3 giorni a Genova con i bambini

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Ci sono città che si sentono nel cuore.
Così, senza motivo, senza nemmeno averle viste, SAI che lì ci vivresti.
Per me, una è Montréal, che non ho mai visto nemmeno in foto.

E poi, e soprattutto, e in primis… c’è Genova.
Sarà per le canzoni di De André, sarà per qualche strana energia cosmica che ci attrae verso alcuni posti in particolare, ma ho sempre saputo che l’avrei amata, infatti mi è bastato scendere dall’auto la prima volta per dire, ormai diversi anni fa, “io qui ci voglio vivere”.
Avevo poco più di 20 anni e avrei potuto farlo veramente. Non ci ho creduto abbastanza, peccato.  Ma ciò non toglie che resta la mia città del cuore, e che un’occhiata agli annunci immobiliari continuo a darla, si sa mai.

Eppure, non ero ancora stata con i bambini.

Per questo, come vi anticipavo, abbiamo sfidato la febbre di Tondino e le previsioni meteo da apocalisse (poi totalmente smentite), e siamo partiti comunque, senza grandi programmi e aspettative.
Quando parto per un week end, cerco sempre un appartamento su Airbnb: specie se si viaggia con i bambini, trovo che gli appartamenti siano molto più comodi.
In più, si entra  in una casa “vera”, che fa assaporare cosa significhi vivere in quella città, e generalmente sono appartamenti vissuti e tipici: per me è sempre una sorpresa, e fa parte delle gioie del viaggio.

Così, nonostante ci fossero ottime offerte in hotel, ho preferito dedicare qualche ora a scegliere un appartamento carino.
Eravamo in una zona perfetta, il quartiere del Carmine, a 10 minuti dal Porto Antico, a due passi dai caruggi della città vecchia.
piazzetta del Carmine
la nostra scalinata spezzacollo: la foto non rende,
ma la posizione di Tondino è eloquente

Certo, alcune zone non sono da tutti. Io mi sono infilata in vicoli che eviterebbe anche uno spacciatore, ma come vedete sono ancora qui a raccontarlo.
I miei figli non hanno fatto una piega, passavano senza scomporsi da caruggi larghi 50 cm, dove “i ladri, gli assassini e il tipo strano” sono ancora lì, da mo’, appoggiati al muro. E  pure le “graziose”, a dirla tutta. Vorrei aver registrato Tondino che canta Via del Campo in Via del Campo. Lo so, non è esattamente linguaggio da quattrenni, ma l’arte è arte, no?
Per me 3 giorni a Genova si possono passare semplicemente infilandosi in qualche via a caso, su, arrancando sulle creuze, le scalinate sconnesse che portano in collina, e poi giù, nei caruggi, che tanto alla fine sempre al Porto ti trovi.
Ecco, il Porto Antico, il paradiso dei bambini: è tutto lì. C’è, per l’appunto, la Città dei bambini, un bel parco giochi, un ascensore panoramico, ristoranti, spettacoli, il galeone dei pirati e, ovviamente, l’Acquario.
emh, non esattamente genovese

Dedicata la domenica e il lunedì mattina alla mia attività preferita, vagare senza meta, il lunedì pomeriggio siamo stati alla Città dei Bambini. Devo ammettere che sono rimasta un po’ delusa, siamo entrati a 2 ore dalla chiusura e temevo che il tempo non bastasse, ma dopo un’ora erano già lì che mi chiedevano di andare a bere un aperitivo (sì, sono figli miei…).

zona 3-5

questioni di prospettiva

A proposito di aperitivi, siamo stati due sere al Banano Tsunami, a fianco dell’Acquario: il vassoio di pane fritto, mortadella e chips fatte al momento merita davvero.

Il martedì mattina è stato dedicato all’Acquario. 
L’Acquario di Genova è ovviamente magnifico: vi consiglio di prenotare i biglietti on line, per evitare le code, e cercate di andare nelle ore meno di punta. Il pomeriggio verso le 16, ad esempio, in coda non c’era mai nessuno. Altrimenti vi trovereste a fare a pugni per vedere una vasca e, specie di fronte ai bambini, non è piacevole.

si intuisce perchè “Tondino”?

Noi siamo stati abbastanza fortunati, siamo andati all’apertura, abbiamo visto tutto bene e con calma, ma ci siamo persi l’addestramento dei delfini: Tondino dopo 2 ore e mezza era distrutto, e il percorso per tornare alle vasche dei delfini non era esattamente breve.

Però abbiamo visto i nuovi nati: il lamantino che poppa era una poesia. 

Abbiamo sempre mangiato da Dio: consiglio in particolare il ristorante Soul Kitchen (le fettuccine di mirtillo alla lepre me le ricorderò finchè campo), L’Acciughetta (praticamente di fronte al Museo del Mare, è minuscolo, quindi mettete dentro la testa e prenotate) e il ristorante da Franca. In quest’ultimo soprattutto se, come me, mangiate assai, visto che c’è menu fisso a 15 euro e portano piatti ad oltranza, finchè non stramazzate sul pavimento. Guardate bene la strada per arrivare, perchè noi abbiamo fatto dei vicoli che han fatto sbiancare pure la proprietaria, quando l’ha saputo.

A proposito, una nota sui genovesi: si dice che non siano esattamente simpatici: beh, io invece avrò avuto culo, ma ho trovato sempre persone simpaticissime. Ovunque fossimo attaccavano bottone, in un bar a sottoripa due ragazzi (ok, avevano quasi 50 anni, ma son ragazzi…) hanno adottato i miei figli, entro in profumeria e dopo 5 minuti siamo lì a ridere sui camosci trentini, entro in un panificio e vengo accolta da un “buongiorno tesoro, dimmi!”. Insomma, un punto ulteriore a favore di Genova!

L’ultimo giorno siamo stati a vedere la mostra Dagli impressionisti a Picasso a Palazzo Ducale: molto simpatica l’audio-guida specifica per bambini (ricordate di chiedere sempre se esistono audioguide per bambini, quasi tutte le mostre ormai sono attrezzate), Mirtillo si è divertito molto. Tino invece devo dire che ha rotto le palle assai: dopo 5 minuti chiedeva già del bar dei bimbi (ogni giorno incrociavamo un bar dedicato ai bambini, ma lo abbiamo sempre trovato chiuso tranne quel giorno…). Ad un certo punto, io ero lì che guardavo rapita e commossa un Van Gogh confidando che anche lui fosse preso dall’audio guida, ma mi giro e vedo il suo ditino appiccicoso che sta per toccare un dipinto. Mi è venuto un mezzo infarto, ma l’ho fermato in tempo, giuro.


Poco dopo si è quasi appeso ad un Picasso, ma ho sventato anche quella sciagura.
Devo ammettere che mi ha un po’ rovinato la visita: i 30 gradi dell’interno, l’ansia da anni per tipo 7/8 milioni di euro, Tondino che mentre cerco di raccontargli Modigliani urla “Echissenefrega!!” … beh, sono uscita sfatta ed è stato uno di quei (non troppo rari) momenti che mi ha fatto dire “col cacchio che ti riporto piccolo malefico guastafeste”.

Insomma, è stato un soggiorno estremamente diverso dal mio ultimo week-end genovese con la mia amica.

Abbiamo camminato tanto, tantissimo, ma in 3 giorni abbiamo visto quello che con Sara abbiamo fatto in 3 ore.
Mirtillo è stato entusiasta della nostra mini vacanza, mentre Tondino fa il menefreghista, ma son certa sia un atteggiamento di sfida, il suo.
Comunque, resto dell’idea che per assaporare davvero una città l’opzione child-free, se praticabile, è sempre da tenere in considerazione.
ovviamente non disdegnavamo le soste nei bar

In ogni caso, l’anno è iniziato nel migliore dei modi: come dicevo, spero che il 2016 sia l’anno dei viaggi, dei week end, delle scoperte. Con e senza figli!

E arrivederci, Genova.
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