giovedì 30 giugno 2016

In vacanza coi bambini: i consigli per non sbagliare

organizzare vacanze coi figli


Vi ricordate quando la vacanza era rigenerante? Quando il tempo era solo vostro, vi dovevate occupare solo di girarvi a pancia in su ogni tanto per avere una tintarella uniforme di rilassarvi o di folleggiare a seconda di come vi andava?
Non commuovetevi, su.
Prima o poi torneremo a poter pensare solo a noi.

Seeeeeeeee, prima o poi un cavolo!

Lo sappiamo tutte, vero?
Succederà, sì, ma non c'avremo più il fisico e la voglia per fare certe cose, io ve lo dico.
O forse sì?

Nel dubbio, cerchiamo di goderci le vacanze con quei mostriciattoli che abbiamo messo al mondo.
Possiamo fare qualcosa per preparare noi e i bambini al meglio perché la vacanza coi bambini non si trasformi in una cacanza o, peggio, in un vero e proprio incubo?

Abbiamo lanciato un grido di aiuto alla Dott.ssa Elena Carbone, psicologa e psicoterapeuta, perché venisse in soccorso.
Nostro e vostro.

Dottoressa, possiamo preparare i bambini alla vacanza in qualche modo? E come?

mercoledì 29 giugno 2016

Topi di campagna, pro e contro. Ma quando la libertà è troppa?

Sono nata e cresciuta in un piccolo paese.
Paesaggio verde, aria pulita, montagne e lago a pochi minuti.
Fantastico! Infatti, da che ho memoria,  ho sempre desiderato scappare. Io sognavo le metropoli, le metropolitane, i musei e le biblioteche..

Me ne sono andata appena ho potuto, e dai 19 ai 32 anni ho vissuto in città, più o meno grandi (Verona, Bordeaux, Bruxelles, Trento).

Ma quando, incinta, è stato il momento di comprare casa, ho scelto, di nuovo, un paesino. Ancora più piccolo di quello in cui sono nata, ancora più sperduto. Sempre con le montagne a due passi, e il lago a 3 minuti. Che cosa curiosa.
 
Chissà, forse il ricordo della bella infanzia che ho avuto, anche se sognavo Parigi o Roma, mi ha portato a replicare per loro il "nido" che ho avuto io.
In fondo i nidi son nati per starsene protetti e poi volarsene via, no?

La mia idea è quella di tornare in città quando i miei figli saranno cresciuti, e andranno alle superiori.
Ma per la loro infanzia ho fortemente voluto la libertà e spensieratezza che è consentita qui, in mezzo alla natura.

Come è ovvio, ci sono lati positivi e lati negativi.
Non ritrovo nulla di quello che sento da mamme "cittadine", nel bene e nel male..
Siamo fuori dal mondo, serve la macchina anche solo per prendere un giornale.
Per certe cose, mi sembra di vivere indietro di quei 30/40 anni: la vita, qui, è esattamente la stessa della mia infanzia, non vedo nessuna differenza.
La gente parla solo dialetto e se rispondi in italiano passi pure per snob. Le (poche) auto sono dell'82, intervallate da quale SUV. Ma sono più numerose le Apecar, quelle sono di ogni foggia, colore e modello.

Nella piccola scuola che frequentano i miei figli non esiste bullismo, le liti ed eventuali prepotenze si risolvono ancora alla vecchia maniera, una visita o telefonata ai genitori, scuse reciproche e amici come prima (e "tentato bullo" in castigo per secoli).
Nessuno si sogna di criticare la maestra per una nota.
Una volta mi son sentita suonare il citofono, era un papà che si scusava per un morso all'asilo.

martedì 28 giugno 2016

Ma fare la blogger è un lavoro?

Ultimamente si sente molto parlare dell'attività di "blogger" e pare che chiunque aspiri a fare questo lavoro.

Qui, però, non si è ancora capito che lavoro sia.

Senza nulla togliere a chi si impegna con il proprio blog, a chi ha molte persone che lo seguono, a chi anche ci guadagna. Per guadagnare i soldi di certa gente non bisogna fare i blogger, bisogna essere geni del marketing, e le due cose sono ben diverse.

Prendete noi: siamo delle poracce. Seriamente.

Ricevere dei regali in cambio di un post o di una foto non può e non deve essere un lavoro. Un lavoro, in teoria, lo si fa perché si hanno delle competenze. Ok, ho come competenza scrivere, evvai. Peccato che veda più gente analfabeta sommersa dai regali che penne impegnate guadagnare.

Ricevere dei soldi in cambio di un post o di una foto è certo un modo di guadagnare, ma non un lavoro.

Tenere un blog che è seguito può portare taaanto lavoro, questo sì. Per dire noi pensiamo ogni giorno a cosa scrivere su FB, cerchiamo delle notizie interessanti, cerchiamo di rispondere a tutte, alimentiamo Instagram, pubblichiamo un post al giorno e tutto questo porta via del tempo, sicuramente. Ma anche tenere il giardino, riordinare l'armadio e cucinare la pasta fresca. Non per questo alla domanda "che lavoro fai" si risponde "il giardiniere, la donna delle pulizie o la cuoca". No?

lunedì 27 giugno 2016

Di quella volta che ho capito cosa sono i pregiudizi

Il pregiudizio nasce quando leggi una frase e pensi di aver inquadrato una persona. Quando chi ti sta davanti ti dice che le piace il nero, e tu pensi sia fascista. Quando il vicino ascolta Gigi d’Alessio, e tu pensi che abbia gusti di merda. Quando la tua nuova collega si trucca pesante e tu pensi che sia solo una frivola senza cervello. 

Il pregiudizio è qualcosa che ci tocca tutti, prima o poi. Che per carità, non succede niente a farsi un’idea sbagliata a primo impatto. Anzi, spesso ci azzecchiamo pure, vero? Sentiamo qualcuno parlare e pensiamo di averlo inquadrato alla perfezione. 

Ma il pregiudizio è una cosa bellissima. Perché è bellissimo l’attimo in cui apri gli occhi e ti accorgi di quanto quella persona sia diversa da come ti eri immaginato. 

Quando dopo averla ascoltata parlare, ti senti tanto stupido per esserti fermato ad un giudizio superficiale, ad un “pensavo che…”. 

Succede nella vita reale. Per esempio le tendenze politiche sono sempre un ottimo spunto di pregiudizio. Io e mio marito, quando ci siamo conosciuti, votavamo praticamente ai due opposti. Chi ci incontra, penserebbe il contrario, vedendoci. 

E da quando è arrivata la rete, il pregiudizio ha preso un campo incredibile. Prendo ad esempio noi: chi arriva sul blog pensa che io esca tutte le sere senza le mie figlie, quando sono molto più chioccia della media delle mamme, oppure che Klarissa sia contro l’alto contatto, quando ha dormito con suo figlio per 6 anni buoni e spesso ancora se lo ritrova nel letto. 
Fa male quando persone che non ti conoscono ti sputano addosso le loro sentenze basandosi su due righe. Ma poco importa, quando ci si espone è così, no? 

venerdì 24 giugno 2016

Un regalo bellissimo (sottotitolo: internet, colonie estive, dubbi, varie ed eventuali)

Ho in bozze un paio di post in cui massacro social e blog(ger) (ma sono troppo cattivi e li lascio sedimentare, magari migliorano come il vino), ho eliminato facebook e messenger dal cell, insomma mi sto trasformando in mio marito, che non ha nemmeno i dati sul cellulare.

E infatti, come avete forse notato (lo avete notato? Sì vero??), sono un po' sparita.
Ed è anche perchè sto dedicando maggiori energie al "reale", figli, lavoro, amici, me stessa, e mi restano poche risorse, sopratutto mentali, per il resto.
In genere torno qui per lamentarmi, per raccontare un problema o una difficoltà, e non perchè io di carattere sia una lagna, ma semplicemente perché  i vostri commenti sono sempre stati un grandissimo toccasana, quindi quando qualcosa non va, alla fine è da voi che corro.
Le pacche sulle spalle, i consigli, la comprensione, ma anche i punti di vista diversi, sono stati davvero un aiuto prezioso in tante occasioni, a cui non so rinunciare.

E a volte il mondo virtuale regala emozioni inaspettate.
Vi racconto.

Mirtillo ha iniziato una colonia estiva. Lo sapete che io mi sento in colpa, perchè per me l'estate è libertà, è tempo, è noia, è blabla, e che mi dispiace tantissimo non fargli vivere quello che ho vissuto io.
Ma non si può e basta, c'è poco da fare.

giovedì 23 giugno 2016

Elogio alla via di mezzo

Sono nata in un mese di mezzo, e infatti adoro le mezze stagioni.
Nella vita non amo le mezze misure: o è bianco, o è nero. 

Ma nella maternità, eh no, nella maternità io sono la fautrice della via di mezzo. 
La nemica numero uno degli estremismi. 
La portatrice di banalità. 

Ho allattato, ma non a lungo. 
Ho usato il biberon, ma non avevo nemmeno lo sterilizzatore.
Ho dato il ciuccio, ma a tre anni stop l'ho tolto.
Ho usato i pannolini lavabili, però che comodi quelli usa e getta. 
Ho usato tantissimo fascia e marsupio, ma che figo era il mio passeggino ultra-leggero?
Ho autosvezzato, ma quanti passati di verdura si sono mangiate!
Che guardino la tv, con tutti i libri che leggono. 
Che giochino ogni tanto con l'iPad, con tutti i giochi che facciamo. 
Che mangino i nuggets col ketchup, con tutti i broccoli (e le cipolle) che si scofanano. 
Faccio le torte, ma viva gli Oreo. 
Ho lavorato tanto, ma quante serate e quanti weekend ho passato con loro. 
Sono uscita la sera, ma quante volte ho detto di no. 
Urlo, ma poi spiego. 
I capricci a volte li verbalizzo, giuro, a volte rompono i coglioni e basta
C'è la volta in cui mi dico "oh cazzo, sono già le 14, tornano" e altre in cui "che bello, sono le 13, tra poco sono qui". 

mercoledì 22 giugno 2016

Non è cattiveria, è più...fanculo, cattiveria

Il tempo di un genitore è sempre troppo poco; che il poraccio lavori fuori casa o dentro casa, sempre poco è.

E un genitore che se ne fa di quel tempo?

Lo vorrebbe dedicare a sé, ai figli e alle proprie (2) passioni (rimaste).

È tempo prezioso e no,  non gli va di impiegarlo in cose inutili,  in discussioni sterili, in confronti non cercati, in risposte a critiche e a consigli non richiesti.

Ecco perché non passa tempo con voi,  non vi telefona,  non vi cerca, ha sempre una scusa validissima (tipo la diarrea del figlio o la cistite del gatto o quella caccola enorme da togliere dal divano nuovo) per non vedervi.

martedì 21 giugno 2016

Vita a Panama, episodio 4: quello che non mi piace

Itlaiani a Panama


Vi ho raccontato com’è vivere a Panama, quello che mi stupisce di più, come sono le donne… Oggi vi voglio raccontare come sia difficile, a volte, vivere in un posto così. 
Su Instagram vedete le foto della vista da casa mia, o delle domeniche in piscina, o dei weekend sulle isole: per carità, tutto vero, ma… C’è un ma. 

Vivere a Panama, cosa non mi piace


Panama era parte della Colombia fino a poco più di cento anni fa, e un paese occupato dagli Stati Uniti fino al 1999. Questo fa sì che non ci sia grande cultura popolare, né tradizioni, se non nell’interno del paese e nella parte caraibica (come per esempio San Blas), dove tutto è rimasto più “puro”. A Panama City, però, non c’è niente da fare.

Partiamo per esempio da una passeggiata.

L’unica passeggiata che si può fare è quella sulla Cinta Costera, che è il lungomare di fronte a casa mia. Che si trova accanto ad una via trafficatissima (vedi smog). Immaginatevi quindi 40 gradi, i clacson e la nube tossica. Vi passa la voglia, no? Altro posto è il Casco Viejo, la parte coloniale della città, davvero delizioso, ma ecco, un gelato la domenica pomeriggio. Il resto, è tutto un cantiere, buche, marciapiedi crollati, strade allagate se piove. Dimenticatevi le stradine italiane, i viali francesi, le grandi avenue americane: ncèncazz. Molti passeggiano nei mall, ma io potrei morire (di freddo e di noia). 

lunedì 20 giugno 2016

La madre passabile e possibile

In un mondo dove ogni madre normale,  tipo me, cerca di fare del suo meglio,  riuscendoci sì o anche no, ma provandoci e assolvendosi quando scappa la cazzata, che tanto la facciamo tutte, ecco il club delle madri impunite.
Quelle che NON ci provano proprio ad essere migliori.

venerdì 17 giugno 2016

Di mamme che lavorano e sensi di colpa

Sono figlia di genitori entrambi lavoratori.
Sono stata tanto coi nonni, tanto a scuola,  ho fatto le elementari a tempo pieno,  47 attività pomeridiane e d'estate ho frequentato oratori estivi, casa dei nonni, parchi coi nonni e spedizioni in montagna per settimane. Senza genitori.
Io e le mie sorelle abbiamo sperimentato corsi di ogni tipo,  dalla falegnameria alla cucina,  passando per il minibasket e per il nuoto, arrivando al ricamo.

Giuro che siamo vive.

giovedì 16 giugno 2016

Lettera di una futura mamma a parenti e amici

Cari amici, parenti, genitori, vicini, colleghi e chiunque sia in contatto con me,
come sapete aspetto un bambino.

Un bambino che arriverà tra poco, e che cambierà inevitabilmente la mia vita.

La mia, avete letto bene, non la vostra. Sì, certo, magari potrete essere coinvolti, ma il motivo per cui vi scrivo oggi è proprio perché sappiate, fin da subito, che io e il padre siamo i genitori, cercate di ricordarlo. Vi elenco qualche consiglio che spero seguiate alla lettera, proprio per far sì che io e il mio bambino siamo felici, sereni e non ci manchi niente.

- Non fate commenti sulla mia condizione: dirmi che sono troppo grossa, che esplodo, che non ho preso abbastanza peso, che la mia faccia è cambiata, ecc ecc non mi aiuterà a farmi sentire meglio. Quindi, tenetevi pure i commenti per i vostri vicini di casa non gravidi.

- Non chiedetemi ogni tre per due se è nato: a. se ho una panza più grossa di voi, che dite? b. già sono agitata di mio, perché dovete stressarmi ancora di più? Quando nascerà, lo saprete, tranquilli.

- Non fate le corse per venirci a trovare: abbiamo bisogno di riposo, non di essere invasi. Le visite fanno piacere, ma non quando si hanno le tette sempre al vento, i punti alla patata e le emorroidi. Mandatemi un messaggio e saprò io a dirvi se è il caso di passare o no.

- Non date consigli: se ho bisogno, chiedo. Se mi vedete in difficoltà con l'allattamento, se mi vedete stanca, abbattuta o altro, ascoltatemi, non parlate al posto mio. Ricevere consigli che non condivido o che non so mettere in pratica potrebbe buttarmi ancora più giù.

mercoledì 15 giugno 2016

La gravidanza e le cose che non ho capito

Ci sono cose della vita che non capisco, non ho capito e non capirò.

Alcune per disinteresse, altre perché richiedono più attenzione di quanto sia disposta a concedere loro, altre perché boh.


Ecco, della gravidanza io non ho mai capito:

1) come si calcolano le settimane e i mesi di gestazione


martedì 14 giugno 2016

Viaggi: come fare la valigia quando si hanno bambini


Valigia bambini


Potrà sembrare strano, ma molte persone al momento di dover preparare la valigia vanno nel panico, e finiscono non tanto per metterci più tempo del dovuto, ma soprattutto per portarsi dietro troppe cose. Una volta ho postato una foto su Facebook della valigia che stavo preparando per andare 10 giorni in Costa Rica in 4 e in moltissime si sono stupite di quanto poco portassi. Dopo anni di voli aerei, molti dei quali da sola, ho imparato per forza di cose ad ottimizzare. Anch’io quando ho iniziato a viaggiare, senza figlie, a 18 anni, portavo una valigia da 20 kg e spesso rischiavo pure di eccedere… Adesso partiamo con una da 15 in 4 e la considero già piena di cose inutili! 

Se state cercando qualche consiglio per fare la valigia in modo veloce, pratico e leggero, magari questo post vi servirà. Ovviamente questo è il mio metodo, non è detto che vada bene a tutti! 

Come fare la valigia quando si parte coi figli


Per prima cosa bisogna ammettere che il clima fa la differenza: andare in un posto freddo non solo prevede abiti più pesanti, quindi più ingombranti, ma spesso esclude la possibilità di lavare al volo in caso di macchia. Ma, ovviamente, ha anche un risvolto: al freddo si suda meno, quindi si ha bisogno di meno cambi!

lunedì 13 giugno 2016

Figlie femmine, sfatiamo i miti

Crescere bambine


Quando abbiamo scritto la fenomenologia della mamma di figlie femmine in tante si sono fatte una risata. Tante mamme di figli maschi hanno strabuzzato gli occhi e scosso la testa e tante di figlie femmine si sono indignate perché “loro assolutamente no”. 

Ma oh, a volte va presa anche con leggerezza, eh! 

Ecco 10 miti da sfatare sulle figlie femmine


1. Vestono solo di rosa

NO. Quelle sono alcune mamme che c’hanno ‘sta fissa. Poi per carità, a tante bambine il rosa piace davvero, tanti prodotti sono per forza in rosa, ma, incredibile!, alle femmine piacciono anche gli altri colori. Fanculo Peppa, quindi. 

2. Sono tranquille

Stoca…! Anzi, proprio stocazzo!, sfatiamo anche il mito che le femmine siano delicate. Ci sono bambine che DALLA NASCITA sono peggio di un terremoto, che non stanno mai ferme, si sbucciano le ginocchia tutti i giorni, si sporcano come porci in un letamaio andando semplicemente al parco con la nonnina e tirano giù la roba dagli scaffali nei super. Eh sì, care mamme di maschi.

venerdì 10 giugno 2016

C'era una volta una che...

C'era una volta una donna che sapeva tutto di bambini:

quando farli, in che periodo dell'anno,  come affrontare una gravidanza e come partorire come allattare e svezzare e far dormire ed educare.

Quella donna non aveva figli.

giovedì 9 giugno 2016

Le frasi che dico di più in una giornata

Non mi perderò in inutili chiacchiere, perché altrimenti diventerei logorroica (più del solito, ok). 
Vi elencherò semplicemente quelle frasi, parole, espressioni, imprecazioni che dico di più in una normale giornata, da quando mi sveglio la mattina alle 5.45 (accendete un cero per me se andate in chiesa) a quando LORO vanno a dormire la sera alle 20.30 circa (un altro cero perché vadano alle 20, capitemi). 

Klarissa aveva scritto le cose che non si dicono, io scrivo quelle che dico. 

"Cosa vuoi mangiare?"


Non solo si ripete per due, essendo due le figlie, e non solo per ogni pasto, ma anche numerose volte perché non rispondono. O perché dicono "non lo sooooo". O perché boh, c'ho l'abitudine. 

"Pettinati"


Se avessi avuto due maschi, probabilmente si sarebbero fatti la cresta da soli al mattino, le mie per convincerle a pettinarsi quella massa informe che si ritrovano in testa devo rincorrerle per casa con la spazzola in mano. A volte la lancio direttamente in ascensore a mio marito, mentre scende con loro. Non scherzo, eh. 

mercoledì 8 giugno 2016

È vero, a volte diamo di matto. Ma ecco perché.

È vero, a volte noi mamme scleriamo. Ogni volta ci ripromettiamo di non urlare, di non perdere la pazienza, di ascoltare, addirittura di verbalizzare (cioè, di cercare che significa). 
E poi ecco il senso di colpa. Dopo l'urlaccio. Dopo la punizione.

Siamo dei mostri, esatto! 


Però, c'è un però, diciamocelo. 

A volte c'abbiamo una giustificazione. Un po' come quando non studiavamo perché passavamo il pomeriggio a piangere pensando a Dylan. Insomma, siamo sempre noi eh!

Ecco i motivi per cui ci trasformiamo in terrorizzatori di bambini

1. Il ciclo mestruale: hanno voglia a prenderci per il culo, ma io lo darei a loro. In fondo ad ogni sfottò c'è della verità, no? Ecco, qui la verità è un enorme flusso rosso che prima di sciogliersi procurandoci dolori e affanno se ne sta lì attaccato al nostro utero, facendoci sentire un attimo prima come Jack lo Squartatore, un attimo dopo come Padre Pio, l'attimo dopo come Jack lo Squartatore con le stigmate. Insomma, il preciclo è un brutto momento. 

martedì 7 giugno 2016

E' nato!

E' nato!

E finalmente uscite sulle vostre gambe dall'ospedale insieme al vostro frugoletto.

E ai punti, alle lacerazioni, alla montata lattea, a due tette da urlo sia per dimensioni che per il dolore che vi danno, dio santo, insieme ad una fame che azzannereste il polpaccio della cicciona che cammina davanti a voi e ad una voglia di alcool che manco all'anonima alcolisti.

lunedì 6 giugno 2016

Viaggi: godersi New York coi bambini

new york con bambini


Ogni volta che annunciamo la partenza per un nuovo viaggio (avete letto gli ultimi? Messico e Costa Rica), mia mamma mi dice “che bello, peccato che non si ricorderanno niente”. Non so cosa si ricorderanno le mie figlie di tutti i viaggi che fanno, ma sono sicura che in loro lasceranno qualcosa. Soprattutto il viaggio a New York.

Perché come dicono in molti, New York non è una semplice città, è qualcosa che ti entra dentro. E le mie figlie sono nate a Parigi e ora vivono ai Caraibi! Ma niente, niente è paragonabile a New York.

La cosa che mi ha colpito, nelle nostre lunghe giornate in giro per la città, è che di bambini ce ne sono pochissimi. O piccolissimi, nel passeggino (ma pochi comunque), oppure già più grandi, diciamo fine elementari/medie, e per lo più americani, non stranieri. Si dice che New York sia una città per gli adulti, una città notturna, ma io non sono d’accordo. New York è una città per tutti, e noi ci siamo davvero divertiti tanto. 

Ho chiesto alla grande cosa le fosse piaciuto di più: la Statua della Libertà, gli M&m’s e dove c’erano le Torri Gemelle. Mi è bastata come risposta!

venerdì 3 giugno 2016

Una settimana in #nutrilibrio: come rendere la cucina sana anche gustosa e divertente

insegnare ai bambini a mangiare


Quando ci hanno contattate per partecipare al nuovo progetto di Orogel abbiamo subito accolto con entusiasmo: come sapete, parlare di alimentazione ci piace e, tutte e tre, ognuna a modo suo, siamo delle vere buongustaie

L’esperimento - se così si può chiamare - consisteva nel seguire, durante una settimana, le indicazioni del Nutrilibrio. Alcune di voi l’hanno già scoperto (e poi vinto!), ma vi spiego meglio: si tratta di un libro elaborato da Orogel e da un team di esperti in cui si danno prima le linee guida per una sana alimentazione, con tanto di quantità, tipi di alimenti, modi di cottura e abbinamenti, e poi si consiglia non solo come cucinare, ma anche uno schema molto simpatico da seguire, quello dei colori (per mamme incasinate e non!). 

Si sa che i bambini si lasciano affascinare dai colori, e col Nutrilibrio si possono organizzare i sette giorni della settimana proprio in base ai loro preferiti (e a quelli della mamma, dei fratelli, del papà, della nonna…). 

Immagino che conosciate Orogel e non abbia bisogno di molte presentazioni, ma solo per dire, l’azienda produce surgelati da 50 anni e lo fa con particolare cura, cercando di mantenere intatte le proprietà dei suoi prodotti. Sapevate per esempio quale differenza c’è tra surgelato e congelato? Nel primo caso, l’alimento viene portato a -18 gradi in pochissimo tempo, quindi mantiene tutte le sue caratteristiche, mentre il congelato è quello che si fa in casa e che, una volta riportato a temperature normali, perde molte delle sue proprietà.

Detto questo, ecco come si è svolta la nostra settimana. 
Col Nutrilibrio, che è un vero e proprio libro cartaceo (andate su www.orogel.it/nutrilibrio per provare a vincerne uno o per riceverne la versione pdf) avete uno schema dei pasti da seguire. Ogni giorno cinque pasti equilibrati (colazione, spuntino, pranzo, merenda, cena e guai a saltarli!), in cui bilanciare proteine, cereali, verdura e frutta. I colori, di cui vi parlavo prima, non solo rendono più divertente il piatto, ma aiutano ovviamente a distinguere le fitosostanze. Per esempio, come probabilmente saprete frutta e verdura arancioni sono ricchi di vitamina C e antiossidanti!

giovedì 2 giugno 2016

Educalo bene, è maschio

Vieni Leo, ti faccio io da guida per Parigi, tu seguimi!




Le mamme di figli maschi hanno una grande, grandissima responsabilità nell'educazione dei figli maschi e nella trasmissione di valori, nella costruzione di una vera consapevolezza e nell'assimilazione del concetto di parità tra esseri femminili ed esseri maschili.

Vero,  verissimo.

Lo leggiamo ovunque.

Uomini che uccidono donne.
Femminicidio più popolare del calcio in Italia.
Maschilismo.
Sessismo.

E queste madri di merda che non insegnano ai figli maschi il rispetto delle femmine.

Sì, vero.

Ma io credo che sia necessario fare TUTTE, anzi TUTTI,  un paio di passi in avanti da questo punto su cui mi pare ci siamo arenati.

mercoledì 1 giugno 2016

Donne che ci piacciono: Cristina e Valeria di MyBoo




Sapete che ci piace intervistare donne che, in qualche modo, sono riuscite a realizzare i propri sogni, fossero di aprire un'attività o di costruire qualcosa di speciale. Oggi tocca a Cristina e Valeria, che hanno fatto qualcosa che ha a che fare coi bimbi e che ci è sembrato davvero unico! Per questo eccoci qui a parlarne. 

Cristina e Valeria hanno creato MyBoo: che cos'è? Vi invitiamo a scoprirlo! 

Ciao ragazze, iniziamo con le presentazioni: chi siete, cosa fate nella vita…

Io sono Cristina, ho quasi 40 anni, sono mamma di Luca che tra poco compie 4 anni. Lavoro nel marketing di una grande azienda ma ho sempre avuto fin da bambina una sconfinata passione per i libri, di qualsiasi genere e il mio sogno è trasformare questa passione in un lavoro.

Io sono Valeria, ho quasi 35 anni e anche io ho avuto un’esperienza importante nel marketing di alcune multinazionali (dove ho conosciuto la mia socia Cristina!).
Poi mi sono presa una pausa mentre aspettavo il mio Enrico, che adesso ha 2 anni e mezzo. Ho deciso di non tornare in azienda ma di mettere a frutto la mia esperienza in un progetto davvero mio e amando i libri sin da piccola ho avuto per MyBoo un colpo di fulmine!

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