martedì 31 maggio 2016

Le cose che ci fanno sopravvivere (e ci rendono pessime madri, ovvio)

Tutti pronti a giudicare. Tutti pronti a dirci non si fa così, non si fa colà. Ma la verità è che tutte le mamme, quelle fashion, quelle sfatte, quelle ricche, quelle povere, quelle vegan e quelle cannibali, tutte hanno un solo obiettivo: sopravvivere. E possibilmente crescendo un bambino tranquillo.

Ecco quelle abitudini sì, forse pessime, ma che ci permettono di sopravvivere.

E che voi non potete giudicare. MAI.

1. La tetta a richiesta


Vedete questo bambino sempre attaccato. Fa uè e via, capezzolo in bocca. E state lì a pensare: eh, però, dovrebbero abituarlo diversamente. Eh però, così lo viziano. Raga, ma voi che ne sapete? Che abbiate allattato o meno, che siate maschi o femmine, COSA ne sapete? Il capezzolo non è il vostro, e quella mamma sta sopravvivendo, tra l'altro facendo una cosa molto bella, mica fustigando un neonato. Su.


lunedì 30 maggio 2016

Il Rag. Fantozzi e le cellule staminali cordonali

Credits by Famicord.it
Quando aspettavo il mio primo bambino, 8 anni fa, mi ero interessata alla conservazione e alla donazione del cordone ombelicale, come tante mamme attratte ed incuriosite da questa che, all'epoca, era quasi una novità.

Sognavo un parto naturale con luci soffuse e musichette new age e tante rose e fiori e poesia...

e poi, sbam!, sono finita sotto i ferri per un cesareo programmato.

Dal momento in cui ho saputo che avrei dovuto partorire con un cesareo ho abbandonato le pratiche relative alle staminali cordonali all'urlo di "machissenefrega, Pina!, l'importante è che vada tutto bene!".

E ora ci risiamo.

venerdì 27 maggio 2016

Con gli occhi degli altri (esercizi di autostima)

Come esercizio di autostima dovremmo sforzarci di vederci con gli occhi degli altri.

In primis i nostri figli.

Ci adorano, no?
Per loro siamo le più belle, le più brave, le uniche mamme che vorrebbero.
Già questo dovrebbe farci sentire dell grandissime fighe.

Anche i nostri mariti, si spera.
Se ho un uomo che mi sopporta ama da 18 anni, forse non sono così pessima.

Se ho le stesse amiche rispettivamente da 28 - 25 -  12 anni, si vede che ho saputo farmi voler bene, in qualche modo.

E quante volte ci capita di ricevere dei complimenti, magari anche in forma dissimulata?

Può anche essere solo un "beata te che...": che sei magra, che lavori, che sai cucinare, che tuo figlio è educato ecc ecc ecc.

giovedì 26 maggio 2016

I bambini sono tutti diversi. E allora smettiamola di ascoltare gli altri

Quando abbiamo il primo figlio, ci sembra che tutti i bambini siano come lui.

Anzi, passo indietro.

Prima di avere figli, pensiamo che i bambini siano tutti uguali. Mangiano, (non) dormono, cagano, piangono, cose così. 

Solo che non sappiamo quanto, come, dove, quando e perché mangiano, (non) dormono, cagano o piangono. 

Non lo sappiamo, no. 

Quando poi facciamo il primo figlio, pensiamo di aver capito tutto. 
Nostro figlio dorme? Beh, allora è colpa tua se il tuo non ci riesce!
Nostro figlio non dorme? Allora quella mamma lì dice cazzate, per forza!
Nostro figlio mangia? Tutti i bambini adorano la tetta e non si staccherebbero mai, sei una stronza. 
Nostro figlio non mangia? Vedi, i bambini si stancano a ciucciare, meglio il biberon!

Potrei continuare, ma vi risparmio quello sulla cacca.

Per qualche strano motivo, tutti noi pensiamo di avere la verità in mano. È così per noi, è così per tutti. Fortunatamente, alcune di noi rinsaviscono. A me, per esempio, è capitato. Già il secondo figlio aiuta, perché si vedono le differenze. Le più imperterrite daranno la colpa a qualche loro sbaglio, ad un parto di un certo tipo, alla veggente e agli gnomi che si nascondono con Memole sotto i funghi. 

Ma facciamocene una ragione:

I BAMBINI HANNO UNA PERSONALITÀ

mercoledì 25 maggio 2016

Le follie dell'allattamento

Sostengo che l'allattamento al seno sia la miglior cosa per un neonato e la miglior cosa, tendenzialmente, per la sua mamma.

Detto questo, sostengo anche da tempo che qualcosa nel cervello di qualche mamma vada in tilt con la tetta...non succede mica a tutte, eh!, la quasi totalità è felice e soddisfatta del suo allattamento oppure lo detesta, ma lo fa, oppure soffre, ma lo fa, oppure molla.
E fine delle trasmissioni.

Ma esiste una piccola percentuale di donne, che...niente, non ne esce mai più.

Voi dite di no?

Allora spiegatemi queste:

a) c'è chi si apre una gelateria di latte materno

 

martedì 24 maggio 2016

Review: scarpe per bambini, economiche, comode e originali!

Come forse qualcuna di voi saprà, sono abbastanza patita di scarpe. Per molte è uno spreco di denaro e di spazio, per molte altre è una passione condivisa. Magari non saremo Carrie Bradshaw, ma almeno sognare una scarpiera come la sua… Quindi io le colleziono.

Per la gioia di mio marito che, ogni volta che cambiamo casa, sa già che dovrà trovare spazio alle mie scarpe. 

Quando abbiamo scoperto che aspettavamo la seconda bambina, l’ho visto tremare. Ma no, non sono così anche per le mie figlie. Perché loro avranno tempo per collezionare, mentre adesso quello che conta è che le scarpe siano di qualità, pratiche, ovviamente anche carine e, perché no, economiche.

Come forse sapete (ma vi racconterò!), a Panama non si trova proprio tutto, e gli ordini online non sono semplicissimi per problemi di tempi e dogana. E trovare un paio di scarpe a mio gusto e che rispettino anche le caratteristiche di cui sopra non è una passeggiata. 

Ma io sono una fonte inesauribile e oggi, per la vostra gioia, mi trasformerò in fashion blogger. 
Cioè, prima in blogger, poi in fashion. Ma senza pretese, eh! 

lunedì 23 maggio 2016

Vi sentite mai squisitamente buone?

Vi è mai successo di sentirvi squisitamente buone? A noi no.

Va beh, scherzo. Però lo sapete come siamo, diciamo sempre quello che pensiamo, siamo un po’ asociali e prendiamo in giro tutto e tutti.

In fondo anche i nostri figli ce lo dicono, no? Come sei cattiva, mamma!

Ma no, voglio sfatare questo mito. Noi siamo squisitamente buone parecchie volte. Parlando per me, mi sento molto moltissimo buona quando a fine giornata, dopo ore di urla e gorgheggi, leggo non una, non due, ma anche tre storie. E loro mi guardano con gli occhi a cuoricino.

O quando permetto loro di guardare la tv dopo cena.

Come sei buona, mamma.

Modestamente. Mio marito ogni tanto dice anche bona, ma credo intenda altro.

Comunque, #squisitamentebuona è l’hashtag lanciato da Heinz per celebrare la sua bontà. E non solo bontà gastronomica, eh. Si parla di bontà proprio come intendono i nostri figli con noi quando strizziamo per la terza volta il tubetto del ketchup: bontà d’animo.

Santificazione, in pratica.

E noi siamo d’accordo, e per questo ne parliamo. Vi spiego.

venerdì 20 maggio 2016

Il regalo alle maestre

Che meraviglia, il sole!
Arriva l'estate!
Bambini iscritti ai centri estivi? Piscine? Campus? Colonie?

Bene, ora possiamo rilassarci e...

Oh merda!

Cosa?!

Come cosa?!

Il regalo alle maestre!

giovedì 19 maggio 2016

Casa è...

Quando ero bambina, per me casa era una sola: quella in cui ero nata e cresciuta. Poi c'era la casa al mare, che non era casa. Era "l'Uliveto", perché altro non era che un pezzo di terra con tanti ulivi e una casa di legno. 

Nella casa in cui sono nata, a Prato, è nato anche mio fratello, 12 anni prima di me. Ed è nato praticamente anche il mio babbo, anche se in realtà ci è andato a vivere dopo la fine della guerra, a tre anni. 

Ho sempre adorato la mia casa. Ogni angolo di ogni stanza, che conoscevo meglio dei nei sulla mia pelle. L'odore di casa mia, i cigolii delle persiane, la pesantezza del portone, il giardino fiorito, le voci dei vicini.

Pensavo che non me ne sarei mai andata. Dicevo ai miei genitori che avrei vissuto con loro fino ad almeno 35 anni, fino all'età in cui probabilmente, fidanzata, avrei dovuto farmi una famiglia mia. Stavo bene coi miei. 

Poi è successo che niente è andato come immaginavo, che sono partita per fare un'esperienza all'estero e quando sono tornata mi ero innamorata di uno sconosciuto e quindi ciao, casa, me ne vado. Ricordo che sul binario i miei genitori mi guardavano con aria preoccupata, ed io riuscii soltanto a dire "niente fiori ma opere di bene". In fondo andavo a vivere con uno sconosciuto, a 300 km da casa. 

Casa

Ho fatto mio il bilocale alla periferia di Milano che mio marito aveva comprato solo due mesi prima. Ci sono entrata che non aveva nemmeno i mobili, abbiamo dormito due notti su un materasso gonfiabile. Quella sera, il primo luglio del 2006, ho mangiato per la prima volta del sushi. 

Ero a Milano, da Prato. E chi viene dalla provincia capisce che, dieci anni fa, era comunque un salto. 

In quella casa ho preparato il mio matrimonio. In quella casa ho pianto tutte le lacrime del mondo per la malattia del mio babbo. Ho elaborato il lutto. Ho ripreso a vivere. Sono rimasta incinta, nel maggio 2009. 

Ho lasciato quella casa, tra gli scatoloni e incinta di cinque mesi, il 29 settembre 2009. 

Il 13 novembre 2009, sei anni prima degli attentati, entravo in un appartamento di 67mq all'8 dell'avente du Maine, a Parigi, sotto la tour di Montparnasse, dove si incrociano il sesto, il settimo, il quattordicesimo e il quindicesimo arrondissement. Dove gli alberi in inverno sono spogli e d'estate coprono la vista. Dove le insegne cambiano, ma la gente resta. 

In quei 67mq ho fatto le mie notti, ho allattato la mia prima figlia, l'ho guardata per ore e ore e ore. In quei 67mq ha iniziato a camminare, ha detto la prima parola. Ha avuto la prima febbre. Il primo herpes. Ha pianto, ha riso. In quei 67mq ho avuto la mia seconda bambina, l'ho cullata, allattata, guardata per ore e ore e ore. Ha iniziato a camminare, a parlare. 

Quante lacrime ho versato in quella casa. Quante risate con le amiche, quanti spritz, quante pizze, quante serie tv. Quante cose ho imparato. Quante cose ho comprato e quante ne ho buttate. 

Il 19 dicembre 2015 ho detto addio ai miei 67mq, chissà chi vi abiterà, chissà se vi ameranno come vi ho amato io. 

Casa è...

mercoledì 18 maggio 2016

L'istinto di una mamma. Di DSA, disgrafia & co.

Quando una mamma pensa che in suo figlio c'è qualcosa che non va, di solito ha ragione.
Quando pensa che va tutto bene, di solito ha ugualmente ragione.

Mirtillo, ad esempio, da anni ha dolori fortissimi alle ginocchia, e quando mi capitava di raccontarlo a qualcuno vedevo facce preoccupate "ma non hai approfondito?" "non sei andata da uno specialista?!!!"; hanno anche tentato di farmi pensare alle peggio cose.
Ovviamente ho chiesto alla pediatra, che mi ha confermato che si tratta di dolori di crescita.
Ma in fondo lo sapevo già. Non sono mai stata minimamente preoccupata, e questo era già un responso, per me.

Quando c'è qualcosa che non va sento un qualcosa nello stomaco, un pugno, un'ansia, un allarme.

Non so se sia istinto, se sia qualcosa di più. 
In fondo l'ho fatto io, grammo dopo grammo (e lasciamo stare lo spermatozoo, quello è un cosino minuscolo, da lì a 3.8 kg ce ne passa), ci sta pure che se qualcosa non funziona nelle sue cellule, le mie, che le hanno create, in qualche modo lo sappiano.

martedì 17 maggio 2016

Viaggiare coi bambini: altruismo o egoismo?


Viaggiare coi bambini per alcuni è un grande piacere, per alcuni una vera tortura. C'è chi si impone di continuare a fare vacanze di ogni tipo come se nulla fosse cambiato, chi invece continua semplicemente a fare quello che faceva prima: niente. 

E anche i commenti non mancano: se si parte con la prole, siamo degli sciagurati, degli egoisti, degli stronzi insensibili. Se evitiamo i viaggi coi bambini, siamo comunque degli stronzi perché non permettiamo loro di conoscere il mondo, dei pigri fannulloni. 

Quindi?


I viaggi coi bambini sono da egoisti o da altruisti?


Mettiamo in chiaro che ognuno fa quello che vuole, ma partiamo dal presupposto che ci piaccia viaggiare e che vogliamo farlo anche coi bambini
Quando io ero piccola, ogni weekend si partiva: solo che si andava nella casetta di legno, nella campagna versiliese, dov'era nata mia mamma. Si facevano scampagnate a Pasqua, sempre in auto, e ogni tanto si facevano anche dei viaggi. Ricordo dei divertentissimi on the road quando già ero grande e tutti si stupivano che ancora viaggiassi coi miei.

lunedì 16 maggio 2016

Cose che non si devono sapere prima di essere madre

Prima di diventare mamma nessuno mi aveva parlato di tutta quella serie di orrori in cui mi sarei imbattuta con la gravidanza, il parto e il post partum.

Poi sono rimasta incinta e ho capito che definire "stato di grazia" la gravidanza è un po' come dare della mamma perfetta a Medea, ma ancora non mi era chiaro perché tutte tacessero.

Così, ho cominciato a raccontare amabilmente quel che accade dal test positivo in avanti senza badare troppo al soggetto passivo della conversazione, finché un giorno ho avuto una rivelazione da una donna che figli non ne ha ancora (tipo l'ultima delle mie sorelle), che mi ha spiegato che:

non si tratta di tabù,
non si tratta di cose di cui non si vuole parlare per pudore,
non si tratta di cose che è meglio tacere, perché ognuna deve fare la sua espeienza,

no.

Si tratta di rischio di estinzione della specie.


venerdì 13 maggio 2016

Di quando dovrò lasciarti andare



Ho visto una bambina, avrà avuto 8-9 anni, attraversare la strada da sola, col suo zaino in spalla, la divisa della scuola e il volto incerto.

E ho pensato che un giorno dovrò lasciarti andare.

Andare in strada, andare nel mondo, andare libera.

E mi sono chiesta se sarò mai pronta.

Sarò mai pronta a lasciare la presa, a dirti va bene, esci pure. 

La prima volta che andrai a scuola da sola, e io penserò ai pericoli in strada.

La prima volta che prenderai un autobus da sola, e io penserò ai pericoli nel traffico. 

La prima volta che andrai da sola da un'amica, e io penserò a chi incontrerai sul tuo cammino. 

La prima volta che uscirai con un ragazzo, e io mi chiederò se ti farà qualcosa che non vorresti ti venisse fatto. 

La prima volta che uscirai la sera, e non saprò dove sarai, con chi sarai. 

Ogni volta in cui dovrò lasciarti andare, come potrò continuare a vivere, a lavorare, a guardare la tv, a leggere un libro, a dormire, anche solo a RESPIRARE se non saprò come stai? 

Come sarò pronta a lasciarti andare? 


Io che ti ho insegnato la libertà, io che ti ho insegnato che una donna, nella vita, deve essere indipendente, da tutto e da tutti, ed essere libera. Libera di dire quello che pensa, di andare dove vuole e con chi vuole.

Come potrò fare i conti con questa libertà che ti avrò insegnato se questo stesso insegnamento mi spezzerà il cuore?

Come hanno fatto i miei genitori a lasciarmi andare, ogni volta che volevo uscire, ogni volta che volevo il motorino, ogni volta che prendevo l'auto o partivo col fidanzato? Per tanto tempo hanno resistito, ma poi mi hanno lasciata.

Mi hanno lasciata LIBERA.

Ma la mia libertà è la loro prigione?

Perché un pezzo del mio cuore viaggia con te, si muove con te. Come posso lasciarti andare?

Forse ci arriverò preparata. O forse dovrò rassegnarmi a tenere quel pezzettino fuori dal mio petto, per sempre. 

Con te libera al mondo

giovedì 12 maggio 2016

Una lettera per tutta la vita

Nel corso di un viaggio solitario in macchina ho pensato a tutti i valori che finora ho capito essere importanti, a tutte le cose che mi auguro per la vita dei miei figli, ai piccoli consigli dettati da quello che ho vissuto.
Ovviamente quello che mi auguro io sarà diverso da quello che invece sperate voi e soprattutto da quello che i miei figli cercheranno.
Ma se c'è una cosa di cui sono certa, è che tante, troppe cose restano non dette.
E quindi ho scritto.
Cose banali e scontate, ma SCRITTE, dette. Ho avuto troppi silenzi, nella vita.

Quindi, cari figli miei, sappiate che nel vostro carillon troverete stampata questa lettera, una per ciascuno.

Ti auguro un'infanzia felice

piena di risate e avventure.
Corri, sbucciati le ginocchia, modifica la bicicletta per farle fare il rumore di una moto, esplora case abbandonate e cerca sentieri che siano solo tuoi.
Creati degli amici che ti apprezzano per come sei, sii pronto a batterti per loro, a riprenderli quando sbagliano, ad accettare le critiche che ti faranno.
Parla, tesoro.
Parla agli amici, alle maestre, a noi genitori.
Le parole non dette sono pietre e le pietre costruiscono muri o finiscono in fondo al lago portandosi dietro un pezzo del tuo cuore.
Non aver timore di non essere capito, meglio non essere capito che essere solo nella paura o nel dubbio.
E tu non sei solo, mai! 

Ti auguro un'adolescenza piena di amore, 

batticuori e risate.
Innamorati, divertiti, piangi.
Non chiuderti in casa, la vita è là fuori: inizia subito a costruire il tuo futuro.
Scrivi quello che ti rende felice, quello che ti rende triste, quello che ti fa paura: sarà un libro che sfoglierai da grande e ti darà molte risposte.
Scrivi soprattutto i sogni che hai, perchè i sogni vanno rincorsi, se possibile raggiunti, mai dimenticati.

mercoledì 11 maggio 2016

Nutriamo bene i nostri bambini?

Quanto sappiamo noi mamme di come dobbiamo nutrire i nostri bambini?

Dalle rilevazioni sembra che siamo preparatissime: non si frega una mamma sulla teoria.

La mamma legge, si informa, sta sul web, fa quegli orribili menu' settimanali che mi fanno venire l'orticaria solo a vederli, rispettando dosi e rapporti tra gli alimenti, conosce la piramide alimentare, sa sempre le ultime dell'OMS. E' ferrata. Punto. Non si discute.

I sondaggi dicono che noi mamme dichiariamo di occuparci personalmente della spesa, della preparazione dei cibi, pranzo, cena, merende e colazioni.

Dichiariamo.

Però poi, i fatti ci smentiscono, o almeno in parte.

martedì 10 maggio 2016

Perché continuiamo a lamentarci invece di fare qualcosa?

In questo periodo ho tanto tempo. Per leggere, per ascoltare, per cercare di capire. E una delle cose che proprio non mi va giù, ma proprio pegnente, è leggere di così tante donne che si buttano giù.

C'è quella che non è soddisfatta del lavoro.
Quella che ha il marito stronzo
Quella che non riesce a dimagrire
Quella che sclera coi figli.

E giù un grande, enorme, insopportabile

lamentarsi.

C'è una verità che forse nessuno ha mai detto: lamentarsi non risolve niente. Non ci farà sentire più soddisfatte, non farà diventare più collaborativi i mariti, non ci farà dimagrire e non ci farà essere più zen coi figli. 

E quindi? E quindi ragazze bisogna agire. Bisogna partire dal presupposto che possiamo farcela. Bisogna capire cosa davvero ci interessa di più, quali sono le nostre priorità e sfidare noi stesse per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefisse. 

Non fare tutto, non fare mille cose. Ma fare quello che ci piacerebbe fare.


Dire che non abbiamo tempo, che siamo stanche, che anche tizia e caia sono così, che qualcuno è pure peggio, ci potrà far sentire bene sul momento, allontanerà temporaneamente il senso di disagio, ma poi torneremo a sentirci inadeguate, insoddisfatte, arrabbiate, nervose. 

Nascondere la testa sotto la sabbia raccontandoci delle scuse ci fa soltanto tornare al punto di partenza. Siamo donne e sappiamo fare delle cose incredibili, possiamo chiedere a noi stesse uno sforzo in più per sentirci meglio, no?

Da qualche parte l'ho già detto. Sono nata pigra, pigrissima. Non ho mai studiato perché mi riusciva tutto senza studiare e non mi interessava eccellere, se dovevo faticare. Non ho mai fatto sport perché mi faceva semplicemente fatica. Ho preso in mano cento cose e le ho abbandonate tutte perché rimandavo. 

Un giorno un uomo che per me, in quel momento della mia vita, contava molto (o meglio, contava molto l'opinione che lui aveva di me, era il mio relatore), mi disse: lei signorina ha mille idee, ma non ne porta a buon fine una. 

E' stato come uno schiaffo, forse peggio, e da quel momento non ho più abbandonato niente di quello che iniziavo a fare. Mi sono sempre data degli obiettivi fattibili e li ho portati avanti impegnandomi. E via via che andavo avanti, mi dicevo, e se potessi fare di più?

Certo non mi sarei mai immaginata di ritrovarmi da sola con due bimbe piccole a Parigi, ma tant'è, molte volte penso che mio marito mi abbia lasciata sola perché sapeva di poterlo fare, perché di fronte ad una donna più "debole" (passatemi il termine!) non avrebbe potuto. Almeno, a me piace raccontarmela così, perché magari invece non mi voleva tra le palle :)

Ad ogni modo, la realtà è una: nel momento in cui si smette di lamentarsi, si comincia a vivere. A riuscire. Ed a sentirsi bene, benissimo.

Nessuno qui aspira alla perfezione, ma quanto è bello fare qualcosa che pensavamo di non riuscire proprio a fare e RIUSCIRCI? 

Il primo passo? Smetterla di dire che gli altri ce la fanno per chissà quale motivo.
Se una ha la casa perfetta è perché ha stuoli di persone che lavorano per lei. 
Se una è in forma è perché ha tempo per la palestra, o perché ha culo. 

Se una resta calma coi figli è perché i figli sono calmi. 
Se una bla bla bla. 


Non è sempre così, per niente. Le persone che si impegnano ci sono. 

Quando cominciamo?

lunedì 9 maggio 2016

Fare la mamma oggi è più difficile

Sì, care mie.
Sì, nonne e bisnonne.
E voi c'avrete anche avuto a che fare con la povertà, con la guerra, con le bombe, con il terrorismo degli anni '70...

ma volete mettere con le rotture di balle del terzo millennio?

1) La sana alimentazione


Tu, madre, mi venivi a prendere a scuola o all'asilo o alle attività e mi piazzavi in mano la prima merendina che ti capitava o pane e prosciutto o pane e marmellata o pane e nutella o...

pane.

Persino della focaccia unta andava benone.

E tutto rigorosamente dell'hard discount.

E NESSUNO aveva da dire.

Non dovevi sapere cos'era l'olio di palma o un grasso saturo o idrogenato e conoscerne gli effetti sul pancreas e sulle arterie e l'impatto sull'obesità e/o sul diabete.

Non dovevi discutere con le mamme vegane.

Non dovevi sapere leggere l'etichetta.

Dovevi sapere leggere il prezzo.

Punto.

venerdì 6 maggio 2016

Dalla parte delle sozze - sudice - fancazziste, che dir si voglia


Il post di Anya ha fatto molto discutere e visto che sono stata citata come metro di paragone (alla fine, diciamocelo, Anya mi ha dato della sudicia anche se nega ;-P), a grande richiesta non posso esimermi dal darvi il punto di vista di chi, diciamo, dedica il minor tempo possibile alle pulizie di casa.

Premessa: io odio le faccende. Sempre odiate e, per carità, credo le odino quasi tutte.
Ma io di più.

Seconda e fondamentale premessa. 

A me un certo limite di casino non dà assolutamente fastidio, anzi.


Un po’ come quegli uccelli che si fanno il nido tra cotone e sterco pagliuzze, io sto bene nella “materia” (a te lettrice frettolosa: ho detto materia, non merda) : devo essere avvolta dagli oggetti, dalle mie cose, dai vestiti, dai colori.

Per me la classica casa “Pinterest”, tutta bianco e lucido, non è una casa, è un ospedale psichiatrico.
Per non parlare di quelle case che vedo a volte su instagram dove non c’è NIENTE

Nessun oggetto, nulla sui mobili, niente.
Ma ci vivi o l’hai fotografata in uno showroom? 
Minchia, ce l’avrai un paio di chiavi, degli occhiali, un fottuto strofinaccio? Delle cazzo di presine?

No no, io ho bisogno di colore: non a caso ho pareti colorate (azzurre e blu), pavimenti colorati, tappeti colorati, divano colorato (ruggine), cuscini (incasinati) ovunque.
Sto leggendo un libro sull'antica Roma: i romani avevano case coloratissime, e per loro il bianco era da pezzenti. Anvedi, alla fine sono una snob, ecco cosa.



giovedì 5 maggio 2016

La cameretta dei bambini (che vorrei)

La cameretta dei bambini è un luogo speciale: è dove passano tanto tempo, dove custodiscono giochi e oggetti preziosi, dove dormono (o dovrebbero dormire, ok)... E quindi va scelta con cura, no? E quando non avete alternativa?

L'avevo già detto: a Panama la scelta è quel che è. Più che altro, un po' di cose sono imposte, tipo degli armadi che ha messo il proprietario e che non si possono certo eliminare. E altri te li dà in dotazione l'azienda, su gentile concessione di quello che era stato scelto da chi c'era prima di te. E questo vale per tutti i mobili. Al mio arrivo, mi sono ritrovata con un arredamento... come dire... non saprei nemmeno. 

Ah sì.

Demmerda.

Non che io sia la regina del design per bambini, per carità, ma ho i miei gusti e certe cose urtano la mia sensibilità.

mercoledì 4 maggio 2016

Non pensavo che avrei amato l'essere mamma

maternità

I bambini non mi sono mai piaciuti. Ho fatto la babysitter qualche volta, solo perché mi interessavano i soldi e perché la bambina in questione guardava i cartoni animati. Ho sempre detestato le vocine stridule, le urla, i pianti. E il vomito, e i bambini vomitano. Vomitano tanto.

E sono un mostro, lo so. 

Ho deciso di provare ad avere un figlio perché volevo fare questa esperienza. Perché, in qualche modo, dentro di me sapevo che un figlio mio doveva essere qualcosa di diverso. Che avrei amato incondizionatamente. 

VERO.

Che avrei amato in tutto e per tutto. 

FALSO. 

Ho imparato che essere madre va molto al di là di quel che credevo. Prima di avere figli, non mi immaginavo chioccia. E probabilmente nemmeno voi, che seguite il blog, pensate che lo sia.

martedì 3 maggio 2016

Il diritto di non allattare

 Ieri sera ho detto la fatidica frase.

io questa bambina non so mica se l'allatto.

Poi ho aggiunto che, insomma, vedremo...

ma, ecco, la verità è che davvero non lo so.

Non so se voglio allattare.


lunedì 2 maggio 2016

40 anni

E sì, lo so che avete letto del compleanno di Klarissa venerdì e per la cronaca tra meno di due settimane compie gli anni anche Anya, ma è così, siamo sfumature primaverili (beh, insomma, il meteo ha ben poco di primaverile, in effetti, almeno in questo continente).

Comunque sia, il mio, permettetemi, è più importante (per quest'anno) perchè, come anticipato su facebook, è IL compleanno, quello del passaggio decade, e quello del passaggio tra essere gggiovani a essere .... giovani dentro.

40 anni 


E' stato ed è traumatico, non lo nascondo. Proprio non mi ci vedo con quest'età ingombrante. 
Mi rispecchio molto di più nella trentenne.

Perchè sono andata in crisi?
Perchè:

- a 40 anni si ha questa forte sensazione che i giochi son fatti, che quel che è stato è stato, e le cose non si potranno cambiare.


Non è necessariamente vero, lo so, ma per la maggioranza delle persone è così.
Difficilmente si cambia un lavoro che non piace a 40 anni, o città, o marito (non voglio cambiare marito, giuro).

E questa ineluttabilità crea ansia, specie se si è persone che non hanno fatto quello che volevano, che si sono accontentate o semplicemente se si è, come me, eterne insoddisfatte.

- a 40 anni ti rendi conto che gli ultimi dieci sono inevitabilmente volati.

E se tanto mi dà tanto, dopodomani sono 50. C i n q u a n t a .
Un piede nella fossa, praticamente (non me ne vogliano le cinquantenni che dovessero passare di qui).

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