mercoledì 6 gennaio 2016

Dobbiamo sacrificarci per i figli?

La vista dal Rivage Tower di Panama


Tempo fa mi è passata sotto gli occhi una di quelle frasi che girano su Facebook: parlava della gratitudine che i figli devono provare per noi.

Non l'ho capita. 

Hanno chiesto loro di venire al mondo? No. 

Ma, seppure io non sia una madre tutta cuoricini, ho dovuto realizzare a mie spese una grande verità:

che sì, dobbiamo sacrificarci.

E dovremo farlo sempre, eccheccazzo!

E lo faremo anche felici, in maniera naturale, come niente fosse, perché è così e basta.

Perché ok, potremo anche essere i mostri più mostri del mondo, ma il senso non cambia. È qualcosa di viscerale, che abbiamo dentro. Sappiamo che dobbiamo fare certe cose, punto.

Che non dobbiamo andare a cena fuori altrimenti il neonato impazzisce.

Che la sera niente, non possiamo guardare la tv perché c'è Masha e Orso.

Che anche se abbiamo sonno, ci dovremo comunque alzare se loro hanno paura, hanno lo scazzo, hanno voglia di rompere i coglioni, semplicemente.

E lo faremo, eh. In un eterno slancio masochista (ci piaceranno per quello le 50 sfumature? Forse perché le mamme sono tutte un po' masochiste?) noi ci sacrificheremo.

Sono arrivata a Panama il 19 dicembre 2015. 

Il perché lo sapete. Per loro. Non ne avevo una visione così evidente finché non sono arrivata qui. Cosa ci faccio? Dov'è il mio lavoro? Perché sono tutti così lontani? Perché mentre io sono sveglia, e lotto contro il jet lag, il mio telefono non suona mai? 

Perché ho scelto di sacrificarmi. Di mollare tutto quello che avevo costruito, i miei punti fermi, i miei amici, i miei impegni, per il bene delle mie figlie e della mia famiglia. 

Però, c'è un però.

Facciamo poco le vittime.

Ché già io le vedo quelle che non escono la sera a cena fuori bearsi sotto la copertina davanti ad una serie tv. 

E vedo pure quella che si sveglia la notte affondare il naso nel collo del suo bimbo cagacazzo, sì, ma tanto morbido e profumato (tranne se ha vomitato, ve lo concedo).

E allora io mi sono veramente sacrificata? 

O la vista sull'oceano Pacifico non è così male?
E nemmeno le ore in piscina?
E neppure avere un'auto e non solo un'auto, ma pure chi mi parcheggia la macchina e chi mi carica la spesa! 
E credo nemmeno vedere gli operai che si rinfrescano bevendo direttamente da una noce di cocco. Ci pensate? Ho sorriso di una gioia semplice e genuina, quando l'ho visto. 
E in fondo nemmeno la signora che pulisce casa e mi racconta, mentre mangia patatine (dopo avermi chiesto il permesso di pranzare in cucina), di quando sua figlia è scappata di casa (ne ha 6, di figli, e cinque sono femmine: sono meglio i maschi, dice).

Insomma ci sacrifichiamo, eh. Siamo destinate a farlo tutta la vita. 

Eppure sarà il masochismo, sarà che siamo donne e troviamo sempre del buono in (quasi) tutto, ma alla fine non ci dispiace così tanto sacrificarci, vero?

PS E non ditemi che vinco facile con Panama. Cos'è peggio, alzarsi la notte o trasferirsi a 10.000km da casa? 
Ve lo saprò dire tra un po', quando avrò realizzato di essere ad 11 ore di volo, un oceano intero, da ciò che era la mia vita. 

6 commenti:

  1. Cacchio ci pensavo giusto oggi...la mia vita, da quando ho i miei due dolcissimi cagacazzi, è tutta un sacrificio...sempre a correre come na pazza...ad annullarmi quasi completamente per crescere questi due prolungamenti del mio cuore...ma sai una cosa? come hai detto tu è un sacrificio che ti riempie la vita-il cuore e ti fa sentire viva. Anche se è durissima IO AMO SACRIFICARMI

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  2. Trasferirsi a 10.000 km da casa (tra l'altro, dopo essersi ambientate da un'altra parte che non era comunque "casa") batte 3 a 0 lo svegliarsi la notte.

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  3. Io nn ho neanche fatto in tempo a "s acrificarmi": nn era panama era la germania della foresta nera....ma dopo 15 giorni che il mio Lui era li ha deciso di lasciarmi con un figlio e mettersi con un'altra....e la scelta e l'organizzazione a quel punto era svanita......

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  4. Panama sembra interessante e nella tua situazione suppongo avrei fatto la stessa scelta...però sì, sei lontanissima da casa, non è certo una cosa da poco e ti ci vorrà un bel po' per abituarti. Quanto ai sacrifici di noi mamme (ma anche i padri anche se non tutti allo stesso modo) sì tanti non ti pesano come immaginavi. Magari le imprecazioni partono comunque, ma poi in fondo, se sei felice lo fai anche volentieri, quasi tutto. Dico 'se' sei felice perchè putroppo conosco qualche caso di mamma che è diventata mamma perchè l'ha convinta il suo lui. E se non è un desiderio condiviso, quello di diventare genitore, diventa una galera dove le sbarre non si vedono e non sai proprio come fuggirne. Anche se i suoi figli li ama...comunque si sente in prigione, ogni giorno, dalla mattina alla sera. E a lei il sacrificio pesa, anche il più piccolo.

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  5. A volte quei mille e mille km ti portano lontano lo stesso. in un posto però proprio bruttrino e pieno di limiti..non ho chi mi parcheggia la macchina e da me non bevono il cocco..anzi si piegano 5 volte al giorno a pregare su un tappettino per terra e tu donna non vali nulla. però ...però tutto ciò vale qualsiasi sacrificio se è per stare insieme....e poi si trova anche un senso a tante altre cose.

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  6. Beh, chiamalo sacrificio il tuo... da come sei messa, stai ripagando i due anni di solitudine a Parigi alla grande! Godi anche per noi... in tutti i sensi ;) e ps. non mi stupirei se arrivasse anche il terzo!!!
    Baci.
    M.

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