martedì 26 aprile 2016

Ho visto Chernobyl. E non l'ho più lasciato.

bielorussia zona contaminata


Avevo 13 anni, le gambe lunghe e gusti orribili. 
Arrivò nella notte, sentii soltanto i rumori. 
Aveva 13 anni, le gambe lunghe e gli occhi blu come il mare. 

Si chiamava Lena, cioè Elena, e veniva da un piccolo villaggio dell'Ucraina. Il mio babbo era contrario, non voleva sconosciuti per casa, per di più un'adolescente.

"Ma sai, una famiglia si è ritirata all'ultimo minuto, ci vuole proprio qualcuno che li rimpiazzi...". Non era vero, credo sia l'unica bugia che mia mamma ha raccontato nella sua vita, a parte quella delle crocchette di spinaci quando ero vegetariana

Un mese in casa mia. Un mese a parlarsi a gesti. Un mese a guardarsi negli occhi, i suoi enormi e chiari, i miei enormi e scuri. Io che invidiavo il suo essere ancora così infantile, lei che invidiava il mio essere già così donna

Elena, la seconda.
Masha. Che poi sarebbe Maria.
Dasha, che sarebbe Daria.
Sergej, che si può anche chiamare Serëzha. 
Galina, ovvero Galja.
Nastja, l'Anastasia che non ho avuto. 
Irina e Julja, le piccole Irechka e Julechka. 

E lei, Liuda, la mia Liudmila.

30 anni fa il quarto reattore della centrale nucleare ucraina di Chernobyl esplose per un test andato male. C'era ancora l'URSS, e da Mosca pensarono a lungo sul da farsi. E mentre ci pensavano, la gente spegneva l'incendio come poteva. Ma questa è un'altra storia. 

Il 70% della nube tossica volò sul cielo della Bielorussia, con cui Chernobyl confina a nord. 

Nei giorni successivi, finalmente le persone furono evacuate. Lasciarono per sempre le loro case, con la speranza di tornare, ma non tornarono mai. A tutt'oggi, esiste la zona, un pezzo di terra abbandonato, controllato e disabitato, dove gli alberi crescono alti e gli scoiattoli abitano le case. A quanto pare un pezzo di terra così florido, che sono riapparsi animali spariti da tempo.

Al di là della sbarra, la vita continua. Le persone vivono. Mangiano i frutti della terra, la carne delle vacche che brucano la terra accanto alla sbarra, il grano che cresce abbondante nei campi. 

E si ammalano

Ho visitato per la prima volta la Bielorussia e la regione di Gomel nel febbraio 2003. Avevo 20 anni e nella vita non avevo visto niente, solo che ancora non lo sapevo. 

Nel lungo viaggio tra la capitale, Minsk, e il capoluogo di regione, Gomel, capii che quel paese sarebbe rimasto nel mio cuore. Le immense distese di foreste, le altissime betulle, il silenzio, il fumo dei camini, le risate della gente. L'amore. Un amore immenso e infinito.

E i bambini.

Bambini che avevo incontrato negli anni, bambini che non avevo mai visto e che pure mi entravano dentro come nessuno aveva mai fatto. A me, che i bambini non sono mai piaciuti. In ogni scuola visitata, in ogni casa in cui mi è stato offerto da bere e da mangiare, anche dove non c'erano le sedie per sedersi, il pavimento per stare in piedi, i piatti per mangiare, in ogni ospedale, in ogni piccolo luogo, ho trovato un amore immenso ed incredibile. 

Ho lottato con tutta me stessa perché si sapesse cosa avevo visto. Perché si sapesse che a pochi km da noi le radiazioni uccidono

Ma quel che è peggio, uccidono in un paese povero, abbandonato, dimenticato. Con un popolo meraviglioso. E un dittatore che se ne frega della gente di Chernobyl ancor più di quanto si freghi della gente del resto del paese. 

Ho studiato il paese, l'ho fatto mio. Ho vissuto là, con loro, con la mia mamochka Liuda, ho riso con loro, ho pianto con loro, ho dormito con loro, ho ballato, cantato, sognato, manifestato. Ho spiegato loro che sì, un mondo migliore esiste, ed è così vicino! Un mondo in cui si viaggia, si ha sempre cibo in tavola, si guida l'auto e si può dire quello che si pensa.

E a cosa è servito? 

Forse a raccontarvi tutto questo, oggi. 

A dirvi che a volte possiamo davvero fare tanto con un piccolo gesto. 

Che quando incontrerete anche voi degli occhi blu come il mare e delle gambette secche che marciano km per poter andare a scuola, fermatevi a pensare.

Che non hanno acqua corrente in casa.
Né gas, a volte. 
Né telefono (e ora ci sono i cellulari... chi ce l'ha). 
Né bagno. 
Che a volte i soldi non bastano nemmeno per mangiare, figuriamoci per tutto il resto. 
E hanno le radiazioni. Ancora tantissime radiazioni.

Eppure sono europei come noi, sono bambini come i nostri. E se un giorno avrete voglia di fare un gesto per gli altri... Ricordatevi di loro. 

Io non li ho mai dimenticati, e spero di riabbracciarli tutti presto.
Anche chi, ormai, è mamma come me. E vede tutto con gli occhi di una madre.

PS Le vacanze di risanamento esistono ancora, quindi ognuno di voi può contattare un'associazione per ospitare un bambino, o anche solo per aiutare chi, da decenni, lavora per aiutare questi bambini. Non è tanto il mese in Italia, quanto il fatto che entrino in contatto con il "mondo moderno" e capiscano che devono esigere un futuro migliore. Il sostegno della famiglia continua negli anni, e dove non arriva la famiglia arrivano le associazioni che, grazie ai soldi raccolti, aiutano scuole, ospedali e famiglie in difficoltà. Non avete idea di come vivono. Non avete idea di quanto siano meravigliose, queste persone, così piene d'amore nonostante la vita difficile che fanno. Che fanno a due passi da noi. Non hanno la guerra, ma perché non c'è niente per cui farsi la guerra. C'è solo povertà. E abbandono.
Questo il link al sito di un'associazione che conosco personalmente, Mondo in Cammino: http://www.mondoincammino.org/progetti.php?name=locali#belarus

Io ho visto Chernobyl, e non l'ho più lasciato.

E mai lo lascerò. 

18 commenti:

  1. Grazie Anya per aver condiviso con noi la tua storia
    quest'anno lo farò anch'io, a giugno arriverà nella nostra famiglia Elina, dalla Bielorussia, ha l'età della mia bambina, e non vedo l'ora di conoscerla, non so in che modo comunicheremo, ma so di certo che sarà un'esperienza intensa per tutti noi
    e se lei vorrà potrà tornare da noi tutte le prossime estati

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    1. Che bello Angie! Sarà un'esperienza bellissima, forse a tratti difficile, ma preparati a versare fiumi di lacrime! Ho ancora in mente le partenze degli autobus verso l'aeroporto... una per una! Di qualsiasi cosa avessi bisogno, anche solo di avere informazioni sul villaggio da cui viene la bimba, come comunicare, le loro abitudini ecc, io sono qui, mandami una mail o contattami su FB!

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  2. Mia figlia è piccola..
    Ma un giorno mi ha chiesto perchè non c'era più il sole..
    Ho preso la palla al balzo per dirle che il sole era andato a trovare gli altri bimbi, che molti non sono fortunati come lei.
    È piccola lo so, ma sento troppo spesso bambini usare termini dispregiativi nei confronti degli stranieri e mi sale il sangue al cervello..
    I figli sono il futuro, sono la nostra speranza per un futuro migliore, e allora iniziamo presto a parlargli, a dirgli che loro hanno la possibilità di fare la differenza.
    Paolè

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    1. Esattamente... Io non vedo l'ora di portarle in Bielorussia!

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  3. Bellissimo post Anya, ora voglio informarmi un po' sulle associazioni di cui parli, tra qualche anno (quando il mio figliolo sarà un po' più grande e "gestibile") mi piacerebbe partecipare a queste iniziative. Ho sempre sentito parlare di queste vacanze di risanamento, a cui aderivano diverse famiglie del mio paese. I miei genitori non hanno mai condiviso l'idea perché pensavano che fosse controproducente far vivere a un bambino un'estate qui, per poi farlo tornare al suo paese dove tutte queste possibilità non ci sono. Io invece la vedo un po' diversamente, penso che piuttosto di nulla sia sempre un'opportunità, uno stimolo e, allo stesso tempo, lo possa essere per i nostri figli.
    ciao, Vivy

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    1. Si può partecipare anche solo andando a delle cene di raccolta fondi, a vendere fiori la domenica mattina... Noi facevamo un po' di tutto, immagino sia così anche per le altre associazioni (io ero con Legambiente, a Prato). Io invece pensa che ho sempre ospitato bambini diversi proprio per dare la possibilità a tutti... Tornano a casa sapendo che la loro vita è quella, mica la nostra, ma con tanto, tanto nel cuore, e qualcuno in più che li ama profondamente.

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  4. a proposito di ospitalita' ai bambini bielorussi ti segnalo questo blog, e i libri dell'autrice: https://ilibridisandra.wordpress.com/
    ciao!
    anna

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  5. Grazie per lo spunto di riflessione. Io ero in prima media e ricordo bene quando è successo il disastro, soprattutto la reazione terrorizzata di mio padre. Immaginavo di veder passare questa nube tossica tutta nera perché ci dissero che sarebbe passata anche sul nostro paese. Più avanti negli anni la famiglia di una mia amica ha ospitato anche un bimbo che non aveva nulla e che arrivava proprio da quelle zone. Questa sera ho rivisto le immagini al tg e ho avuto i brividi.Mi leggerò il blog segnalato nel commento sopra e il sito di Mondo in cammino.Barbara

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    1. Grazie Barbara! Io ero troppo piccola e non ricordo niente, ma mi è entrato sotto la pelle grazie alla bontà di mia mamma!
      Le immagini fanno impressione, sì! Io ho visitato ospedali e scuole, ma anche la zona... Che dire? Non si può dire molto...

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  6. nel leggere le tue parole Anya,mi è venuto in mente tutto quello che mi ha raccontato mio papà, anche lui è andato per 3 anni con una associazione che guidava i camion pieni di generi di aiuto per queste persone...è tornato con una luce neglio occhi particolare...e tante foto, alcune molto difficili da guardare...e non le ha fatte negli orfanotrofi o nelle case dove mettono i bambini o gli ammalati di aids,..quelle sono realtà che noi nemmeno ci immaginiamo..

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    1. Io sono stata anche negli ospedali... Eh beh, lì foto non ne ho fatte...

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  7. Io avevo 4 anni all'epoca, 10 anni dopo ho fatto volontariato incontrando ed aiutando i ragazzi di Chernobyl e zone limitrofe che avevano la mia stessa età e che erano venuti nella mia città. E' stata un'esperienza che non dimenticherò e vorrei replicare, grazie per le informazioni. <3

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    1. Come me, anch'io 4 anni e 9 anni dopo ho iniziato :) Ho smesso solo perché mi sono trasferita, ho cercato a lungo a Parigi delle associazioni ma la verità è che l'Italia è al numero uno, l'Irlanda mi pare se la cavi bene ma noi siamo stati super d'aiuto!!

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  8. Noi in casa abbiano avuto un Ghiena e sua sorella Luda dal 1991 al 1999. Poi per qualche anno niente perché ghiena ha cominciato a lavorare e luda si è sposata ed ha avuto il primo bambino nel 2001 che dal 2008 ha iniziato a venire da noi. Adesso Luda ha altri 3 figli che ancora sono troppo piccoli per venire. Anche loro sono di Gomel, qui nella nostra zona (fra la provincia di Lucca e Pistoia)sono tantissime le famiglie che hanno ospitato bambini di Gomel. Tutto quello che hai raccontato ce lo hanno raccontato pure loro. E' proprio così. I ragazzi che abbiamo ospitato noi sono stati fortunati perché non hanno avuto grossi problemi di salute come per fortuna i 4 figli di Luda. Luda ci racconta ancora oggi (ci sentiamo tutti i mesi per telefono perché lei vuole esercitare il suo italiano)del terrore provato da lei ad ogni gravidanza per la paura di malattie e malformazioni.

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    1. Ma che bello! Ci credo che avesse paura. E poi non è l'unica cosa, purtroppo. Una volta avevo letto che l'incidenza di tumore infantile era quattro volte più alta della media europea... Immaginati fare figli così. Ma anche farli sapendo in che mondo li metti, dove per andare a scuola magari devono marciare km, o per andare in bagno devono servirsi di un buco nella terra... Anche nelle scuole, eh.

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  9. Cara Anna, grazie per questo post, e questa ricca testimonianza. Ho risposto al tuo commento da me in ritardo perché eri finita in spam purtroppo. Un abbraccio sentito, noi abbiamo ospitato due volte Natallia e una Olga, esperienze diversissime che mi hanno profondamente toccata.

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    1. Ciao Sandra, che bello che tu sia passata. Sì, certe esperienze ti toccano. Io ho sempre ospitato come "sorella", anche se l'ultimo anno ero io la responsabile delle due bambine, i miei genitori non ce la facevano più. Ma sono cresciuta con loro, e probabilmente il mio modo di essere mamma oggi è influenzato anche da questa esperienza. Un abbraccio

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