La mia Parigi. #jesuischarlie

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Ho camminato piano, mentre tornavo a casa. 

Mi sono guardata intorno, ho osservato le persone, i profili delle case, le insegne luminose, i portoni dei palazzi haussmaniani. Ho respirato l’aria più e più volte. 

Mi sono messa a studiare le pareti della stazione, mentre ero ferma a Trocadéro. 

Ho fotografato la Tour Eiffel dal ponte di Bir-Hakeim.

Sono rimasta un po’ in strada, prima di salire in casa dalle bimbe, guardando le macchine passare, la gente camminare, le insegne spegnersi. 

Amo Parigi più di qualsiasi altro posto al mondo, e forse oggi ne sono consapevole. 
Più del posto in cui sono nata, Prato, o di quello per cui ho provato a lottare, Minsk.
Amo la burocrazia.
L’acqua che esce dai tombini. 
La Torre che brilla, la metro che corre, i café sempre pieni.
Amo che posso trovare tutto. 
Amo la luce soffusa del mio salotto. 
I camini di alcune case. 
I giardini.
Amo la libertà. 
Di dire ciò che penso. 
Di vestirmi come voglio.
Di non lavarmi i capelli.
Di non conformarmi. 
Amo tante persone che ho conosciuto in questa città. Poco importa se italiane, francesi, cinesi, musulmane o ortodosse.
Oggi ho avuto paura. Per me, per le mie figlie e per la mia Parigi. 
E adesso ho capito che questa è casa mia. E voglio che lo sia per sempre.

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