mercoledì 9 dicembre 2015

Pensiamo al futuro

Aprire un libretto di risparmio per garantire un futuro più roseo ai bambini

Quando ero bambina, non avevo idea di quanti soldi potessimo avere. Eravamo poveri?

Sicuramente sì, dato che per me era sempre un NO NO NO.

Del tipo che quando andavo a trovare la cartolaia sotto casa, Sonia, dicevo a mia mamma: "hai visto che carino quest..."

NO.

Insomma, sono stata cresciuta nella parsimonia più assoluta. E nessun nonno mi ha mai rifilato banconote sotto al tavolo quando andavo a trovarlo.


In realtà, per quanto per me fosse penoso andare in giro sempre con la stessa tuta di felpina (vogliamo parlare delle toppe sulle ginocchia? Vogliamo veramente parlarne??), con scarpe Abibas e maglioni infeltriti ereditati da mio fratello classe 1970, questo modo di crescermi mi ha insegnato molto.

Che ciò che risparmi un giorno sarà tuo. Che ciò che non sperperi potrai usarlo.

E quindi anche se ripenso a Barbie Superchioma con grande dolore (vi basti pensare che avevo "solo" tre Barbie: Benetton, Famiglia Cuore e Gran Galà), i soldi risparmiati mi hanno permesso di stare tranquilla oggi.

Ok, ho dovuto compensare un pochino l'infanzia difficile ( :P ) con l'acquisto di un paio di borse,

ma quelle sono un investimento...


Oggi però si pone il grande dilemma: come evito di spendere quel poco che ho in cavolate (vedi candele Diptyque, smalti Chanel... devo continuare? E 5 euro lì, e 30 là... pora me) per lasciare qualcosa alle mie figlie? Ché tanto posso girarci intorno quanto voglio, ma quelle mica studieranno nell'università sotto casa, come ho fatto io. Mica pagheranno 200 euro di tasse all'anno e stop.

Io me le vedo già a Cambridge.

Cioè, ce le vede mio marito, io non sono molto ambiziosa. Io le vedo piuttosto a girare il mondo zaino in spalla, ma per farlo ci vogliono comunque soldi.

E dove li trovo, questi soldi? Se li spendo del tipo "ma cavolo, ho finito tutti i soldi, DOVE li ho spesi?"?

Una mia ex collega mi diceva che lei non avrebbe mai avuto figli perché non avrebbe potuto garantire loro un avvenire roseo, permettere loro di studiare in determinate università, girare il mondo, avere una casa.

Ora.

Io sono d'accordo che sia giusto aiutare i nostri figli. Ma la casa se la comprano da soli, eccheccaz. Io poso le basi, loro devono svilupparle, no? Studiare, scoprire, imparare, diventare quello che vogliono e poi coi loro mezzi comprarsi quello che desiderano. Almeno finché sarò in vita.

E quindi tornando a noi, non ho scuse.

Una borsa in meno, soldi da parte in più per loro.

Ho provato a spiegarlo alla grande, mentre mi chiedeva l'ennesimo Playmobil. Ma non ha capito nulla. Se le dico che sono povera, fa gli incubi. Se le dico che bisogna risparmiare, mi risponde che però io tutti i giorni ho una borsa diversa e ho taaaaante paia di scarpe.

In effetti.

Cercando la soluzione, ho trovato questo, un sito fatto per i bambini in cui si spiega, attraverso l'edutainment, cosa significa mettere da parte dei soldi per il futuro. E quindi il termine "libretto di risparmio" è entrata nel nostro vocabolario. Per i prestiti ed il resto ci penseremo più avanti.

E quando la P2 mi dirà che non vuole studiare ma fare la surfista... almeno potrà comprarsi la tavola e il biglietto per la California.

E ovviamente una bella borsa Prada.

Scherzo. La strozzo.

Io non la dimentico, quella tuta.

16 commenti:

  1. I miei erano pressapoco come i tuoi. Io da piccola ero certa che fossimo poveri: i miei non facevano che dire che non avevamo soldi. Barbie ne avevamo una per ciascuna sorella, non ho mai ottenuto il tanto sospirato sapientino (mia madre dice che non l'ho mai chiesto... e può pure essere, avrò pensato che un gioco tanto tecnologico non ce lo saremmo mai potuti permettere...) e ricordo ancora benissimo il pomeriggio di gaudio e sommo giubilo in cui mamma si decise a comprarmi Cuorecaldo. I vestiti sempre ereditati da una cugina figlia unica e poi passati da una sorella all'altra per tutta l'infanzia. Eppure andavamo in una scuola privata e l'estate passavamo 1/2 mesi al mare, vivevamo in una casa bella e grande... Ma da piccola questi indizi non li coglievo. Ho realizzato che non eravamo indigenti verso i 14/15 anni credo: mio padre medico, mia madre insegnante... c'era qualcosa che non tornava. Sarò sempre grata ai miei genitori, che con i loro sacrifici hanno assicurato a noi figlie una base stabile da cui partire, ma mi sarebbe anche piaciuta un'infanzia più spensierata, perché per me era proprio un pensiero angosciante "non abbiamo soldi". Sono stata 'parsimoniosa' come i miei genitori finché non ho incontrato mio marito e con lui ho imparato a godermi la vita, che vuol dire anche andare a mangiare fuori spesso, concedersi lo sfizio, la borsa che non ti serve ma che t'innamora. Con i miei figli mi sono lasciata parecchio andare e solo da un annetto ho stretto un pochino (giusto un pochino) la cinghia. Per insegnare loro il gusto del desiderare qualcosa prima di ottenerla. E anche che non sempre si ottiene tutto ciò che si desidera. So già che lascerò loro meno di ciò che ho avuto dai miei genitori, ma so anche con altrettanta sicurezza che gli sto dando di più in termini di spensieratezza e gioia, seppur a volte effimera, e allegri ricordi.

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    1. Vedi, io invece ho trovato il marito taccagno. Cioè, con me è molto generoso, in dieci anni mi ha riempito di ogni tipo di regalo, ad ogni viaggio mi portava qualcosa e mi ha sempre portato a cena fuori, fatto viaggiare... Però quando si tratta di comprare qualcosa che so, per la casa, tira la cinghia e va al risparmio, invece io no :)

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  2. Bel dilemma....I tempi sono cambiati ed è molto piu' difficile dire no quando tutti intorno ce l'hanno. Il mio è ancora piccolino, ma alcuni figli di miei amici finora non hanno avuto il cellulare un po' piu' moderno (12/9 anni) mentre TUTTI gli altri ce l'hanno...E sono un po' considerati gli sfigati di turno con i genitori alternativi, snobbati un po' anche dai genitori dei compagni di scuola...E' un gran casino.
    I miei piu' come i tuoi e ora quando mi regalo qualcosa è sempre una gioia immensa!!!Vorrei riuscire a fare lo stesso ma la vedo dura

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    1. Verissimo, ora è davvero una gara a chi ha. I nostri genitori erano diversi, noi siamo cresciuti nel boom economico e avare = essere. Mi chiedo come sarà durante l'adolescenza... Saprò dire no come faccio ora sapendo che potrebbero "sentirsi diverse"?

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  3. Anche io sono vissuta con una infanzia in parsimonia...non mi mancavano le cose però mi si diceva no, o di aspettare le feste.. il gioco o la barbie che mi piaceva tanto era frutto di un'attesa, magari era un premio, e non potevo avere tutto, dovevo scegliere una cosa sola. Quindi le cose le ottenevi dopo averle desiderate e magari a lungo. Oggi che sono adulta...non ho problemi a concedermi qualcosa ma non ho problemi a risparmiare e rinunciare o posticipare...sono abbastanza equilibrata. Vorrei riuscire a insegnare a loro l'attesa, il desiderio, di una cosa...ma anche il valore e il costo che c'è dietro..a non dare per scontato un regalo....ora sono piccoli comunque. Io non sono rigida perciò qualche volta se mi va un regalino ino ino extra a sorpresa glielo faccio ma perchè mi va, proprio come sorpresa ogni taaaaanto. Che non diventi un'abitudine ;-) però è bello anche concedere ogni tanto... e concedersi ;-) ma è anche importante il valore dei soldi... oddio che casino. Per fortuna ho ancora tempo dai. Io comunque sono più per esperienze che oggetti...sono quella che ha rinunciato al divano nuovo per cuba! Poi il divano l'ho comprato, in sado, molto dopo... e non dovevo, me lo ha rovinato il gatto prima e i figli dopo!! Meglio un viaggio...un viaggio è per sempre ;-))

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    1. ho scritto da cani...sono fusa!! intendevo il divano l'ho comprato in saldo ;-)

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    2. Io ero rigidissima, regali sono alle feste comandate, come mi era stato insegnato. Ma ora credo si possa trovare una giusta misura, imparare il valore delle cose, il rispetto per esse, ma anche avere qualche piccolo piacere...

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  4. Non oso immaginare cosa penseranno i miei figli un domani di me, di noi genitori. Io sono quella che i regali arrivano solo a natale e al compleanno. Niente stupidate in edicola la domenica prima di andare a messa, niente regalino dopo un bel voto. Ma questo, oltre ad una questione di risparmi, è anche perchè credo che immergere i bambini di giochi o vestiti non fa la loro felicità. I giochi servono a compensare la mancanza della presenza dei genitori. E poi sì, come dice ladynera trovo giusto che imparino il valore delle cose, i regali non piovono dal cielo, ma si sudano, si guadagno con tempo e volontà. E qui scatenero' il putiferio....ma ne sono proprio convinta. E poi sì, si cerca di risparmiare, un po' per il loro futuro, un po' per il futuro di tutta la famiglia, perchè anche a noi, con i tempi che corrono, chissà se ci daranno ancora lo stipendio, chissà se prima o poi andremo in pensione.

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    1. Io sono pienamente d'accordo con te! E' bello poter disporre di mezzi, poter fare una sorpresina (io per esempio usavo il giornalino il sabato mattina per fare la spesa con calma, dato che ero sempre sola con loro due piccole che facevano un gran casino... e funzionava), ma insegnando che non tutto è dovuto, anzi!

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    2. Bella idea, che poi secondo me dipende da come gliela metti giù, perchè una cosa che a te serve per fare la spesa in pace, magari per loro diventa un rito, un'attesa, un momento di svago..non è detto che imparino a trovarla una cosa scontata. Dipende da come riusciamo a trasmetterglielo... io avevo iniziato il rito della caffetteria dopo l'asilo in un certo periodo, momento di pausa per me per bere un caffè in pace dopo mille corse e magari ero anche a digiuno.. e momento di pausa per lui dopo una giornata piena all'asilo a imparare e correre etc. Però rischiava di diventare una cosa scontata e anche noiosa, non volevo farla diventare una tappa obbligatoria. A parte i soldi spesi in pasticcini e colesterolo..non mi piaceva. Allora ho tirato il freno. Adesso ogni tanto ci si ferma per un pasticcino, ogni tanto si passa solo a prendere il pane e salutare le ragazze, a volte, tipo se è venerdì di una settimana faticosa, ci si siede e ci si rilassa un attimo insieme. A volte si tira dritto a casa.

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  5. Infanzia (ma anche adolescenza) molto simile alla tua. Io sono la sorella minore e almeno fino ai 15/16 abbondante mi sono vestita con gli abiti smessi (ma in ottime condizioni) di mia sorella e di mia mamma. Tuttora abbiamo come abitudine quella di passarci gli indumenti che non mettiamo più per diversi motivi, allargando il giro anche a mia zia (sorella di mia mamma) e qualcosina pure alle mie due cognate! E' in arrivo il secondo bimbo e farò lo stesso anche con lui, si metterà le cose di suo fratello per quanto possibile. Non mi piace sprecare e già comunque è impossibile non farlo, almeno in queste piccole cose cerco di evitarlo e sono grata a mia mamma per avermi insegnato così. Concordo anche con i commenti sopra, anche io sono cresciuta con un solo regalo a Natale ed uno al compleanno (al massimo un paio considerando le nonne/zie) e niente acquisti di straforo fuori periodo. Invece adesso vedo che è impossibile placare i parenti (nonni in primis) dal sommergere letteralmente i nipoti con i regali, dalle cose più inutili a quelle effettivamente richieste. LA cosa non mi piace affatto e continuo a farlo presente, ma vengo puntualmente ignorata. Alla fine rinunciamo noi genitori a fare regali a nostro figlio, perché altrimenti non è più finita. Teniamo da parte i soldi per "esperienze" come dice Ladynera, un viaggio o una gita, così almeno ci godiamo il tempo insieme e ne facciamo tesoro per i tempi in cui bisogna correre e tempo non ce n'è mai.
    Concordo infine con il "creare le basi", non dobbiamo fargli trovare tutto pronto. Io e il mio Socio siamo fermi sostenitori dei lavoretti estivi e soprattutto durante le superiori/università. Noi stiamo già mettendo da parte il più possibile per il futuro, ma lui (loro tra poco ..) dovranno fare la loro parte e capire che senza un minimo sacrificio e dedizione non si ottiene nulla, vale nella vita, nello studio, in tutto.

    ... la tuta con le toppe è il leitmotiv pure della mia infanzia, voto l'abolizione!!! :D

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    1. Io "per fortuna" vivo lontana da parenti, così niente regali superflui :)
      Gli unici regali che avevo in più erano quelli che mi faceva mio papà quando tornava dai viaggi, erano cosine piccole ma che gioia!

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    2. O_O .. ops.... dimenticavo quelli... :D
      Anche io ad ogni viaggio di lavoro torno con una cag..ehm, pensierinoinoino, ma quello è più per farmi perdonare l'assenza e placare l'innato senso di colpa mammifero ('taccimia) :D
      Mi fa piacere leggere però che da figlia te li ricordi con gioia, quindi spero che anche per il nano sia/sarà così!

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    3. bè ma è una cosa carinissima tornare da un viaggio con un regalino :-D anche io ho riutilizzato vestitini, sarebbe uno spreco, quando poi sono ben messi, a volte restano nuovi...ho avuto due maschi ma avrei riutilizzato vestiti anche se fosse stata una femmina...tanto un body azzurro che problema c'è? I regali superflui.... qualcosa si riesce a tenere a bada con la mancia, che investivo in pannolini o retta asilo... certe persone sono anche contente, perchè non hanno la rottura di andare a cercare un giocattolo. Altri brontolano...ma affari loro !

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  6. Anche io credevo fossimo poveri in canna da piccola! Poi durante l'adolescenza ho capito che non era vero e che i miei erano solo tirchi! Volevano rifare la casa e per anni non siamo andati neanche in vacanza per mettere da parte i soldi. Certo ho imparato che non tutto è dovuto, che certe cose non sono necessarie e che si può vivere bene anche senza il jeans all'ultimo grido (che hanno tutte tranne te...) ma posso dire col senno di poi che comunque i miei esageravano. Perché va bene risparmiare ma per me le priorità sono altre, preferisco avere una casa più piccola, coi mobili dell'ikea ma tenermi la possibilità di fare esperienze e anche di godermi la vita andando al ristorante una volta di più! Ora con mio figlio sono braccino corto il giusto ma finché ce lo possiamo permettere non mi sognerei mai di rinunciare a un viaggio o anche solo a una gita domenicale per risparmiare.

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