venerdì 17 giugno 2016

Di mamme che lavorano e sensi di colpa

Sono figlia di genitori entrambi lavoratori.
Sono stata tanto coi nonni, tanto a scuola,  ho fatto le elementari a tempo pieno,  47 attività pomeridiane e d'estate ho frequentato oratori estivi, casa dei nonni, parchi coi nonni e spedizioni in montagna per settimane. Senza genitori.
Io e le mie sorelle abbiamo sperimentato corsi di ogni tipo,  dalla falegnameria alla cucina,  passando per il minibasket e per il nuoto, arrivando al ricamo.

Giuro che siamo vive.


Non solo!

Ce la caviamo alla grande (bon, più o meno...) e nessuna di noi va dall'analista.

Vogliamo persino bene alla nostra mamma.
Non aspiriamo ad ucciderla.
Non stiamo aspettando il momento di metterla in ospizio, ne' di farla menare da una gigantesca badante che vendichi noi e la nostra triste infanzia.

No.

Nessuna di noi è una serial killer o sta meditando di diventarlo.
Nessuna di noi uccide per hobby.
Non ancora almeno.

Ecco perché trovo il senso di colpa delle madri lavoratrici veramente esagerato e coltivato in modo insano da chiunque ne abbia l'occasione.

Lo capisco il senso di colpa, eh, è umano,  ma mi dico anche che noi ce lo si deve togliere dalle palle.

Oh, yes!

Non serve a nulla se non a fare del male a...
noi.

Intelligente, vero?

Ecco perché sostengo che le madri possano e debbano lavorare se ne hanno necessità o se anche solo lo desiderino.

Oh, yes!

Ecco perché non ho avuto dubbi nell'iscrizione di mio figlio alle elementari a tempo pieno o a 43 attività pomeridiane o ai campus estivi.

Nonostante i 2 coglioni che mi hanno fatto le figlie di casalinghe, che chissà che mai ne sapranno.
E le nonne al parchetto, quelle che non hanno mai lavorato in vita loro, che chissà che mai ne sapranno.

Cari genitori,  la mamma che lavora non è una novità del terzo millennio,  in molte realtà esiste da generazioni.

E ha prodotto esseri umani come voi. 

Strano,  eh?

Perché dare credito ciecamente a sconosciute che fino a ieri discettavano su Facebook di Dido' fatto in casa (cioè,  di Dido' fatto in casa, parliamone...) e probabilmente non sanno come occupare il tempo ora che i figli crescono?

E perché invece non dare la minima retta a chi certe esperienze le ha vissute e lo sa che possono essere arricchenti quanto e forse più che stare con mamma'?

Non ascoltiamo le prime se non vogliamo ascoltare le seconde.

Pero' vi prego, non facciamoci torturare da gente che in mezza giornata coi figli fuori casa non è capace di trovare il tempo di fare i letti, ma di spiegare a voi come vivere sì.

Fidatevi, voi valete di più.

11 commenti:

  1. I primi mesi che lasciavo mia figlia con i nonni, piangevo, lacrimavo come una bimba a cui è caduto il gelato. Arrivavo a lavoro che tiravo su il moccio e ancora mi venivano i sospiri da pianto, mi veniva chiesto tutti i giorni se volevo ancora un pò di tempo.
    La mia risposta era sempre la stessa: giammai!!!
    In primis lavoro per vivere, e sono già fortunata a fare un lavoro che mi piace, che si adegua ai miei ritmi.
    In secundis, le ore a lavoro sono la mia oasi, il caffè per esempio a casa non lo faccio, a lavoro me lo godo. Sono ore che sì, hanno dei compiti e scadenze, ma non le devo dividere con marito barra figlia. Nel mentre se mi organizzo ci metto la manicure , il parrucchiere o la spesa, o ancora, quel libro che tutte le sere appoggio sul comodino ma mai riesco ad aprire.
    Mia madre che anche lei fu lavoratrice mi spiazza ogni tanto, chiedendosi come faccia a governare la casa..
    Una volta ero per terra con mia figlia, e mia mamma mi disse che la nana stava giocando vicino a delle briciole (vedi? Lavori troppo trascuri casa) e io le risposi che lei vedeva le briciole, io vedevo quanto rideva la piccola a soffiare via le briciole.
    Prese l'aspirapolvere dopo due minuti eh, per lei non c'è speranza.


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  2. non mi sono mai sentita in colpa nel lavorare. amo il mio lavoro, com ho più volte detto, e non potrei mai stare a casa. a costo di tempo prolungato, campi estivi e corse per incastrare tutto. il mio problema è che nei periodi in cui lavoro tanto soffro perchè sento che mi sto perdendo qualcosa dei miei bambini. anche solo "un'accompagnata" a scuola. che poi le volte che lo faccio è solo un'urlare come una pazza. ma questa è un'altra storia...

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  3. Figlia di una mamma e anche di una nonna lavoratrice, per me è del tutto naturale non abbandonare il lavoro.
    Però ho chiesto il part time.
    Perché secondo me è il giusto compromesso. Io facevo solo nuoto e negli altri giorni difficilmente potevo vedere gli amici perché non avevo nessuno che potesse portarmi in giro e ricordo mia madre sempre molto stanca e sfinita.
    Poi una volta che i figli sono più grandi magari riprenderò il tempo pieno ...

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  4. Non mi sento in colpa verso i miei figli perché lavoro. Mi sento in colpa quando devo lavorare e non c'è l'asilo, perché devo chiedere

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  5. Io ho fatto l'intera gravidanza in negozio dal mattino alle 7 alla sera alle 10. Mi si sono rotte le acque mentre stavo andando al lavoro e a 4 giorni dal parto ero di nuovo in negozio a fare gelati. Qualunque mamma lavoratrice indipendente sa che queste sono cose vere e che per noi non esistono nè il part time nè il permesso per l'allattamento, io allattavo mia figlia nel retro del negozio tra un cliente e l'altro!E di tutto ciò sono felice, perchè ce l'ho fatta e ho una bambina meravigliosa che adora fare i caffè in braccio a me.

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  6. Salve, l'ho già detto in altri commenti: io credo che su questo argomento non ci sia proprio una verità assoluta, il punto è che ognuno di noi è diverso, con una sensibilità e attitudine diversa, e quindi pace, ognuno dovrebbe scegliere ciò che la rende serena e realizzata. Per questo sono totalmente con te, soprattutto quando dici che una mamma deve lavorare se lo desidera,e che tutti quelli che hanno da ridire si impicchino pure. Io ho smesso, ma solo perchè il lavoro che facevo era davvero troppo fagocitante anche dal punto di vista mentale, e soprattutto: non ero felice. Ho preso un periodo di prova, e ho visto che ero più felice.
    E vuoi saperlo? Sono circondata da strali di disapprovazione (buttare via una carriera prestigiosa, ma quando mai...)e sorpresa...le persone che mi criticano sono le stesse che mi lessavano i maroni quando lavoravo e mi dicevano: ma come fai, non metti a letto i bambini, non ci sei mai...ti perdi momenti troppo importanti...così non va bene...Le stesse persone!!! Ma non sarà che la gente si dovrebbe fare un quintale di cavoli propri avolte?

    Baci

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  7. Ciao, io sono figlia di mamma casalinga e da quando ho avuto mio figlio ho scelto di lavorare part time perchè ne ho avuto l'occasione, potevo e posso farlo e mi fa piacere così. Mi capita anche di non fare i letti col figlio fuori casa dalle 8 alle 16 semplicemente perchè nelle ore libere dopo il lavoro ci incastro dentro qualcos'altro, tipo la palestra. Scherzi a parte ho avuto sensi di colpa quando l'ho iscritto al nido e si ammalava in continuazione e io col mio lavoro da quattro ore sentivo di esserne la causa, mi sono davvero esaurita in quel periodo. Fortunatamente ho tenuto duro, aiutata anche da mia sorella, mio marito e i miei suoceri che mi incoraggiavano nella scelta del nido e di non mollare assolutamente il lavoro. Mi hanno sempre infastidita e tutt'ora mi infastidiscono le critiche alle mamme lavoratrici perchè trovo che ognuna debba trovare il proprio equilibrio che ovviamente non è uguale per tutte. Barbara

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  8. A proposito di sensi di colpa e lavoro....Una delle tante volte che avevo un esperimento assolutamente non rimandabile, organizzato da mesi con impiego di risorse e lavoro di altri, arrivo a scuola: sciopero. E' vero, c'era l'avviso ma le maestre dei miei figli non scioperavano mai...comunque, siccome la sfiga ci vede benissimo, nonni in crociera, struttura di accoglienza a cui di solito mi appoggiavo chiusa, baby sitter (tutte e due) impegnate a lezione, amici vari al lavoro...e metre mi facevo prendere dal panico mi sono resa conto che stavo facendo le telefonate per cercare una soluzione, sempre più concitate, davanti a mio figlio. Incrocio il suo sguardo tristissimo.... Mentre stavo per farmi sommergere dai sensi di colpa (e dalle lacrime) è passata un'ambulanza con due operatrici, e mio figlio (8 anni all'epoca) mi ha detto: "vedi mamma? Anche quelle due signore vorrebbero stare con i figli, e invece sono al lavoro...come te."
    I nostri figli ci amano, e ci capiscono molto più di quanto noi immaginiamo. Lo sanno che non andiamo al lavoro per fuggire da loro, ma perchè vogliamo bene a noi e a loro. Sono orgogliosi di noi, qualsiasi scelta facciamo, purchè noi abbiamo rispetto di noi stesse. Tutte le stronzate che ci dicono gli altri, le dicono per dare aria alla bocca.

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  9. eh però Kla, tu hai vissuto questa esperienza e l'hai vissuta evidentemente bene, lo capisco se non hai sensi di colpa. Ma io, e moltissimi altri figli di "casalinghe" abbiamo vissuto esperienze opposte e ne siamo stati -ugualmente- felicissimi, per questo, a non poter dare la stessa cosa ai nostri figli, ci sentiamo in colpa. Io mi sento in colpa eccome.Ho ricordi meravigliosi delle mie estati selvagge, che non erano per nulla attaccate a mammà, tutt'altro, e per me l'estate è quello, è tempo, è uscire senza meta, sono libri letti per ore nella mia stanza, sono le intere giornate al lago a far nulla, sono tre mesi eterni, anche troppo!, e fare i conti dei giorni che mancano alla scuola, perchè quella è stata la mia vita. Vedere mio figlio partire con lo zainetto alle 8 di mattina per rientrare alle 18 mi stringe il cuore, certo! Mi stringe il cuore sentirlo dire "ma alla fine ho solo 3 settimane di vacanza?". Ancora di più mi uccide vederlo partire triste, perché è agitato a dover andare in un ambiente nuovo, con bambini che non conosce, educatrici che non conosce. Poi dopo il primo giorno passa, va sereno, ma io non lo sono per nulla. Mi sento in colpa, sì, e vorrei tanto far vivere a lui quello che ho vissuto io. Ma non posso.

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    Risposte
    1. Ma appunto!
      Appurato che i figli di donne che hanno sempre lavorato sono cresciuti sereni uguale, perché torturarsi?
      Questo dico!

      Sembra si voglia sentirsi dire: che vita di merda i figli di chi lavora, deprimiamoci!

      È come farsi dire come crescere i figli da chi non ne ha o farsi raccontare come si fa la pizza da chi non ha mai cucinato.
      Facciamolo se vogliamo.
      Io preferisco sentirmi raccontare esperienze da chi le ha fatte e se sono positive, tirare un sospiro di sollievo.
      K

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  10. non lo so, forse perchè un genitore tende a voler replicare il bello che ha vissuto e a cambiare quello che invece gli è sembrato sbagliato, e quando il meccanismo si inceppa va in crisi... chissà!

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