venerdì 25 novembre 2016

Bilinguismo: i bambini e le lingue straniere

Molte volte mi viene posta la fatidica domanda: quante lingue parlano le tue figlie? Tre.
Parlare tre lingue a 4 o 6 anni non significa essere bambini straordinari, significa semplicemente essere bambini che hanno dovuto adattarsi a questa realtà, fatta di più lingue, e come bambini si sono adattati senza (o quasi) problemi. Le mie figlie non sono dei geni, non sono più avanti, parlano semplicemente tre lingue, e chi non le parla non è assolutamente in ritardo, anzi: è logica!

Detto questo, che mi sembra doveroso, vedo sempre più interesse tra i genitori riguardo alle lingue straniere, in particolare, se non ci sono motivi di bilinguismo alla nascita, nei confronti dell'inglese. E spesso mi viene chiesto come hanno fatto ad imparare le altre lingue le mie figlie per trovare spunti. Se anche voi siete tra quelle mamme che vorrebbero che i propri figli iniziassero a masticare un po' di inglese (o un'altra lingua!) già dalla tenera età, continuate a leggere. C'è la mia esperienza ma anche la parola dell'esperta!

I bambini e le lingue straniere


Il bilinguismo: la situazione delle mie figlie è l'ideale perché sono nate e cresciute in un paese straniero, la Francia, da genitori italiani. Questo significa che fin dal primo attimo di vita sono state sottoposte ad italiano e francese nella stessa identica misura. Hanno iniziato a parlare, coi loro tempi, nelle due lingue, e hanno sempre saputo con chi parlare italiano e con chi francese. I mescoloni ci sono sempre, ma sono buffi :)


Diversa è la situazione di bambino nato da due genitori di lingua diversa e residente nel paese di uno dei due: per esempio se una di voi è sposata con uno straniero e vive in Italia o nel paese di lui. In questo caso, una delle lingue è per forza minoritaria, perché anche se parlata in casa non sarà mai la lingua "naturale" della famiglia. Cosa dice l'esperta:

"I bambini sono perfettamente in grado di gestire fin da subito più sistemi linguistici. Inizialmente un bambino che si trova ad avere multipli stimoli linguistici si formerà un unico sistema lessicale composto da parole di entrambe le lingue. Ovvero il bambino capisce due lingue ma ne “usa” una sola che non è né una né l’altra lingua ma è come fosse un insieme speciale formato da vocaboli nelle due lingue che ascolta attorno a lui. Solo in una fase successiva, i sistemi delle due lingue iniziano a separarsi e prendere un loro “posto” specifico: ecco che il bambino inizia a creare equivalenti ovvero userà i due sinonimi nelle due lingue per esprimere lo stesso concetto.
Associare una lingua a una persona specifica, anche in famiglia, è una strategia che il bambino adotta per stabilire un certo ordine nei due sistemi linguistici.
Lo studio della prof. Taeschner ha rilevato che i bambini bilingue prediligono l’acquisizione di parole nuove esattamente come i monolingue e non hanno quindi più lessico o meno lessico ma che, anzi, siano perfettamente in grado di acquisire contemporaneamente più lessici senza incidere o differenziarsi troppo dallo sviluppo riscontrato nel bambino monolingue.
Già questo basterebbe a spazzare via tutti i pregiudizi che costantemente ci troviamo ad affrontare quando cerchiamo di far capire ai genitori che si avvicinano ai nostri corsi di lingue che non è una “fatica” o un danno per il bambino trovarsi a contatto con differenti suoni e vocaboli e che anzi, comporta numerosi vantaggi che vanno al di là della mera acquisizione linguistica ma che investono il campo cognitivo. I bambini bilingue hanno una comprensione più profonda del funzionamento del linguaggio, sono più sensibili verso i suoni e capaci di una maggiore concentrazione e capacità selettiva, eliminando gli stimoli poco importanti della situazione che si trovano a vivere o del problema che si trovano a dover risolvere."

I bambini più grandi: prima si inizia, meglio è, questo è sicuro. Ma le mie figlie sono arrivate a Panama a 3 e 5 anni senza parlare, ovviamente, una parola di spagnolo. A undici mesi di distanza, Penelope lo parla molto bene, Priscilla mescola ancora molto ma capisce tutto e si fa capire molto bene. La differenza tra le due è dovuta al temperamento: Penelope è espansiva, curiosa, sempre pronta a sfidare se stessa per fare meglio; Priscilla in gruppo è più timida, tende a volersi nascondere e non le interessa fare bene. Frequentano la scuola francese ma molte persone sono ispanofoniche, oltre alla nostra cara Rocio con cui parlano molto. Perciò l'esposizione alla lingua è abbastanza importante. I bambini più grandi, per esempio quelli che alle elementari non hanno l'assistente ispanofona come alla materna, e magari non hanno aiuti domestici madre lingua, dopo uno o due anni dicono tre parole in croce. L'età fa la differenza, giusto?

"Come dimostrano le recenti ricerche sul funzionamento del nostro cervello, quando si tratta di apprendere una nuova lingua, prima si inizia e meglio è. Abbiamo una finestra di tempo per l’apprendimento ottimale della pronuncia di una nuova lingua che va dalla nascita agli 8 anni circa. Questo periodo è un momento d’ora, assolutamente da sfruttare per imparare una lingua, anche se molto diversa dalla nostra: tutto risulterà più facile e porterà a risultati eccellenti.
Passato questo momento non significa che non si possa arrivare a dei buoni risultati, significa semplicemente che non si parla più di bilinguismo e si perderà quell’automatismo che invece avremmo acquisito iniziando fin da subito ad esporre i nostri figli ad una seconda lingua."

Partire da zero: se siete entrambi italiani e vostro figlio è nato in Italia, non demordete, un modo per esporlo all'apprendimento delle lingue straniere c'è.

"Con un programma come quello che seguiamo noi, Hocus&Lotus, non diventano bilingue solo i bambini nati e cresciuti in famiglie multilingue ma è un’ottima occasione proprio per le famiglie che non parlano una seconda lingua. Non occorre avere una particolare proficiency per divertirsi assieme al proprio figlio con Hocus&Lotus perché le strategie comunicative del Format Narrativo e l’utilizzo dei materiali didattici creati appositamente sono un aiuto concreto immediato. Da subito saranno i bambini stessi a coinvolgere le persone per loro significative nella loro avventura di apprendimento di una nuova lingua.
È proprio questo un punto cardine del nostro metodo: emozionare, condividere, far crescere l’amore per la nuova lingua così che il bimbo sia portato a renderla veicolare nella sua quotidianità e a coinvolgere chi gli sta attorno senza paura di esprimersi!
La figura chiave è la Magic Teacher, un’insegnante formata e specializzata in Glottodidattica Infantile, con competenze non solo pedagogiche ma soprattutto comunicative.
Hocus&Lotus garantisce una Rete di Eccellenza formata dalle Magic Teacher e dalle scuole di tutta Italia che hanno fatto del metodo il riferimento delle proprie realtà scolastiche per l’apprendimento delle lingue."

Questo non è un post sponsorizzato, ma una ricerca per tutti quei genitori che sono interessati ad approcciarsi ad una nuova lingua per i propri figli. Sicuramente ci sono diversi metodi e programmi, ma noi conosciamo Samantha :) che mi ha aiutata nella stesura di questo post. Per questo vi lasciamo i recapiti, qualora foste interessate:
www.hocus-lotus.edu
Per la zona di Bologna e provincia, c'è Language Factory - Piccoli Poliglotti Crescono: se avete piacere di seguire il progetto: www.piccolipoliglotti.it
Facebook: @LanguageFactory.ppc
Twitter: @LanguageFBO
Instagram: LanguageFactory

2 commenti:

  1. Grazie mille per l'informazione! Noi ci siamo affidati ai consigli di Letizia Quaranta e già da qualche mese stiamo divertendoci con giochetti e canzoncine per esporre i nostri bimbi alla lingua inglese almeno un'oretta al giorno.

    Ora vado a vedere Hocus e Lotus!
    Come sempre siete fonte d'ispirazione

    Priscilla di www.datemiunam.it

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    Risposte
    1. Bravi! Ci vuole costanza ma è un investimento per il loro futuro :)

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