lunedì 30 novembre 2015

Fenomenologia della mamma: la mamma i vaccini sono il diavolo



Caro Louis Pasteur, devo dirti una cosa. Quando a fine 800 hai scoperto che “per generare un'immunità verso un patogeno si potevano usare preparazioni microbiche alterate ecc ecc”, chissà se ti saresti immaginato che, nel 2015, ti avrebbero sputato addosso.

Perché tu, tu sei il diavolo.

Che importa se hai sradicato il vaiolo? La rabbia? Il tetano? O qualcosa del genere.

Che importa!

Il tuo unico intento era di far arricchire le case farmaceutiche, caro mio, e adesso brucerai all’inferno proprio come noi, mamme ignoranti, che continuiamo a iniettare veleno nel piccolo e indifeso organismo dei nostri dolci bambini.

Perché la mamma i vaccini sono il diavolo non pensa che ad altro: far capire quanta ignoranza ci sia intorno all’argomento.

venerdì 27 novembre 2015

La mamma, il vero supereroe

Avete presente Wonder Woman?

Ci fa una pippa.
Ci lustra le scarpe.
Ci ramazza la cucina.

Noi mamme, non solo la surclassiamo, la INCENERIAMO.

Sì, va bene, Wonder aveva anche qualche super potere...ma volete mettere coi nostri?!


1) le tette bioniche


No, parliamone.


giovedì 26 novembre 2015

Le 10 manie dei bambini più gettonate

Ormai lo sapete che il nostro scopo è farvi sentire meno sole, farvi capire che non siete sbagliate, che non siete mai troppo pessime.
Ma anche che i vostri figli non sono poi così male... basta che descriviamo i nostri!

E quindi, care mamme, no, vostro figlio con le sue manie non è un pericoloso psicopatico in erba, leggete un po' qui, le manie più frequenti dei bambini.
Credits: casa mia, ovviamente. Ma qualche suggerimento è arrivato anche dalle amiche, lo dico altrimenti pensate che i miei figli siano matti sul serio.

Ecco qui:

1. Biscotti rotti e cibo in generale

Mai, mai MAI, offrire a un bambino un biscotto rotto. Fatelo, e siete perduti. Ore di urla isteriche, implacabili. Non pensate di cavarvela con un altro biscotto. Lui vuole QUELLO. 
Soluzione: fingete di avere la colla magica e con mossa da prestigiatore sostituitelo con un altro.

Guai ad assaggiargli qualcosa, che sia cibo o bevande: l'altro ieri al bar gli ho bevuto un goccio d'acqua: "nooooooo!!!! Cosa hai fatto?! Sputala!!!.

Ci sono poi cibi che mangiano solo se fatto in un certo modo: le zucchine solo se lesse e MAI a rondelle (il Tortoro), il prosciutto bbono, ma MAI nel pane (emh... io), le carote solo a julienne ecc ecc


2. Il latte

Il latte è sempre legato a qualche mania. Può essere la temperatura (freddo, caldo, tiepido, temperatura ambiente..). Può essere il bicchiere, la tazza, la forma del biberon, la pellicola di panna sopra, la schiuma... ma di sicuro qualcosa di disastroso potrà succedere, se non state attente. 
Qui, guai a mescolare il Nesquik nel latte. Tragedia incommensurabile!! In effetti, il Nesquik va mangiato a cucchiaiate, pescato dal latte prima che affondi, si è sempre saputo! Non ho ai capito perchè lo facciano così terribilmente solubile.
Per una mia amica, il latte è tale solo con il biscotto sciolto dentro, altrimenti non esiste, semplicemente non è latte.
Andatelo a dire al barista a cui ha chiesto un bicchiere di latte tiepido.

mercoledì 25 novembre 2015

La mamma e il pasto



Ricordo con nostalgia certi pranzi sotto il sole di Corso Como, quando vivevo a Milano.
Quei momenti mi sarebbero mancati nei tre anni seguenti le mie dimissioni.

Quelli in cui ti prendi il tempo di guardare i passanti. Di assaporare la mozzarella di bufala appena arrivata, di farti un caffè seduta, in pace, mentre sfogli il giornale o chiacchieri amabilmente con quel figo del tuo collega.

Poi arrivano loro.

E tutto cambia.

Il tuo pasto non sarà mai più lo stesso.

Inizi in gravidanza, spesso mangiando di merda. E la toxo, e il pesce crudo, e i formaggi, e i dolci, e le nausee. Anche se hai fatto la toxo e di diabete nemmeno l’ombra niente, ci sarà sempre qualcosa che ti impedirà di goderti un pasto. Fosse nient’altro che la mancanza di alcol. Di ubriacatura, intendo.

Arriva il neonato.

martedì 24 novembre 2015

La vita di coppia dopo i figli: tutta la verità

Dal momento in cui una donna urla "sono incintaaaaaaaaaaaaaaa!" nulla sarà più lo stesso per una coppia.

Tu, donna, non mangerai più come prima, non berrai più alcool, cestinerai le sigarette, ridurrai il caffè, berrai più acqua, ti farai bucare e infilare cose di continuo, pesare, guardare in ogni dove, sì, in ogni dove, e poi, dopo aver partorito, non dormirai, avrai delle tette bioniche e di marmo, una panza svuotata e lassa, una patata ricucita in qualche modo, mangerai quando hai tempo, cacherai quando ti ricordi e ogni tanto ti laverai, persino...

Tu, uomo... bah... dormirai meno e tromberai meno, bon.

Dal test di gravidanza in poi voi 2 non esisterete più, fine, reset, cancellati.


lunedì 23 novembre 2015

Fenomenologia della mamma: la mamma blogger

I figli sono il senso della vita.
Almeno per la Mamma Blogger, visto che prima di avere figli non sapeva nemmeno cosa fosse un blog né aveva mai pensato di scrivere altro che non fosse l’indirizzo dell’estetista, ma nel momento stesso in cui ha varcato la soglia di casa con il prezioso fagotto ha capito che cotanta grazia doveva essere esternata al mondo.

Niente di male, se non fosse che, ad un certo punto, comincia a pensare di essere interessante perché riceve 300 visite al giorno.
E si sente una star tipo Elvis Presley.

Al parco:
"Lavori?"
Sì, sono ingegnere nucleare. Tu?
"Sì, faccio la blogger, ho 270 follower su instagram, 347 su Twitter e 657 su Facebook. Sono 'mammabellatopolona.it', mi conoscerai, immagino..."
Ehm...

La Mamma Blogger in primo luogo, ovviamente, scrive.
Scrive, racconta e si racconta, a volte cose interessanti, a volte meno, a volte ben scritte, altre meno.
Qui è fondamentale il talento: c'è chi riesce a descrivere di quando ha pestato una cacca riuscendo a creare un post poetico, e chi riuscirebbe a rendere palloso anche il racconto dell'incontro con il Dalai Lama.

Poi, fotografa. La Mamma Blogger ha sempre il telefono in mano, fotografa qualunque cosa le sembri possa essere oggetto di condivisione:
- il proprio corpo (pancia, rotoli di ciccia, cellulite, tette con neonati appesi, chiappe, gambe gonfie oppure, se gnocca, stacchi di coscia, scollature fintamente casuali, labbra turgide, occhioni ammiccanti, selfie in pose fintocasualmentesexy e tutto ciò che fa Milf) 

venerdì 20 novembre 2015

Lettera alle mie figlie

Parigi, attentati, paura... ma sempre libertà


Care bambine mie,

Vi ho sempre detto che il mondo è un posto meraviglioso. Che correre, tuffarsi, ridere, mangiare la cioccolata, passare del tempo coi propri amici, andare al cinema, viaggiare, sono le cose più belle della vita.

E che nessuno ve le avrebbe mai tolte.

Una mattina grigia di novembre ho dovuto spiegarvi perché, nella vostra vita semplice e felice di bambine, si era insinuato qualcuno.
Qualcuno che non vi avrebbe reso possibile tuffarvi, per esempio.

È stato difficile trovare le parole giuste. Perché cos’è un cattivo, per voi? Cos’è una bomba? Cos’è la morte?

Vi ho detto che andrà tutto bene, e sarà così. Non perché non abbia paura. Anche la mamma ha paura, sì. Non ha le vostre stesse paure, forse. Forse ne ha qualcuna meno, ma ne ha. E anche il babbo, la nonna, i vostri amici. Le paure sono umanità.

Anche i cattivi hanno paura, perché sono essere umani. Disumani, certo. Ma persone.

giovedì 19 novembre 2015

Essere genitore

Essere genitore non è far figli. 

A far figli son capaci anche le bestie.

Essere genitore non è nutrire i figli o vestirli o lavarli: accudirli è diverso che crescerli, formarli, renderli persone.

Essere madre non equivale a partorire o ad allattare. 
Lo sa bene chi queste cose non le ha fatte, ma cresce persone che sono figli comunque suoi e per i quali darebbe la vita. 

Diventare genitore non rende intelligenti.
Purtroppo.





Essere genitore significa sapere che hai tra le mani la vita di un essere umano che devi dotare di fondamenta che siano forti abbastanza da reggere un uomo adulto per una vita in cui potrà capitargli qualunque cosa e tu non ci sarai, per quanto lo vorresti.

Significa dare ai tuoi figli radici, che siano folte e forti e ramificate abbastanza da nutrire la loro intelligenza e la loro anima.

Vuol dire osservare i figli da lontano e da vicino, quando ci sei e quando non ci sei, essere capace di capire quando esserci e, soprattutto, quando non esserci.

Vuol dire sapere spiegare loro il mondo, così complicato, così incredibile, così incomprensibile anche per noi, e renderlo semplice, ma mantenerlo vero.
Saper coniugare la magia della Fata dei Dentini con la perdita del nonno; 
la bontà del mondo con l'essere stati presi in giro e picchiati; 
riuscire a far loro credere in Babbo Natale e spiegare il perché di un bambino senza vita su una spiaggia greca, proprio lì, in quel mare dove facevano il bagno in quella foto sul como'.

Vuol dire sapere trasmettere loro fiducia e gioia, ma anche prudenza, che non vuol dire paura, ma cura di sé.

Essere genitori oggi è difficile: come si fa a spiegare il valore della vita in un mondo dove ti sparano addosso per 10 euro?
O perché hai guardato male qualcuno o troppo una ragazza?
O in nome di un Dio che non ha chiesto a nessuno di farlo?

E' difficile, ma non è una scusa per fare un passo indietro: era forse facile per i nostri nonni fare i genitori sotto le bombe, con la fame, con i morti, con la paura, con il nulla che avevano?

Il mondo era un altro, sì, ma non era migliore.

La verità è che non abbiamo scuse.









mercoledì 18 novembre 2015

La paura, in Italia

Più passano i giorni, più sono annichilita.
Guardo le foto di chi ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, nel timore di trovare qualche amico del mio anno trascorso in Francia.
Ma poi, cosa cambia? Sono tutti potenziali amici, tutti giovani, tutti belli, tutti sorridenti, con gli occhi pieni di vita, tutti "come me".

E' questo, forse, che ci sconvolge tanto?
E' come se fosse successo sotto casa, quasi tutti noi siamo stati a Parigi, abbiamo visto quelle strade, ci siamo seduti su quelle sedie così caratteristiche, che ora vediamo rovesciate e distrutte.

Mi vergogno per essere più scossa ora di quando questi fatti atroci accadono "altrove".
E' ovvio che non cambia nulla.
E' ovvio che è pure peggio, perchè "là", ovunque sia quel "là" succede quasi tutti i giorni: se abbiamo paura noi, figurati loro.

Ma forse non siamo, non sono, più sconvolta perchè le vittime francesi ci sembrano più vicine, ma perchè ora sappiamo che "potrebbe succedere anche a me", a mio fratello.
Ai miei figli.
Siamo sconvolti per empatia, per vicinanza sincera, certo, ma anche perché questa volta abbiamo paura davvero.

E' questa la missione del terrorismo: creare terrore. Ovvio, no?
E il terrore si espande, mica resta confinato lì.
Abbiamo tutti paura.

Stamattina ero in un ufficio pubblico, c'è stato del trambusto sulle scale e ho sentito qualcuno salire i gradini di corsa con passo pesante.
Mi è saltato il cuore in gola, mi aspettavo di girare l'angolo e vedermi un uomo bardato di nero col kalashnikov in spalla.
Un pensiero assurdo, è ovvio, ma è questo il terrorismo.
Ci cambia le abitudini, ci cambia il modo di pensare.
Ci guardiamo intorno in un luogo affollato pensando "dove potrei nascondermi se succedesse qualcosa?".
E stanotte mio figlio maggiore mi entra nel lettone dicendo "ho avuto un incubo, ho sognato i terroristi".
Non è mai successo prima.
"Accidenti, che cosa hai sognato?"
"Ho sognato che entravano in casa con i fucili".
Io ero raggelata.
Che si risponde a una frase così?
"Ma no tesoro, stai tranquillo, a casa sei al sicuro! Mica entrano in casa, quelli. E poi abitiamo in culo al mondo, noi", ho buttato lì.
Eppure sentivo di mentire: che ne so, io, di dove si è al sicuro? Ormai non so più nulla.

martedì 17 novembre 2015

Da dove ricominciare?

Venerdì sera mangiavo sushi, mio figlio una pizza, mia madre cinese e mia sorella e il suo fidanzato un po' cinese e un po' giapponese, tutti allo stesso tavolo, nello stesso ristorante vicino casa.
La proprietaria del ristorante, cinese, ci raccontava di suo figlio, il suo orgoglio, neo immatricolato studente di Economia e Commercio in Cattolica.
Lui, cinese, figlio di immigrati, non cattolico.

Al tavolo accanto degli americani, a quell'altro una lingua dell'est, all'altro accanto una strana coppia, lei giovane, lui attempato, italiani.

Da noi è così.

Il compagno di banco di mio figlio si chiama Mohamed. 
Il bambino seduto dietro mio figlio è filippino, la bambina davanti egiziana, la più brillante della classe. Stessa nazionalità di quella per me più bella, capelli neri, pelle ambrata e due enormi occhi verdi. Farà strage di cuori tra qualche anno.
E poi gli altri, tanti bambini figli di genitori stranieri, chi rumeno, chi albanese, chi peruviano, chi marocchino, e i tanti figli di italiani provenienti un po' da tutto il Paese.

La mia vita è questa.

Il mio quartiere è questo.

La mia normalità e quella di mio figlio sono questo.

lunedì 16 novembre 2015

Qui Parigi, la mia vita.


Stamani ho litigato con mia figlia. È lunedì, e come ogni lunedì ha ginnastica. E come ogni volta che ha ginnastica, fa storie per mettersi i pantaloni. Troppo corti, troppo brutti, troppo larghi, troppo tutto. Abbiamo litigato senza esclusione di colpi, io che gridavo, lei che piangeva e mi diceva che sono cattiva.

Quando ci siamo calmate, le ho spiegato che nel mondo ci sono bambini che hanno un solo vestito. Che salgono su delle barche troppo piccole per raggiugere le nostre città, e che a volte queste barche sono talmente piccole da farli cadere in mare. E il mare li porta da noi, sulla spiaggia, ormai senza vita. E non importa se indossavano dei pantaloni o un tutù: niente ha più senso quando sei morto per scappare da un posto in cui non hai nemmeno una casa, distrutta ormai dalle bombe.

Deve aver capito guardandomi negli occhi. Deve aver capito, dalle mie lacrime, che tutto il dolore di questi giorni si è riversato così, impuntandosi per un paio di pantaloni secondo lei non abbastanza belli.

Venerdì sera ero nel mio letto. Stavo guardando una puntata di Scandal, felice per la settimana di lavoro appena finita, felice perché la mattina dopo sarebbe venuta come sempre Carolina a casa nostra, felice perché mia figlia sarebbe andata a dormire dalla sua migliore amica, felice perché saremmo andate a cena con la piccola, nel suo ristorante preferito, felice perché domenica mattina saremmo andate in piscina tutte e quattro, come sempre.

venerdì 13 novembre 2015

Diario di viaggio: a Panama in estate con due bimbe


Immaginatevi di passare da una mangrovia ad una palma.

Dalle urla di una scimmia, stridenti e lontane (insomma, lontane...) al volo di una farfalla dai mille colori.

Immaginatevi una spiaggia così bianca da farvi male agli occhi, un mare così trasparente da vedere i difetti dei granelli di sabbia sul fondo.

Immaginatevi di ascoltare musica latina mentre pagate in dollari americani.

Di vedere uomini in giacca e cravatta e donne dai lunghissimi capelli neri profumati di cocco.

Di bere da una noce di cocco.

E di mangiare nel ristorante di uno chef francese.

Di percorrere km di strade deserte per poi sbucare in paradiso.

Di prendere una barca e vedere una balena.

Prenderne un’altra e nuotare con le tartarughe. Le stesse le cui uova si schiudono sulle spiagge calde e silenziose.

Panama.

Prima di partire, mai e poi avrei immaginato tutto questo. Quello che ho visto in sole due settimane mi è bastato per capire che vivere lì non poteva che essere un’opportunità da cogliere al volo.

giovedì 12 novembre 2015

La febbre del sabato sera

I bambini si ammalano.

E si impegnano a farlo regolarmente, con una certa periodicità, in modo variegato e quando possono dare maggiore fastidio.

Se, infatti, siete a casa dall'ufficio per chiusura aziendale, i figli saranno dei fiori, 
con le scocche rosse alla Heidi, eri triste laggiù in città e le caprette vi faranno ciao. 



Se, invece, l'indomani avete una riunione con dei clienti importanti, allora statene certe che non uno, ma tutti i figli che avete e pure i nipoti per solidarietà...

si discioglieranno in cagotto e vomito.

E questo non accadrà la sera prima, no, perché altrimenti potreste anche essere in grado di organizzarvi, ma succederà il giorno stesso e la telefonata dall'asilo vi coglierà proprio quando state per raggiungere il capo al tavolo delle trattative.

Ed è vero che "merda!" sarà la parola più appropriata da proferire, ma al capo, io ve lo dico, non piacerà affatto.

Il pregio principale dei malanni dei bambini, lo avrete ormai capito, è il tempismo.

La pediatra riceve al mattino?

Il bambino si ammalerà nel primo pomeriggio, appena passato l'orario di chiusura.

Il pediatra riceve al pomeriggio?

Tranquilli, la mattina i figli staranno benissimo, il pomeriggio pure, ma poi...verso l'ora di cena...

cagotto a idrante che levati.

I figli, tanto piccoli quanto diabolici, si ammalano regolarmente quando il mondo intero ha impegni:

la nonna ha yoga
il papà è in Pakistan  (ogni riferimento a persone e cose è del tutto casuale), 

E voi, ovvio, avete un'agenda che neanche Ban Ki Moon.

S'ammalassero mai quando una non ha una mazza da fare!

E vogliamo parlare di quello che accade quando, prive di aiuti e rassegnate al vostro triste destino, decidete di tenere un bambino a casa da scuola perché sta malissimo?

Tempo un'ora e mezza e sul suo viso riappariranno le scocche rosse di cui sopra, mentre le caprette vi faranno il gesto dell'ombrello.

Ma li mortacci! 

E se invece lo spedite al nido imbottito di Tachipirina, perché tanto non sembra avere poi granché?

Matematico: vi chiameranno in tempo zero perché è moribondo.

Avete programmato una vacanza e state per partire?

3, 2, 1...

ma non sarà un po' caldo il piccolo? 

39 e mezzo.

Si avvicina il week end?

vignetta sui figli con malanno nel weekend
Presente, no?




Dal giovedì circa, a quei cosetti intorno al metro comincia a spuntare quell'occhio un po' così, quell'occhio da "son-quasi-febbricitante-ma-posso-resistere"... 



che poi esploderà in tutta la sua grandiosità di 41 gradi centigradi di temperatura corporea di sabato sera, quando qualunque pediatra è introvabile e la guardia medica si è data per morta.



Pensate a qualche anno fa, quando giovani e gaudenti ci godevamo il sabato sera in ogni modo possibile...

e guardatevi ora.

Che se va bene siete lì, tra un figlio e l'altro, a somministrare Nurofen a questo, Tachipirina all'altro, tra esalazioni puzzolenti da una parte e chiazze su vestiti e lenzuola dall'altro.

E quante storie, su! 

Sempre di febbre del sabato sera si tratta, no?

mercoledì 11 novembre 2015

Feste di compleanno

Leggendo in rete e ascoltando i discorsi delle mamme, mi rendo conto che le feste di compleanno a cui sono invitati i figli sono spesso un incubo per le madri.

Credevo di essere asociale io, ma mi rendo conto di essere in buona compagnia.
Ho letto di mamme che sistematicamente stracciano gli inviti, di altre che mandano la baby sitter, altre ancora che dicono no a tutti per non far torto a nessuno (perchè non han cazzi, su, diciamo la verità).

Purtroppo o per fortuna vivo in posto in cui l'asocialità è nel DNA, e, incredibile a dirsi, a supera la mia.

Le feste di compleanno all'asilo praticamente non esistono.

Ricordo qualche invito per Mirtillo, la maggior parte li perdevo nel buco nero che è la mia borsa, e negli altri casi ho quasi sempre dovuto declinare: le 3 e mezza del mercoledì non è esattamente un buon orario per me. Sarò andata a due feste a dir tanto, e vorrei pure dimenticare l'esperienza.
Tortoro, secondo anno di materna, non ha ricevuto NESSUN invito. ZERO, in un anno e qualcosa di materna e due di nido.

martedì 10 novembre 2015

La vita da expat



Spesso mi sento chiamare expat. E spesso sono io stessa a chiamarmi così. Perché è più facile, più comune, più cool.

Emigrata, fa un po’ cacare.

Ma è questo che sono. Sono un’immigrata a Parigi. Anche se per i primi tempi, forse, quando l’azienda di mio marito pagava tutto e io non lavoravo per godermi la P1 piccola, ero sicuramente un’expat.
Adesso sono un’italiana che ha deciso di cambiare paese, di lasciare il proprio a favore di un altro, uno e solo, pieno di difetti, forse, dove la gente non sorride come in Italia, non si lava come in Italia, soprattutto, dove il cibo è meno buono e i cocktail annacquati. Ma è casa mia, cavolo.

Casa mia è Parigi.

Per questo è con un grande pugno allo stomaco che lascio la mia casa per buttarmi a capo fitto di nuovo nella vita da expat. Quella in cui l’azienda ti paga la casa e il volo in business. Quello in cui non lavori, parli poco la lingua, conosci solo stranieri, non sai come si saluta e come si scrive una mail.

A Panama.

In tanti mi dicono che sarà una figata pazzesca, cavolo, potessi farlo io.
E certo.

Perché tanto sono loro che lasciano tutto. Di nuovo.

lunedì 9 novembre 2015

Fenomenologia della mamma: la bipolare

Non sono solo i figli ad essere  bipolari (o dottor Jakyill e Mr Hyde), evidentemente. 

Chi meglio di una madre può essere psicopatica?

La Mamma Bipolare è quella che si sveglia Montessori e si addormenta Estivill.

In qualche raro caso, il contrario.

La mamma Bipolare sa essere dolcissima e zen.

Nulla la sconvolge, il figlio può essere lì a rotolarsi in mezzo al supermercato perché vuole l'ultima versione di tic tac e lei riesce addirittura a non minacciare l'abbandono, oppure lo trova a litigare con i vecchietti al parco, e lei riesce a reagire con compostezza ed educazione, senza insultare né l'uno né gli altri.

Il figlio torna da scuola con  la nota della maestra per aver disturbato la classe cantando O bella ciao nel bel mezzo di una verifica e Lei trova la forza di non complimentarsi per la scelta del brano (era pur sempre peggio Faccetta Nera) ma di pretendere con fermezza che,  la prossima volta,  le canzoni partigiane siano limitate alla ricreazione.

Resiste perfino trovando il secondogenito chiuso fuori in terrazza a meno venti (in mutande) perché sa bene che nei litigi tra fratelli è meglio non intromettersi.

Reagisce con compostezza all'ennesimo "fa schifo"  davanti alle spinacine fatte in casa per cui ha imbrattato mezza cucina, pur di non comprare quelle confezionate.

Poi, ecco, il figlio butta lì un "sei cattiva" così, a casaccio.

È la fine.

venerdì 6 novembre 2015

Fare la spesa nel posto giusto aiutando la scuola di tuo figlio


Non so voi, ma io credo che fare la spesa con i bambini abbia le sue difficoltà.

In genere, mentre cerco la lista della spesa, mio figlio ha già inserito nel carrello 56 tavolette di 8 tipi di cioccolato diverso e 12 tipi di caramelle.

Il tempo che me ne accorgo e può capitare che lo trovi con un marshmallow in bocca appeso ad un bancale di costruzioni, con un piede sul parrucchino di un nonno di cui ovviamente conosco il nipote, così che, statene certe, tutta la scuola saprà dell'accaduto in tempo 7 minuti.

E intanto, è tutto un:

Vieniiii!

Guarda che ti lascio lì al reparto adesivi per dentiera! 

Mi scusi ha visto un bambino intorno al metro, occhi grandi, con una maglia rossa?

Presente?

Già.





Eppure...eppure fare la spesa mi piace, soprattutto se nel mentre posso aiutare la scuola frequentata da mio figlio.

Come?

Con una raccolta che nonostante tutto questo riesco a fare e per cui mi fa piacere fare proselitismo anche se non suonando i citofoni.

Quale?

La raccolta Buoni Scuola Esselunga.

Perché? Perché vedo con i miei occhi nel quotidiano che di materiale didattico nelle scuole non ce n'è mai abbastanza.

E allora sì, infiliamo nel carrello verdure bio e pane di grano duro lievitato naturalmente per i bambini, nonché del buon vino per dimenticare la giornata per noi, ma facciamolo nel posto giusto:

che sia un supermercato dove i soldi spesi alla cassa si tramutino in...

una Lim! 

Un notebook! 

Un proiettore!  

Come? 

In molti supermercati, lo sapete, si fa la spesa e quando e' il momento di pagare, la cassiera fa la fatidica domanda:

"fa la raccolta?"

"Sìììììììììì!".

Automaticamente vi verranno consegnati, ad esempio, uno dei Buoni Scuola Esselunga  ogni 25 Euro spesi o un bollino Coop per la scuola ogni 10 euro spesi.

Diligentemente raccogliete e consegnate alla scuola dove va il vostro bambino (deve essere aderente all'iniziativa, ovviamente. Per l'iniziativa Esselunga controllate qui) .

La scuola, poi, richiederà il materiale scolastico di cui necessita.

Ad esempio, con 500 buoni Esselunga (per 12.500 Euro di spesa) o con 17.000 bollini Coop (per 170.000 euro di spesa), avrà una Lim con proiettore.

Niente male, eh!

Ora, tra i supermercati che hanno lanciato queste iniziative come scegliere?

Siete mamme, geneticamente portate al confronto:

Esselunga o Coop?

Ma ve lo devo dire io che sono Socio Coop, ma ho anche la Fidaty Card, che su questo Esselunga batte Coop tipo l'Irlanda l'Italia al 6 nazioni di rugby?

In sintesi, ché noi mamme tempo non ne abbiamo, lo si capisce dall'esempio della Lim:
con Amici di scuola di Esselunga meno spesa per avere lo stesso prodotto.

Il che vuol dire anche che con la stessa spesa la scuola avrà un numero maggiore di prodotti.





Io vi lascio, vado a fare la spesa da Esselunga, ché ci serve la Lim!


giovedì 5 novembre 2015

Dieci motivi per cui le mamme sono il dipendente perfetto

La mamma tra un dovere e l'altro ti prende pure il sole in pausa.

Nel mondo del lavoro, le mamme vengono viste come un peso, piuttosto che un valore aggiunto.

Hai figli? Ti faremo sapere. Mai.

Sei tecnicamente ingravidabile, foss’anche attraverso l’impollinazione ? Pussa via.

Eppure, ci sono almeno dieci buoni motivi per assumere una mamma. Non siete d’accordo?

Perché assumere una mamma ha dei vantaggi


1. Perché è il manager perfetto

Dirige una famiglia intera, compresi dipendenti sotto i due anni di età.
Certo, gli uomini sono tonti, su: le donne tramano, impongono le proprie idee, dalla tovaglietta fino alla cena, facendo credere al marito e ai figli che siano state loro proposte. In pratica, l’ABC del carrierista.

2. Perché non è mai in ritardo

Tra la sveglia e il momento in cui entra in ufficio, una mamma realizza ottomila task, anche ottomilauno, eppure non è mai in ritardo e si presenta alla scrivania con almeno una parvenza di fard. Si chiama organizzazione, quella cosa noi abbiamo nel dna, altrimenti come manderebbero avanti la baracca?

3. Perché sa trovare una soluzione a qualsiasi problema

Maaaammaaaaa! Dove sono i miei libri? Caaaaraaaa, dove hai messo le mie mutande? Una mamma, magicamente, ha sempre la risposta esatta. Chi meglio di lei può trovarvi quel verbale che cercate disperatamente due minuti prima della riunione con gli investitori russi? Rispondetevi da soli.

4. Perché sa gestire le priorità

No, uomini. L’ampliamento dei canali Sky non è una proprità. Decidere cosa fare per cena, lo è. Mandare i figli a scuola vestiti secondo la stagione, lo è. Comprare i pannolini se sono finiti, lo è. Una madre, in tre millesimi di secondo e dopo rapido sguardo alla situazione, darà un ordine di importanza a tutto quello che la circonda. Segnate.

5. Perché fa quadrare i conti

Col suo stipendio e quello del marito deve riuscire a: pagare il mutuo, le rate dell’auto, il nido, le vacanze, il cibo, i regali, le gite, le questua, la scatoletta per il cane. E far tornare sempre tutto. Sarà mica un problema il vostro bilancio milionario?

6. Perché non conosce gli sprechi

La mamma non spreca niente: dalle polpette appena mozzicate dai figli (che diventano la sua cena), al lenzuolo rotto che si trasforma in un eccellente canovaccio per le pulizie. Non ponete limiti al riuso che una mamma può fare delle cose che sembrano ormai da buttare. Quel preservativo usato solo una volta, tenetelo: lei sapra trovagli una seconda destinazione.

7. Perché incute timore

Come tutti i leader, la mamma viene sfanculata, spernacchiata, tutti la odiano. Ma la rispettano anche, perche è guida, è potere, affascina e fa paura al tempo stesso: al suo passaggio, un’aura di riverente rispetto aleggia. I vostri dipendenti non potranno che soccombere.

8. Perché non si ammala mai

Non può permetterselo. E se succede, ricordatevi che ha partorito. Niente stato comatoso con 37.2 di febbre, niente lettera di addio per una cagarella. La mamma è stoica, altrimenti chi si occuperebbe dei figli mentre lei sta a letto moribonda?

9. Perché non ha tempo da perdere

La mamma non tituba: perché dopo l’ufficio deve recuperare i figli, portarne uno in piscina, l’altra a danza, fare la spesa, cucinare, depilarsi, sorridere, fare la ruota, comprare un criceto, far morire un pesce rosso e fare sesso col marito riusando il condom di cui sopra, tutto col sorriso. E tutto questo lo farà dopo aver lavorato per voi: Stakanov le fa una pippa.

10. Perché nessuno è multi-tasking come lei

La mamma è medico, è nutrizionista, è sarta, è insegnante, è orco cattivo, è fatina buona, è meccanico, elettricista e ingegnere, è cuoca, è autista, è geologa, è veterinaria, è equilibrista, è interprete, è illustratrice, è latteria, è biologa, è fazzoletto per il naso (anche carta igienica volendo), insomma, la mamma è tutto.

Cari direttori risorse umane, ma dove la trovate un’altra così?

mercoledì 4 novembre 2015

Maternità secondo Natura

Fino ad un certo punto della vita di un essere umano, la natura esiste.

Sì, bella, ok, fine.


Il tempo passa, si cresce e tutto ciò che ha un'iconcina verde, un logo "Natural-qualchecosa", un "No-qualchecosad'altro", assume un certo fascino, ma siamo giovani, l'alcool è interessante, far tardi la sera pure, dormire un niente non ci scombussola, mangiare schifezze è fighissimo, 


tutto è ancora possibile e in fondo anche farsi una canna è un accostarsi alla natura, no?



martedì 3 novembre 2015

I nostri figli sapranno troppo di noi?


Mi è capitato recentemente di rileggere i miei diari di quando ero una ragazzina, dai 12 anni in poi.
A 14, ho scritto una cosa che mi ha colpita.


Riportavo alcune righe di una canzone dell'epoca di Ron che diceva 


"E se mio figlio sapesse già parlare mi direbbe: tu, tu come stai stasera? Ti senti solo, vuoi che resti con te? Ma sì, parliamo un po', io dormire no, proprio no! Dai, camminiamo insieme, per questa strada vuota, e dimmi tutto di te, della tua vita".


e scrivevo che mi commuovevo sentendo questa canzone, perché mi sembrava meraviglioso che un figlio chiedesse al padre di raccontagli della sua vita, che potesse sapere tante cose. Io non sapevo niente, e mi sentivo - 25 anni fa! - già troppo invischiata in un rapporto che escludeva qualsiasi confidenza per cambiare le cose.



Che, infatti, non sono cambiate. Non ho mai rimediato, non ho mai chiesto ai miei genitori come stanno, se sono felici.

E loro non l'hanno chiesto a me, a dirla tutta.


Ma pensavo che per i nostri figli sarà diverso.


lunedì 2 novembre 2015

Fenomenologia della nonna: la nonna che ha fatto la guerra



“È perché non hai fatto la guerra!”

E con questa frase sarete segnate. Poco importa quanti anni abbiate, quale sia il vostro stile di vita, quanto denaro dispensiate in opere di bene: voi non potrete mai capire, perché non avete fatto la guerra.

Punto.

La nonna che ha fatto la guerra, o che “è figlia della guerra” (il che significa essere nata in un momento qualsiasi tra il 1940 e il 1960, indifferentemente), ha un solo ed unico pensiero

IL CIBO

Dà i primi segni di squilibrio da giovane, quando è mamma, e vi accompagna in spiaggia come tutte le mamme normali ma, è sicuro, al momento giusto vi tirerà fuori l’insalata di riso, dei panini, un po’ di focaccia, la pizza avanzata della sera prima, le lasagne della vicina, del lardo fatto coi maiali di cinta senese e non vorrai mica dimenticarti un pezzettino di dolce? Ah guarda, ho anche una buccia di parmigiano!

Comunque per la merenda al massimo un gelato, tranquille.

Condito con lo strutto, perché potreste aver bisogno di energie, dopo quei 10 minuti di bagno tra un boccone e l’altro.

Condividi

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...