martedì 17 novembre 2015

Da dove ricominciare?

Venerdì sera mangiavo sushi, mio figlio una pizza, mia madre cinese e mia sorella e il suo fidanzato un po' cinese e un po' giapponese, tutti allo stesso tavolo, nello stesso ristorante vicino casa.
La proprietaria del ristorante, cinese, ci raccontava di suo figlio, il suo orgoglio, neo immatricolato studente di Economia e Commercio in Cattolica.
Lui, cinese, figlio di immigrati, non cattolico.

Al tavolo accanto degli americani, a quell'altro una lingua dell'est, all'altro accanto una strana coppia, lei giovane, lui attempato, italiani.

Da noi è così.

Il compagno di banco di mio figlio si chiama Mohamed. 
Il bambino seduto dietro mio figlio è filippino, la bambina davanti egiziana, la più brillante della classe. Stessa nazionalità di quella per me più bella, capelli neri, pelle ambrata e due enormi occhi verdi. Farà strage di cuori tra qualche anno.
E poi gli altri, tanti bambini figli di genitori stranieri, chi rumeno, chi albanese, chi peruviano, chi marocchino, e i tanti figli di italiani provenienti un po' da tutto il Paese.

La mia vita è questa.

Il mio quartiere è questo.

La mia normalità e quella di mio figlio sono questo.


Esco dal ristorante e arrivo a casa. 

Apro la porta leggendo distrattamente i messaggi.

Anya da Parigi chiede a me e a Morna se sappiamo cosa stia succedendo perché si parla di sparatorie nella sua città, ma non è ben chiaro.

Accendo la tv. 

E non posso credere a quello che vedo e che sento. 

Mio figlio, 6 anni, riconosce immediatamente il quartiere inquadrato:

Mamma guarda! E' dove stiamo stati con Ezio!

Ha ragione.

Non posso chiedermi se è giusto che veda, ormai siamo entrambi paralizzati, mano nella mano, seduti sul divano.
Rientra mio marito, mi guarda, capisco che sa, non dice nulla e si siede con noi.

Poco dopo loro vanno a dormire, ma io no, non posso, non ce la faccio, non posso dormire, devo sapere, devo vedere, devo farmi le mie mille domande senza risposta, devo pensare, la testa non si spegne, quanto orrore ancora?
E' troppo. 
E' veramente troppo. 

Per me è più di tutto quello che ho visto dall'11 settembre ad oggi.

Non perché è successo appena oltre le Alpi, non solo almeno, ma per le modalità, per l'insieme, per il coordinamento, per la quantità di attacchi in contemporanea, per l'organizzazione, per gli obiettivi, per tutto, perché ora penso che ovunque può succedere qualunque cosa. 
Punto. 
Ora lo so.

E tutto cambia.

E per quanto mi sforzi non riesco a vedere la fine di tutto questo, non ci sarà una fine, non finché il medio Oriente non avrà pace. 
Ma come potrà averne mai?

Abbiamo lasciato andare tutto troppo oltre.

C'è ancora modo di uscirne? Io davvero non lo so, non abbiamo interlocutori, non sappiamo chi appoggiare o chi combattere, facciamo errori da decenni, spariamo ai buoni e aiutiamo i cattivi, siamo ignoranti, incapaci, impreparati e colpevoli.

Abbiano dato  ai fanatici il modo di crescere e di imporsi, abbiamo rotto o lasciato che si rompessero equilibri in modo talmente profondo che non sappiamo più come ricostituirli

È guerra, dicono. 

E io mi chiedo tra chi e chi: tra chi darebbe e dà la propria vita senza farsi domande e noi, persone che non credono in niente e nello stesso tempo credono in tutto, nella VITA, che per noi esseri umani è tutto e per i terroristi nulla?  Il nostro amore per la vita e per la libertà apre loro autostrade. Ma come possiamo farcela? 

C'è speranza che tutto questo finisca? 

Io non lo so davvero e non posso fare nulla, se non continuare da dove ho lasciato venerdì.

Dalla mia vita, banale, qualunque, fatta di persone semplici, con credi, lingue, culture, colori diversi, persone che condividono spazi, che parlano tra loro, che si conoscono oppure no, ma si salutano e si rispettano.

Da noi mamme che scriviamo nello stesso gruppo whatsapp di classe cercando di usare parole facili, perché tutte le mamme capiscano e nessuna si senta esclusa.

E da mio figlio, lui, che lunedì mattina, come in un giorno qualunque, ha preso per mano Mohamed per entrare insieme a scuola.




3 commenti:

  1. Brava..incominciando magari anche da noi, da qui, che a volte leggo commenti acidi e gente che si scanna per l'opinione su questo o quel pensiero...certe cattiverie velate o dirette, a voi o ad altre. Ma ci pensate che questi navigano in rete, leggono, si fanno un'opinione ancora più distorta di noi occidentali. Facciamogli capire che non siamo quello che credono. Incominciamo da noi, a rispettarci di più. La guerra c'è sempre stata sullo sfondo, non ci vogliamo pensare finchè non siamo costretti ma lo sappiamo, di Kobane, della Siria, e di tutte le porcate che hanno fatto alcuni governi, delle armi vendute e anche dell'indifferenza dell'Onu. Non è ipocrisia, non la vogliamo noi la guerra, ma non ci ascoltano. Non voglio fare un trattato di politica potremmo discuterne per mesi. Sono i nostri governi che la vogliono, che hanno interessi...ma noi cittadini, noi e loro, possiamo convivere. Solo che a volte non siamo capaci di convivere nemmeno tra noi... questo voglio dire, che per la politica non abbiamo molto potere se non la rivoluzione e far sentire la nostra voce in qualche modo, ma nel quotidiano, ne abbiamo di potere, a partire dalle piccole cose. Per il resto un post bello, vero e sincero, come sempre. Baci - La Ele.

    RispondiElimina
  2. Ieri ho seguito un pezzetto di una trasmissione con un ignobile politico che parlava di "queste persone" con disprezzo, ci ho messo un po' a capire che non si riferiva ai terroristi, ma agli stranieri sul suolo italiano, e mi ha fatto veramente male. Le migliori amiche di mia figlia, dodici anni, sono indiane. I suoi compagni, di cinque nazionalità diverse e non so quanti credo religiosi. Noi siamo cattolici, ma abbiamo una profonda e solida amicizia con il ragazzo che abita sotto di noi, di religione islamica. Mio marito, tutore legale (pro bono) di dodici minori stranieri arrivati con i barconi, che hanno ancora negli occhi l'orrore da cui sono fuggiti, e la morte che hanno visto troppo da vicino durante la traversata, e che a undici, dodici anni non dovrebbe esserti così familiare.
    Ecco, sentire che qualcuno si riferisce a tutti loro come "questa gente" che se ne dovrebbe andare dall'Italia fa tanto male. E penso che in questo quei terroristi stiano continuando a fare vittime.

    RispondiElimina
  3. Condivido il pensiero di entrambe.... Non voglio dilungarmi in discorsi di politica...ormai ho capito che qui siamo anche abbastanza informate e aperte di mente. Sappiamo come ci manipolano e che i governi seguono solo i loro interessi e non quelli di noi cittadini. Sfruttano questa occasione per poter fare la guerra e purtroppo questi mezzucci ci sono familiari, sono vecchi come il cucco... C'è da dire una cosa però vedo che almeno quanto a diffusione sui social (poi bisogna vedere se chi condivide col click condivide anche pienamente) vedo che circola anche l'altra verità, e cioè che non sono tutti terroristi, che c'è chi non vuole la guerra, chi pensa che non sia giusto...non vedo circolare solo esclusivamente idee razziste, per fortuna c'è anche l'altra voce.

    RispondiElimina

Condividi

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...