venerdì 30 settembre 2016

Anche le mamme leggono: prestito digitale e Mlol plus

Mi piacerebbe sfatare questo mito: che con la maternità si rimanda a data da destinarsi anche la lettura.
Certo, ci sono momenti in cui diventa impossibile.
Quando sono così vivaci da addormentarsi tardissimo e noi con loro.
Quando siamo così stanche da crollare appena possibile.
O quando abbiamo la mente così piena di pensieri da volersi solo svagare davanti alla tv senza pensare a niente.

Ma sono momenti, sappiamo bene che con dei figli nulla è immutabile.

Io, ad esempio, leggevo tantissimo mentre allattavo.
Certo, bellissimo guardarsi negli occhi come due innamorati, e lo facevamo!, ma questo stava attaccato 45 minuti come minimo.
Quindi, dopo gli sguardi innamorati, c'era anche il tempo di aprire un bel libro.
Ed invidio chi usa i mezzi pubblici, io sto le ore in auto, e il piacere del libro in borsa mi è precluso.
Ma in compenso è da tanti anni ormai che i miei figli vanno a dormire regolarmente alle 9, quindi la sera posso dedicarmi alla lettura.

Da qualche anno mi sono convertita agli ebook: la mia libreria è davvero piena all'inverosimile, e non posso morire seppellita da pile di libri.
Beh, devo dirvi che ero assai diffidente, ma mi sono ricreduta.
In vacanza l'e-reader è irrinunciabile, in poche decine di grammi ti porti qualche migliaio di libri.
Ma anche la sera a letto (tipo ora che sto leggendo La scuola cattolica 1300 pagine, fosse cartaceo avrei due bicipiti da paura.

Cosa leggo: romanzi di ogni genere, ho una predilezione per quelli storici e per le saghe familiari, romanzi di iniziazione, biografie.
Ho la mia libreria di fiducia, passo tutte le settimane e mi segno i libri che mi ispirano.
Se è colpo di fulmine li compro, altrimenti compro l'ebook.

In biblioteca vado poco: da piccola ho letto tutti i volumi dello sfornitissimo reparto ragazzi della biblioteca del mio paese.
Ora qui a Trento hanno aperto una biblioteca stupenda interamente dedicata ai ragazzi: avrei potuto avere un colpo apoplettico per una cosa simile, da ragazzina.
E sarei alla Nasa ora, senza dubbio.

Vabbè, buon per voi, almeno potete leggermi.

Per i bimbi vado ancora, per me invece proprio non mi trovo: orari scomodi, posto scomodo, non trovo i libri, non ho tempo di riportarli.

Beh, nonostante sia una lettrice forte, giuro che non conoscevo la possibilità di avere in prestito e-book.
Invece c'è, e si chiama Mlol, lo potete attivare in biblioteca.
Oggi vi parlo però di un servizio aggiuntivo: Mlol Plus.
Si tratta di un servizio di prestito in abbonamento, una sorta di Spotify, per capirsi.

Perchè pagare per avere libri in prestito?

I motivi sono due (almeno):
1. il primo, è che con i servizi bibliotecari il prestito digitale è ancora moooolto indietro. Ci sono pochi libri disponibili, e si ha diritto, in genere (dipende dalle biblioteche) a soli 2 libri al mese. E appunto, la scelta è limitata.

Con l'abbonamento, non si attinge più a livello locale, ma nazionale, quindi la scelta è vastissima (ci sono sempre almeno 70.000 titoli disponibili).
2. il secondo, è che pagando partecipate ad una sorta di crowdfunding. Infatti dal 65 all'80% delle entrate degli abbonamenti (80% quando il servizio è attivato direttamente dalla biblioteca) ritorna alle biblioteche pubbliche, che investiranno quei soldi in libri digitali.

Ci sono diversi tipi di abbonamenti: mensili o annuali:


Attraverso il portale Mlol plus è poi possibile anche acquistare i libri, e per ogni acquisto si guadagnano crediti da spendere nel prestito.

Ovviamente gli ebook potranno essere poi letti su tutti i dispositivi, pc, tablet, smartphone, e-reader (per il momento sono esclusi i Kindle).
A proposito di Kindle, una delle domande più frequenti è: che differenza c'è con Amazon Unlimited?
Una differenza enorme: praticamente nessun editore italiano ha aderito (se non con pochissime eccezioni  e per titoli determinati), quindi su amazon unlimited non troverete alcun libro in italiano, se non quelli autopubblicati. Su Mlol plus invece trovate tutti i principali editori italiani (quindi libri italiani e non, tradotti) e li trovate subito, appena usciti

E' possibile interrompere l'abbonamento in ogni momento, o disattivare sin dalla sottoscrizione il rinnovo automatico.

Per i più scettici, si può iniziare con un abbonamento annuale da 10 euro, e poi acquistare via via i crediti.
Per fugare ogni dubbio, potete attivare una prova gratuita, con diritto a 150 crediti gratuiti (sostanzialmente, un libro "nuova uscita" gratis).

Mlol plus poi è anche social: è possibile commentare, condividere opinioni, consigliare, crearsi una bacheca di libri letti o da leggere.

E si può cercare per fasce d'età, con moltissimi libri per i nostri bambini.


Perfetto anche per chi soffre di dislessia o altri DSA, perchè sapete che con gli ebook potete scegliere il tipo di carattere più adatto a chi ha questi problemi.

A chi lo consiglio? A chi ama leggere e non trova sufficienti gli ebook mensili offerti dalla biblioteca di residenza.

A chiunque ami avere a disposizione un libro in qualsiasi momento, senza dover andare in libreria o in biblioteca. Trascorsi i 14 giorni del prestito, puf, scompare, senza che dobbiate fare assolutamente niente.

Per chi è assolutamente indispensabile?

Per chi abita in zone dove il prestito di ebook gratuito (mlol) non c'è
Per chi risiede all'estero: avete a disposizione tutti i libri che volete, nella vostra lingua, quando volete.

Ora scusate, vado ad aggiornare la mia wishlist!

giovedì 29 settembre 2016

Maschi e femmine: quando si è inceppato l'ingranaggio?

Credits: www.francescaguerriniphotography.com


È qualcosa che succede di solito alle mamme di coppia, figlio maschio e figlia femmina: il confronto di genere. Se la femmina è primogenita, poi, il confronto arriva all'ennesima potenza. 

La femmina è colei che, a quanto pare, arriva prima sempre in tutto. Fin da neonati, si sente dire che sai, le femmine sono più sveglie. Alzano la testa prima, camminare no perché è da agitati e solo i maschi sono agitati, mangiano prima da sole, dormono tutta la notte, parlano, cagano nel vaso, tutto prima dei loro coetanei maschi che, a quanto pare, sono dei babbazzi.

Tralasciamo i confronti di genere più elaborati, quelli che "il maschio è colui che fa casino" e "la femmina è la principessa di casa" perché esagererei e diventerei più antipatica di quanto già non lo sia. 

Ma ecco, provate a contraddirmi: quante volte avete sentito fare confronti di questo tipo? Dire che un maschio non faceva ancora qualcosa perché... semplicemente era un maschio? 

Io tantissime volte. E penso di averlo detto anch'io, per tranquillizzare qualche mamma che mi diceva "sai, mio figlio a 4 anni ancora non sa fare le moltiplicazioni, eppure sua sorella alla sua età faceva le equazioni!".

Tranquilla, cara, è maschio

Ok, abbiamo capito, siamo d'accordo. E io un po' ci credo anche, lo sapete che amo le donne e le credo molto più brillanti degli uomini, e anche spesso più capaci (uomini voi mi piacete molto ma non posso farci nulla, siamo forti noi donne, e non sono di parte). 


Ma ditemi: quand'è che questo meccanismo s'inceppa? Quand'è che noi diventiamo TARDE?

mercoledì 28 settembre 2016

Io, mamma lavoratrice, non ho fallito (ancora)

Si è tanto parlato della lettera della giovane avvocatessa che ha scritto ad un giornale dicendo di non essere riuscita a conciliare i due ruoli faticosamente raggiunti, quello di mamma e quello di lavoratrice.
Era uno sfogo, ed ha avuto anche molte critiche.
Indovinate da chi?
Dalle donne, ovvio.
Chi le ha dato della lagna, chi della donna in sindrome premestruale, chi ha detto "madò che pesantezza".
Da non mamme ho sentito dire "i figli li hai voluti, di che ti lamenti".
Manco più il diritto alla lamentela, zitte e mute, avanti a sorridere.
Ma col cavolo, scusate.

Io faccio parte di una tra le categorie più sfigate: mamma, lavoratrice, libero professionista, pure titolare del proprio studio e "capo" di altre persone, senza aiuti.
Perchè i nonni che potrebbero aiutare non sono vicini, quelli vicini vanno aiutati, chè mica fila sempre tutto liscio: purtroppo esistono le malattie e anche le sfighe.

E quindi lo capisco il tuo sfogo, cara collega anonima.
Chi ti critica, mi viene da pensare, forse non fa semplicemente la stessa vita.
Bisogna trovarcisi, nelle situazioni.
Quando esci dal lavoro sempre troppo presto, con una pila di fascicoli che non sai se avrai la forza di aprire, dopo aver messo a letto i bambini.
Quando un incidente in tangenziale è una tragedia, perchè mancano 10 minuti alla fine della scuola e ci sei solo tu a poterli prendere.
Quando tuo figlio di chiede di fare uno sport e devi dire di no, perchè è troppo troppo presto per te.
Quando trovi allora un'alternativa compatibile ai tuoi orari, e lui si finge pure contento, ma questo vuol dire farlo uscire alle 8 di mattina e rientrare alle 19.30.
Quando speri che non si ammalino perchè non sapresti proprio come infilare nel tuo già enorme casino quotidiano pure la pediatra.
Quando ti sembra di sbagliare tutto, come mamma e al lavoro.
Quando non trovi nemmeno il tempo di organizzare la festa di compleanno dei tuoi figli, a cui l'hai promessa già troppe troppe volte.

martedì 27 settembre 2016

Mamme in forma: certo, come no!

E quindi la normalità è questa? Mmm...


Accendiamo la tv mentre siamo lì che ci beviamo una birra, appena tornate dal lavoro, coi capelli crespi e le caviglie gonfie per quei tacchi, intente a preparare uno spezzatino con patate, tante patate. Ed eccola lei, la gnocca. Ha 30 anni, due figli e fa la modella. Non un filo di grasso, cellulite, decadimento. Ci ingozziamo con le patate (crude) nella speranza di strozzarci.

Ci facciamo un bel bagno caldo - oh, finalmente sono a letto, un po’ di tempo per me! - apriamo Vanity Fair e eccotela lì: ha partorito da 5 minuti e va in giro con degli short in cui noi non metteremmo nemmeno un braccio. Ci guardiamo le smagliature e la pelle che galleggia (voi lo sapete quale, mica c’è bisogno di dirselo!) in acqua. Chissà se riusciamo a farci un cappio!

Cerchiamo rifugio su internet, apriamo Facebook e che succede? Che hanno inventato pure il workout per le mamme, ovvero mamme fighe che si allenano in case perfettamente in ordine (e di design, sia mai!), con figli assolutamente non cagacazzo. Come facciano è un mistero, io non ci riesco con le mie grandi, figuriamoci quando appena camminavano. Mi avrebbero strappato i capelli uno ad uno. 

Quindi io volevo dire. Non ci prendiamo per il culo. Essere una mamma in forma non è per niente facile, ma proprio per niente. 

lunedì 26 settembre 2016

Ma perché le mamme sono sempre incazzate?

Siamo circondate da esseri asociali e incazzati con chiunque, soprattutto coi simili.
Chi?

Le mamme.

E lo sono dal vivo, figurarsi sui social!

Non c'è essere umano che mi incuta più timore su Facebook di una madre.

Dopo i vegani.
Dopo i grillini.
Dopo Salvini.
Dopo gli antivaccinisti.

Vabbè, insomma, dopo un po' di gente.



Vai a prendere il bambino all'asilo o a scuola?

Sia mai che ti scappi un saluto o un sorriso.
Ferma! Non osare!
L'occhiale scuro regna sovrano. E che sia calato sugli occhi.
Il telefonino sempre in mano o all'orecchio.
Tutte sempre di corsa, anche quando non si deve più correre da nessuna parte.

Ti tocca andare coi bambini al parco?

Regola numero uno: fatti i cazzi tuoi.
Non salutare, non attaccare bottone, non esprimere un pensiero o un'opinione.
Non pensare nemmeno, sia mai che qualcuna possa leggerti nel pensiero.

E per essere sicura che fili tutto liscio, insegna a tuo figlio a fare altrettanto.

Se parla con qualcuno: non disturbare!!
Ma non si chiamava dialogo?
Se offre la merenda a qualcuno: non farlo!
Perché insegnare la condivisione e la generosità? Che sarebbe coerente, se poi non le pretendessimo a domanda.
Se ha una discussione con qualche bambio: portalo via!
Ma non dovrebbe imparare a cavarsela da solo?

Sei obbligata ad accompagnare i bambini a una festa?

Lascialo e fuggi.
Prima che qualcuno possa rivolgerti parola.
Prima che qualcuno osi salutarti.
Prima che tu debba restare perché te lo chiede qualcuno.

Partecipi a una discussione su Facebook?

Mi raccomando, la vera madre, attacca alla giugulare.

No, non confrontarti in maniera pacata: offendi, insulta, screenshotta - ché può sempre servire - e insinua.

E per essere certa che nessuno attacchi te, tu fallo subito e con tanti punti esclamativi o di domanda, meglio se tuti insieme e alternati.

Ora...io sono sempre stata abbastanza stronza, lo ammetto, non sono la mamma del dado Star, non giro col sorriso a 56 denti, non abito su Mielelandia e il mio modo di esprimermi non è esattamente cuoricioso e glitterato, ma persino io noto che la maggior parte delle madri sono più incazzate del mio gatto quando l'ho castrato.

Ma perché?



Perché tanta incazzatura da non essere in grado di sostenere una conversazione senza morti né feriti?

Forse che non siamo capaci di rapportarci con donne che siano madri perché ci sentiamo giudicate o in competizione?

Perché il preconcetto: è la madre di un compagno di mia figlia, quindi è una stronza?

Perché vomitiamo tanta rabbia sui social davanti ad affermazioni innocenti?

Perché dovrebbe essere un vanto attaccare sempre o saper rispondere a tono a domande tutto sommato innocue?

E, spiegatemi, perché dovrebbe essere figo non conoscere una mamma che sia una dei 50 compagni di classe dei tuoi figli?

Non siamo più l'angelo del focolare e vivaddio!, siamo d'accordo, ma io mi chiedo:

tra essere la mamma che sforna 12 torte al giorno per la merenda dei 4 figli e dei loro 80 compagni di classe ed essere la mamma sempre incazzata che trasmette ai figli meno solarità di quanto ne trovino alle pompe funebri e meno voglia di socializzare che tra istrici,

non ce l'avevamo una via di mezzo?





venerdì 23 settembre 2016

Lo shopping coi figli...è possibile?

Fare shopping con i bambini è un'esperienza delirante.
Qualunque madre lo sa e se dice il contrario mente.


Quindi i bambini girano nudi e le mamme pure?
No.
No, perché la mamma fa shopping da sola o on line per sé e per i figli e, se proprio costretta, con la prole al seguito.

Io e mio figlio non ci distinguiamo dalla massa, lui ama lo shopping, io pure, ma io non amo lo shopping con lui e lui non ama lo shopping con me.

Questo salvo eccezioni. Quali?

giovedì 22 settembre 2016

Non sono mai stata zoccola (purtroppo). Ma per gli altri, lo ero.

Non sono mai stata zoccola.

Io non dò un’accezione negativa a questo termine.
So che che viene usato come insulto, ma non ho mica capito dove stia l’insulto, se  per  zoccola si intende  una donna particolarmente disinibita che ha numerosi partner. E beata lei!
Certo, in senso letterale la zoccola sarebbe una prostituta.
Boh, io non do accezioni negative nemmeno a lei, perché dovrei?
L’80% lo fa per costrizione - e allora dovrebbero essere chiamate vittime di reato-, il restante lo fa per guadagnare: embè, a me che mi deve fregare? Mi dispiace solo che non possano pagare le tasse, se devo dirla tutta, vedi quanto crescerebbe il PIL.
A me una prostituta non toglie niente, trovo peggiore un evasore, che mi toglie i servizi, eppure lui viene chiamato “furbo”.
Comunque sia, zoccola  non lo sono mai stata.
Eppure, me lo sono sentito dire così tante volte!
Perchè con le mie amiche preferivo uscire con ragazzi più grandi di noi (tra cui mio fratello…), perché ero libera di tornare tardi la sera (sempre perché c’era mio fratello o la sorella della mia amica), perché andavo in discoteca, perché mi truccavo e mi mettevo la minigonna.

mercoledì 21 settembre 2016

Viaggi insoliti: Minsk e la Bielorussia

minsk


Lo chiamo viaggio, dovrei chiamarlo vita.
Dopo otto anni sono tornata in Bielorussia, per la settima volta. La prima volta che ho messo piede nell'ex Repubblica Sovietica avevo 20 anni: studiavo Scienze Politiche, non sapevo niente del paese, parlavo due parole di russo, la sera facevo la cameriera in un pub, qualche pomeriggio la commessa e lavoravo come giornalista per una tv locale.

A Minsk ho vissuto, appena laureata, e ho insegnato italiano all'Università Statale, facoltà di Relazioni Internazionali.

Ne riconosco l'odore: ed è proprio quello che mi ha fatto piangere, appena ho varcato la porta dell'aeroporto. Un odore acre, difficilmente descrivibile, che si fa sempre più pungente via via che ci si sposta verso l'interno. Ricordo di aver pensato, una volta, arrivata a Khojniki, al confine con la zona di esclusione - quella di Chernobyl - che quell'odore era l'odore di ciò che è sbagliato, di ciò che non va come dovrebbe.

Con gli anni - e i viaggi - ho capito che quello è semplicemente l'odore della Bielorussia. Quello, mischiato all'odore proveniente dalle grate della metro, che ho cercato in ogni città che ho visitato come si cerca tra tanti sconosciuti il profumo di un uomo che si è amato.

martedì 20 settembre 2016

Da grande farò


L’attrice.

La velina. 

La personal shopper.

Ricominciamo.

“Cosa farai da grande, Penelope?”

“Costruirò palazzi e strade e ponti e un grattacielo più alto del nostro, più alto di quello di New York, più alto della tour Eiffel.“

“Ma come, non ti piace ballare?“

Quando avevo 11 anni, ero certa che avrei fatto l’insegnante di matematica. La materia mi riusciva bene, e mi sembrava un lavoro piuttosto intelligente, non come le mie amiche che volevano fare le attrici o sposare principi azzurri. Volevo essere diversa, anche se ero cresciuta con le Barbie, forse perché mi piaceva tanto correre in bici e rotolarmi nei prati e leggere enciclopedie.

A 18 anni ho deciso che sarei diventata giornalista. Sognavo di dar voce a chi non ne ha, di raccontare mondi sconosciuti, di mettere su carta odori, colori, rumori. Chi sono diventata non lo so, forse non sono ancora abbastanza grande per chiudere i miei sogni in un cassetto. Forse posso ancora raccontare, forse lo farò sempre.

Mentre guardo le mie figlie crescere. 

Tra i miei sogni, c’era quello di imparare tante lingue, ma non quello di essere madre. Lo sono diventata per regalare due nuove vite al mondo, un mondo da curare, un mondo da rendere bellissimo e da scoprire, con loro.

lunedì 19 settembre 2016

Ve lo do io il fertility day



Sono passati ormai alcuni giorni dal fertility day. Ognuno ha espresso la sua, tutti hanno trovato la campagna aberrante, hanno proposto soluzioni, puntato il dito e spiegato che, fondamentalmente, prima di consigliarci di fare figli, i nostri governanti dovrebbero metterci nelle condizioni di. 

Tutto giustissimo.

Ma non è stata detta la cosa più importante. Che non ha a che fare esattamente coi soldi, anche se un po' sì. Ma con la pancia e il cuore e i tuffi.

Perché fare un figlio. 


La gravidanza spesso fa schifo. Quelle che la passano in totale armonia sono una manciata, a meno che non si considerino armonia i rigurgiti, la sciatica e le caviglie gonfie.

Partorire può far male, malissimo, anche con l’epidurale. Spesso ti squarti in due, non conti i punti e non riesci a camminare per giorni e giorni. Il sesso? Piano piano, molto piano piano. 

Restare svegli la notte in preda alle urla di un essere che non hai mai visto prima e che probabilmente ancora non ami è la prova più dura di tutte: dov’è l’interruttore? Come si rimette dov’era, nella pancia? Qualcuno se lo prenderà, in ospedale?

Perché l’ho fatto?

Nel momento in cui diventi genitore vivi con la paura: con la paura che una febbre prolungata significhi qualcosa di brutto, con la paura degli sconosciuti, con la paura della culla, del cibo, della strada, di qualunque cosa potrebbe accadere senza che tu possa fare niente. Ed è una sensazione orribile, vivere sempre con la paura. 

Come genitore dovrai prendere tantissime decisioni, dalle più banali, come l’ospedale in cui partorire, a quelle più importanti: che scuola? Dove vivere? Che metodo educativo? Sgridarli o no? Lasciarli liberi o no? Il motorino? L’uscita con le amiche? Che fare se prende un 4? Al nido o con i nonni?

venerdì 16 settembre 2016

Che cosa si regala a un neonato?

Per la nascita del primo figlio, solitamente, si viene ricoperte di doni.

Ovviamente, tutto rigorosamente per il neonato, mai che nessuno pensi a te, povera madre che ti sei fatta macellare per metterlo al mondo, no?

Ma una buona madre si mette da parte, pare.

E, quindi, via, spazio al figliolo!

Se tutto va bene arriveranno 134 tutine taglia 0 mesi e ne userete 7, poi il bambino sarà passato alla taglia 1 e o taglierete i piedi alla tutina (cosa esteticamente orribile), o, se il bambino dovesse stiracchiarsi, la tutina esploderà tipo Hulk, ma senza diventare verde. Al massimo diventerà giallo, ma non sarà per la tutina, più probabile sia l'ittero. Chiamate la pediatra. Bilirubina alta.

giovedì 15 settembre 2016

Cos’è per voi la creatività?

Pennarelli matite Stabilo woody
Prisci alle prese coi nuovi Woody di Stabilo®, un matitone 3 in 1 che si usa anche come pastello a cera e acquarello, mentre Penny disegna il mare coi pennarelli Power


Quando ero bambina, un giorno mia mamma venne a parlare con le maestre dell’asilo. Probabilmente lanciata da chissà quale approfondimento pedagogico, la mia maestra le disse che in me c’era qualcosa che non andava, perché disegnavo persone con una mano gigante e l’altra minuscola.

In effetti sono diventata un serial killer.

La maestra in prima elementare, invece, disse a mia mamma che sarei venuta anoressica e complessata, perché giocavo con le Barbie.

In effetti sono denutrita e insicura.

La realtà è che quando incontri qualcuno che frena le tue passioni, poi la situazione si mette male. Ho smesso di disegnare, per esempio. E l’ora di educazione artistica, alle medie, era per me una specie di supplizio.

Anche perché io non avevo il materiale Stabilo®, e mia mamma mi comprava pennarelli a basso costo e facevo dei lavori urendi, ma questa è un’altra storia.

Mi ci sono voluti vent’anni e la nascita di due figlie per capire che nessuno, tanto meno chi dovrebbe educarti, può mettere i freni alla tua fantasia e alla tua creatività, anzi. E per questo sto crescendo due bambine libere di esprimersi, di comunicare chi sono, nel rispetto degli altri ma senza che nessuno possa dire loro che c’è qualcosa che non va.

Perché la creatività si sviluppa in mille modi, non solo riuscendo a disegnare due mani perfettamente uguali. Perché essere creativi - non come diceva una certa campagna che girava ultimamente, eh! bocca mia taci - non significa saper fare qualcosa alla perfezione, essere i migliori, inventare qualcosa.

Significa essere liberi.

Ed esiste sensazione più bella?

mercoledì 14 settembre 2016

I conti in tasca



Giusto ieri parlavano di internet, e di Facebook in particolare. Internet ci ha regalato un'opportunità grandiosa: farci i cazzi degli altri. Che se a voi interessa siete a cavallo, in un attimo sapete vita morte e miracoli di chiunque, per di più in anonimato, per poterne spettegolare senza il rischio di fare figuracce. Ché si sa, parlar male degli altri non sta bene. 

E cosa ci ha permesso anche, questa meravigliosa invenzione che è la rete? Di fare i conti in tasca!

Se prima eravamo obbligati a vivere esclusivamente una vita vera e delle persone, che conoscevamo realmente, potevamo anche farci un'idea, ora ci basta una foto per stilare brevemente Cud, lista dei possedimenti, eventuale evasione fiscale e, sia mai che manchi, l'aiuto dei genitori

Hai l'iPhone? Sicuramente ti sei indebitato per comprarlo e solo perché vuoi apparire. Sia mai che uno lavori onestamente, o ce l'abbia aziendale, o sarcazzo.

Vai tutte le settimane dalla parrucchiera? Magari lo nota quella che fuma un pacchetto di sigarette al giorno, 7x6=42 e hai voglia a farti la piega. 
Ultimamente mi hanno parlato di un phon da 400€. Da ricchi, eh? Dipende quanto vai dal parrucchiere. Per me che ci vado una volta l'anno sicuramente lo è. 

Vedono una borsa firmata? O è falsa, o sei una mantenuta. A nessuno verrà mai in mente che ti sei voluta fare un regalo mettendo dei soldi da parte. Sarà mica una priorità? Infatti le decidono gli altri, le priorità. Quelli che fanno beneficenza tipo, vero? 
Ho una cara amica a cui piace vestirsi bene, ma bene bene, e che è pure la persona più generosa di questo mondo, nei confronti di amici parenti e conoscenti ma anche di sconosciuti. Si vede che sa come gestire i soldi che guadagna, no?
La donna delle pulizie una volta al mese è da ricchi. Ma il Roomba, il Folletto, il Bimby, il cippalippa sono da poveri, in effetti.

martedì 13 settembre 2016

Litigi (solo) social

Ci sono due mamme al parco, non si conoscono.
Una legge un romanzone storico.
L'altra timidamente le dice "che brava, sai io non riesco più a leggere, adoravo i romanzi storici"
"Ma no, perchè? Tutto sta a iniziare. Guarda come giocano tranquille le bimbe, nella sabbiera: è la tua quella con il vestitino giallo? Non serve avere sempre gli occhi puntati addosso".
"Sì forse hai ragione, domani provo anch'io".
Il giorno dopo si ritrovano entrambe con il libro, ma passano quasi tutto il tempo a chiacchierare.
Qualche giorno dopo vanno al bar a prendere un gelato alle bimbe, già che ci sono prendono un caffè.
Dopo due mesi, si iscrivono in palestra e si fanno forza l'un l'altra.
Diventano amiche.

Ci sono due mamme su facebook.
Nel gruppo di genitori della città una posta un comunicato sul pericolo dei vaccini.
L'altra, indignata, risponde in modo molto secco.
La prima si risente, il tutto degenera con scambi di epiteti.
Un giorno si intravedono al parco "oddio, ma quella è la stronza dei vaccini?".

lunedì 12 settembre 2016

Fenomenologia della Mamma: la Mamma di 1, 2 e 3 o più figli

La mamma di un solo figlio (che sia il primo o l'unico) spesso si differenzia sostanzialmente dalla mamma di 2 o più figli.

Le diversità si palesano già dalla gravidanza: chi aspetta il primo figlio ha in genere un solo pensiero: il figlio.
Qualunque cosa la neomamma stia facendo, non farà altro che pensare agli effetti che questa cosa potrà avere sul feto.

venerdì 9 settembre 2016

La fortuna di essersi conosciuti giovani (e buon anniversario a noi)

L'amore tra me e mio marito è diventato maggiorenne: 18 anni!
Oggi infatti festeggiamo 9 anni di matrimonio, a cui si aggiungono i 9 anni precedenti.
Non mi piace dire "9 anni di fidanzamento", perchè non c'è stato nessun fidanzamento: stavamo assieme, giorno dopo giorno, senza farci domande e senza fare progetti, per poi svegliarci una mattina e decidere che potevamo magari anche sposarci.

Quando i bimbi erano piccini, con già una decina abbondante di anni assieme alle spalle, forse provata dalla stanchezza per la "nuova vita" da mamma, invidiavo le mie amiche single, pensando che 21 anni son troppo pochi per trovare l'anima gemella.
Non ho quasi mai messo in discussione Lui, ma mi sentivo un po' sfigata per averlo incontrato così presto.

Certo, ho fatto le mie esperienze, per fortuna, ho avuto le mie passioni folli, le delusioni -date e prese- gli stronzi d'ordinanza.
Però ecco, mi pareva che l'età perfetta per trovare l'altra metà della mela fossero i 30 anni.
Una quindicina d'anni di amori più o meno sbagliati e voilà, l'anima gemella, da riconoscere al volo, con cui costruire una famiglia ancora nel pieno della passione.

Ora ho cambiato totalmente idea.
Credo che il "segreto" della longevità del nostro rapporto sia proprio il fatto che ci siamo conosciuti così giovani.
Se ci fossimo incontrati "da adulti", non credo ci saremmo riconosciuti.

Quando Lui mi ha telefonato per invitarmi ad uscire, per 10 minuti ho parlato scambiandolo per un altro (sì, c'era ancora il telefono fisso e non esistevano i cellulari, vi ho detto che son vecchia).
Quando poi ho capito l'errore, mi aveva già incuriosita.

Eravamo il giorno e la notte, all'epoca, o meglio, lo sembravamo.
Non so cosa avesse visto in me, che per miopia (reale eh) e timidezza sembravo una grandissima snob, così diversa da lui, nè perchè io abbia accettato.

Ma avevo 20 anni, e uscire con un tizio che conoscevo solo di vista, dai capelli rossi e un po' freak non era poi un dramma, un'uscita come un altra, "mica devo sposarmelo".

mercoledì 7 settembre 2016

Come fanno i padri a non sentirsi in colpa?

C'è stato un momento in cui ci hanno illuso che la parità fosse finalmente a portata di mano. 
Abbiamo avuto un figlio, e questo figlio, a differenza di quanto ci raccontavano le nostre madri e le nostre zie e le nostre nonne, era curato tanto da noi quanto dal papà.

Ok, c'era quel piccolo discorso dei risvegli notturni, della tetta e delle lunghe giornate in casa. Ma che enorme passo avanti un uomo che, finalmente, senza che nessuno gli dica niente, cambia il figlio ormai diventato un'arma chimica o dice alla mamma "fatti la doccia, preparo io la cena per tutti". 

E dico che ci eravamo illuse perché questa non è parità. Non è che l'uomo fa tanto quanto la donna, e non è nemmeno che la donna fa poco (in casa) e tanto (fuori casa) quanto un uomo. Questa si chiama sconfitta, se si guarda da una certa prospettiva. 

Perché il padre che sa occuparsi di suo figlio proprio come fa la mamma non è una vittoria per la mamma, no, ma per il genere maschile. 

martedì 6 settembre 2016

Sicilia con bambini: Palermo e Salina

Mentre ero in Sicilia, la notte, prima di addormentarmi, scrivevo mentalmente questo post.
Poi la notte portava via le parole, più che la stanchezza.
Ed ora mi pare sia  passato un secolo, e mi sembra di non ricordare più niente delle emozioni fortissime vissute.

Ma ci provo lo stesso, speriamo che i ricordi se ne escano strada facendo.

Piccola premessa sulle mie vacanze siciliane.
Io non sono un tipo da "stessa spiaggia stesso mare". Non amo la vita da spiaggia, e detesto andare due volte nello stesso posto, mi sembra di perdere tempo: la vita è breve, le vacanze poche, quindi cambio sempre e vedo di conciliare relax e cultura, anche con budget davvero ridicoli.

Quest'anno abbiamo fatto la prima vacanza "seria" della nostra vita, con un budget più importante.

Tuttavia, un po' per sfruttare al meglio i nostri giorni (11, troppo pochi), un po' perchè ho fatto delle scelte sbagliate che mi sono costate diverse ore in auto (come vi racconterò nel prossimo post), ma devo ammettere che forse abbiamo esagerato.

Abbiamo visto davvero tanto, e abbiamo avuto la fortuna di avere amici sia a Salina che a Messina che ci hanno fatto vivere esperienze pazzesche, raccontandoci la storia di quello che avevamo davanti agli occhi.
Però ecco, ho come l'impressione di aver corso troppo, senza respirare mai.
Sarebbero forse bastati 3 o 4 giorni in più, per poter stare fermi e far sedimentare la meraviglia.
In ogni caso è stata un'esperienza davvero importante, per me, per i bimbi, per noi come famiglia.

Il viaggio era previsto in 4 tappe:

1. Palermo per 2 giorni ( e 1 sera)
2. Salina per 4 giorni
3. Costa catanese (e Etna) per altri 4 (che nella mia idea sarebbero stati i giorni rilassanti in spiaggia)
4. Catania per 2 giorni

Una sfacchinata, ma non troppo, apparentemente.
Poi le cose sono un pochino cambiate, ma vi racconto per tappe.

1. Palermo

Dopo lungo meditare, ho scelto un B&B a Ballarò, il Porta di Castro.
Era molto carino e molto costoso (direi troppo, ma farò un riassunto spese alla fine del prossimo post, sulla seconda e ultima tappa).
La zona però era perfetta: a pochi metri dal palazzo dei Normanni, in 5 minuti eravamo alla Cattedrale, e il quartiere  è davvero interessante e caratteristico.

Palazzo dei Normanni


la Cattedrale di notte

quartiere Ballarò visto dal Palazzo dei Normanni

Non avevamo un vero e proprio itinerario, abbiamo camminato a caso, eppure posso dire che ci sembra di esserci stati molto più a lungo di due giorni.

lunedì 5 settembre 2016

I segreti per un rientro riuscito. Più o meno.



Era un insolito caldo settembre quando sbarcai, incinta, a Parigi. Mentre cercavo di districarmi tra un “avec ce-ci ?” e un “je peux vous aider ?” una parola aveva catturato la mia attenzione:

rentrée

Non so perché, ma questo vocabolo mi era entrato in testa come una specie di disco rotto. Ci avevo fatto anche un post. Qualche anno dopo, avrei capito aspetti della linguistica che prima mi erano sconosciuti. Volete mettere rentrée con “rientro scolastico”? Su. Per forza ci fanno le scarpe. 

La nostra prima vera rentrée è stata quella del 2012, quando Penelope ha iniziato una scuola pre materna e Priscilla è entrata al nido. Non sapevo niente, di rentrée, né di cambi che durante l’anno si rimpiccioliscono o di chiamate improvvise nel cuore della mattina, tipo cinque minuti dopo che hai posato il sedere alla scrivania. 

Con gli anni ho acquisito esperienza e ho smesso di temere quel momento con un misto di paura, ansia da prestazione e vuoti di memoria. Per molti genitori il rientro a scuola è un momento bellissimo, ma le mie figlie a scuola ci stavano fino al 20 luglio o oltre, e in Francia si rientra il primo settembre, quindi boh, a me ‘sto rientro, da madre, mi ha sempre un po’ angustiato (al contrario di quello da bambina, che adoravo per tutte quelle aspettative e quei buoni propositi che, puntualmente, fallivano miseramente al giorno 3). 

Quindi siccome la rentrée à la parisienne è una cosa seria, ho imparato dalle parigine come NON fallire il rientro scolastico (dai, almeno quello). 

venerdì 2 settembre 2016

Sono incazzata (ovvero quanto mi costa mandare a scuola due figli e poter lavorare)

Della cagata mostruosa del #fertilityday se ne è parlato in lungo e in largo.

Tutta Italia si è indignata, offesa, incazzata, vergognata.

Ha insultato tutti: chi figli non ne vuole, chi non ne può avere, chi vorrebbe ma non ha un lavoro, chi vorrebbe ma perderebbe il lavoro, chi vorrebbe ma non ha un compagno/a, chi li ha e non sa come arrivare a fine mese, chi ne vorrebbe un altro ma non saprebbe dove lasciarlo o come pagarsi il nido, ha offeso tutte le donne e pure gli uomini, che non sono stati minimamente presi in considerazione, come fossero giusto uno spermatozoo di passaggio.

Poi, come sempre, non succederà niente.

E a me girano le palle, perchè invece vorrei che quei mentecatti che hanno ideato questa mostruosità fossero condannati a risarcirci.

Risarcirci dei soldi (nostri) che hanno buttato nel cesso, risarcirci delle offese  e delle ferite che hanno dato a molti.

Invece, ovviamente, loro se ne staranno lì con i portafogli pieni, e noi qui a spendere il frutto dei nostri guadagni per sopperire alle mancanze dello Stato.

Io vivo in Trentino e tutti a dirmi "wow, regione autonoma, un sacco di agevolazioni!".
Agevolazioni 'sto ceppo, scusate.

giovedì 1 settembre 2016

Il rientro

Ci sono cose peggiori nella vita di una mamma del rientro dalle vacanze?

Credits by Martina Faustinella, Photographer

No, a parte non averne fatte.

Dimenticate la poesia delle foglie che cominciano a cadere dagli alberi, delle fronde colorate di giallo e di rosso, delle caldarroste in avvicinamento.
Dimenticate tutte quelle stronzate sui buoni propositi e su settembre che è il nuovo capodanno e bla bla bla.

Concentratevi sulla realtà.

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