Di quella manina che tiene un dito

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E’ un attimo e quella manina lì che ci voleva tutta intera per stringerti un dito, eccola che ti batte un 5.

Ed è grande come la tua.

E quel piedino lì, quello lungo una tua falange, sì, quello, si infila una tua scarpa al posto della sua in un lampo.

E tu, in fondo, a parte la sciatica e le zampe di gallina, sei sempre quella lì, quella che l’ha partorito un attimo prima.

Un attimo lungo 10 anni.

E non ci vorrà molto prima che tu e il suo papà non sarete più la sua compagnia preferita,
perché gli amici saranno più interessanti.

Non sarete più i detentori della verità, quelli che sanno tutto,
perché il mondo, ma anche Google, vi smentirà.

Non sarete più tutto il loro mondo, glielo leggerete negli occhi.

Non cercheranno più la vostra mano, andranno soli.

Non vorranno più essere accompagnati, guidati, sorretti, aiutati, non così, non davanti a tutti, mamma!

E tutte quelle volte che non avrete potuto esserci, ma che eravate tanto desiderati,
diventeranno occasioni in cui vorreste tanto esserci,
e magari potreste anche,

ma sarà meglio non esserci.

Ricordiamocene ora, ogni giorno, ogni volta che stiamo per dire no, non posso.

Perché i nostri figli crescono, già, che banalità, ed è naturale e bellissimo che lo facciano.

E’ un dono poterli accompagnare per qualche anno, mano nella mano.

Cresciamo anche noi, ci scopriamo madri, padri, uomini e donne diverse, grazie a loro, ai nuovi occhi sulla vita e sul mondo che proprio loro ci donano nascendo.

Ci danno una seconda vita, una vita di cui prima che arrivassero non sapevamo niente, ma proprio niente.

E’ un attimo e non siamo più i supereroi di nessuno e Dio solo sa quanto male fa.

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