venerdì 29 gennaio 2016

La vita vince sempre

Era una mattina di luglio del 1998.

Avevo 21 anni e le mie sorelle 19 e 11.
Ero in pigiama e studiavo.
Preparavo l'esame di diritto internazionale che avrei avuto a giorni.

Squillo' il telefono, risposi io.



Era la voce, rotta dal pianto, di mia madre: mio padre aveva avuto un infarto.

Ricordo quel momento come la fine esatta della mia spensieratezza.

Poche settimane dopo mia madre scoprì di avere un cancro al seno.

E così la mia spensieratezza finì del tutto, lì, persa tra il reparto di cardiologia e quello di oncologia e il pensiero delle mie 2 sorelle più piccole.

Mia madre venne operata, seguirono mesi di radioterapia e di chemioterapia.

Vi risparmio cosa questo abbia significato.

Oggi è qui e sta bene.

Mio padre invece non c'è più, ci ha lasciato quasi 2 anni fa.

Negli anni ha avuto altri infarti ed è stato ricoverato tante e tante volte, alcune più dolorose e dure di altre, è stato intubato, operato, aperto, richiuso, riaperto, richiuso e ancora e ancora.

Ha vissuto giorni felici e giorni orribili, ma ha lavorato ancora finché ce l'ha fatta, ha viaggiato tanto e in capo al mondo, ci ha viste crescere e diventare donne, ha conosciuto i nostri compagni di vita, mi ha accompagnato all'altare e ha accolto mio figlio quando è arrivato, nel 2009.

Poi, nell'aprile di quasi 2 anni fa ci ha lasciato.

Era nato il 3 agosto.

La perdita di una persona che ami è un dolore che strazia, pensi che ti ucciderà, che non potrai superarla mai, fino a che la morsa che ti attanaglia, pouf!, ad un certo punto si allenta, e la vita prende il sopravvento.

Dicono ci voglia un anno almeno per superare un lutto e per me è stato così:

la vita, poco più di un anno dopo, ha vinto.

Quando sono tornata in me, mi sono quasi subito chiesta perché diavolo non avessi dato un fratello o una sorella a mio figlio.

Lo avevo sempre voluto, o più o meno,  ma il momento giusto non era mai arrivato.

E perché la casa è piccola e dovremmo cambiarla prima di sfornare un altro figlio.
E perché negli ultimi 4 anni ho cambiato studio 3 volte, con relativi traslochi, cambi di mansioni, di incarichi, di colleghi, di capi...
E perché a volte lo vuoi tu, ma lui no, e poi lo vuole lui, ma tu in quel momento proprio no.
E perché ora proprio non puoi.

E così Leonardo fa 7 anni il prossimo mese e li compie da figlio unico.

E io ne ho 38 di anni.

E a 38 anni i figli non arrivano con la sola voglia di averne.

E forse non è neanche una buona idea avere un figlio a 38 anni.

E la differenza di età con Leonardo è tanta!

E poi mia nonna è gemella...e se ne faccio 2?!



Ma la vita vince sempre.



Ed eccola lì, la vita, di nuovo dentro di me.





È una.

È femmina.

E la DPP è il 3 agosto.

giovedì 28 gennaio 2016

Non cambierò perché sono mamma



Ci ho pensato. Lo so che sarò impopolare ma no, non cambierò perché sono mamma.

Non diventerò un'acida incazzata per tutto, di quelle che sparlano dietro le altre mamme perché non hanno altri passatempi se non fare confronti per sentirsi migliori.

Non diventerò nemmeno una di quelle noiosissime donne che parlano solo di figli, di scuole dei figli, di bravura dei figli... ma una vita no?!

Non diventerò nemmeno nonna papera: cucino da quando non vivo più coi miei e sì, mi piace, ma di certo non cucino per la prole e cucinerei anche se loro, con la loro pasta in bianco, le carotine crude e la mela, non ci fossero.

Non mi lascerò andare perché tanto ormai sono madre. Perche una madre non può pensare a sé, non può avere delle ambizioni, non può essere carina e giovane e dinamica perché se no per forza c'è qualcosa che non va.

E sapete che? Fanculo.

mercoledì 27 gennaio 2016

Il fascino della donna incinta

Ovvero, quante stronzate ci raccontano sul quanto saremmo belle da gravide e la triste realtà.

1)  la donna incinta emana serenità

Sì. 
Certo. 

Tra una puntata al bagno con la testa nel wc e l'altra.

Con l'ansia per i risultati del bitest, tritest, test del dnavillocentesi, amniocentesi...

sai che serenità?!

Con il pensiero di quando nascerà, e dove partorirò, e che farò col lavoro?

Con la sciatica...sai come emana serenità una donna incinta quando tira giù un porcone scendendo dall'auto?



2) la donna incinta ha dei capelli meravigliosi.

Già, questa è,  tendenzialmente, vera, eh!

Solo che poi partorisce.
E quei capelli meravigliosi li perde.

Poi allatta.
E resta pressoché calva.

Figo, eh!

3) la donna incinta è bella come non mai.

Quando? 

Quando vomita e tende al verde?

Quando non caca e siede sul wc in posizioni che dovrebbero stimolare l'uscita di quel che ha dentro?

Quando cammina come una papera?

Quando si muove sinuosa e agile come una balena o quando ha la sputacchiosi e scatarra come un vecchio con l'enfisema?

4) gli uomini adorano la donna incinta


No.
No.
No.
E poi no.

Gli uomini guardano un bel culo, delle belle tette, delle belle gambe.

E no,  la balenottera incinta no.

Tranne i pervertiti, ma magari anche no, eh...

Per carità,  il vostro uomo vi ama uguale e gli altri torneranno a guardarvi dopo, forse...

ma no, in quanto incinta non siete attraenti, non più della Sora Lella, almeno.


5) la donna incinta ha l'ormone impazzito


Sì, per il caldo, che ad alcune basta un cardiganino per girare in Val Badia a gennaio.

Anche per la quantità di lacrime versate ad ogni filmato di parto
ad ogni film commovente, 
ad ogni spot che tocchi un filino l'emotività, 
ad ogni video non dico toccante, ma quasi...

quando la donna gravida arriva a piangere con Disney Channel è alla frutta.

E per il sesso?

La leggenda vuole che la donna incinta abbia una incontenibile voglia di sesso.

Io da incinta ho sempre e solo avuto una incontenibile voglia di dormire.
A cui, peraltro, non sono stata capace mai di opporre resistenza addormentandomi in ogni dove.

Ma se mi dite che fate evoluzioni con quel pancione lì, oh, io vi credo, eh!

6) la donna incinta è sexy più che mai nella vita


Cioè, non eravate attraenti snelle e con 2 tette che sfidavano - vincendo - la forza di gravità.

Non eravate terribilmente sexy con la pancia piatta e un bel culo sui tacchi.

Non eravate sexy a 20 anni.

Non eravate nemmeno sexy con quell'armamentario di lingerie che Victoria Secret's lo avete inventato voi.

Siete sexy ora: 

con la mutanda premaman
la fascia reggipanza, 
il reggiseno allattamento - che è tanto comodo per quelle du' poppe gonfie e doloranti
con la ciabatta e il piede gonfio.

Con l'aerofagia e la stitichezza.

Guardate che è la pancia che ci cresce, non il cervello che ci si riduce, eh!

7) la donna incinta ha due tette da urlo


Vero, sì.

Ma fanno male, un male boia ad alcune.
Ma sono ipersensibili, per molte.
Ma tanto non ha voglia di mostrarle, non c'ha l'ormone, vedi punto precedente.

E vero fino a quando non cominciano a perdere latte.

Da quel momento sì che saranno da urlo: vostro, più che altrui.

Seguiranno mastiti, ingorghi, ragadi, coppette assorbilatte, reggiseni per allattamento.




Eeeeeehhhhhhhh, com'è affascinante la donna incinta!






martedì 26 gennaio 2016

Vita a Panama, episodio 1: festeggiamo un mese

Passeggiata lungomare avenida Balboa Panama City

Ormai abitiamo a Panama da oltre un mese. Era il 19 dicembre quando con i nostri... ehm... pochi bagagli abbiamo lasciato la fredda e grigia Parigi per sbarcare nella calda e soleggiata Panama City. Sembra ormai una vita fa... In questo mese, a parte il viaggio in Messico a Natale, ho avuto il tempo di scoprire un po' questo paese e le sue abitudini. Panama è un melting pot, come forse ne esistono pochi al mondo oggi: i panamensi si confondono con una miriade di nazionalità che stento a riconoscere. A parte l'italiano: quello posso riconoscerlo lontano un miglio.

Il nostro primo mese a Panama


Gli spostamenti

Chi mi segue lo sa: i miei spostamenti a Parigi avevano del comico. Tra i km a piedi nella neve per portare la piccola al nido, tra i mille gradini in metro, gli scioperi, i suicidi, gli attentati, i sorci verdi e mi nonna, adesso... HO UN'AUTO. Ebbene sì. Di quelle gigantesche col cambio automatico che lèvate. Posso pure mettermi i tacchi e fare la sciura. E soprattutto: c'è lo scuolabus. Grazie America per le tue invenzioni grandiose.
A Panama c'è anche la metro, ma ha tipo tre stazioni e non è per nulla comoda. Poi ci sono i metrobus, che quando capirò come funzionano magari li prenderò. Poi ci sono i diablos rojos che... Beh, metto una foto per farvi capire. Un tizio sta appeso alla porta e sventola un fazzoletto quando vede qualcuno sul ciglio, il mezzo si fionda verso il ciglio e tu, povero guidatore, o te fai schiaccià, o inchiodi. Ah, ci sono anche taxi. Ma meriterebbero un capitolo a parte.

Diablo Rojo, trasporto illegale ma economico di Panama City

Trasporti alternativi a Panama

venerdì 22 gennaio 2016

Le 5 cose che i papà non sanno proprio fare



Ok, se avete uno di quei compagni perfetti, che oltre ad essere bello come un dio (opzionale) sa cucinare, vi riempie di attenzioni, dedica lo stesso tempo che dedicate voi a casa e figli e guarda Masterchef con voi, allora levateve. Questo post non fa per voi.

Se invece rientrate nella categoria di donne normali con uomini normali, allora sedetevi, siete nel posto giusto.

Le 5 cose che non riusciranno mai ai papà 


1. Vestire i figli

Perché anche se lasciate tutti lì pronto e preciso, con indicazioni, schede tecniche, tutorial YouTube loro cosa faranno? Ma ovvio! Metteranno la maglietta 3 anni al grande di 7 (poco male se è c'è Elsa sopra). Logico, no?

giovedì 21 gennaio 2016

E' perché non lo educhi

E invece no, ti sbagli e non di poco!

La quantità di rimbrotti che sento e che leggo in ogni dove ai genitori sui comportamenti non allineati dei figli non si contano. 

E ci sta.

E sì, ci sta pure il fatto che il Paese non pulluli di bambini e adolescenti ipereducati, anzi!

Anche se, insomma, le orde di adolescenti ubriachi alle 3 del pomeriggio che piombano nelle località marine d'estate non sono esattamente italiani...ma, si sa, se lo straniero è biondo e con gli occhi azzurri noi si è tutti esterofili.

Però, cari miei, io mi oppongo alla semplificazione e alla faciloneria con cui - soprattutto chi non ha figli, ma anche chi ne ha e ne ha di quelli facili da ammaestrare - davanti ad un bambino che fa o dice qualcosa che non va, sentenzia: 

i genitori non lo educano.

mercoledì 20 gennaio 2016

Quando nasce una mamma



Una mamma nasce nel momento in cui decide che vuole diventare madre

Quel momento in cui esiste un prima ed esiste un dopo, un tempo giovane e un tempo maturo, quel tempo maturo in cui essere giovani si può, ma tutto prende un altro sapore.

Una mamma nasce al test positivo: ché poco importa se è per caso o tanto desiderato, la vita c'è, il prima ed il dopo. 

Una mamma nasce mentre si accarezza la pancia, un po' ridicola nel suo movimento così precoce eppure tanto naturale.

Nasce quando compra la prima tutina e si immagina suo figlio indossarla, appena nato: sarà grande, sarà piccola? E lui, come sarà? 
Nasce ancora quando nel sangue mette al mondo, espelle dal suo corpo esausto e impaurito e grato una parte di sé, la più importante, la più grande. 

martedì 19 gennaio 2016

Mitologia (tragica) della neo mamma

Avete presente tutte quelle belle frasi fatte, mielose e cuoriciose, che una si pensa chissà che e poi...

e poi è 'nna merda grossa come il mio deretano?

Ecco, quelle. 

Tipo:

1)   Vedrai, ti verrà tutto naturale...


Ma naturale de che?!

Ma mi vedi?!

Ma non so più infilarmi un paio di mutande per quanta lucidità mi è rimasta a 7 giorni dal parto!

Ma se non so da che parte si prende un neonato?

Non so come si cambia, di che ha bisogno...ma naturale de che?!

lunedì 18 gennaio 2016

Fenomenologia della mamma: la mamma chiacchierona



La mamma chiacchierona è quella che ha sempre una parola in più. 

Ma no! Mica coi figli! 

Con le altre mamme! 

Perché lei non può stare zitta. Lei deve parlare. E dire la sua, possibilmente contraddicendo un'altra mamma.

Gli dai il latte
(No, il cianuro). 
Lo allatto io. 
Eh stai attenta, perché poi si abitua (a mangiare?). Perché vedi se lo allatti a richiesta poi non te ne liberi più. 
No allatto ad orario. 
Mica avrai letto la GOGG? Sai una mia amica faceva così ma poi aveva la mastite allora ha iniziato bla bla bla. 

Arriverà a raccontarvi del neonato strozzatosi col capezzolo troppo grosso della madre, di cui conosceva il cugggino di secondo grado, che invece era allattato al biberon, però sai anche col biberon devi stare attenta, perché c'è quello anti reflusso ma poi magari ha le coliche e poi se non mangia abbastanza ti si sveglia comunque ecc ecc ecc ecc. E chissà con che li fanno i biberon!

Al parco, mentre leggete un libro durante la passeggiata e il vostro angioletto dorme beato in carrozzina, lei si avvicina, sbircia e senza presentarsi ecchelallà: signora, le dorme? 

Se non gli rompi i coglioni magari sì!
No perché sa ho conosciuto questa mamma, non tanto giovane, insomma tipo lei, che veniva qui per farlo dormire ma poi la notte stava sempre sveglio, e ti credo, lo fai dormire di giorno! Eh però è comodo vero leggersi un libro e poi magari la notte c'è il povero papà che ha lavorato tutto il giorno costretto a star sveglio per un libro. 

Ma sta leggendo 50 sfumature

Se la mamma in questione è vostra suocera o, ancor peggio, vostra madre, non avrete scampo. Dalla sua bocca uscirà qualsiasi tipo di commento le passi per la testa, senza alcun filtro. 

Mah il pediatra avrà detto così però ai miei tempi a tre mesi si svezzava, non lo vedi com'è magro questo bambino? Sai che la figlia della tizia ha svezzato la bambina a sei mesi e ora è anoressica

Sul capitolo lavoro, potrebbe scrivere un libro: sa tutto lei, anche se al massimo il suo concetto di lavoro è stato, nella sua vita, disfare l'albero di Natale

Ha un aneddoto per tutto. Conosce le vicende di chiunque e vi ammorberà con i racconti della zia, della vicina, di caia e pure di Michelle Obama perché insomma Michelle è Michelle (pure Hunziker eh, tre figlie!). Qualora non avesse qualcosa da dire tranquille, voi ingenue gliene darete modo con un cenno, una parola o un gesto. 

Perché la mamma chiacchierona i cazzi sua non se li fa mai. Mettevi l'anima in pace e annuite ripetendo a più riprese ah-ah, un po' come Homer con la scimmietta che suona i piatti nella sua testa.

Funziona, giuro!


venerdì 15 gennaio 2016

Fattorie didattiche in Trentino

Ho la fortuna di abitare in una regione meravigliosa, il Trentino, che è regolarmente ai primi posti in classifica per qualità della vita.

Abbiamo boschi, prati, montagne, piste da sci, laghi: se si ama la natura, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Ma soprattutto, c'è un'attenzione davvero speciale per le famiglie: ci sono moltissime iniziative per i bambini, dal teatro, ai laboratori, ai festival tematici, e anche nei musei c'è sempre un occhio di riguardo per i più piccoli, con schede interattive, disegni esplicativi, aree dedicate.

In effetti mi rendo conto che dovrei raccontarvi di più della mia bella regione. Perchè qui ogni stagione ha il suo fascino: magari si pensa al Trentino come la meta per la settimana bianca, o per il fresco in agosto, ma la verità è che andrebbe vista in ogni stagione. Certo, in inverno, con la neve, il paesaggio è splendido. Ma non vorrete perdervi i meli della Val di Non in fiore a primavera? O i prati verdissimi delle nostre estati? Ma la mia stagione preferita è l'autunno: i colori dei boschi in autunno sono meravigliosi ! (Ma, soprattutto, io adoro andare a funghi: ovviamente non chiedetemi dove, non lo dirò mai).

Oggi vi parlo delle fattorie didattiche, che ovviamente in Trentino sono numerosissime, e sempre molto amate sia dai turisti che da noi "autoctoni". 

Io, come sapete, abito in un paesello, ho una fattoria praticamente sotto casa,  galline, oche e tacchini qui  razzolano  ovunque. Insomma, di certo ai miei figli non manca il contatto con la natura e gli animali.

Eppure amo comunque frequentare le fattorie didattiche trentine: organizzano moltissime iniziative, laboratori, sono ottime occasioni di incontro e soprattutto... si mangia da dio!

Ovunque abbiate pensato di recarvi in vacanza, tranquilli: cadrete bene.
Ed in ogni valle ho una fattoria didattica da consigliarvi.

ALPE CIMBRA: FOLGARIA, LAVARONE, LUSERNA


Vi piace il formaggio? L'Azienda Agricola Soto al Croz di Lavarone è il posto che fa per voi, visto che i bambini e i ragazzi avranno la possibilità di fare un ottimo formaggio con le loro mani.
Qui vivono pacifiche 80 mucche, che i bimbi potranno conoscere e chiamare per nome: e certo, mica penserete che abbiano un numero? Eh no, ogni mucca ha un nome di battesimo, con la stessa iniziale della sua mamma!
Se siete fortunati, potete conoscere anche i nuovi nati, con la visita all'"asilo nido" dei vitellini.
Ovviamente non mancano altri animali: pecore, asini, caprette e cavalli.
La titolare Marisa è bravissima a raccontare la vita contadina ai bambini, che ne resteranno incantati.
E finiti i racconti, tutti a controllare se il proprio formaggio è riuscito!

credits www.alpecimbra.it

Per informazioni:


- Centro equitazione Longanorbait, Folgaria

Il Centro di equitazione Longanorbait è molto più di un semplice maneggio.
Certo, se i vostri bimbi amano i cavalli, non resteranno delusi: si possono fare attività tradizionali come giro col pony, approccio al mondo equestre, passeggiate a cavallo, festa in fattoria, corsi di etologia equina.

credits www.longanorbait.it

Ma quello che per me rende questo posto davvero speciale sono soprattutto gli asini. Io ho sempre avuto una simpatia enorme per gli asini, che sembrano sempre imperscrutabili e cocciuti: in realtà, sono perfetti per la pet-terapy.
"Giocare" e curare gli asini, infatti, permetterà di dar spazio ai più timidi, di insegnare il rispetto ai più esuberanti, di esternare le proprie emozioni e curiosità.
Trovate una bella descrizione di una giornata al Longanorbait fatta da bambiniconlavaligia.

Per info:

giovedì 14 gennaio 2016

Mitologia della neomamma

La Neomamma,  si sa, è una specie a sé.

Che sia felice, che sia depressa, che sia isterica o che sia zen,  vede le cose in un modo che 12 mesi dopo le parrà del tutto folle.

Innanzitutto:

- la neomamma si vede un mostro.

In senso fisico e non.

In senso fisico perché non si riconosce più: 

tette enormi, sgocciolanti, dolenti...non più belle e attraenti, ma ripugnanti;
pancia flaccida, grande, ancora da donna incinta...Dio mio, mi resterà per sempre!
ritenzione idrica ovunque...se vedo ancora una foto del culo di Belen mi suicido!
capelli...ehm...quelli che restano...
occhi gonfi, assonnati, delle occhiaie che un panda sembra più sveglio...

mercoledì 13 gennaio 2016

La mamma perfetta secondo Facebook


Nella realtà non credo affatto, ma alla tastiera esistono schiere di Mamme Perfette, la gran parte su Facebook.

Forza, diamoci da fare e diventiamo anche noi delle Mamme Perfette! 

Come? 

Come fa lei, cioè così:

1) Fa tutto da sè:

E' assolutamente autosufficiente.

Sì, vabbeh, vive nel 2016 e ogni tanto compra qualcosa, ma è per solidarietà con l'economia globale...in realtà lei è in grado di autosostenere se stessa e la sua famiglia
ha l'orto in casa (pur vivendo in un condominio di Culandia-pop senza balcone e al tredicesimo piano...ma pianta semi ovunque, tipo nella tazza del wc, che crescono come l'erba di Grace nell'omonimo film cult. Il marito poi caca nel vasino giallo con il musetto e le orecchie che, tanto, i figli non usano, vedi punto 10);
fa marmellate, pappe, omogeneizzati, merendine, estrae succhi e supercazzole tutto rigorosamente in casa e praticamente a mano (Tecnologia? Satana le è più gradito);
ricicla gli avanzi (pur pochissimi, perché #vivesenzasprechi e a #impattozero), fotografa il risultato del riciclo (cose appetibili come uno stronzo fumante);
cuce, ricama, autoproduce i vestiti di tutti...

e via discorrendo;

martedì 12 gennaio 2016

Natale in Messico coi bimbi




Viaggiare coi bambini può essere un'esperienza piacevole quanto disastrosa, se non si parte con lo spirito giusto. Se siete viaggiatori da sempre, a lunghe o brevi distanze poco importa, spostarvi coi vostri figli non sarà certo un problema. Avete mai pensato al Messico?

Vivere a Panama ci dà la possibilità di visitare diversi paesi e, per Natale, abbiamo iniziato il "giro"; prima tappa Messico, più nello specifico la Riviera Maya. Abbiamo cominciato da qui per diverse ragioni: stesso fuso e stesso clima di Panama, solo 2 ore e poco più di volo, poco da organizzare. Essendo arrivati il 19 dicembre a Panama, tra l'altro dopo un viaggio in Italia, ci sembrava giusto non strapazzare troppo le bambine che, anche se abituate agli spostamenti, hanno comunque meno di 6 e 4 anni!

lunedì 11 gennaio 2016

Fenomenologia della mamma: la mamma cagacazzo


Abbiamo parlato di tante mamme, eppure lei non l'avevamo ancora tirata in ballo. Che potrebbe essere nostra madre, nella maggior parte dei casi è nostra suocera, e anche noi potremmo essere interessate dal fenomeno.

La mamma cagacazzo lo è nei confronti dei figli, come del marito, come di chiunque altro.

Lei rompe i coglioni, punto. In ogni modo. 

Li rompe al figlio continuamente, dicendogli di non sporcarsi, di mangiare composto, di non correre, di coprirsi, di non scaccolarsi, di non mangiarsi le unghie, di non gridare.

Oh cazzo.

Sono io.

Li rompe al marito, di qualunque genere sia. Caga il cazzo per come srotola la carta igienica, perché non è mai in casa, perché quando c'è è peggio di un bambino, perché non la capisce, perché non la ascolta, perché lei deve ricordarsi sempre tutto e lui non sa niente, perché non si occupa dei bambini, perché lei vorrebbe fare sesso ma lui ci deve provare però se ci prova nel momento x allora non va bene perché lui non capisce. Se è alto lo vorrebbe basso, se è biondo lo vorrebbe moro, e non lo vedi che sono grassa? bastardo pensi che sono grassa fanculo, ti piace il mio risotto? che credi che sono la tua schiava che cucina e lava (era lava?).

Qui per fortuna non mi tange. 

venerdì 8 gennaio 2016

3 giorni a Genova con i bambini

Ci sono città che si sentono nel cuore.
Così, senza motivo, senza nemmeno averle viste, SAI che lì ci vivresti.
Per me, una è Montréal, che non ho mai visto nemmeno in foto.

E poi, e soprattutto, e in primis... c'è Genova.

Sarà per le canzoni di De André, sarà per qualche strana energia cosmica che ci attrae verso alcuni posti in particolare, ma ho sempre saputo che l'avrei amata, infatti mi è bastato scendere dall'auto la prima volta per dire, ormai diversi anni fa, "io qui ci voglio vivere".

Avevo poco più di 20 anni e avrei potuto farlo veramente. Non ci ho creduto abbastanza, peccato.  Ma ciò non toglie che resta la mia città del cuore, e che un'occhiata agli annunci immobiliari continuo a darla, si sa mai.

Eppure, non ero ancora stata con i bambini.
Per questo, come vi anticipavo, abbiamo sfidato la febbre di Tondino e le previsioni meteo da apocalisse (poi totalmente smentite), e siamo partiti comunque, senza grandi programmi e aspettative.

Quando parto per un week end, cerco sempre un appartamento su Airbnb: specie se si viaggia con i bambini, trovo che gli appartamenti siano molto più comodi.
In più, si entra  in una casa "vera", che fa assaporare cosa significhi vivere in quella città, e generalmente sono appartamenti vissuti e tipici: per me è sempre una sorpresa, e fa parte delle gioie del viaggio.


Così, nonostante ci fossero ottime offerte in hotel, ho preferito dedicare qualche ora a scegliere un appartamento carino.

Eravamo in una zona perfetta, il quartiere del Carmine, a 10 minuti dal Porto Antico, a due passi dai caruggi della città vecchia.


piazzetta del Carmine


la nostra scalinata spezzacollo: la foto non rende,
ma la posizione di Tondino è eloquente

giovedì 7 gennaio 2016

Ma siamo capaci di far fare esperienze ai figli?

Un giorno ho capito.

Ne ho parlato con le insegnanti di mio figlio prima e con un'amica pedagogista poi, e ho capito.

Cosa?

Che siamo una generazione di genitori deficienti. 




Che facciamo a gara a portare i figli a quello spettacolo, a quel laboratorio,  a vedere quel film, a provare quello sport, a sentire leggere quel libro.

Che se i nostri figli non fanno più viaggi di Gulliver entro i 3 anni pensiamo che a quel punto saranno condannati al divano in eterno.

Che se non hanno fatto il giro del mondo della cucina etnica mangeranno in eterno solo pasta in bianco

Che devono provare 800 sport dall'infilo dell'ago su trave all'apnea in salamoia o saranno tipi da calcio in TV.

Che se esce un film, si va al cinema perché vorrai mica non vederlo subito?!


E poi...perchè c'è un poi? 

Già,  c'è.
E mi pareva pure ovvio,  ma pare non lo sia affatto. 

Sembra che siamo talmente presi dal far fare esperienze ai bambini che non ci preoccupiamo di fare in modo che le metabolizzino, che queste si sedimentino, che siano interiorizzate. Ovviamente dopo averle rese loro comprensibili, dopo averne parlato con loro, dopo averle commentate e criticate (in senso proprio e non negativo) con loro.

Il tutto, sapendo noi per primi cosa stiamo facendo e con quale scopo. 

No,  perché non basta prendere un bambino e buttarlo dentro ad un museo.
Lì dentro dovete esserci anche voi, sì cari miei, e senza smartphone, senza conversazioni telefoniche che vi portano altrove, senza social. 
Dovete spiegare cosa vedete,  il che significa che dovete saperlo a monte o almeno informarvi prima o almeno almeno leggere le didascalie e renderle comprensibili ai bambini.
Dovete sapere vagamente con che scopo state proponendo loro il Planetario e non Gaugin.

E poi parlarne ancora.


Non serve una conferenza,  ma ricordare insieme qualcosa e permettere che qualcosa resti: 

cosa ti è piaciuto di più?  

Perché?  
Cosa meno?  
Cosa hai capito? 
Cosa non hai capito? 

Mettere in relazione le esperienze fatte.

Ti è piaciuto più guardare le stelle qui al Planetario o nel rifugio in montagna

Secondo te è più alto questo grattacielo o quello che abbiamo visto a Londra?

È più grande questo castello o quello che abbiamo visto in Val d'Aosta? Te lo ricordi? Quello dove c'era la stanza coi giochi, ricordi?
E che differenze ricordi?

Assimilare, metabolizzare,  digerire, sedimentare. 

Disegnare,  parlarne,  raccontare. 

Rivivere. 
Ripercorrere.

Confrontare.


Contestualizzare.


Dare un senso.


Significa permettere che le esperienze che facciamo fare ai nostri figli abbiano un senso, seguano un percorso logico (che in teoria dovremmo avere chiaro noi per primi...), che restino dentro di loro e, soprattutto, che abbiano un significato e che li facciano crescere e arricchire.


Altrimenti, come dicevano le maestre, e non posso che essere d'accordo, resteranno una serie di "ah, sì, l'ho visto!" e di "ah, sì, l'ho già fatto!" non solo vuoti, tipo tacche sul fucile, ma anche controproducenti. 

Perché? 


Perché possono dare al bambino la convinzione di aver già davvero fatto, visto e capito e di non avere bisogno di nessuna spiegazione, anzi, peggio, di non tollerarla nemmeno e di non sentire il bisogno di approfondire.


Il rischio, insomma, è di rendere i nostri figli dei piccoli grandi spocchiosi, ignoranti e supponenti.




Che fo? Vado???


E se penso a quanti ne vedo...davvero non hanno torto! 

Forse, è meglio farci attenzione, no? 



mercoledì 6 gennaio 2016

Dobbiamo sacrificarci per i figli?

La vista dal Rivage Tower di Panama


Tempo fa mi è passata sotto gli occhi una di quelle frasi che girano su Facebook: parlava della gratitudine che i figli devono provare per noi.

Non l'ho capita. 

Hanno chiesto loro di venire al mondo? No. 

Ma, seppure io non sia una madre tutta cuoricini, ho dovuto realizzare a mie spese una grande verità:

che sì, dobbiamo sacrificarci.

E dovremo farlo sempre, eccheccazzo!

E lo faremo anche felici, in maniera naturale, come niente fosse, perché è così e basta.

Perché ok, potremo anche essere i mostri più mostri del mondo, ma il senso non cambia. È qualcosa di viscerale, che abbiamo dentro. Sappiamo che dobbiamo fare certe cose, punto.

Che non dobbiamo andare a cena fuori altrimenti il neonato impazzisce.

Che la sera niente, non possiamo guardare la tv perché c'è Masha e Orso.

Che anche se abbiamo sonno, ci dovremo comunque alzare se loro hanno paura, hanno lo scazzo, hanno voglia di rompere i coglioni, semplicemente.

E lo faremo, eh. In un eterno slancio masochista (ci piaceranno per quello le 50 sfumature? Forse perché le mamme sono tutte un po' masochiste?) noi ci sacrificheremo.

Sono arrivata a Panama il 19 dicembre 2015. 

Il perché lo sapete. Per loro. Non ne avevo una visione così evidente finché non sono arrivata qui. Cosa ci faccio? Dov'è il mio lavoro? Perché sono tutti così lontani? Perché mentre io sono sveglia, e lotto contro il jet lag, il mio telefono non suona mai? 

Perché ho scelto di sacrificarmi. Di mollare tutto quello che avevo costruito, i miei punti fermi, i miei amici, i miei impegni, per il bene delle mie figlie e della mia famiglia. 

Però, c'è un però.

Facciamo poco le vittime.

Ché già io le vedo quelle che non escono la sera a cena fuori bearsi sotto la copertina davanti ad una serie tv. 

E vedo pure quella che si sveglia la notte affondare il naso nel collo del suo bimbo cagacazzo, sì, ma tanto morbido e profumato (tranne se ha vomitato, ve lo concedo).

E allora io mi sono veramente sacrificata? 

O la vista sull'oceano Pacifico non è così male?
E nemmeno le ore in piscina?
E neppure avere un'auto e non solo un'auto, ma pure chi mi parcheggia la macchina e chi mi carica la spesa! 
E credo nemmeno vedere gli operai che si rinfrescano bevendo direttamente da una noce di cocco. Ci pensate? Ho sorriso di una gioia semplice e genuina, quando l'ho visto. 
E in fondo nemmeno la signora che pulisce casa e mi racconta, mentre mangia patatine (dopo avermi chiesto il permesso di pranzare in cucina), di quando sua figlia è scappata di casa (ne ha 6, di figli, e cinque sono femmine: sono meglio i maschi, dice).

Insomma ci sacrifichiamo, eh. Siamo destinate a farlo tutta la vita. 

Eppure sarà il masochismo, sarà che siamo donne e troviamo sempre del buono in (quasi) tutto, ma alla fine non ci dispiace così tanto sacrificarci, vero?

PS E non ditemi che vinco facile con Panama. Cos'è peggio, alzarsi la notte o trasferirsi a 10.000km da casa? 
Ve lo saprò dire tra un po', quando avrò realizzato di essere ad 11 ore di volo, un oceano intero, da ciò che era la mia vita. 

martedì 5 gennaio 2016

Natale, prima e dopo

candela natalizia accesa
ooooh, il Natale!
Prima, ai primi di dicembre:

sì, che bello, arriva Natale! Non senti nell'aria già l'atmosfera, i colori, le luci, i profumi!



Dopo, 5 gennaio:


machedueppppalle tutto 'sto accendi e spegni per casa...mi pare di vivere al Cocoricò...ma che è 'sto odore? Ah, ancora quei biscotti puzzolenti appesi all'albero.
Senti, leva le pile a quel Babbo Natale che canta Tu scendi dalle stelle o lo lancio dal balcone.
Con un petardo infilato nel didietro.


lunedì 4 gennaio 2016

I buoni propositi della mamma (e cosa succederà realmente)

In Messico coi bambini


Come ogni inizio dell'anno, eccoci qui a parlare di buoni propositi. Le mamme, poi, sono delle vere professioniste: fanno liste, comprano agende, fanno to do list, ingaggiano guru, scaricano app, mangiano bacche di goji e spostano i mobili. E poi? 

E poi lo sapete meglio di me.

Ecco i buoni propositi della mamma 2016 (e come andrà)


1. Perdere i kg della gravidanza

Yeah, da domani mi metto! Sveglia presto, addominali, corsa in pausa pranzo. Sarò fichissima e a giugno un fisico che lèvate. 

Giorno 3: oggi è stata proprio una giornata dura, sono stanca, non ce la faccio proprio. Ho bisogno di coccole, che sarà mai un cucchiaio di Nutella?

sabato 2 gennaio 2016

Siamo vive. E buon 2016

Sì, siamo tutte vive.
Solo, siamo state prese a cucinare, mangiare, cucinare, dormire, mangiare, cazzeggiare.

Vi scrivo per rompere il ghiaccio, senza nulla di interessante da dire, sotto la prima nevicata della stagione: dopo 2 mesi di siccità assoluta, con un'aria talmente secca che nemmeno si formava il ghiaccio sui vetri delle auto, finalmente nevica.
Ed ovviamente domani dovremmo partire e attraversare il nord Italia da est a ovest.
Non solo, il Padre sta attraversando l'Austria sotto una bufera di neve.

Ma facciamo un passo indietro.

Io ho fatto un ultimo dell'anno alternativo.
No, non intendo un rave in una località sconosciuta, che peraltro non mi interessava nemmeno a 20 anni. Solo, ho concesso al Padre, in un attimo di estrema bontà seguito da rapido ma ormai tardivo pentimento, di andarsene con gli amici per 3 giorni a Dresda, a 8 ore di auto da qui.

Io ho fatto un cenone a casa, con le amiche.
Le amiche degli aperitivi, delle chiacchiere e delle risate. Eppure, chissà per quale strano motivo, non ci siamo praticamente mai viste con i figli.
Detto fatto, organizziamo il Capodanno tra di noi.
I bimbi si sono subito trovati da Dio, visto che ci siamo sedute a tavola alle 7 e li abbiamo rivisti a mezzanotte.
Ancora rido pensando a S. che arriva alle 23 e mi dice "ma per noi non hai preparato la cena?".
Come no? Son 3 ore che mangiamo -e beviamo- noi.
E comunque, prima che mi consideriate il mostro che sono, la tavola era piena di focacce, pizza e crostini.

Eravamo convinte di non vedere la mezzanotte, invece è arrivata e manco ce ne siamo accorte.
Di corsa a farsi gli auguri, senza countdown che ormai la mezzanotte era passata (almeno su Raiuno, mannaggia a loro) e scordandoci pure il brindisi.

"Auguri Tino Tondino!!!!
Lui, scazzato e cinico come al solito: "per cosa?"
"siamo nel 2016!!!"
"E quindi?"

Dagli torto.

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