venerdì 16 dicembre 2016

Godersi il tempo anche quando non si ha tempo: come si fa?

E’ stata una settimana  strana e difficile.
E’ iniziata male, con una notizia che mi ha francamente sconvolto.
Lunedì mattina, aprendo facebook, ho infatti saputo che una giovane donna se n’è andata. Una donna in gamba, forte e coraggiosa. Una mamma.
Ma il coraggio e la forza purtroppo non sono stati sufficienti, lei non c’è più e due bambini non hanno più la loro mamma.
Non la conoscevo personalmente, anche se abbiamo scritto di lei, ma non mi aspettavo questo epilogo.
Lo so che non siamo eterni, lo so che la vita è imprevedibile, ma leggere di lei, della sua lotta, del dolore del marito, leggere  nei commenti quante persone hanno vissuto lo stesso dramma, mi ha destabilizzato.

Tutto questo nel mezzo di un periodo di lavoro folle, di casini, di litigate, di discussioni, in cui arrivo casa distrutta e di malumore, senza nemmeno la forza di godere delle poche ore in famiglia.

Del libro di Wondy, mi avevano colpito tante cose. Ma una in particolare.
Scriveva che molti, quando scoprono di avere una malattia così grave, cambiano  completamente la loro vita, consapevoli che il tempo a disposizione potrebbe essere poco. Tempo fa avevo letto l’intervista ad un sopravvissuto del Bataclan: diceva che mentre era lì, per terra, certo di morire, rifletteva sulla sua vita e no, non era la vita che avrebbe voluto vivere. Quindi, quando ne è uscito vivo,  ha mollato un lavoro redditizio ma stressante per girare il mondo.

Wondy no, lei diceva che la sua vita era esattamente come la voleva, e non aveva nulla da cambiare.

Credo siano pochissime le persone che possano dire la stessa cosa.

Quasi tutti siamo scontenti di qualcosa, chi del lavoro, chi dell’amore, chi dei soldi.

Ho letto il libro nel 2014 e lì per lì pensavo che io avrei cambiato quasi tutto: il lavoro e la città dove vivo, in primis. 

Ne ho fatta di strada da allora, ed ho capito finalmente di essere fortunata.
In fondo, non cambierei quasi nulla.

Dove vivo, alla fine, va benissimo. Con la vita che facciamo potrei essere anche a New York e non cambierebbe poi molto.
Quello che conta sono le persone, e di quelle non cambierei niente: ho un marito che amo e che mi ama, i miei bambini, le mie amicizie, poche ma buone, la mia famiglia imperfetta ma fortunatamente in salute.
Il lavoro è un casino, ma è quello che mi sono scelta, per cui ho studiato tanto.
Ho persino questo posto speciale  dove scrivere, con persone che leggono, e che mi sono state sempre tanto di supporto.

Che cosa cambierei?
Solo una cosa: vorrei più tempo libero.

Il mio  lavoro è altalenante, ci sono periodi più incasinati ed altri meno, ed essendo autonoma posso concedermi il lusso di prendermi una giornata ogni tanto, senza dover rendere conto a nessuno.
Ma ci sono i periodi deliranti, come questo, e guarda caso sono i periodi in cui vado in crisi.

Quando andare ad un saggio diventa un problema e non una gioia, quando ci sono le feste di natale a scuola alle 10 di mattina e non so proprio come fare, e c’è il concerto di natale all’ospizio, e lo spettacolo a teatro, e il saggio di chitarra, i vestiti bianchi da prendere per il concerto, quello rosso per lo spettacolo, e il berretto per la recita, e i bottoni per i lavoretti a scuola, i colloqui da fissare e la logopedista da chiamare, la doccia che perde da 8 anni, il medico di base che ha mollato tutto per godersi la vita e in 4 mesi  noi non abbiamo avuto il tempo di prenderne un altro, la gara di karate a cui iscriversi, e mamma non hai firmato la verifica, mamma non hai preso il quaderno con i margini, mamma la maestra dice che io sono l’unico senza libro foderato, tesoro, dì alla maestra che la tua mamma non ce la fa, che abbia pazienza.

Quando arrivi a casa e ti accorgi che non hai la più pallida idea di cosa mettere in tavola e il frigo vuoto (e no, non c’è nemmeno la rosticceria sotto casa, qui).
Non ho avuto tempo neanche di comprare i regali di Natale.

Ogni sera penso con angoscia a tutto quello che ancora devo fare e non vedo uno spiraglio di pace per molti giorni ancora.

Ieri, tra un appuntamento e l’altro, dopo essere pure riuscita a farmi tamponare, mi sono concessa un caffè al bar. Ci lavora una mamma che conosco, con cui non parlo quasi mai.
Ieri invece mi chiede come va, io le dico che il piccolo è capriccioso, lei dice che anche la sua e bla bla,  solite chiacchiere tra semi-sconosciute.
Poi aggiunge: “il problema è che noi mamme non abbiamo tempo. Quindi anche un capriccio sul vestito da mettere ci rende isteriche e nervose. E non abbiamo tempo neanche quando abbiamo tempo: abbiamo sempre qualcosa a cui pensare, da organizzare, da sistemare”.

L’ho guardata con riconoscenza, io e lei così diverse, ma sulla stessa barca, come voi, come tutte.

Ma questi giorni che si sovrappongono l’uno all'altro, il Natale che arriva quando ieri abbiamo festeggiato i compleanni -ed era agosto-, i pantaloni che si accorciano senza che mi renda conto, le scarpine che diventano piccole e i problemi che diventano grandi… è tutto troppo, troppo veloce.

Come si fa a fermare il tempo? Ad assaporarlo, almeno?

Noi, che abbiamo la fortuna di viverlo, che abbiamo la fortuna di vivere queste feste, di essere in salute, perché dobbiamo lasciarcelo sfuggire tra le mani?

Sono grata di quello che ho, sono consapevole che rivedere i miei figli stasera è una fortuna, davvero.

Ma non mi basta vederli, io voglio viverli.

8 commenti:

  1. E' vero, il tempo è sempre poco, ma è quello che abbiamo e abbiamo il dovere di essere felici (ma proprio F E L I C I per questo.
    Il discorso mi tocca nel profondo, perchè anch'io conosco una mamma forte e coraggiosa... ma che nonostante tutta la sua forza ed il suo coraggio ci sta lasciando. E i miei pensieri vanno a lei, a suo marito, ai suoi figli e poi spaziano e spaziano fino a raggiungere posti nascosti e reconditi.
    Quando "torno" da questo viaggio nei pensieri, penso che devo essere felice di quello che ho, di TUTTO quello che ho: delle notti nel lettone, del casino in casa, dei capricci la mattina quando noi abbiamo fretta, della montagna di panni da lavare, della (Santa) pizza a domicilio. Ti giuro che ho cambiato persino il modo di arrabbiarmi in questi ultimi tempi. Non è che non mi arrabbio o che non urlo, siamo umane in fondo, ma lo faccio diversamente...Cerco di capire di più chi mi sta attorno (che siano marito, figli, colleghi, la signora che ieri al supermercato mi è passata davanti alla cassa)
    Sento il dovere di essere contenta di qualsiasi cosa, semplicemente perchè sono qui
    Grazie per questa riflessione e scusatemi per questo sfogo.... ho un macigno sul cuore

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    1. cara, ti capisco. Quando una mamma lascia i suoi bambini è una ferita enorme per tutti, paradossalmente anche per perfetti sconosciuti come me.

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  2. Compio gli anni oggi e come regalo vorrei solo....silenzio e nessun pensiero.
    Vorrei non alzarmi la mattina del mio compleanno e sentire l'undicenne che discute con il mio nuovo compagno.
    Vorrei alzarmi l mattina del mio compleanno senza map di gola io e senza febbre e mal di gola l'undicenne.
    Vorrei che la logopedista del SSN richiamasse x fissarmi quel benedetto appuntamento.
    Vorrei che il mio compagno capisse che il giorno del mio compleanno non ho voglia di polemiche e discussioni.
    Vorrei che il mio amore di sei anni fosse in grado di lavarsi i lunghi capelli da sola ed asciugrseli pure che oggi anche questo mi sembra inaffrontabile.
    Vorrei solo tornare a letto e ascoltare il silenzio. Perché sono davvero stanca. Mentalmente stanca.

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    1. ti capisco, davvero. Buon compleanno, che ti porti un po' del silenzio di cui hai bisogno!

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  3. Morna, come scrivi bene! Come riesci a rendere gli stati d'animo che viviamo in tante e lo sconforto che ci provocano i piccoli problemi quotidiani (il quaderno non foderato di tuo figlio è il grembiulino dell'asilo macchiato del mio...). Anche io ho dei periodi in cui sento di non riuscire a star dietro a tutto, poi ci sono fasi più serene in cui mi sento pervasa da una bella sensazione di pienezza simile alla felicità... Hi una famiglia numerosa, un lavoro part time... Una vita ricca!

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  4. Triste per questi bimbi e per questa mamma che li ha lasciati suo malgrado. In questo periodo io sono sempre un po' malinconica perché vorrei una famiglia unita ma allo stesso tempo so di essere fortunata perché ho un marito che amo e che mi ama così come scrivi tu, due figli meravigliosi e in salute e questo è ciò che conta.

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    1. Aggiungo che sapere di non essere l'unica in tutto ciò che hai scritto mi consola parecchio, in fondo siamo tutte sulla stessa barca!

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