venerdì 12 giugno 2015

Che lavoro fai, mamma?

Bon P, e niente, questo è il sedere di Kim Kardashian.

Ho un ricordo molto nitido: nell’enorme e bellissima mensa della mia scuola, detta anche refettorio (trattavasi di edificio fascista), quando avevamo finito di mangiare, facevamo un gioco. Indovina che lavoro è. Ognuno mimava in qualche modo un lavoro, chi il dottore, chi il barista, chi l’operaio.
Ma quando stava a me... Beh, modestamente non mi batteva nessuno. E sapete perché?
Perché nemmeno io sapevo che lavoro mimavo.
Era quello di mio papà, di cui conoscevo ogni piccolo gesto, ma di cui non avrei saputo né dire il titolo, né tantomeno spiegare in cosa potesse consistere.
Il cenciaiolo. Ho scoperto solo molti anni dopo che si trattava di uno dei lavori più storici della mia Prato.

Mamma, che lavoro fai?

Vi hanno mai fatto questa domanda?


Nel loro immaginario, andiamo da qualche parte da mane a sera, probabilmente a colorare, giocare in cortile, correre. Solo che non ci sporchiamo. Siamo grandi, noi. Mangiamo anche a mensa, ovviamente. E abbiamo tanti amici, anche qualche spasimante. 

E’ stato facile spiegare alla P1 cosa faccio. Più o meno.

E niente P1, sono giornalista.

Ah, e cosa fa una giornalsita?

Niente, scrive.

E cosa scrive? Scrivi in attaché?

Ehm, no, scrivo al computer. Sai, succedono cose e tu ne scrivi per informare gli altri. Scrivere è l’unica cosa che so fare, in verità.

Ok, questione chiusa.

E il babbo... che lavoro fa?

Per spiegarglielo faccio come quando compilo i fogli per la scuola: dico manager. Quando ci siamo messi insieme, 9 anni fa, ho impiegato diverso tempo per capire cosa facesse. Perché è un informatico, ma lavorava coi numeri. Ma quindi cosa fai, calcoli delle probabilità? No, mi occupo di bla bla bla.

Ma un bambino, cosa capisce realmente?
Il giorno del mio compleanno ho lavorato. Era una domenica ma c’era il Festival di Cannes e quindi ero in ufficio. Le bimbe sono venute a trovarmi. Si sono sedute alla mia scrivania, hanno scritto, hanno toccato, si sono riempite gli occhi di quella parte di me che non conoscono, che sta lontana da loro tante ore, con lo stesso entusiasmo con cui mi mostrano cose e persone che occupano le loro giornate.

E poi, qualche sera fa. Sai P1 che ho cambiato lavoro?

E non scrivi più in quel posto dove sono venuta io?

No, lavoro sempre lì, ma faccio un’altra cosa. Non scrivo più.

E cosa fai, mamma, se non scrivi?

Ehm...Gestisco dei progetti. Delle persone. Dei clienti, sai?

Ma non avevi detto che scrivere era l’unica cosa che sapevi fare?

Già. Per questo ho cambiato lavoro. Perché a volte nella vita bisogna rischiare. Buttarsi. Osare. Imparare. Cadere, magari, e riprendersi poi più forti di prima.
E insomma, mi chiedo ancora oggi perché, nella mia situazione, ho spinto tanto per lasciare un lavoro così comodo, che facevo ad occhi chiusi, per qualcosa di cui non so praticamente niente. Ma non è forse questo, il bello della vita? Provare qualcosa di nuovo e sì, renderci conto che siamo capaci di farlo? Sognare di poter migliorare, sempre? Investire su noi stesse per diventare persone più complete, invece di accontentarsi di ciò che ci fa comodo perché almeno non fatichiamo?

Per me sì, è così.

Peccato non sappia come mimare il mio lavoro.

E voi?!

33 commenti:

  1. Cara immaginati se avessi un figlio e mi chiede "che lavoro fai ?"

    E rispondere " La Regina " chissa' quanto orgoglio nei suoi occhi :)

    Certo mica tutte possono permettersi una posizione di classe come la mia e allora le senti che quando ti raccontano cosa fanno ci aggiungono " eh ma mi trovo bene perche posso fare altro " oppure "ah io nom sono portata per governare" :) quanta falsita' in una sola affermazione ! Ah la plebe !

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    1. Ti adoro.
      Sappi.

      Tua umile suddita

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    2. Però io non ho capito, ma si sa che non sono brillante come Sua Maestà! :D

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  2. Vi seguo da qualche tempo e mi diverto molto con le vostre fenomenologie.

    Ti faccio i complimenti per il tuo stile brioso e brillante! Non c'è dubbio che tu sia molto brava a scrivere! Annovero il tuo post tra i più sofisticati stratagemmi per scrivere su un blog della propria promozione!

    Ti apprezzo decisamente di più come "mamma modaiola", che come "mamma che se la tira" o "ape regina"!

    Prendila con ironia! Le critiche capitano anche alle migliori! Persino alle mamme talentuose che leggono classici in russo!

    Un saluto!

    Ludovica

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    1. Grazie cara, solo una precisazione: me la tiro assolutamente, seguo la moda assolutamente MA non sono proprio per niente ape regina, ma proprio zero di zero, fondamentalmente credo che tirarsela non vada d'accordo con fare la mamma protagonista :)

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    2. PS Grazie per i complimenti, ma siamo in tre, non è solo merito mio!

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    3. eh no, di Regina ce n'è una sola !

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    4. Questo commento mi ha sconvolta, vedo che è passato un anno ma spero tanto che l'autrice possa leggerlo. Davvero scrivere nel proprio blog personale di aver cabiato lavoro lo vedi come vantarsi della propria promozione? Dire che si leggono i classici russi è un dato di fatto. Una persona che parla della propria vita non si sta vantando solo perchè cioò che fa è un bel lavoro, leggere libri e viaggiare oltre che fare la mamma. Commenti di questo genere suonano ridicoli e dettati dall'invidia. Se no non ci sarebbe bisogno di dire di una madre che legge classici russi e fa la gionalista che è "una mamma talentuosa che legge i classici russi". Bisogna per forza essere fuori forma, con i capelli arruffati e senza il tempo di apripe un libro, casalinghe o con il part time? E se invece si fa carriera e si è "modaiole" stare zitte. Menomale che ci sono anche questi modelli femminili invece che solo donne che si lamentano e fanno vedere quanto sia necessario rinunciare a tutto per i figli.

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    5. Che poi una seconto te ha bisogno di fare tutti questi giri per dire che ha ricevuto una promozione? Se questo fosse il suo intento potrebbe scriverlo chiaro e tondo. Mica è una vergogna da tenere nascosta!! E non ha tra l'altro sminuito le altre madri o detto che "lei sì che fa un lavoro di classe". Poi una donna che vive sola con 2 bimbe piccole, chiaramente non lavora per problemi economici ma perché le piace e viene promossa è ammirevole. E invece no sembre a cercare i lati negativi. Ma perché? Per sentirsi meglio con se stesse? Boh

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  3. Dici? Per me invece spesso sono due volti della stessa medaglia! Blair Waldorf docet!

    In bocca al lupo per il nuovo lavoro Queen Bee!

    Con simpatia.

    Ludo (menosa misandrica)

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    1. Se parli di ape regina come quella che intendo io, una che è sempre protagonista, vuol essere ovunque e imporre la sua volontà a chiunque no, non sono io. A scuola e al nido, non ho idea di quel che succeda. Arrivo, di corsa, scarico, di corsa, saluto, di corsa, pongo domande fondamentali se necessario, di corsa, e non vado mai a prenderle. Ecco perché me la tiro, perché non c'ho un cavolo di tempo! :P
      Anya

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    2. L'Ape Regina per me è colei che ama e sa mettersi in bella mostra davanti a una platea che la ammiri e lusinghi.
      L'avere tempo c'entra relativamente, l'Ape Regina è intelligente, abile e si sa organizzare alla perfezione!



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    3. Mah, non saprei. A me manca la platea, non mi ci vedo proprio in questa definizione!
      Sull'intelligenza e il sapersi organizzare invece niente da dire :D

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    4. C'è eccome, cara! Del resto il web è una grande vetrina! C'è chi ammira e chi espone! ;)

      Buona continuazione!

      Un saluto!

      Ludo

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    5. Internet è bello proprio perché si può mostrare quello che si vuole (o che non si vuole)!

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  4. In bocca al lupo x il nuovo lavoro e complimenti!

    Io sono a casa (non mi definisco casalinga perché sarei già stata licenziata se lo fossi..) e la pupa crede che faccia file e cose noiose x tutto il giorno!

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    1. Nel senso che sei una pessima casalinga? Benvenuta nel club! :D

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    2. Faccio pena... Mi salva giusto il senso del dovere ;-)

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    3. Tranquilla, non sei la sola :D

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  5. Qualcuno dice life begins at the end of your comfort zone. Beh, forse un po'di ragione ce l'ha!

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    1. Eccome! Quant'è bella la vita comoda, vista dal divano... ma quanto è triste anche!

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  6. Ho passato la mia infanzia ad essere guardata in modo strano quando dicevo che lavoro faceva mio padre.
    Adesso ho difficoltà estreme anche col mio lavoro: non ho figli,ma quando i nipoti chiedono a me e Fidanzato che lavoro facciamo (è lo stesso) subentra il panico.
    Del mio assurdo lavoro avevo parlato qui http://nonpuoesserevero.blogspot.it/2015/04/e-tu-lo-sai-cose-un-playout.html se trovate un modo per spiegarlo ai bambini (ma anche agli adulti,con i quali continuo ad avere difficoltà) fatemi un fischio,ve ne sarei immensamente grata!

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    1. Io ho una certa predisposizione, ormai, per capire il lavoro altrui, perché ho lavorato nella selezione del personale per alcuni anni. Ma ti assicuro che la maggior parte dei mestieri è incomprensibile ai più, tranquilla!

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  7. Eh appunto, vaglielo a spiegare al nano duenne che lavoro è l'Export Manager...
    Intanto sa che quello che vede passare è l'areo di mamma (ok, non è proprio MIO, ma insomma, a lui basta capire così) e che la mamma ogni tanto scompare per qualche giorno perchè va a lavorare via con l'aereo. Chissà la prima volta che glielo chiederanno all'asilo cosa ne verrà fuori! :D

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    1. Ahahah! Però non sarebbe male se l'aereo fosse tuo :) Comunque dai, hai ancora un po' di tempo per trovare cosa mimare (o cambiare lavoro!!) :D

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  8. Io c'ho delle serie difficoltà a spiegare alle nane che cosa faccio "di lavoro". Sia perchè faccio più cose, sia perchè le cose che faccio sono tutte un po' impalpabili, poco concrete. Tipo "gestisco l'attività culturale dell'ente per cui lavoro", ma anche "faccio l'editor per una giovane casa editrice"... alla fine risolvo con un banalissimo "impiegata", che ovviamente non vuol dire nulla.

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    1. Beh dai, puoi dire che per lavoro leggi libri (o testi, o altro), e li correggi. Dovrebbe funzionare, a volte semplificare è utile e necessario! :)

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    2. Cosa c'e' di banale nel fare l'impiegata?

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    3. Non c'è nulla di banale, infatti compare anche sulla mia carta d'identità senza vergogna alcuna! E' più banale come spiegazione alle mie figlie perché non fa emergere quello che faccio veramente, è una parola che in sé significa tutto e quindi niente: non siamo forse in senso lato tutti "impiegati"?

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    4. Si e' cosi. Ho mal interpretato il tuo uso dell'aggettivo banale. Sarà che sono una impiegata amministrativa che ama il suo lavoro, per molti visto come ripetitivo e banale..almeno qui posso essere ancora " super organizzata":)
      Senza polemica!!
      Carla

      Carla

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    5. Carla, anche io sono "impiegata amministrativa", quindi capisco benissimo il tuo discorso! Non avevo pensato ad una polemica da parte tua :-)

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  9. Io per la mia azienda sono un senior software engineer... mio marito (partiti insieme 10 anni fa come sviluppatori software) è project manager... sulle due carte d'identità c'è un generico "impiegato/a" perchè con le nostre società è il contratto che abbiamo e si fa prima. La bimba grande sa che lavoriamo entrambi al computer e visto che un pochino lo sa usare anche lei direi che può mimarlo tranquillamente. Certo poi cosa ci facciamo con sto computer non lo sa. Che io scrivo analisi e software come faccio a spiegarglielo? E che il papi per lo più pianifica il lavoro degli altri, scrive mail e va alle riunioni coi capi? Magari quando andrà alle elementari, per i suoi 4 anni va bene così. :-P
    La bis ancora non sa parlare quindi non chiede, abbiamo tempo. Poi ora di allora sarà sicuramente la sorella chiacchierona a spiegarglielo e chissà cosa ne verrà fuori...

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  10. Mio figlio, allora 3enne, risponde alla domanda su quale lavoro fanno i suoi genitori." Il babbo aggiusta le moto". Chiaro, semplice. Poi che si tratti di harley-davidson per lui poco importa.
    E la mamma? "Aggiusta le amiche"
    La mamma allora faceva la psicoterapeuta. :)

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