarlo.
Io taccio.

Mamma...ma che è?!

Una cassetta.
Eh?
Ehm...una musicassetta, ci si ascolta la musica con un registratore.
Muahahahahaha. Mamma, dai...dimmi cos'è!
No, ma davvero...sai, quando ero ragazzina io bla bla bla


Niente, altro che giovani adulti....
Altro che ragazzi di quarant'anni.

No, no, cari miei:





Siamo gente del secolo scorso.


giovedì 18 dicembre 2014

#pensapulito, educa pulito

Sabato passavo casualmente da Parma...


naaaaa,  non è vero. 

Ci sono andata perché vedevo su Instagram foto di calciatori al Pensa Pulito Village è mi sembrava cosa buona e giusta imbucarmici. 

Naaaaa,  non è vero.  

La verità è che noi non si ama pazzamente presenziare ai millemila eventi a cui veniamo invitate.
E volete mettere quanto faccia figo tante volte NON esserci quando c'è pure mammasarcavolo e sobbonafashion invece di star lì a far foto con la fetta di prosciutto che pende dalla bocca semiaperta?

Ogni tanto,  però,  qualcuno fa breccia nei nostri cuori di pietra.

E Folletto l'ha fatto. 

L'ha fatto per la presenza dei figherrimi calciatori del Parma, di Radio 105, della stragnocca Lisa, delle attività per bambini e per famiglie, per l'organizzazione perfetta, per il patrocinio del Comune di Parma, l'ha fatto per il tema: 

pensa pulito.



Pensa Pulito nello sport, nella solidarietà, nei sogni,  nella vita. 

Pensare pulito per educare pulito, per insegnare e trasmettere il pensiero pulito.

Una bella iniziativa,  nel cuore di una Parma vestita a festa e luccicante per l'occasione.

 

 







Folletto ha organizzato un villaggio nel centro di parma, dove grandi e piccini hanno potuto cimentarsi in attività sportive, prove di abilità, giochi e balli.

Come sempre siamo state sobrie e sottotono


Ehm...

Ehm...
 e non ci siamo prestate ad ogni sorta di stupidaggine...

noooooooo!



                            






Come sempre siamo state leggere e per stare in tema - come dicono da dove viene un pezzo di me - abbiamo mangiato pulito.

Ehm...


Ehm...

Come sempre siamo state equilibrate e modeste. 




E come sempre anche le creature si sono fatte pregare per partecipare.


 


Tanto che nell'ammazzarci di coccole serali, qualche piccino ha sussurrato: 

mamma, domani torniamo al Pensa Pulito?





Grazie di tutto Folletto, e alla prossima!


L'importanza delle feste

A me le feste non piacciono. Mi piacciono le luci di Natale, mi piace fare qualche regalo (ma solo quelli che mi va, gli altri sono un peso), mi piace la neve (che spesso non c'è). Tutto il resto è noia. Detesto i pranzi interminabili, i giri a parenti e amici che non ti ricordi più nemmeno che faccia hanno, e dover sorridere a regali che mi fan cagare.

Sono una brutta persona.
E atea.

Comunque.

Di solito preferisco restarmene a Parigi. Da sola. Dove pranziamo in pace cucinando quello che ci pare e poi per il resto è un giorno (e un periodo) come un altro. Il Capodanno mi esalta un po' di più, ma niente di trascendentale.

Direte, voi: ma come, non vai a trovare tua mamma? E tuo fratello? E... La mia famiglia è decimata. Ho cugini e zii che non vedo mai, sparsi ovunque, mai visti per Natale. Gli unici parenti che vedevo per Natale sono morti. Tutti, eh.

Ma quest'anno.

Quest'anno cavolo, se ho voglia di partire.

martedì 16 dicembre 2014

Chi ci ha fatto diventare insensibili guardoni?

Non abbiamo parlato della tragedia di Ragusa, e di questo piccolo innocente trucidato in maniera ignobile.
Non ne abbiamo parlato perché, per parlarne, bisognerebbe sapere cosa è successo.
In un primo momento era un pedofilo, poi una vendetta, poi la famiglia e ora chissà.
Di certo c'è solo una madre in galera, accusata di aver ucciso il figlio in un modo davvero angosciante.
Non lo so, sarà che non voglio crederci, sarà che mi pare così incredibile.
Forse perchè io, quando provo a mordere una chiappetta dei miei figli di 3 e 6 anni rischio sempre di finire in pronto soccorso per tutte le botte che mi piglio.
Quindi mi sembra così poco credibile. 
Non aveva 3 mesi, aveva 8 anni.

Ma, come dicevo, ne parleremo, se rimane ancora qualcosa da dire, quando i fatti saranno ormai chiari.

Quello che continuo a chiedermi è: ma da quand'è che siamo diventati così guardoni?

Pare che alla gente interessi solo sviscerare nel modo più indecoroso i fatti di cronaca, che tutto il resto non abbia alcuna importanza.

Ci avete fatto caso? La politica estera è praticamente sparita dai TG, ma non passa giorno senza che si dedichino almeno 5 minuti a questo caso.

Senza nulla da dire, ovviamente.

Se non dettagli sempre più morbosi, lanciati in pasto a noi guardoni con il contagocce, perchè son certa che facciano i conti di cosa conservare per il giorno dopo, per avere qualcosa da dire ogni giorno, per avere audience.

lunedì 15 dicembre 2014

Fenomenologia della mamma: la Monotematica

La mamma Monotematica dal giorno test di gravidanza non riesce più a parlare d'altro che non siano figli, figli, figli e ancora figli.
La Monotematica comincia a palesarsi dal test di gravidanza, che ancora gocciolante di pipì mattutina, verrà fotografato e postato in ogni dove.

Rimarrete lì, col biscotto a metà strada tra il caffèlatte e la bocca e lo riporrete, avvertendo un conato.
 
Che?
Sarà mica un problema, no?

Non siete donne, dunque naturalmente ricolme di mammitudine?
Ah no?

Mostri!
La Monotematica nelle settimane a seguire - in cui parlerà unicamente del figlio che porta in grembo - vi delizierà raccontandovi dove e quante volte ha rimesso.

venerdì 12 dicembre 2014

#saltabart, monito o futuro inevitabile?

Vi fermate mai a pensare dove ci porterà la tecnologia? 

Ricordo quando ho letto 1984. 
Sembrava un tempo lontanissimo, vero? E magari pensavamo che tutto quello che Orwell descriveva fosse possibile. E un po' forse lo era, no?

Siamo sempre connessi. 
I nostri figli di neanche un anno maneggiano smartphone e tablet come niente fosse. Sbloccano, trovano le applicazioni per bambini, caricano video.

Si scattano i selfie!

E noi? Noi siamo qui. 

A scrivere sul blog. 
A leggere il blog. 
Ad aggiornare lo stato su Facebook.
A pubblicare una foto su Instagram.

Invece di guardarli, i figli, noi scattiamo loro delle foto. Li guardiamo da lontano, in pratica. 


#giochiamoinsieme : giocare coi figli, ne siamo capaci? Io non molto, lo ammetto.

Giocare coi figli.

Ci sono mamme e papà bravissimi a farlo.
Ci stanno ore. Inventano.
Fanno.
Ridono.
Costruiscono.
Incollano. 

Io faccio schifo, temo.


martedì 9 dicembre 2014

Beauty tips for dummies

Forse non voi tutte lo sapete. Ma per vivere io scrivo. Di rossetti. E balsami. E Kim Kardashian.

Figo!, direte voi. 

Bastanza. 

Cioè, mi diverto eh. Però a volte sento che tutto questo mio sapere non è abbastanza svelato. Quindi ho deciso di svelarlo a voi. 

No, io non farò tutorial su YouTube. Non vi farò vedere come mi metto il rossetto. 

Piuttosto vado a lavorare nuda. 

giovedì 4 dicembre 2014

Il più prezioso insegnamento

Quando guardavo Bim Bum Bam, mangiando una Girella, pensavo che sarebbe stato bello scrivere anch'io una letterina a Uan e  mandargli i miei disegni,  anche perché erano più belli di molti di quelli che mostravano. O a me così sembrava.

Ma mi dicevano che tanto non avrebbero mai letto la mia letterina in TV, inutile perdere tempo e francobolli.

Quando c'erano concorsi a premi o di bravura, tante volte io con le mie treccine avrei voluto partecipare, magari avrei vinto io il kit di colori Caran D'Ache che tanto mi piacevano o il titolo di miglior poetessa under 12, ma mi si diceva che non sarebbe mai accaduto, che i partecipanti erano tanti e perché mai avrei dovuto vincere proprio io? 

Inutile partecipare.



mercoledì 3 dicembre 2014

Luogo comune? No, a me il bidet manca. E anche Infasil.

Partorire in Francia è bellissimo. Appena hai il test positivo, ti iscrivi nella maternità che preferisci, magari con stanza singola e bagno in camera. Poi ti seguono loro, ti fanno una eco a trimestre, ti accompagnano in tutto. Tutto gratis. 


Torni a casa col tuo bel frugoletto e hai delle ostetriche che vengono da te gratuitamente ad insegnarti ad allattare, a confortarti, a sorreggerti.




Io ho partorito qui. Con questa vista eh.
Bellissimo.


Poi sei lì col tuo pannolone da incontinente e i punti che fanno male.
E prudono. Oooooh se prudono.
Insomma, tutte voi sapete cosa c'è lì sotto.


E andate in bagno. Per lavarvi, eh...

martedì 2 dicembre 2014

Quello che invidio ad @Astrosamantha

Ho questo post in bozze dal 24 novembre, ma proprio non mi riesce di finirlo.
Sarà che tocca quel tasto così dolente, che preferisco ignorare che affrontare.

Ma voglio provarci ancora una volta, possibilmente prima di 6 mesi, altrimenti Samantha è bell'e tornata e ciao.
Se  state leggendo, vuol dire che ce l'ho fatta.

Sono orgogliosa, orgogliosissima della nostra prima astronauta italiana nello spazio.
Ancora di più visto che è trentina come me (trentina acquisita ok, ma dopo più di 10 anni ho la "cittadinanza", no?).
E' strana questa cosa di sentirsi particolarmente orgogliosi e fieri quando ad fare un'impresa eccezionale è un conterraneo,  come se i meriti altrui fossero un po' anche propri, solo per essere vissuti nella stessa regione ed aver respirato la stessa aria.

Eppure un po' è così, specie perchè lei, come me, è vissuta in un paesino sperduto, lontano da tutto. Chi vive in una grande città forse non se ne rende conto, ma ha tutte le opportunità a portata di mano, dallo sport alla scuola da scegliere.

Chi vive in Culandia le cose deve conquistarsele, anche le più banali.

lunedì 1 dicembre 2014

Fenomenologia della mamma: la mamma che se la tira

La mamma che se la tira è una fenomenologia di mamma che si può ritrovare in ciascuna
di noi. 
Ma.
C'è un grande ma. Un enorme, gigantesco ma. 

C'è quella che se la tira per il solo gusto di e chi, ammettiamolo, qualche motivo ce l'ha. 

Ma noi facciamo di tutta l'erba un fascio e chissene.

La mamma che se la tira è quella che quando la inviti ti dice di no accampando seimila scuse.

Ehi, ci vediamo ai giardinetti dopo?
Eh no sai devo correre a casa perché ho il bagno allagato!

Salvo poi trovarla già lì che spettegola con l'altra mamma che se la tira di turno.

Condividi

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...