Enuresi? Mamma non è un problema

Share this...
Share on FacebookPin on PinterestTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail this to someone
Ricordate la prima festa di compleanno con gli amici? 
Io sì. 
Ero alle elementari e avevo una bellissima torta e tante bibite e biscotti e pasticcini e patatine e quelli che mia nonna chiama i poppicorni e tanti doni ricchi premi e cotillon.
Ero tutta emozionata e con un bel vestito
Poi arrivarono gli amichetti.
Tutti carini, ben vestiti… e uno di questi, 7 anni,

fece pipì in ascensore.
Mica apposta, porello.
È che ogni tanto gli succedeva. 

Come alla mia inseparabile amica Carlotta, a cui però accadeva di notte.
E infatti si facevano mirabolanti pigiama party a cui lei mancava sempre.
Io il perché lo sapevo.
Le altre perfide amiche no o l’avrebbero perculata a vita.
Perché, diciamocelo, i bambini sono stronzetti… E le bambine uguali, ma con la S maiuscola. Si sa, noi donne facciamo tutto meglio. 
Poi 30 anni fa, mica si chiamava enuresi secondaria… eeegggià! Semplicemente si veniva bollati con onorevoli epiteti tipo ‘pisciallletto’ o ‘pisciasotto’. Quando ti andava bene eri solo un ‘piscione’.
E mica ci si poteva mettere una innocua e discreta mutandina assorbente come quelle Drynites che esistono ora e che noi mamme possiamo trovare comodamente al supermercato.
Seeeeee!
Se ti andava bene ti toccava una sorta d‘assorbente post parto che ti pareva di cavalcare Varenne.
Per fortuna nostra e dei nostri figli il mondo si è evoluto. 
E se i vostri bimbi hanno problemi di ‘contenimento’, soffrono cioè di enuresi secondaria, oggi sappiamo che:
– ne soffre quasi il 10% dei bimbi (con una leggera predominanza maschile) tra i 5 e i 15 anni, perciò, per prima cosa: ragazzi, keep calm, relax, peace&love e via discorrendo; 
– non è una malattia, è un disturbo, che spesso non ha ragioni psicologiche, ormai è provato. 
Quindi, via i sensi di colpa, via le indagini e le dietrologie e concentriamoci sul nemico: partiamo dal conoscerlo, informiamoci, prestiamo attenzione e, soprattutto, sfoderiamo tutta l’empatia materna di cui siamo capaci; per capirci, all’urlo notturno: mammaaaaaaaa! o al ritrovamento mattutino del letto bagnato: 
1) respirate;
2) non sbuffate, lo sapete, saremo presto sante;
3) non imprecate, l’aureola è vicina;
4) fate sentire al vostro bambino che lo capite, che non è solo, e che siete certe, certissime che si risolverà. 
Il tutto seguito da iniezioni di fiducia e sbaciucchiamenti conclusivi come solo voi sapete fare. 
I bambini non sono spesso ancora capaci di capire perché accade, ma vogliono avere da voi la certezza che tutto si risolverà col tempo e con la crescita: dategliela.
È la verità. 
Solo in un’infinitesimale percentuale di casi non sarà così e non toccherà a voi, su!
– possono essere d’aiuto terapie motivazionali, accorgimenti sul quanto e sul cosa far bere ai bambini, instaurare routine della nanna, tenere un diario delle minzioni e tanti altri suggerimenti che trovate, con molte altre utili informazioni, consulti pediatrici e il supporto di chi vive esperienze simili, qui:

Post in collaborazione con Drynities

Tags from the story
,
Written By
More from Klarissa

Non voglio figli. E quindi?

Share this... Quante donne desiderano un figlio con la stessa intensità con...
Read More

10 Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *