giovedì 7 gennaio 2016

Ma siamo capaci di far fare esperienze ai figli?

Un giorno ho capito.

Ne ho parlato con le insegnanti di mio figlio prima e con un'amica pedagogista poi, e ho capito.

Cosa?

Che siamo una generazione di genitori deficienti. 




Che facciamo a gara a portare i figli a quello spettacolo, a quel laboratorio,  a vedere quel film, a provare quello sport, a sentire leggere quel libro.

Che se i nostri figli non fanno più viaggi di Gulliver entro i 3 anni pensiamo che a quel punto saranno condannati al divano in eterno.

Che se non hanno fatto il giro del mondo della cucina etnica mangeranno in eterno solo pasta in bianco

Che devono provare 800 sport dall'infilo dell'ago su trave all'apnea in salamoia o saranno tipi da calcio in TV.

Che se esce un film, si va al cinema perché vorrai mica non vederlo subito?!


E poi...perchè c'è un poi? 

Già,  c'è.
E mi pareva pure ovvio,  ma pare non lo sia affatto. 

Sembra che siamo talmente presi dal far fare esperienze ai bambini che non ci preoccupiamo di fare in modo che le metabolizzino, che queste si sedimentino, che siano interiorizzate. Ovviamente dopo averle rese loro comprensibili, dopo averne parlato con loro, dopo averle commentate e criticate (in senso proprio e non negativo) con loro.

Il tutto, sapendo noi per primi cosa stiamo facendo e con quale scopo. 

No,  perché non basta prendere un bambino e buttarlo dentro ad un museo.
Lì dentro dovete esserci anche voi, sì cari miei, e senza smartphone, senza conversazioni telefoniche che vi portano altrove, senza social. 
Dovete spiegare cosa vedete,  il che significa che dovete saperlo a monte o almeno informarvi prima o almeno almeno leggere le didascalie e renderle comprensibili ai bambini.
Dovete sapere vagamente con che scopo state proponendo loro il Planetario e non Gaugin.

E poi parlarne ancora.


Non serve una conferenza,  ma ricordare insieme qualcosa e permettere che qualcosa resti: 

cosa ti è piaciuto di più?  

Perché?  
Cosa meno?  
Cosa hai capito? 
Cosa non hai capito? 

Mettere in relazione le esperienze fatte.

Ti è piaciuto più guardare le stelle qui al Planetario o nel rifugio in montagna

Secondo te è più alto questo grattacielo o quello che abbiamo visto a Londra?

È più grande questo castello o quello che abbiamo visto in Val d'Aosta? Te lo ricordi? Quello dove c'era la stanza coi giochi, ricordi?
E che differenze ricordi?

Assimilare, metabolizzare,  digerire, sedimentare. 

Disegnare,  parlarne,  raccontare. 

Rivivere. 
Ripercorrere.

Confrontare.


Contestualizzare.


Dare un senso.


Significa permettere che le esperienze che facciamo fare ai nostri figli abbiano un senso, seguano un percorso logico (che in teoria dovremmo avere chiaro noi per primi...), che restino dentro di loro e, soprattutto, che abbiano un significato e che li facciano crescere e arricchire.


Altrimenti, come dicevano le maestre, e non posso che essere d'accordo, resteranno una serie di "ah, sì, l'ho visto!" e di "ah, sì, l'ho già fatto!" non solo vuoti, tipo tacche sul fucile, ma anche controproducenti. 

Perché? 


Perché possono dare al bambino la convinzione di aver già davvero fatto, visto e capito e di non avere bisogno di nessuna spiegazione, anzi, peggio, di non tollerarla nemmeno e di non sentire il bisogno di approfondire.


Il rischio, insomma, è di rendere i nostri figli dei piccoli grandi spocchiosi, ignoranti e supponenti.




Che fo? Vado???


E se penso a quanti ne vedo...davvero non hanno torto! 

Forse, è meglio farci attenzione, no? 



10 commenti:

  1. Sì, condivido tutto, assolutamente d'accordo! Noi abbiamo un paio di brutti esempi proprio in famiglia di questo tipo...che pensano più ad accumulare esperienze che a viverle. Tanto per dire ah siamo stati là. Si e dopo un quarto d'ora hanno dimenticato tutto. Si tende tanto a riempire di stimoli che però non stimolano nulla se non gli dai il tempo, come dici tu, di essere metabolizzati, di sedimentare. Vale davvero anche per noi adulti...non serve a niente spararsi 20 mostre d'arte o vedere tutto il mondo se poi non hai prestato molta attenzione. Ma la fortuna di avere questi esempi vicini è ricordarmi costantemente i danni di questo modo di vivere. Nessun arricchimento, tutt'altro...e non vedo fiorire nè cultura nè intelligenza, nè creatività...

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  2. Articolo molto intelligente, grazie

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  3. Dai io sono a posto allora.. Siamo stati all'Elba due anni fa' e ancora parliamo (nei dettagli) di come è morto Napoleone..

    Comunque una riflessione molto interessante, io mi sono accorta che rispondendo con interesse e partecipazione la mia bimba trova un modo tutto suo, e da un punto di vista personalissimo, di scegliere a cosa appassionarsi delle esperienze che facciamo..ma è ancora piccola, quando arriverà l'età degli sbuffi e "giàfatto giàvisto" sarà importante cercare di farla riflettere sul valore di quello che vive.

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    1. Ma ti assicuro che quando i bambini sono abituati a vivere davvero ciò che vedono, l'età degli sbuffi arriva, ma se sai tenere alta la curiosità, assecondare i gusti e stimolare...gli sbuffi, sempre che arrivino, rientrano in un attimo ;)

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  4. Noi qualche eperiemza l abbiamo fatta fare al "grande" di 3 anni e mezzo..abbiamo la fortuna di avere un bimbo curioso quindi quando lo si porta da qualche parte le domande fioccano e bisogna rispondere... è rimasto affascinato dal museo della scienza di Milano, le stelle, i vecchi telefoni ( mamma, ma tu usavo quello così grande?)..l abbiamo portato in diversi agriturismi e fatto fare laboratori cge poi abbiamo replicato a casa.. non tantissime cose ma mirate per lui e che gli hanno lasciato tanto..
    Ha la (s)fortuna di avere una mamma maestra che non concepisce l idea di buttare il seme ma non coltivarlo...

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    1. Brava! Esattamente questo volevo dire! Buttare il seme va benissimo, ma bisogna sapere che cosa si butta e perché e come va coltivato, dopo di che adoperarsi per coltivare.

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  5. Condivido. Ma altrettanto triste è vedere ( e ne vedo) mamme che: siccome è piccolo NON CAPISCE. E per questa ragione gli viene precluso persino Babbo Natale o la Befana.

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  6. Ciao, questo post è illuminante e lo condivido in ogni singola parola. Ci pensavo proprio pochi giorni fa dopo aver chiacchierato con una madre accumulatrice di esperienze (che le posta fiera su what's app facendo a gara con qualche altra)che si lamentava del figlio "mai contento, frustrato e che vuole sempre di più". Lei non capiva questo atteggiamento del figlio perchè non lo ritiene un bambino viziato a livello di giocattoli o di dolci. Ho parlato in linea generale dicendo che adesso i bambini sono troppo stimolati ma non credo l'abbia capita. Quando mio figlio era più piccolo avevo anch'io la smania di fargli fare esperienze ma poi tutto è cessato di fronte al suo atteggiamento e alle mie idiotissime aspettative. Per esempio di certi laboratori non gliene fregava e non gliene frega niente, fa già tante attività all'asilo perciò nel week end vuole stare con noi e fare cio' che più gli piace. D'altronde anche noi adulti siamo così. Ovviamente è giusto che provi nuove esperienze per capire cosa gli piace e cosa no ma come hai detto tu con calma, per lasciar sedimentare ciò che di nuovo e di divertente ha vissuto.
    Barbara

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