venerdì 29 luglio 2016

Finalmente vacanze: di letture, concerti e Sicilia!

Sono molto stanca e molto poco ispirata, ma si dà il caso che Klarissa abbia appena partorito e Anya sia alle prese con tre bambine senza connessione o quasi.
Quindi, mi limito ad aggiornarvi un po' su di me.

Oggi è il mio ultimo giorno di lavoro prima delle vacanze, finalmente.
Ma, come spesso accade nel mio lavoro, quello che non è successo nelle ultime due settimane, è successo oggi, tutto insieme: urgenze, nuovi clienti (ovviamente con questioni indifferibili, al 29 di luglio).
Ho anche vinto una scadenza fissatami oggi al...  21 agosto: senza parole.
Ma non voglio guastarmi questo giorno che attendevo da settimane.

Inizialmente avevo scritto che quest'anno le ferie sono state sudate, che arrivare da Pasqua ad agosto senza staccare è un'esperienza che in futuro avrei evitato volentieri, ma poi mi sono accorta  che avevo detto la stessa identica cosa l'anno scorso, mannaggia alla mia memoria da criceto.

L'estate dei bimbi è stata un incastro tra centri estivi più o meno apprezzati.
L'esperienza al lager è finita.
Dopo una settimana dai nonni dovevano rientrare lunedì scorso.
Ovviamente era fuori questione rimandarli, e devo essere stata persuasiva perchè, nonostante fosse espressamente escluso il rimborso,  ho ottenuto la conversione dei soldi in un corso di nuoto.

Li ho iscritti ad un centro estivo in montagna, è andato tutto bene nonostante le corse per andarli a prendere (dovevo uscire alle 4.30, un delirio).
Alla fine me la caverò con "sole" 4 settimane di centri estivi: 3 settimane staranno con me, 2 le hanno fatte con i nonni e altre due le faranno a fine agosto.
Non so come faccia chi non ha i nonni, queste 4(x2) settimane sono state un vero salasso.
Immaginate la mia gioia quando venerdì scorso, dopo aver fatto le corse per iscriverli, appena cliccato sul bonifico da 330 euro, mi chiama mia mamma: "ci mancano un sacco, dai riportali qui!": evviva il tempismo!
Ma pazienza, sono felice di aver alternato, i nonni sono bravissimi, ma non ci sono bambini della loro età e finiscono con stare piazzati fin troppo a lungo davanti alla TV. E almeno così manteniamo vivo l'entusiasmo e la voglia di vederli, l'anno scorso erano tutti esauriti, alla fine, figli e nonni.

giovedì 28 luglio 2016

Anche le mamme crescono: non sono più una Mamma Mostro

Ebbene sì, c'è speranza per tutte.
Se vi sentite pessime, non è detto che lo sarete per sempre.

Io mi sono sentita a lungo una pessima mamma. Una Mamma Mostro, appunto.

Perchè ero spesso insofferente, perchè avevo bisogno di prendere aria, perchè quando andavano qualche giorno dai nonni era un sollievo, perchè stavo troppo con il telefono in mano.

Avevo necessità di avere tempo per me, di avere alcune ore senza figli.

E quanto sono stata giudicata per questo!

Ebbene, care voi che mi avete considerato una madre sbagliata, che mi avete detto "già li lasci tutto il giorno per lavorare" "cosa?! dormire dai nonni? Poverini!", sappiate che il tempo passa, che non siete migliori di me solo perchè non lo avete lasciato un secondo, che i miei figli sono ragazzini intelligenti e svegli.

Ora non mi sento più "pessima".
E non sono migliorata io, o non solo almeno, sono cresciuti loro.

Ora che se ne vanno in giro da soli mezzo pomeriggio, le ore con loro sono diventate preziose.
Ora che chiacchieriamo, che guardiamo gli stessi film, ascoltiamo la stessa musica, ora che ridiamo alle stesse battute, non ho più bisogno di prendere aria, sono loro la mia aria.

Non mi sento più così pessima anche perchè ho imparato a vedere il buono che c'è in me, come mamma.

mercoledì 27 luglio 2016

“Non hanno chiesto loro di venire al mondo”. Ma vaffanculo, dico io

Per me essere al mondo è la cosa più bella che mi sia capitata. Mi piace la vita, adoro l’amore, viaggiare, conoscere persone, il cibo, il vino e la birra, e non ho mai pensato nemmeno per un minuto che non ne valesse la pena, nemmeno quando ho sofferto come un cane, nemmeno quando ogni giorno vedo dei pazzi che sgozzano un po’ chi capita. 

Sicuramente c’è anche chi è infelice, c’è chi la vita se la toglie, ma la ritengo una percentuale quasi irrilevante, rispetto al numero di persone che, addirittura in condizioni davvero difficili, sceglie di andare avanti. 

Per questo quando mi viene detto che non hanno chiesto loro di venire al mondo io mi incazzo come una bestia. 
No, certo, non l’hanno scelto loro. Ma questo non dà loro il diritto di fare il cazzo che vogliono. 

Sono giorni difficili, cerco una spiegazione nella stanchezza, i viaggi, le emozioni, ma poi mi arrendo alla dura realtà perché non è la prima volta che capitano periodi così: loro sono così, le mie figlie sono così, in particolare una. 

Non posso nemmeno dare la colpa a me stessa, regina zen, non urlo, spiego, cerco soluzioni, io le ho provate veramente tutte, ma ora mi sono davvero rotta le palle. 
Dei continui piagnistei per la qualunque, dalla cuffia messa male a la mancanza del parmigiano nella pasta, dei capricci, dei pianti ininterrotti. 

Mi
Sono
Rotta 
Le 
Palle

martedì 26 luglio 2016

Bambini testardi

Quando leggerete questo post, non avrò più un bambino testardo.
Lo avrò infilato nella Ruota degli esposti, in qualche modo riuscirò a farcelo entrare questo insopportabile mostro.

E prima di strabuzzare gli occhi, state 24 ore con mio figlio.

Lui non è testardo, è La Testardaggine.
E' l'Immutabilità, l'Inamovibilità.
E', soprattutto, il Bastiancontrario.

Qualsiasi cosa gli diciate di fare, non la farà.
Ovviamente non farà quello che non vuole fare: riordinare i giochi, vestirsi, lavarsi, qualsiasi cosa si debba normalmente fare.

Ma il problema grosso, grossissimo, insormontabile, è che lui non fa, per principio, qualsiasi cosa gli  si chieda.

Se gli chiedessi di mangiare un cucchiaio di nutella, rifiuterebbe, per dire.

lunedì 25 luglio 2016

Mamme VS nonne

Che sia per aiutarci o per tenere direttamente i bambini, le nonne sono un preziosissimo supporto alle nostre vacanze. O comunque a quelle dei nostri figli, diciamocelo. 

Però in tante si lamentano del... ehm... diciamo comportamento delle nonne, vero? Chi non aiuta abbastanza, chi fa troppo di testa sua, chi è troppo asfissiante, chi chi chi... stoc... ehm, volevo dire, ci piace lamentarci eh?? 

Detto questo, mi sembra giusto osservare con attenzione le differenze tra la mamma e la nonna, che altro non è che una mamma la cui figlia ha avuto a sua volta figli, ricordiamocelo. (e già questo la fa sentire una specie di dea della pedagogia, mostro di conoscenza, matechevuoisapernehaiunfigliosolo... ehm... tipo te?)

venerdì 22 luglio 2016

L'uomo che fa la donna

L'uomo che fa la donna la sostiene.
Non importa quanto lei si impegnerà, lui sarà sempre al suo fianco.
Saprà farla brillare come la più lucente delle stelle in una stanza piena di altre donne, tutte bellissime.
Non importa quanto lei sarà istruita, o intelligente, lui saprà valorizzarla.
L'uomo che fa la donna crede in lei.
Non importa cosa lei dica o faccia, lui saprà ascoltarla anche quando le sembreranno tutte scemenze "da donna".
L'uomo che fa la donna le dice quando si sta sbagliando. Perché amare è onestà.
Non importa quando lei possa prendersela, lui saprà trovare le parole giuste.
L'uomo che fa la donna la rispetta.
Non importa quanto lei guadagni, o quanto bene cucini, o quanto magra sia: è la sua donna, la sua migliore amica, la sua amante, la sua complice.
L'uomo che fa la donna è un vero uomo: sa di avere un bene unico tra le mani, e sa che anche dal bocciolo più chiuso, timido e pallido può sbocciare una rosa magnifica, dal colore accecante e dal profumo inebriante.
E una rosa ha bisogno di cure. L'uomo che fa la donna saprà coltivarla coccolandola e sostenendola.

Perché anche la più sicura e forte delle donne ha bisogno di essere amata e curata.

giovedì 21 luglio 2016

Lettera a Vittoria

Benvenuta al mondo, piccola bambina rosa. 
Sei una femmina, e per questo ti verrà associato questo colore. Ti piacerà, come piace a tante bambine, ma ricordati che il mondo è pieno di sfumature. Potrai essere rosa, viola, bianca, blu o nera, poco importa: sii sempre te stessa. 

Sei nata in un'afosa giornata di luglio, attesa da migliaia di mamme. Sì, non c'era solo la tua ad aspettarti, sai? ce n'erano tante e tu questo un giorno dovrai saperlo. Dovrai sapere che la tua mamma è colei che ogni giorno, per anni, ha fatto ridere (o farà, ancora, chissà!), migliaia di mamme sparse ovunque. 

Perché la tua mamma è speciale. È una donna intelligente, di sicuro. Sa essere pungente, arguta, rompiballe di sicuro, precisina anche, e generosa, altruista, divertente. 

Probabilmente non la sopporterai. L'amerai con tutta te stessa ma l'attimo dopo ne vorrai una diversa, perché è sempre così. La porterai a porsi tante domande, a credere di essere un fallimento, a chiedersi se non abbia sbagliato tutto. La metterai alla prova. E un giorno, quando sarai madre ricorda che sì, anche lei si è sentita come te. 

Anche lei, oggi, ti sta guardando con gli occhi con cui tu guarderai tua figlia. Ti sembra assurdo, vero? 

mercoledì 20 luglio 2016

A te, che aspetti un bambino, voglio dire una cosa

Sono diventata mamma prima di te, per ben due volte. 

Esistono due fasi: quella in cui ti senti già mamma e quella in cui sai di esserlo, semplicemente. 


La prima fase può durare da quando giochi con Cicciobello e sai che il tuo sogno più grande, nella vita, è diventare mamma, fino a che non diventi consapevole di cosa significhi realmente essere mamma.


Tu, con la tua pancia, rientri nella prima fase, e ci starai ancora per un po'.
Voglio dirtelo perché io mi ricordo com'era quando ho avuto la mia prima figlia. Spaesata e sicura al tempo stesso, immersa nei libri e nei pianti, alla ricerca sempre di una risposta. 


E io te lo dico, sinceramente: una risposta non c'è.


Potrai decidere che allattare a richiesta fino ai 7 anni sia la cosa migliore del mondo, e che così sarai esente da qualsiasi problema presente e futuro. Ma no, cara, non è così. 


Potrai decidere che far dormire tuo figlio nella sua stanza fin dalla prima notte farà di lui un bambino e poi un uomo autonomo, ma no, non puoi saperlo. 

Sentirai di avere in mano la verità perché porti in fascia, o ti sentirai la regina della pedagogia perché tua figlia dorme tutta la notte. 
Penserai che il biberon è comodo e che le mamme che allattano a richiesta e ad oltranza sono delle pazze schiave. 

Giudicherai, soprattutto. 


Giudicherai chi non la penserà come te, e ti sentirai costantemente attaccata da chi non la pensa come te.

Sfodererai una sicurezza estrema per non mostrare le tue insicurezze.
Ti attaccherai alle teorie, alle mode, fa
rai il contrario di quello che ti dice tua suocera perché che vuoi che ne sappia, lei, di tuo figlio? 

E soprattutto, penserai che tutto sia merito o colpa tua.


Vedrai tuo figlio come perfetto o sbagliato, ti dannerai pensando a cosa avresti potuto o potresti cambiare, dalla gravidanza alla nascita alle notti al latte al cibo al lavoro ai nonni alla tata alla fascia al box

Ma voglio dirti una cosa, cara amica incinta: un giorno tutte queste cose non conteranno più.


E sarà in quel momento che capirai di essere mamma, quando più che le teorie conteranno le albe e i tramonti, i voti e le cadute, i baci e i sospiri. 

Quel momento in cui il libro sarà ormai aperto, e a scriverlo sarete voi, insieme.

martedì 19 luglio 2016

Mettere al mondo un bambino

Mettere al mondo un bambino significa tante cose meravigliose e indimenticabili che tutte abbiamo nel cuore e lì custodiremo sempre, come quel genere di ricordi che ci scalderà quando da vecchiacce faremo la calza sulla poltrona dell'ospizio dove i figli ci avranno confinato...presente?

Il primo sguardo, il primo vagito, il suo odore, quell'odore!, la prima volta che lo hai toccato, baciato, che te lo hanno poggiato addosso, quelle calde lacrime che ti hanno quasi annegato, quello studiarlo, ammirandone la perfezione, stupefatte dal miracolo della vita.

Poesia pura.

Ma mettere al mondo un bambino significa anche:

1) poter ingurgitare affettati di maiale crudi.


9 mesi che sognate un crudo di quelli che se squagliano in bocca, presente?, un panino con un salame stagionato al punto giusto e profumato che lo senti a distanza maggiore di quella a cui senti il pianto del neonato, la coppa, vi prego, la coppa, quella piacentina, che va giù con lo gnocco fritto, quello vero...un sogno che diventa realtà.

lunedì 18 luglio 2016

Fenomenologia della mamma: la mamma viaggiatrice

Tra le decine e decine di fenomenologie, come potevamo esserci dimenticate di lei? Avevamo parlato della mamma in ferie, ma anche di quella con i figli in vacanza (dai nonni, of course). E lei?
E siccome le sfumature sono democratiche, amano la par condicio, ovvero ci tengono a prendere per il culo chiunque senza alcuna discriminazione, potevamo mica generalizzare con la più rozza delle imitazioni?? 

Eh no!

Ne abbiamo per tutte. Quindi sedetevi comode e preparate il Malox.

Fenomenologia della mamma viaggiatrice: nessuno la scampa


La viaggiomane: prima di avere figli, la viaggiomane prendeva più aerei che pasticche per il mal di testa. La sua era una missione: poter diventare commentatrice premium su Trip Advisor, poter vantare il record di reclami alle compagnie aeree e vincere così il mongolino d'oro dei viaggiatori. Ora che ha figli, mica cambia! La prole ha più timbri sul passaporto di Matteo Renzi e ormai vive in un perenne stato di jet lag. Bambini che non sanno più di che nazionalità sono, quanti anni hanno e, ovviamente, ciò che hanno visitato. Le rovine Maya sono a Los Angeles e da qualche parte nel mondo c'è una torre di ferro, forse in India. Però possono sicuramente vantarsi.

La crociara: è una via di mezzo tra la crociera e la ciociara. Prima di avere figli non viaggiava praticamente mai o, in alternativa, era devota alla santa crociera, "tanto comoda", poi ti permette di vedere così tanti posti insieme! In realtà l'unica comodità è che i bambini non pagano e che si mangia a sbafo continuamente, perché per lei i figli non mangiano mai abbastanza e in vacanza si deve stare bene, mica faticare.


La all inclusive: in genere è ricca, o molto mantenuta. Tendenzialmente con seno prosperoso. E perennemente abbronzata. Ha figli per caso. Indossa il costume alla brasiliana e trecentoventicinque tipi di bracciali, dall'immancabile Tiffany a quelli dei vucumprà o del peruviano che fanno tanto vacanza. Che sia alle Maldive o in Versilia, per lei la parola d'ordine è "non muovere un dito". Immancabile miniclub, ovviamente, perché in vacanza vorrete mica occuparvi dei figli?

La stessa spiaggia stesso mare: questa la conoscete di sicuro. Per lei l'arrivo delle vacanze è peggio di un attacco improvviso di diarrea con conseguenti emorroidi. Inizia a pensarci e a lamentarsi mesi prima, fracassando i maroni a tutti su quanto poco saranno vacanze per lei. Che poverina, sarà mica facile andare in spiaggia a Gabicce con un bambino di tre anni?? Le sue vacanze suonano come l'apocalisse: se per caso la incontrate, vi farà un pippone su quanto suo figlio sia scatenato... addirittura vuol fare il bagno! Ovviamente è, manco a dirlo, nonnassistita: arrivano in spiaggia alle 10 nonostante si sveglino alle 6, e sono già stanche morte. Devono essere quelle tre sacche di giochi che si portano dietro, non c'è altra spiegazione.

La squattrinata: niente villaggi all inclusive, niente paesi esotici, lei viaggia solo in auto. Sceglie quindi località vicine e trucide pensioni alla Bates Motel, e soprattutto si distingue per il carico che si porta dietro. Il carico auto della squattrinata è inversamente proporzionale ai suoi averi. Con la scusa del "tanto abbiamo spazio" non solo porta cose come la caffettiera elettrica da viaggio del corredo di zia Gina e un cambio al giorno per lei e compagno più due al giorno per ciascun figlio, ma aggiungendo la scusa del "così risparmiamo" infila in valigia caciotte, filoni di pane, salami e una teglia di lasagne. Il tutto terminato ancor prima di fare la prima sosta. Una sua versione più carica è quella dell'emigrata: quando torna da mammà, rigorosamente in auto, l'emigrata parte con il carrofunebre di Fantozzi e torna con il camper della signorina Silvani. "Sai, la mamma mi ha dato due cose...".


La disinteressata: a lei dei viaggi non importa una cippa. Le vacanze sono in un qualsiasi posto, anzi, prima sbrighiamo la pratica meglio è. C'è un lago? Bellissimo, come siamo fortunati, non dobbiamo nemmeno spostarci (versione pigra). Il massimo dello sforzo è andare a Disneyland Paris, ovviamente senza visitare Parigi, vorrai mica faticare? Il prozio vive a Londra? Bon, ci toccherà andare a trovarlo, che figata! Ovviamente è quella che viene sovente scippata e che nelle città d'arte riconoscete lontano un miglio per: cappellino con ponpon peloso, occhialone anche in metro, immancabile piumino, Hogan di rappresentanza e, sia mai, borsa monogram a tracolla.

E voi, che fenomenologia siete?!?!

(Perché noi è facile :D )

Buone vacanze!

venerdì 15 luglio 2016

L'amica della sposa


Era l'anno 1998 quando ci scambiavamo il motorino, ci davamo appuntamento al semaforo ed entravamo a scuola mano nella mano. 

Ci tagliavamo i capelli corti e li coloravamo di rosso. 

La musica era quella di Italia Unz, le canzoni quelle dei cartoni animati riadattate dedicandole alle nostre nonne. 

Erano le serate senza patente a sognare quello che avremmo fatto una volta auto munite. 
Erano le puntate di Beautiful, CentoVetrine, Vivere.
Erano il Ragazzo di Campagna e Jerry Calà.

Era la prima volta, quella che non si scorda mai e io mi ricordo esattamente dov'ero quando l'ho saputo. Le Spice Girls, io Victoria, tu Geri. 

Era ancora il '98 quando l'Italia perdeva con la Francia. E pure il 2000.
Diciott'anni nel 2000, l'ultima puntata di Beverly Hills, la gita di quarta, le giustificazioni a educazione fisica, i soprannomi per ognuno dei professori, la prima volta in Capannina con la Panda 750 rossa - parcheggiamo lontano magari - l'amore per i trentenni fidanzati che sentivamo di non poter stare senza, le serate sul terrazzo, i servizi fotografici, i colloqui di lavoro, la ricerca di una personalità che forse avevamo già ma chi siamo a 18 anni? 

Gli scherzi telefonici, i capodanni a cantare con la TV, i gatti raccattati in strada. 


Quell'età meravigliosa in cui tutto ti sembra possibile, in cui la mattina ti svegli col nodo allo stomaco perché non sai cosa ti succederà ma sicuramente sarà bellissimo, forse Mariano mi parlerà, andiamo a vedere la partita del Santa Lucia, diamoci un soprannome, inventiamo una canzone, teniamo un diario segreto.

Quell'età in cui figli e mariti non ci passavano nemmeno per la testa, c'eravamo noi, Assu e Romy, Isola & Martini, la Prugna e la Leoncina, gusti improbabili, fianchi stretti e tacchi larghi. 

Da quell'estate del 2001 in cui ci siamo diplomate sono passati 15 anni. Non ci sono più Assu e Romy, nemmeno Isola & Martini, sono rimaste un paio di gatte e i gusti, quelli, sono sempre improbabili. 

Sono passate lauree, fidanzati, amiche, viaggi, due figlie per me, un Elvis nel cuore, una mamma guerriera, migliaia di km ci separano eppure io, da ormai quasi 20 anni, non dimentico il 15 luglio. 

Perché quei compleanni lì, quelli da 18 anni nel 2000, con la Panda e le pizzette con l'Estathè, quelli no che non si dimenticano. Soprattutto quando hai rischiato insieme di finire in un fosso alla festa dell'Unità, con quella Panda.

Nemmeno se di mezzo ci sono figli, mariti e km.

E un vestito da testimone ancora da scegliere.


Tutte noi abbiamo l'Amica, quella con cui andavamo in bagno insieme, quella con cui dividevamo i sogni, quella con cui ridevamo fino alle lacrime.

La mia oggi compie gli anni, e tra due mesi si sposa.

Auguri gemy, se mai al posto dei gatti arrivassero anche dei bambini, io e la mamma di Artemio saremo qui, a darti manforte.

giovedì 14 luglio 2016

Come ti faccio arrabbiare la mamma

In questi anni abbiamo riso e scherzato su tanti aspetti della maternità, ma anche della femminilità e dell'essere donna.

Noi, appunto, ci siamo divertite da pazzi (e continuiamo a farlo), tantissime di voi anche, altre...pegnente proprio.

Ecco, allora vediamo se ci riusciamo a fare tutte una sana risata, o se riusciamo a farvi incazzare tutte.
Delle due, l'una.

A voi...la top five della mamma incazzata!

5) al quinto posto, la mammucca.


Incredibile.

E noi, ingenue, che anni fa pensavamo che le mamme allattanti (che peraltro anche noi siamo state, eh!) fossero quelle più pronte all'assalto, quelle meno tolleranti, quelle più aggressive...non avevamo capito e visto ancora nulla.

Ma che volete che sia un attacco di una tettomane?

Sì, può essere aggressivo, la talebana della tetta, ricordiamo, è spesso velenosissima, informata solo lei, capace solo lei, dedita al sacrificio (non come te, che sfoderi il biberon, facile facile), orgogliosa della mastite, della febbre a 40, del capezzolo sfatto e della ragade splatter, ma nulla, nulla è rispetto ad altre categorie.

4) la mamma casalinga


Eh già.

E' amorevole, dedita ai figli, alla casa, al marito, ma guai, guai, guai provare a dire che insomma, anche chi lavora fa la mamma e fa la casalinga.

In fondo, è così, no?

NO.
NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!

Medea che cucina lo spezzatino di figli, presente? Un agnellino in confronto alla reazione della mamma casalinga ad affermazioni tipo: il tempo nella giornata è tanto e ci può stare un po' tutto, lavoro compreso. Che fate nel resto della giornata?

Ecco...abbiamo appuntato nel libricino della sopravvivenza che no, non va mai chiesto.

Il peggio si è scatenato su Facebook, ma anche qui...non si è scherzato affatto!


3) la Vegana

I vegani sono spesso al centro delle polemiche più furibonde.
Secondo me, ci si mettono da soli: adorano fare proselitismo e questo urtica, indipendentemente da ciò che propagandi (anche Mastrota che pur, buon uomo, non vendeva il seitan o una filosofia di vita, ma le pentole, urticava...anche la Brigliadori con l'urinoterapia...brrrrrr!); si presentano dicendo tipo: ciao, sono Marco, vegano. E si offedono se pensi ti abbia detto il cognome e non che dieta segue.

Insomma, a noi fottesega che mangiate, giuro.
Non vi incazzate.

2) la Montessoriana

Abbiamo capito che in Italia il Papa è intoccabile.
Il calcio anche.
Lo era la DC.
La mamma è sacra.
La De Filippi pure...ma la Montessori...la Montessori!!!
Mai mettere in dubbio la sua Parola.

O siete Montessoriane o non capite una mazza e dovete spiegare perché avete voluto dei figli.

Guai a dire che la Montessori non era perfetta.
O che il metodo può essere fallimentare, se applicato ad cazzum.

1) la fasciante.


mai e poi mai l'avremmo detto, ma la quantità di improperi, insulti, commenti al vetriolo, pervenuta dalla categoria delle portatrici è stata imbarazzante.
Per loro.

L'unica spiegazione che riesco a darmi è che forse, portare la fascia un po' stretta, chiuda una qualche vena.

Tipo quella che porta sangue a quella zona del cervello che ci fa comprendere l'ironia.

O, comunque, che non ci fa partire in quarta insultando delle persone per qualche riga che può non piacere...capita. Quindi?

Non è più civile (e semplice) spegnere il pc o migrare altrove?

Non è che, vero, se vedete in tv un balletto della Carrà, andate a menarla perché vi ha fatto cacare?
Avete ucciso Don Lurio, dite la verità...co l'età non era più lo stesso...
Se sentite steccare Morgan, lo aspettate fuori dagli studi della Rai per saccagnarlo?

No, cambiate canale.

Non è uguale?

Alla fine, queste e altre sfumature di mamma fanno parte, se messe più o meno tutte insieme, della mamma convinta di aver capito tutto, di quella amorevole, di quella tutta cuoricini, di quella che no, noi non siamo...

quella che, però, ci fa tanta, tanta, tanta paura.

Tanto che l'abbiamo tenuta fuori concorso.

Troppi cuoricini.
E troppo odio dentro.






mercoledì 13 luglio 2016

Centri estivi, istruzioni per l'uso

Sì lo so, 'sta cosa delle colonie estive mi ossessiona.

Ma non abbastanza, visto che ogni santissimo anno arrivo a giugno senza aver ancora organizzato i luuunghi mesi estivi dei pargoli.

Ora, che per me le vacanze siano troppo lunghe, ve l'ho già detto.



Ma non è sempre così.

In questo preciso istante, infatti, sta andando di merda.

Il lavoro non accenna a diminuire, la mia stanchezza invece, guarda un po', aumenta, manca ancora un mese alle mie vacanze e io sono semplicemente isterica.

Qui da me, fortunatamente, ci sarebbero davvero molte attività interessanti. Ve ne ho già accennato, comunque potevo scegliere tra una settimana in giro per rifugi montani, dormendo fuori (Mirtillo manco parlarne), corso di roccia sempre a zonzo per il Trentino, sup surfing sul lago, vela sempre sul lago, oltre alle classiche, GREST parrocchiali, prova lo sport, asilo nel bosco in fattorie didattiche.

Peccato che son tutte divise tra materna ed elementari, sono in luoghi diversissimi tra loro e spesso finiscono alle 17, complicando non poco la vita di chi lavora e NON ha un part time.

La colonia sul lago, alla fine è stata una meraviglia. Educatori bravissimi, c'era in concomitanza una colonia di ragazzi disabili e i due gruppi si fondevano e interagivano, erano sempre in movimento, sono davvero entusiasta. Ma da luglio avevo il piccoletto da posizionare, e l'unica colonia per lui era un prolungamento della materna, in città, al caldo e non mi garbava, nonostante le educatrici siano fantastiche.

Ho quindi optato per una colonia privata presso la piscina comunale.
L'anno scorso avevano fatto lì una settimana, a me non aveva fatto una buona impressione, ma loro non si erano lamentati.

Grave, gravissimo errore non fidarsi dell'intuito.

I bimbi vengono "consegnati", ma dovrei dire confinati, al secondo piano della piscina: un corridoio torrido, e restano lì anche un paio d'ore.
Gli animatori sono dei ragazzetti incapaci, che a quanto mi dicono minacciano continuamente i bimbi di punizioni, che attuano, poi, lasciando i bimbi seduti su una sedia in castigo.

Pranzo al sacco, peccato non ci sia un frigo, quindi pasta, panini ecc restano nello zaino a 40 gradi per tutta la mattina.

Un'ora di corso di nuoto la mattina, poi se c'è bello un po' di giochi liberi sempre nell'acqua. Se c'è brutto si fanno i turni e restano nel corridoio-lager.

Il peggio è il pomeriggio: non c'era scritto nel programma, ma vengono portati, subito dopo pranzo, quindi alle 13.30, nella palestra di una scuola, 40 gradi pure lì. E se ne stanno lì per 4 ore, per qualche mezz'ora con giochi organizzati, che poi, sostanzialmente, diventano "arrangiatevi purché restiate vivi".
Il che vuol dire che i più piccini stanno tutto il tempo seduti per terra a guardare i grandi.

Quando arrivo e trovo Tondino seduto da solo per terra a far niente mi spezza il cuore.

No, non ho ancora fatto una strage perchè volevo dare il beneficio del dubbio e sopratutto voglio decidere cosa fare per l'ultima settimana di luglio.

La prossima, per fortuna, sono dai nonni, ma l'ultima di luglio sarebbero di nuovo lì, ma io proprio non ce la faccio a pensarli lì dentro. Come buttare 350 euro nel gabinetto....

Ecco, se e quando toccherà a voi vi consiglio di informarvi per bene, sentite i genitori di altri bimbi e chiedete informazioni, non fate come la sottoscritta che aspetta sempre l'ultimo secondo.
E ricordate: se pochi giorni prima c'è posto, gatta ci cova.
A dire il vero c'era posto anche a sup surfing, ma solo perchè i genitori son cacasotto e non volevano sapere i figli in mezzo al lago.

Se poi avete consigli per affrontare la cosa senza finire in galera, ve ne sono grata.

Ci sarà una connessione internet dietro le sbarre? Altrimenti ciao eh, vi ho voluto bene.













martedì 12 luglio 2016

Non sei informata

Dal test di gravidanza, anzi prima, l'informazione deve assolutamente essere parte di una madre.
Una futura madre deve aver letto lo scibile su ogni argomento che tocchi lei e che possa anche solo sfiorare il bambino, altrimenti non sarà degna di metterlo al mondo.

Che problema c'è?

Ci piace leggere, ci piace comprare libri, metterli lì sul comodino e pian piano macinarli, uno ad uno, ci piace informarci sui forum, sui blog, sui siti, istituzionali o meno che siano.
Magari abbiamo anche studiato pedagogia o medicina o psicologia all'università e ci sentiamo a buon punto.

Ed è tutto bellissimo.

Poi, arriva quel giorno.

lunedì 11 luglio 2016

Come si diventa ordinate (senza essere maniache)

In realtà non è un post su come si diventa ordinate, cioè scritto per aiutare a diventare ordinate. Ma proprio sui motivi del perché si diventa ordinate.

Tempo fa abbiamo discusso di ordine, pulizia e case Pinterest. Io ho detto che mi sembrava normale togliere le briciole da terra dopo cena o colazione, anche se ore dopo arriva la signora a pulire. Morna aveva risposto che il tempo preferiva passarlo diversamente, ma il mondo è bello perché è vario (e soprattutto lei ha il Roomba, e il Folletto, e mille altre diavolerie, probabilmente, che io non ho :D).

Ma mentre in tanti pensano che dietro una persona ordinata ci siano due cose - il bisogno di apparire perfette e/o l'essere malate/maniache - io credo invece che essere ordinati aiuti tante persone a sentirsi meglio e ad evitare molte situazioni demmè.

Quando ero bambina ero sempre quella scaruffata, con lo zaino in disordine, i quaderni pieni di scarabocchi e i vestiti rattoppati. Un giorno, forse l'ho già raccontato, ho osservato una mia amica sempre in ordine e ho pensato: chissà come deve stare bene. Ad aprire il diario e vedere tutto pulito e in ordine, bello da vedere (sapete no... il diario!). A guardarsi allo specchio e vedere i capelli perfettamente lisci. Le unghie non mangiate. I jeans alla lunghezza giusta. Mi dava pace.

E da quel giorno ho deciso che avrei voluto la pace anch'io. E come mi ha aiutato all'università avere tutti i quaderni ordinati! Tutti volevano i miei appunti per studiare, chissà perché :D

venerdì 8 luglio 2016

Perchè scomodare l'uomo di Neanderthal?

Se c'è una cosa che non capisco è perchè così tante persone abbiano l'attitudine all'evangelizzazione.
A diffondere il Dogma.
Il loro, ovviamente.
E sempre suffragato da inoppugnabili teorie scientifiche.

Per quanto mi riguarda, ognuno può fare quel che gli pare - possibilmente nei limiti del lecito-, dormire con chi gli pare,  mangiare quel che gli pare. Basta non scassi le balle a me o al mondo.

Invece no, sarebbe bello.

Se ti azzardi a pubblicare una foto a tavola in cui si intravede una grigliata, è la fine.

Lo sai che la carne fa male?
Oddio, mangerai mica quelle povere bestie?

Bestie? Quali bestie? Ah, la cotoletta? Mah, anche sì a dire il vero.

Ma come, non lo sai che è scientificamente provato che l'uomo è biologicamente  fruttariano?

E' che??!

Fruttariano, dovrebbe mangiare solo frutta e semi, un po' di verdura, tendenzialmente tutto crudo.

Ah, interessante, a me a scuola avevano insegnato che siamo onnivori, pensa te.

Ma va! Ora le teorie scientifiche hanno dimostrato che i nostri antenati non mangiavano carne se non rarissimamente.

Apperò, rilevante in effetti quel che si mangiava  tipo... 4 milioni di anni fa? Credo ci sia qualche era e qualche glaciazione di mezzo e qualcosa, che se non ricordo male, si chiama "evoluzione".

Comunque i primi uomini non mangiavano carne.

Eh, e infatti stavano da Dio, la vita media era di 20 anni, beati loro.

Però non esisteva il cancro.

giovedì 7 luglio 2016

Vita a Panama, episodio 5: la sola e unica, Rocio



Me la chiedevate a gran voce: una puntata sulla mia vita a Panama con protagonista lei, la mitica e unica, la grande e incredibile Rocio. Una donna un perché.

Rocio ormai è più famosa di Belen. Forse perché è colombiana, e si sa che le colombiane sono femmine vere

Ma vediamo come inizia tutto. Quando sono venuta in estate a trovare mio marito l'ho aiutato a scegliere la casa. L'ho scelta in una prospettiva di "magari vengo, chissà", e infatti eccomi qui. Abbiamo visitato case di 300mq (peccato non ci sia la faccina scioccata), e tutte avevano la stanza per la muchacha. Perché qui i "ricchi" hanno la domestica

Ora, sull'idea di ricchi vi spiego subito. Una babysitter a Parigi mi costava, per DUE ORE al giorno, cinque giorni a settimana, 600 euro netti più i contributi. E faceva solo la babysitter, come ben sapete

Qui una persona a TEMPO PIENO, giorno e notte giorno e notte, si paga tipo 500 dollari. Quindi la concezione di ricco è molto, molto relativa. 

Detto questo, io non volevo nessuno in casa giorno e notte, quindi ho scelto una casa che non aveva nemmeno questa possibilità: niente stanza per la muchacha, ma solo una lavanderia. Ma tra le condizioni c'era che potessi avere qualcuno sempre disponibile nel pomeriggio se, per caso, avessi trovato lavoro, perché le bambine tornano tra le 14.30 e le 15.30 (in scuolabus). 

Prima che arrivassi, mio marito aveva una ragazza nicaraguense che lo aiutava una volta la settimana. Io sono arrivata il 19 dicembre e lei era tornata a casa in vacanza, e aveva mandato la sostituta.

ROCIO.


Io e Rocio ci siamo conosciute il 21 dicembre e da lì non ci siamo più lasciate.
In un attimo, per me, è come se mi avessero catapultato a vivere con la mamma, ripagandomi del tanto tempo passato da sola. Perché Rocio non fa le pulizie. Rocio non mi prepara la cena. 

Rocio mi fa da mamma. 

Mi racconta tutti i cazzi suoi. So quando è mestruata, quanto ha pagato il vestito, mi fa leggere i messaggi dei tassisti che la baccagliano, mi parla della sua infanzia. 

Soprattutto: PARLA. Parla per ore e ore e ore senza interruzione, proprio come mia mamma, che quando la chiamo boh, passano 20 minuti e mi accorgo di non aver ancora proferito parola. 

Io sono lì seminuda pronta a fare la doccia e lei mi parla, mentre io ho le chiappe al vento. E mi racconta che è stata nel tal super, che il tassista le ha preso tot, che alla vicina hanno rubato le mutande, che le si è allagato il materasso, ecc ecc. 

Come se mi conoscesse da sempre. E mi chiama señora. 

Rocio arriva da Cali, Colombia. Ha 51 anni e 6 figli. La prima avuta da un brutto episodio a 19 anni, la seconda e il terzo avuti dal primo marito, le ultime tre avute dal secondo marito. 
Il primo marito l'ha lasciata per un motivo veramente idiota, che non racconterò.
Il secondo l'ha lasciata per un'altra. Poi l'altra ha lasciato lui e lui è tornato, e Rosy che ha fatto?
Gli ha detto "bene, ecco le bambine, io vado a cercare fortuna a Panama". 

Ed è qui da quattro anni. La figlia minore ne ha circa 15 (capire i conti di Rocio è spesso un problema). È nonna, e una delle figlie si è operata alla pancia e ha messo il grasso nelle chiappe. 

E dice a me "certo che anche lei ha dovuto passarne". IO. 

È piena di toy boy, sua mamma è morta che lei aveva 13 anni, maggiore di 6 fratelli, due sorelline sono finite con lei, tra cui la neonata, dai nonni, il fratello e le altre due sorelle col papà. È cresciuta a raccogliere verdure e a pregare. 

Viveva in casa con una panamense, la figlia di lei, la nipotina di un anno e il genero che andava e veniva, lontanissimo dalla città (quelli che sono venuti a casa mia vestiti a festa e si facevano i selfie con le foto delle mie figlie appese in camera). Dormiva nel letto con l'amica di 150kg (ho visto loro e la casa). Quando ha iniziato a lavorare con noi e con un'altra coppia expat, lui collega italiano di mio marito, ha deciso di andare a vivere da sola. La sua casa è tipo 10mq. Un sabato che ero sola l'ho aiutata accompagnandola a comprare il materasso, dormiva in terra. Un tizio con un pickup ci è venuto dietro e ci ha scaricato il materasso, poi l'abbiamo buttato in terra, dove occupava tutta la "camera da letto". Ancora lì sta. Tempo fa le si è allagato
Giorni fa si è comprata il frigo grazie ad un prestito. Era senza frigo. 

Rocio per me è come una mamma. Non sono le lenzuola stirate (è ben lontana dalla perfezione, proprio come mia mamma, ma è super efficiente e super pulita, proprio come mia mamma), non sono i vetri splendenti (che a dire il vero fanno piuttosto cagare), ma è la sua presenza. 

È come posso lasciare una cosa in un posto e lei sa esattamente cosa farci. Come posso chiederle di ricucire uno zaino rotto. Di sgrassare una pentola incrostata con i suoi prodotti magici. È come quando ho bisogno di silenzio per lavorare si prende le bambine e le porta giù, o si chiude in camera con loro a farsi cucinare torte immaginarie. 

È come ascolta le mie confidenze, come apre il frigo e mi dice "le preparo la cena?", come mi consiglia i suoi rimedi per un malanno, come mi spiega tutto sui panamensi "tanto diversi dai colombiani", mi raccomando. 

È la serenità di avere un punto fisso, un appoggio, qualcuno che qualunque cosa succeda ti aiuterà. 

È le risate che mi faccio ad ascoltare le sue teorie sulle doti fisiche degli uomini locali (chiquitiiiiiiiiico) e quelli colombiani (presente un braccio? Eh.). Señora, me mandò una foto, tenia una montagna". Una montagna Rocio? De che? "De pelo señooora!!!". 

È come mi racconta i gossip proprio come fa mia mamma, di gente che manco conosco e di cui non mi importa nulla. E mi tocca ascoltare. 

È allegria, musica latina, "ma veramente Milano esiste davvero?", "nooo, señora, le lasci stare, poverine, sono bambine". 

Sarà che ormai sono 10 anni che vivo lontano da mia mamma, sarà che negli ultimi anni, quando ero sola, avrei avuto bisogno soltanto di lei, di poter tornare a casa una volta e dire "ah, la cena è pronta, la casa è in ordine". Sarà che boh, ci siamo capite subito. 

Ma io cercavo una mamma, Rocio cercava una delle sue figlie lontane.

Ed eccoci qui. In questo mix improbabile in cui io so le sue cose più intime e lei le mie. 

Dimensioni comprese.

Dovrei farle un video mentre mi racconta. 
Ci penso, eh. 

Mi mancherà, Rocio. 

PS Ovviamente per Rocio sono sempre troppo magra, e vorrebbe rimpinzarmi. Ora che ho messo massa muscolare mi dice "mire que piernonas bonitas señora". 
Non ha capito che potrei non parlarle più. 

PS2 Rocio non è il suo vero nome e va senza accento. Si chiama tipo Carmen Rosybeth. 

mercoledì 6 luglio 2016

L'emozione dell'attesa con Chicco


Credits by Direzione Ostinata
Quando noi mamme siamo in attesa del nostro bambino viviamo un periodo molto particolare, per alcune splendido, per altre difficile, ma sempre emozionante: a partire dal test di gravidanza, fino ad arrivare al primo vagito e alla prima volta che i nostri occhi incontrano quelli del nostro bambino e cominciamo a prenderci cura di lui.

Prima del parto, siamo noi mamme al centro di mille attenzioni e ce le godiamo tutte senza opporre resistenza. Ecco perché la tradizione statunitense del babyshower è stata importata con gioia e sposata con entusiasmo da noi mamme in attesa: non è meravigliosa?
Noi siamo lì, ormai balene spiaggiate in attesa di tornare normali, che non dobbiamo fare nulla, se non accettare di essere ricoperte di doni dalle amiche.

E quando ci ricapita più?

martedì 5 luglio 2016

Como norte y sur - Come il giorno e la notte



Il bello di avere due o più figli è che ti puoi convincere di non aver fatto troppe cazzate. O, almeno, di non averle ripetute!

Perché, generalmente, i figli sono tutti incredibilmente diversi tra loro. Pur avendo gli stessi genitori, essendo stati cresciuti con le stesse regole, nello stesso posto... Certo, un po' di cose in noi genitori cambiano, diventiamo più maturi (bon, si spera), ma comunque oh, siamo noi. 

E loro, sono loro. Ed è fichissimo accorgersi di come siano diverso. 

Giorni fa una ragazza che lavora nella scuola delle mie figlie mi ha detto: son como norte y sur, come nord e sud, come il giorno e la notte. Ed è VERO! 

Mio marito mi ha detto: se le mescolassimo, verrebbe fuori la bambina perfetta.

O il diavolo, ho detto io, dipende da come la guardi. 

lunedì 4 luglio 2016

La Montessori? Na madre demmerda

Se c'è una pedagogista che va di moda in questi ultimi anni è lei, Maria Montessori

Dai, quella vecchina con quel sorriso rassicurante, sereno, che già solo per quello le metteresti in braccio tuo figlio a occhi chiusi.

Maria ha schiere di adepte in ogni dove, mamme che se osi dire che la verbalizzazione ti pare normale o la learning tower è una cacata pazzesca ti danno della madre di merda in tempo 3 secondi netti. Così, senza pietà e beneficio del dubbio. O non te lo dicono, magari,  ma lo pensano.

Perchè Maria Montessori è intoccabile.

venerdì 1 luglio 2016

E alla fine sei diventata grande



È successo, mentre ero impegnata a chiedere al tempo di passare. 
Mentre contavo le notti in cui speravo non ti svegliassi, o quelle in cui fingevo di non sentirti mentre mi chiamavi.

È passato mentre mi chiedevo come saresti stata, mentre ti vedevo crescere tanto diversa da me, mentre mi rimproveravo perché non eri come avrei voluto e questo no, una buona mamma non dovrebbe mai pensarlo. 

Ho visto i tuoi capelli cambiare di colore, le tue unghie farsi sempre più corte e rosicchiate, i tuoi occhi diventare sempre più grandi e lucenti, le tue gambe allungarsi, il tuo modo di tenere le cose più sicuro. 

Ti ho ascoltata mescolare lingue e idee, ti ho osservata amare dei pupazzi morbidi con cui dormi da sempre. 

Tante volte mi sono chiesta quante volte avessi sbagliato, con te. 
Ti ho allattata ad orari, avrei dovuto farlo a richiesta. 
Ti ho svezzata libera, avrei dovuto darti delle regole. 
Ti ho lasciata piangere, sarei dovuta correre ad abbracciarti. 

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