Topi di campagna, pro e contro. Ma quando la libertà è troppa?

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Sono nata e cresciuta in un piccolo paese.
Paesaggio verde, aria pulita, montagne e lago a pochi minuti.
Fantastico! Infatti, da che ho memoria,  ho sempre desiderato scappare. Io sognavo le metropoli, le metropolitane, i musei e le biblioteche..

Me ne sono andata appena ho potuto, e dai 19 ai 32 anni ho vissuto in città, più o meno grandi (Verona, Bordeaux, Bruxelles, Trento).

Ma quando, incinta, è stato il momento di comprare casa, ho scelto, di nuovo, un paesino. Ancora più piccolo di quello in cui sono nata, ancora più sperduto. Sempre con le montagne a due passi, e il lago a 3 minuti. Che cosa curiosa.

 

Chissà, forse il ricordo della bella infanzia che ho avuto, anche se sognavo Parigi o Roma, mi ha portato a replicare per loro il “nido” che ho avuto io.
In fondo i nidi son nati per starsene protetti e poi volarsene via, no?

La mia idea è quella di tornare in città quando i miei figli saranno cresciuti, e andranno alle superiori.
Ma per la loro infanzia ho fortemente voluto la libertà e spensieratezza che è consentita qui, in mezzo alla natura.

Come è ovvio, ci sono lati positivi e lati negativi.
Non ritrovo nulla di quello che sento da mamme “cittadine”, nel bene e nel male..
Siamo fuori dal mondo, serve la macchina anche solo per prendere un giornale.
Per certe cose, mi sembra di vivere indietro di quei 30/40 anni: la vita, qui, è esattamente la stessa della mia infanzia, non vedo nessuna differenza.
La gente parla solo dialetto e se rispondi in italiano passi pure per snob. Le (poche) auto sono dell’82, intervallate da quale SUV. Ma sono più numerose le Apecar, quelle sono di ogni foggia, colore e modello.

Nella piccola scuola che frequentano i miei figli non esiste bullismo, le liti ed eventuali prepotenze si risolvono ancora alla vecchia maniera, una visita o telefonata ai genitori, scuse reciproche e amici come prima (e “tentato bullo” in castigo per secoli).
Nessuno si sogna di criticare la maestra per una nota.
Una volta mi son sentita suonare il citofono, era un papà che si scusava per un morso all’asilo.


La chat di whatsapp? Si riduce a 2 messaggi il venerdì “mio figlio ha dimenticato il diario” “ecco i compiti”. Stop.
Tutti gli aneddoti delle chat di genitori per me restano leggenda.

I bimbi finiscono alle 3 e mezza, sia alla materna che al nido, e fuori ci sono mamme e pochi nonni. Non esistono baby sitter.
Dopo scuola vanno al parco giochi e non ho mai sentito di litigi o battibecchi, nè di episodi di maleducazione.
L’altro lato della medaglia è la chiusura: tendenzialmente qui tutti si conoscono dall’asilo e non c’è alcuna integrazione con chi viene da fuori (sono felicissima del mio lavoro, almeno mi evito lunghe, silenziose e imbarazzanti ore al parchetto).
La scuola non è eccelsa, nè ottima, nè pessima.

Le opportunità per le famiglie però devo dire che sono molte.
Solo le colonie estive, per dire, erano un’infinità.
Noi abbiamo scelto vela e surf sul lago, poi c’era arrampicata, c’era una settimana per rifugi in montagna (dormendo fuori), l’asilo nel bosco, la fattoria a cavallo, oltre alle “classiche”, in inglese, musicale, prova lo sport ecc.

C’è anche da dire che se invece sei single e gggiovane, o ami arrampicare o puoi spararti un colpo.

Per farvi capire il “clima” anni 40, vi racconto  “l’evento del secolo”, che ha animato (e anima tutt’oggi)  mezzo paese.

C’è un lavatoio, di fronte a casa mia, a volte con l’acqua a volte no, ma mai e poi mai, per ovvie ragioni, ci sono stati pesci.

Una sera vedo una particolare animazione lì intorno.
Mirtillo va a vedere, torna e subito riparte con due retini da pesca.
Il Padre allora va a vedere pure lui e non torna, il vicino passa e si ferma.
Alla fine vado anch’io e tutti eccitati mi raccontano che son comparsi dei pesci nella fontana.
Da dove siano arrivati non è dato sapere, ma ancora i bimbi son là a nutrirli, creare ripari e dighe, pescarli per spostarli da una vasca all’altra.

Vedere quel lavatoio circondato di bambini, a cui accorrevano anche vecchietti ed adulti per ammirare l’evento, mi ha divertita e anche un po’ commossa: è così magnificamente retrò, non trovate?

Mirtillo, che ha fatto la seconda elementare, da metà anno ha iniziato ad andare a scuola da solo.


La scuola è a 3 minuti a piedi da casa, ci conosciamo tutti, e uno sconosciuto difficilmente passerebbe inosservato.
Mi spaventano di più le auto: qui di norma passa un’auto all’ora, ma la mattina moltissimi portano i bimbi in auto e le strade sono strette. Ma se ho scelto di vivere qui per la libertà, sarebbe assurdo doverlo accompagnare no?

Lui è davvero autonomo, ed è bellissimo vederlo crescere così. Ed è pure una pacchia, lo ammetto.


Lo trovo già vestito e lavato quando mi sveglio, mentre sta preparando la colazione per tutti.
Adora essere in anticipo, per chiacchierare con gli amici nel piazzale.
Lo vedo partire di corsa con il suo zaino e le mie parole “stai attento alle macchine!” si perdono nel giro scale. Lui è già lontano.

Il pomeriggio prende la sua bici, recupera qualche amico e sparisce per un paio d’ore.
Se resta a casa viene qualcuno a chiamarlo dal piazzale, pallone sotto il braccio e via, spesso portandosi dietro Tondino.

Qualche volta sono andata a spiarli: li trovo a costruire capanne, a cercare strade nascoste, case abbandonate.

A volte mi chiedo se siano troppo liberi, se io sia un po’ incosciente, ma in fondo è quello che volevo, un’infanzia selvaggia, come l’ho avuta io. Altre volte mi chiedo se gli sto togliendo opportunità e stimoli. Ma questa è la nostra realtà per il momento, e chi vivrà vedrà.

E voi, siete o siete stati topi di campagna o topi di città? E’ quello che sognavate da bambine?

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25 Comments

  • Io penso che i tuoi figli abbiano l'infanzia che ogni bambino sogna… Davvero.
    La natura di per se è piena di stimoli tanto che i più grandi pedagogisti la consideravano fondamentale per l'educazione del fanciullo!
    Io come te amo la città, ma ben presto tornerò nella mia odiata Brianza dove non c'è né la libertà che traspare dal tuo post né la cultura e le opportunità della città… E anche io mi chiedo come crescerà mia figlia.

  • A parer mio hai fatto la scelta migliore… Fosse per me vivrei in modo ancora più sperduto. Io sono cresciuta più o meno come Mirtillo, soprattutto quando andavamo nella casa in montagna… Dalle elementari in poi sparivamo per ore nei boschi e ci presentavamo a pranzo e a cena. Mio marito non sopporta i luoghi isolati quindi viviamo fuori (a 1 km) paese, una frazione di Impruneta, siamo a 8 km dal ponte vecchio ma quando usciamo vediamo boschi e colline, la mattina troviamo i caprioli davanti alla macchina e se vai a buttare la spazzatura facile incontri un cinghiale. Per qualunque cosa dobbiamo usare la macchina ma è un ottimo compromesso, in città morirei! Voglio che Sole cresca in mezzo alla natura, ruspante e con le ginocchia sbucciate… Per rimbambirsi davanti a un tablet ha tutto il tempo! :)))

  • Quando e' nata mia figlia, 4 anni fa, ci siamo trasferiti da Barcelona ad un paesino a 40 km dalla citta', situato nel parco naturale del Montseny. E' stata una scelta fantástica, perché viviamo circondati dalla natura, boschi, prati, fiume..ogni mattina ci da il buongiorno il Montseny, aria fresca, pura, di notte mangiamo in terrazza e ci fa compagnia il cielo stellato. Anche qui tante cose per bambini, scuola ce n'e' una e buona. Mía figlia a scuola ci andava in bici, al ritorno ogni giorno si fermava nel prato davanti casa per raccogliere i fiori…, vedi il susseguirsi delle stagioni ed e' bellissimo. Barcelona ce l'abbiamo a 30 minuti di macchina, 50 con i mezzi.. oltretutto qui, con quello che pagavo in affitto a Barcelona mi potevo permettere una bella casa con piscina e giardino condominiale..soddisfatti insomma! Ma tutto ha una fine perché domani faremo il trasloco e ci trasferiamo per lavoro a Madrid. Un piccolo cambio, dal paese alla citta'..ma sono sicura che anche li' troveremo tanti motivi per stare bene! Sono cose diverse e non equiparabili. A me piace tanto anche la citta', anche se i ritmi sono piu' frenétici, certo, ancora non so cosa vuol dire vivere con bambini in citta'..se penso che da settembre andremo a scuola in metro o in autobús dato che sara' un po' lontana da dove andremo a vivere. Pero' ho poco da lamentarmi, Madrid e' bellissima come citta', molto viva e sara' tutto da scoprire! Mi mancheranno i paesaggi, la vista da casa, il canto degli uccellini ma non e' detto che torneremo a essere topi di campagna nella sierra madrileña!
    Che bello il trentino!
    Martina

  • Non è sempre facile vivere fuorid alla città.
    A volte mi chiedo se abbiamo fatto la scelta giusta, se un contesto più ampio sarebbe stato migliore, se uscire di casa e sbattere contro la cupola del duomo (a potersi permettere di stare di fronte alla cupola) non garantirebbe più stimoli.
    Però, ecco, mi piace che si inzaccherino in pozze che non sono avvallamenti di un marciapiedi, ma crateri nei campi, che non giochino in parchetti recintati che alle 20,00 chiudono, sono contenta di sapere che chiunque (e intendo davvero chiunque) si senta in diritto di riprenderli bonariamente se si comportano come non dovrebbero, sopporto più volentieri il richiamo notturno di un bambino svegliato dal solito capriolo – maledetto- che abbaia nella vigna piuttosto che quello destato dalle sirene o dai tiratardi. Mi fa piacere pensare che si creeranno una "compagnia" con cui prenderanno l'autobus al mattino presto, ripetendo lezioni, sognando fughe, lamentandosi dei genitori che li hanno purati a pochi chilometri dalla città, ma fuori.
    Non è che gli amici che vivono in città, del resto, facciano vite così meravigliose o stimolanti. Le opportunità sono più o meno quelle e se c'è altro, ci vuole comuqnue qualcuno disposto a scarrozzarli

  • Non è selvaggia questa infanzia, è bellissima secondo me.
    Anche noi siamo topi di campagna ma il nostro paesino è una metropoli in confronto al vostro 🙂 Non avendo la scuola sotto casa la prima vera autonomia qui è arrivata a fine terza elementare quando il grande andava e tornava in bici dall'oratorio estivo, che è nel paese accanto ad un paio di km. E la caccia alle rane e l'arrampicarsi sugli alberi battono in entusiasmo i videogiochi anche nel 2016. Che bellezza 🙂

    • a dire il vero molto amici stanno in casa con i videogiochi eh! Loro no, forse solo perchè non sanno nemmeno cosa sono ancora!
      O forse sono come il padre, che non ci ha mai giocato in vita sua…

  • Oddio Morna al pensiero del bambino che va a scuola da solo mi si inumidiscono gli occhi per la commozione e non vedo l'ora che possa farlo anche mio figlio. Per lui deve essere una cosa meravigliosa!
    Noi abbiamo fatto una scelta simile, anche se il contesto è un pò diverso, in piena pianura Padana, Emilia, abbiamo deciso di abitare in campagna ma la città è veramente vicina. E non tornerei sui miei passi, stiamo troppo bene fuori dal caos.
    Però la chat di uozzapp delle mamme è super attiva…!

  • Noi invece viviamo in città però non vediamo l'ora che sia il venerdì sera per fuggire in montagna dove le bimbe possono avere un assaggio di selvaggia libertà! Non sarà tanto ma per noi è il giusto compromesso tra il bisogno di pace e tranquillità dello stare fuori città e le comodità in più che offre la città!
    Giulia

  • Anche mio figlio selvaggio e libero in un piccolo paese al mare però !anch'io da piccola sparivo con gli amici e le mamme non facevano altro che tirare un'urlo e noi rispondevamo!io sono felice che abbia la possibilità di crescere così! Complimenti post bellissimo!

  • Anche mio figlio selvaggio e libero in un piccolo paese al mare però !anch'io da piccola sparivo con gli amici e le mamme non facevano altro che tirare un'urlo e noi rispondevamo!io sono felice che abbia la possibilità di crescere così! Complimenti post bellissimo!

  • noi viviamo in citta'. piena città. anche se non vediamo le guglie del duomo per ovvie ragione di costi. e io, nata cittadina, non farei scelte diverse. non potrei pensare di prendere la macchina per comprare il pane o portare i bambini a scuola. anche se poi per spostarsi da una parte all'altra della città l'auto è necessaria. i bambini vivono le opportunità della città e anche i grandi handicap tipo lo smog. mentre i momenti più selvaggi sono nei week end dove in un piccolo paesino montano hanno sperimentato le prime autonomie o in estate dove al lago si sa a che ora escono ma non a che ora tornano. unico grosso neo è che capita che non sappiano inventarsi giochi e chiedano insistentemente tablet e videogiochi che per regola però in quelle occasioni sono vietati

  • Nata in città, con regole e orari cittadini, poi arrivava l'estate e ci sparavamo 3 mesi di vacanza dai nonni in mezzo ai monti.
    Ne parlavo qualche sera fa con mio marito che io, col culone che mi ritrovo ora, da piccola ero un'arrampicatRice di alberi fenomenale. Mio nonno aveva tanti ettari di terra e noi eravamo libere di pascolarci, l'unico limite era di non pestare i tulipani! 10 zii con la media di 3 figli a testa, eravamo un gruppo di cugini "ingombrante".
    Per questioni di lavoro, il massimo che siamo riusciti a fare noi per nostra figlia è uscire dalla città e trasferirsi in un paesello in collina, la differenza è l'aria pulita e i fine settimana di relax assoluto senza ansie da orari. Tanto verde e tanti animali.. lei è ancora piccola, vedremo se sarò in grado di lasciarla libera come lo eravamo noi da piccole.

  • ti invidio! anche io ho avuto un'infanzia da topo " di bosco", e da adulta sono andata in città! ma purtroppo non sono più ripartita, anche con l'arrivo dei bimbi, che porto al parco il più possibile, per carità, ma che non vivono quella libertà di cui parli …

  • Io campagnola DOC, mio marito cittadino puro. Viviamo nel mio paesino natale. A lui è servito un po'di tempo ad abituarsi ma ora è ben felice della scelta. A parti inversa, non penso mi sarei mai abituata alla città. Poi, certo, tutto si fa, ma ogni volta che andiamo a trovare i suoceri in città e trovarmi circondata da palazzoni, mi manca l'aria. Son contadina insidie!

  • Abito in città, m in un quartiere talmente tranquillo , formato paese, dove ci si conosce tutti, che i miei figli hanno iniziato ad andare a s uola da soli in seconda elementare, poi erano in tanti, fratelli piccoli e fratelli grandi, tutti assieme e poi avevano i loro punti di riferimento, in caso di bisogno…il negoziante del panificio, il proprietario dell'edicola..
    E per me non gli stai togliendo né opportunità né stimoli, stai regalando loro la cosa più importante, l'autonomia, la libertà ,la sicurezza in se stessi.
    Emanuela

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