lunedì 31 ottobre 2016

La top ten dei consigli indesiderati



Abbiamo riflettuto su tutte quelle frasi che una neo-mamma non ha nessuna voglia di sentirsi dire. Ma quante volte, sentendo un consiglio non desiderato, avremmo avuto voglia di tirare una bella centra diritta sulla faccia del nostro interlocutore?

Ecco la top ten dei consigli più indesiderati che una mamma si sente rivolgere


10. Ti consiglio questo libro

Quante volte, se il bambino piange, fa i capricci, c'ha le paturnie, caga troppo molle/duro, ci viene consigliato il tal libro miracoloso? Non dorme? E che vuoi che sia, leggi! Facile, no?

9. Fossi in te proverei a lasciarlo di più

Vostro figlio vi sta attaccato come una piattola? Niente paura: basta sbolognarlo a destra e a manca e puf!, in un attimo si dimenticherà della vostra esistenza e voi potrete fare qualsiasi cosa, anche andare a lavorare! 

venerdì 28 ottobre 2016

Autunno, cadono le foglie… e il moccio.

Malanni

Ebbene sì, è ottobre ed abbiamo già iniziato.
Pensavo che a 7 anni la situazione migliorasse, pensavo che con la scuola elementare tutto cambiasse, e invece… Invece eccotelo lì, il moccio verdognolo, quello che colora tutte le maglie di tuo figlio e facciamo anche qualcuna tua (prima erano i pantaloni, varia in base all’altezza). 

E quindi arriva quella che ti dice:
“Scusate ma devo dirvi una cosa, in via preventiva: Francesco non ha dormito tutta la notte e ha vomitato catarro”.

Che tu sei lì, col cucchiaino con cui hai appena ripescato un Pan di Stelle nel caffè così, a mezz’aria, e a mezz’aria lo lasci, colpita da un improvviso conato.


giovedì 27 ottobre 2016

La risposta al cosleeping? Sticazzi!

(immaginare voce da documentario con musichetta di Ulisse) 

Nella maggior parte dei Paesi della terra i bambini dormono nella loro stanza, perché questo è un modo per tenerli al sicuro.
Nei paesi sottosviluppati purtroppo i bambini dormono con i genitori, perché sono poveri e non hanno altre stanze dove farli dormire In effetti hanno anche moltissimi bambini (concepiti nel 57% dei casi davanti agli altri figli) e la metà non arriva all'età adulta. Disgraziatamente molti, anche in occidente, hanno iniziato a tenerli nel proprio letto credendo di aiutarli a diventare persone sicure di sè.



La  diffusione di queste abitudini, oltre a rischi di schiacciamento e soffocamento, ha moltiplicato i disturbi del sonno coinvolgendo fino al 45% dei bambini che dormono nel lettone, in quanto è stato dimostrato che il neonato sente l'odore del latte e del seno materno, acquisendo quindi un sonno scostante e leggero.
Studi scientifici hanno poi dimostrato che, al contrario di quanto si crede, dormire nel lettone fa crescere bambini insicuri e complessati.

STOP, fine della musichetta.

E' sgradevole, vero?
Queste parole sono urticanti e fastidiose per chiunque, ne sono convinta.
Eppure, è la parafrasi di un post che ho letto ieri, a concetti invertiti (si lodava il cosleeping), che ha avuto un migliaio di like e condivisioni.
Ed io mi chiedo perchè, davvero, me lo chiedo: cosa porta a likkare e condividere una cagata simile?

mercoledì 26 ottobre 2016

Figli curiosi? È tempo di passare alla scienza!



Quando mio figlio era all’ultimo anno di materna, continuava a chiedermi una sola cosa: quando inizia la scuola? A 5 anni mi interrompeva continuamente. Avete presente quando siete lì che, dopo una giornata di lavoro, vi siete appena stappate una birr… ehm, vi rilassate, e vostro figlio continua ad interrompere i vostri pensieri? “Cosa c’è scritto lì?” “Cosa vuol dire ultima mestruazione?”… Ecco, insomma, avete capito.

Mio figlio è sempre stato assai curioso, e io ho sempre cercato di assecondarlo perché, a parte il suo essere molesto in ogni occasione con le sue continue domande, trovo che la curiosità sia un gran pregio, in particolare da piccoli.

Iniziate le elementari, ha finalmente potuto dare libero sfogo al suo amore per la lettura e la scrittura, che ha acquisito velocemente. Ma penserete mica che si fermasse lì? Eh no! Con l’inizio della scuola, la sua curiosità ha raggiunto confini che io non avevo mai esplorato in… insomma, nei miei anni.

martedì 25 ottobre 2016

Vita a Panama, episodio 6: i punti di riferimento

espatriare a panama


Quando ti trasferisci in un posto nuovo, che sia nella stessa regione o in un altro continente, non perdi solo la tua famiglia, i tuoi amici, il tuo lavoro, ma anche i tuoi punti di riferimento. Pensate che sia poco? Pensate che so, alle vostre botteghe di fiducia. Dove trovare la carta velina. Dove organizzare le feste di compleanno. Chi fa le torte più buone? Dov'è il migliore parrucchiere? E potremmo andare avanti all'infinito, pensando a tutte le nostre giornate. Ci sono momenti della vita in cui i punti di riferimento contano poco, non ti mancano, magari ti sconsolano giusto un po' quando hai bisogno di qualcosa e non lo trovi, ma ce ne sono altri in cui diventano un tutt'uno con te, con la tua esperienza, col tuo essere stesso. E non è per forza un lavoro, o una scuola, o una casa, ma sono le piccole cose che, finalmente, ti fanno sentire a CASA. E quando le trovi, ecco, in quel momento lì forse forse ti dispiace anche andartene via. Forse.

I miei punti di riferimento a Panama


Dopo quasi un anno, finalmente sento di aver trovato qualcosa di mio, qualcosa che scandisce le mie giornate, qualcosa che mi fa dire "vieni, questa è casa mia, te la presento". Qualcosa che mi permette anche di dare consigli. 

Il parco: io sono nata per stare nella natura. Forse perché Prato è circondata da colline e montagne, forse perché sono cresciuta così, non lo so, ma il verde mi dà pace. E a Panama c'è solo cemento, in città. Per dire, il pomeriggio raramente usciamo perché odio andare ai giochi sotto casa, sul lungomare, proprio a causa del traffico e del cemento. Poi ho scoperto il parque Omar, un polmone verde disseminato di giochi per bambini in cui si possono passare giornate intere. Il paradiso!

lunedì 24 ottobre 2016

I 3 errori educativi più comuni

1. Avere uno stile educativo.

E' normale e anche giusto "ispirarsi"  ad alcune letture, ma scegliere un metodo educativo, un guru della puericultura, che sia Gonzales, Montessori o Estivill , seguirne i dogmi come fossero leggi divine (come poi se seguissimo le leggi divine...), e pretendere di applicarle senza alcun aggiustamento alla propria famiglia  è il primo e più clamoroso errore educativo  che mi capita di vedere.
Preciso, non sono educatrice, puericultrice, neuropsichiatra, ma ho occhi e orecchie ed alcune cose le trovo un pochino aberranti.
E poi ho 40 anni quindi sono saggia, tiè.

Ho alcune amiche che sono ai ferri corti con i mariti perchè "non condividono il mio stile educativo".
Che fanno litigate furibonde perchè il marito ha messo in castigo il figlio che aveva scritto sul muro con l'indelebile, perchè "non ha verbalizzato"o perchè inizia a mostrare segni di insofferenza per la convivenza a 3 (o 4) nel letto.
Mi è capitato di sentire "ho ripreso mio marito perchè non accetto che dica a mio figlio "si fa perchè lo dico io"".
E resto basita.
Primo, è il padre: non uno che passa per sbaglio davanti a tuo figlio, ma IL PADRE. Avrà diritto anche lui di dire la sua, no?
Secondo, è tuo marito, te lo sei scelto e sposato, in teoria quindi non dovrebbe essere un buzzurro.
Terzo e soprattutto: ma come si può anche solo pensare che una frase o  un castigo possa avere conseguenze devastanti sul povero figliuolo, e non pensare minimamente che un padre sputtanato e sminuito e magari mollato, non sia un tantino peggio?

venerdì 21 ottobre 2016

Il diritto di non essere wonder woman

Photo credits by www.francescaguerriniphotography.com


Quando mi sono trasferita a Parigi, avevo 27 anni e una bambina nella pancia. Ero in maternità dal mio lavoro a tempo indeterminato, che lasciavo per seguire i sogni di carriera (condivisi) di mio marito. 

Quando mio marito si è trasferito in Pakistan, avevo 31 anni, una bambina di 3 anni e mezzo e una di 18 mesi. Lavoravo a tempo pieno, sempre a Parigi, e gli ho chiesto di non partire. Ma è partito. 
I primi tempi sono stati di puro terrore: ho perso 10 kg, la notte non dormivo per la paura che succedesse qualcosa a me o alle bambine e non avessi nessuno su cui contare veramente. 

Poi mi sono abituata. 

È arrivato l’inverno, e le nostre mattine si sono fatte più dolci. Riuscivo ad uscire di casa in anticipo. Avevo la casa in ordine.
Le cene non mi spaventavano più. Ogni sabato facevamo la spesa, noi tre, a piedi, seguendo sempre gli stessi passi, le stesse orme, gli stessi movimenti, comprando sempre gli stessi prodotti, quelli che avrebbero sfamato le mie figlie durante la settimana. 

All’improvviso ho capito che potevo farcela: alzarmi alle 6.30, prepararmi decentemente, preparare il latte a una, svegliare l’altra, cambiare il pannolino a una, lavare l’altra, vestire una, aiutare l’altra a vestirsi. Essere a scuola in orario, senza aver dimenticato niente e pure sui tacchi. Magari anche col rossetto.

Andare in ufficio, fare tutto quello che dovevo fare, prendersi qualche complimento, pranzare coi colleghi, rientrare a casa, cucinare, sistemare tutto, prepararle per la notte, leggere una storia, due storie, tre storie, ancora una mamma, poi fare la gara dei baci, mille baci bavosi, spostare la piccola nel suo lettino, riordinare la cucina, fare una lavatrice, stendere una lavatrice, depilarmi, mettermi lo smalto, leggermi un libro, guardarmi una serie, dormire. 

Ce l’avevo fatta. 
Ero diventata wonder woman.

Arriva un bebè...e gli animali?

Non amavo particolarmente i bambini prima di averne, ovvio, ma amavo tantissimo i gatti e ci avevo condiviso la vita.

E fu per questo che convinsi quello che ora è mio marito ad adottare un trovatello minuscolo e pulcioso (e quando dico pulcioso, credetemi: aveva addosso più pulci che peli) che poi diventò immenso, ma immenso davvero!

Dico sempre che lui è stato il mio primo figlio, il mio primo figlio peloso.

Quando scoprii che il mio primo figlio "vero" stava arrivando e che, nonostante una vita coi gatti (e...ehm...che gatti! Uno più randagio dell'altro...), non ero immune alla toxoplasmosi, lì per lì mi pigliò un colpo (e non solo perché avrei dovuto rinunciare ai salumi...), ma approfondii l'argomento con ginecologo e veterinario e capii che con un po' di attenzione, niente avrebbe impedito a me e ai miei figli, pelosi e non, di convivere.


giovedì 20 ottobre 2016

Insegnare il rispetto e l'empatia ai bambini (maschi)

La settimana scorsa vi ho raccontato come Mirtillo spesso si interessi a me, a come ho trascorso la mia giornata.
Con la mia indole sensocolpista e negativa, ho subito pensato: "sono stata una pessima figlia, non ho mai chiesto ai miei genitori come andassero le loro giornate".
Per fortuna ho chi mi aiuta a vedere le cose con più lucidità.
Non è "normale" che un bambino faccia domande come quelle di Mirtillo, non è innato.
Le fa perchè se le sente rivolgere, le fa perchè sente in me un autentico interesse alle sue, di giornate, e  percepisce questo interesse come cosa buona e giusta tanto da replicarlo.

Avete presente quell'elenco che gira molto un po' ovunque, "i bambini imparano ciò che vivono"?

Lo trovo un po' semplicistico (se fosse tutto così automatico finiremmo nel determinismo: se fai A succede B, e grazie a Dio con le persone non funziona così), ma ovviamente c'è un buon fondo di verità. E non è neanche sempre vero che basti l'esempio: se io non butto mai carte per terra e non dico niente, probabilmente nemmeno se ne accorgeranno. Se faccio la cazziata quando osano gettare la carta della caramella, forse resterà di più (accompagnato all'esempio, ovvio).

mercoledì 19 ottobre 2016

Mio padre aveva un gatto nero

I miei bambini non hanno avuto la fortuna di avere dei nonni, ad eccezione di mia madre.

La sorte ha voluto, infatti, che appartenessero ad una famiglia privata dei nonni molto presto.

Non siamo quindi noi la fortunata famiglia italiana su 3 che, secondo un sondaggio, affida i bambini ai nonni quotidianamente, ma facciamo parte sicuramente di quella fetta di intervistati che esclama con estrema invidia:

beato chi è nonnassistito!




Perché, diciamocelo, i nonni sono un bene prezioso: accudiscono i nipoti e, con loro, anche noi genitori.

Sollevano da incombenze pratiche, piccole o grandi che siano, dagli inconvenienti e dalle necessità, dagli imprevisti, dai ritardi, dai malanni e chi più ne ha più ne metta: santi nonni!

Esiste una presenza più importante e preziosa per noi e per i nostri bambini?

No e non esiste un rapporto più speciale di quello che i nostri piccoli hanno con i nonni, soprattutto se in questo rapporto entrano in gioco dei cuccioli che vanno ad arricchire la relazione nonno-nipote e a migliorare la vita sia dei piccoli che degli anziani.

La presenza di un animale da compagnia, infatti, non solo migliora nettamente la qualità di vita del nonno, mantenendolo attivo e in movimento, agevolandone la socializzazione e curando l'anima con l'amore incondizionato e la positività che regala, ma insegna al bambino attraverso il nonno cosa significhi prendersi cura di qualcuno che si ama assumendosene la responsabilità.
Aiuta il bambino a crescere, ad essere a sua volta più socievole, stimola il suo sistema immunitario, lo responsabilizza, ne stimola l'empatia e la sensibilità.

Un animale da compagnia va oltre quello che rilevano i sondaggi.

Mio padre aveva un gatto, nero come la pece, selvatico e difficile.
Le mie sorelle ed io lo prendemmo in un gattile tanti anni fa e poi, ognuna di noi andò per la sua strada, ma il gatto no, restò con lui, lui che non se ne separava mai.
Non si allontanava da casa per più di qualche ora se nessuno poteva badare a lui.
Non lo lasciava solo la sera.
Non lo abbandonava mai.

Un giorno di aprile di due anni fa quel legame si ruppe e del nonno restò questo gatto nero.

Nero come la pece, selvatico e difficile, come allora, incarna il legame con chi non c'è più.

E' così per noi adulti e lo è per mio figlio.

E' il gatto del nonno.

E' lui che ha aiutato un bambino a superare la sua prima vera perdita e gli ha insegnato che la vita continua, nonostante il dolore, e che le persone che ami non ti abbandonano mai, ma restano con te.


E' lui che ha aiutato chi è rimasto a sentirsi meno solo.






Post in collaborazione con Purina, nella XXII edizione di “A Scuola di PetCare”, Campagna Educativa PetCare che l’azienda promuove da anni con l’obiettivo di promuovere, nelle scuole e in famiglia, la diffusione di una relazione corretta e responsabile con gli animali da compagnia
Per maggiori informazioni sul progetto “A Scuola di PetCare” visitare il sito www.purina.it o chiamare il numero verde Purina per Voi 800.525.505.

Le dieci bugie più comuni tra le mamme

La maternità è una cosa bellissima. 
Ma diciamoci la verità: se non ci fossimo noi, quanto vi sentireste sole? Perché ora tutte brave a fare le bad moms e bla bla bla, ma poi quando si torna a casa, si incontra la cugina, si incrocia la vicina, si scambiano due battute a scuola, ecco che la verità viene a galla. 

Una verità BUGIARDA

Perché sì, le mamme sono incredibilmente bugiarde. Va beh, alcune mentono pure su quello che hanno mangiato a pranzo e su dove parcheggiano la macchina, ma quella è patologia. Noi parliamo di quelle simpaticone che sono semplicemente stronze, e ci tengono a infarcirci la capa di bugie con il solo e unico intento di fare le fighe. E di farci sentire delle merde.

Ecco la top ten delle bugie più diffuse tra le mamme


1. Il parto, il momento più bello della mia vita 

Oh, per carità. Tutte noi partoriamo e magari lo ripetiamo pure. Io lo ricordo come un momento unico, ma ecco, il più bello della mia vita è per esempio quando mia figlia ha fatto la sua prima risata, quando ha imparato a camminare, cose così. Quando mi squarciavo in due, rischiavo di morire, venivo ricucita dall'interno e in tutto questo mio marito dormiva, no, non è stato il momento più bello della mia vita. Poi passa, eh.

martedì 18 ottobre 2016

Manifesto della mamma normale


La mamma normale smadonna se la gravidanza è pesante.
Questo non significa che non ami suo figlio.

La mamma normale in qualche modo partorisce, che importa come?

La mamma normale dopo il parto ha la pancia, sì, e pure per un bel po'.

La mamma normale in qualche modo allatta e in qualche modo svezza.
Che importa come?


lunedì 17 ottobre 2016

Tutto su tua madre

Adesso ridi, quando vedi le mie foto da piccola. Ti sembra incredibile che anch'io sia stata un neonato, che abbia succhiato il latte, che portassi il ciuccio e sedessi nel passeggino.

Sono la mamma, la mamma è grande, la mamma è quasi vecchia.

Sono andata a scuola anch'io. Anch'io ero emozionata, non volevo lasciare la mia mamma e avevo paura. Ero felice di stare con altri bambini ma odiavo il grembiule, volevo essere carina. 

Anch'io guardavo i cartoni animati. I miei preferiti erano Magica Emi e Kiss me Licia. Passavo i pomeriggi interi alla televisione e facevo merenda con pane e Nutella, ci credi? 

Mangiavo solo la pasta col pomodoro e odiavo le verdure

Quando la mia mamma mi faceva arrabbiare andavo in camera mia sbattendo la porta e mi rintanavo in un angolino, e lì piangevo, chiedendo che al mondo scomparissero tutti, tutti tranne la mia zia. 

Ho pianto tanto e a volte piango ancora, bambina mia
Come te mi commuovo ascoltando canzoni tristi e guardando certi cartoni. 

Sono stata una bambina, insicura e piena di paure. Eppure mi piaceva correre nei campi, arrampicarmi sugli alberi, raccogliere fiori e provare a collezionare lumache. Non ho mai tagliato la coda di una lucertola e ho sempre amato i gatti, fin da piccolissima. 

venerdì 14 ottobre 2016

Quando i figli ci capiscono

Il mio Ragazzo, non a casa soprannominato Mirtillo Malcontento, sa essere insopportabile.
Malmostoso, svogliato, insofferente, negativo, poco affettuoso.

Ma sa regalarmi quello che finora ho sentito, a torto o a ragione, più carente nella mia vita: comprensione e sostegno.

Vi ho già raccontato della festa di compleanno con gli amici di scuola: doveva essere a giugno, poi a inizio settembre, una festa "in grande", con tanti invitati. Non si è mai lamentato una sola volta.
Quando, finalmente, la festa si è fatta, seppur con due mesi di ritardo e con 5 amici anzichè 15, quello che mi ha detto finita la festa è stato: per me è stato bellissimo, per te mamma? Lo so che per te è stata una fatica, sei stata contenta?

Ora, giuro, non mi ero lamentata, non avevo detto chissà che, solo lui ha percepito la verità, e cioè che mi costava tanto.


giovedì 13 ottobre 2016

Lavorare da casa: la conciliazione è possibile?

Ho fatto la mamma a tempo pieno, per un po' di tempo. Mi ero dimessa per permettere a mio marito di accettare il lavoro a Parigi. 
Poi ho fatto la mamma studentessa, per provare a ributtarmi sul mercato. 
Infine ho fatto la mamma lavoratrice, a tempo pieno, molto pieno, ché a Parigi il tempo non perdona, e la metro nemmeno. 

Di questi tre status di mamma, quello che ho preferito, senza dubbio, è stato quello di lavoratrice. Perché finalmente tornavo ad essere me stessa, ad avere dei ritmi che non dipendevano soltanto dalle mie figlie ma anche da altri tipi di scadenze, anche da me. Le colleghe, cosa mettersi la mattina, il pensiero delle cose da fare, la soddisfazione nel riuscire bene a fare ciò per cui ti pagano. 

Ne avevo bisogno, anche se iniziare non era stato facile. 

Come sapete, mi sono dovuta dimettere un'altra volta per lo stesso motivo, dopo aver tentennato a lungo (quando l'abbiamo raggiunto a Panama, lui era qui da 9 mesi, ormai, dopo l'anno passato in Pakistan), e l'ho fatto con un enorme nodo allo stomaco, una sensazione di malessere e sì, anche di infelicità

Per le prime settimane mi sono riposata. Mi chiedevo cosa facesse una mamma, senza lavoro, tutto il giorno. Poi ho capito certe mamme, quelle che si trovano degli impegni, che seguono il comitato della scuola, che organizzano merende, che fanno catechismo, che seguono i figli in trenta tipi diversi di attività. Io non sono così. Non che sia un vanto, eh.

Poi l'azienda per cui lavoravo a Parigi mi ha contattata: c'è un nuovo lavoro, lanciano un nuovo magazine in italiano, te ne occupi tu? 

Se un dio c'è, quel giorno l'ho ringraziato forte.

mercoledì 12 ottobre 2016

Lasciamo che imparino a vivere. Prima dei 40 anni.

Pranzo con amici.

I bambini estraggono delle carte di cui so solo che in edicola costano 1 Euro a pacchetto e che ne comprerò ben poche, li mortacci loro. Saranno laminate d'oro, 'ste carte, voglio sperare.

Noi adulti stiamo chiacchierando amabilmente, per quanto lo si possa fare con un certo numero di bambini dagli 0 agli 8 anni seduti a tavola con noi.

Ad un certo punto provengono urla dal fondo del tavolo: mio figlio e un suo amico stanno discutendo. Sostanzialmente stanno litigando per uno scambio di queste carte:

mio figlio sostiene di essere stato fregato, l'altro sostiene che invece sia stato tutto regolare.


martedì 11 ottobre 2016

Un po' di segreti sul latte e sui latti di crescita

I miei figli sono in quella fase in cui vogliono sapere tutto, di ogni cosa.
Avete presente "per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l'albero, per fare l'albero ci vuole il seme"?
Ecco, non poteva che averla scritta quel gran genio di Rodari, perchè i bambini sono esattamente questo: non si accontentano mai, c'è sempre un'altra domanda in arrivo.

Immaginate quindi il loro entusiasmo quando gli ho detto che saremmo andati insieme in un'oasi Plasmon per scoprire tutto sul latte che viene utilizzato da Plasmon per il latte crescita Nutri-mune, la nuova linea dei latti di crescita realizzato dopo ben 9 anni di ricerca.





Beh, visto che ero con loro posso assicurare che c'è stato un notevole approfondimento.

lunedì 10 ottobre 2016

I ricordi di un bambino



Da quando ero bambina è passato, in effetti, un po' di tempo. Direi almeno vent'anni, se si considera bambina una col fidanzato. 
Quando osservo le mie figlie mi chiedo quante cose si ricorderanno di questi anni. Gioie, dolori, dettagli. 

Io ho continuamente ricordi che mi si affacciano alla mente, nitidi e indelebili. In cui mi riparo la sera, quando arriva il buio e un po' mi angoscia sempre, come da bambina.

Ricordo il box in cui stavo nell'ingresso di casa. Dovevo essere piccola, o forse mia mamma mi ci ha tenuto una vita, perché ricordo come chiamavo mia zia che saliva le scale, saltando e attaccandomi alla sbarra. 

Ricordo mio papà che seminava l'erba alla casa al mare, e io dietro di lui, come fossi la sua ombra.

Ricordo la bicicletta di mia zia, una Graziella il cui seggiolino per me era un cuscino. Stretta a lei per una strada che non dimentico, verso la pineta.

Ricordo l'odore di casa di mia zia, e ricordo la precisa posizione in cui un'altra mia zia incrociava le gambe mentre faceva le parole crociate sotto al pergolato.

Ricordo la sera che a quattro anni ho vomitato senza tregua: cosa ho mangiato a tavola, "mamma ho voglia di urlare", mio papà che chiama Dio per farmi stare meglio.

Ricordo le domeniche sera addormentata sui sedili posteriori dell'auto e la sveglia sempre al casello di Prato Ovest.

Non ricordo praticamente niente dei giochi che avevo, tranne Indovina Chi, Gira la moda, qualche Barbie e il camper. Probabilmente non ne avevo molti altri.

Ricordo che mia mamma guardava Agenzia Matrimoniale.

Ricordo alcune oscene tute che mi vergognavo a mettere.

Ricordo il modo di guardarmi che aveva mio papà. E quando la mattina, piccolissima, mi infilavo nel letto di mio fratello per le coccole. 

sabato 8 ottobre 2016

Bad Moms. Tutta la verità.

Le mamme cattive vanno di moda, talmente di moda che tante si vantano con leggerezza di essere madri pessime, come fosse diventato un merito fregarsene dei figli.

Peccato che no, non lo è e non lo sarà mai.

Ma quante, al di là delle parole, poi se ne fregano davvero?

Forse la questione è solo che abbiamo un po' tutte le palle piene delle Madri Sante.
Di quelle che si sentono dotate di aureola.
Di quelle cuoriciose come amassero solo loro.
Di quelle che proclamano il loro amore per i figli.

Così, volendo sfuggire a cotanta tristezza e ovvietà finiamo per catalogarci altro, definendoci pessime, pur non essendolo affatto.

Ma pegnente proprio.

Cattiva madre è chi se ne fotte e non chi dà il meglio di sé, badando a non perdere se stessa, sapendo che se lo facesse, allora sì che diventerebbe una pessima madre.


venerdì 7 ottobre 2016

Festa di compleanno per mamme sociopatiche

Ora farò coming out.
Non è facile per me confessarlo, ma devo liberarmi di questo peso: non ho mai organizzato una festa di compleanno ai miei figli.

I primissimi anni facevo una festicciola con nonni e cuginette e vicini di casa.
Poi sono spariti nonni e cugine e son rimasti i vicini.

Loro compiono gli anni in pieno agosto, ed uno degli (utilissimi) insegnamenti di mia mamma, insieme a "niente lino prima di luglio", "niente pantaloni bianchi a settembre" e "il cappotto si può mettere solo dalla festa dei morti" era: i compleanni si festeggiano il giorno giusto.
Quindi, obbediente, mandavo un messaggio di invito a ferragosto e "chi c'è c'è".
Alla fine, quindi, ci trovavamo tra vicini, con i 3 o 4 amichetti della stessa età, aggiungici un paio di fratelli e il gioco era fatto, niente animazione, niente giochi da ideare, niente banchetti da matrimonio: una pizza, patatine, un paio di bibite, la torta fatta da me, e basta.

Poi, con l'inizio della scuola elementare, si sono moltiplicati gli inviti: nessuno festeggia a casa, quasi tutti vanno nella sala parrocchiale, di uno squallore disarmante, qualche altro al parco, qualcuno ha affittato una sala compleanni, con gonfiabili ecc.
Immancabile il tavolo dei regali, dove tutti lasciano il pacchetto che verrà aperto chissà quando o riciclato per chissà chi: mi son sempre sbattuta per fare un regalo originale e carino, e mi son sempre pentita nel vederlo seppellito da altri mille pacchetti.

Ma lo confesso, un po' ero "invidiosa": alle mie feste mia mamma chiedeva di venire senza regalo.
I miei figli, come detto, avevano al massimo 3 amici alle loro.
Quindi il tavolone di pacchi regalo mi manca (dico mi coscientemente, a loro probabilmente frega niente), e per una malata di regali come me, pensare di vederli scartare decine di pacchetti, almeno una volta nella vita, è elettrizzante, lo ammetto.


Perchè non ho mai fatto queste feste, mi chiederete: semplice, perchè sono sociopatica o festopatica, non lo so.


giovedì 6 ottobre 2016

Come sposarsi incinta e riderci sopra

Primi di luglio, 2008.

Prova dell'abito da sposa.

Luogo: Atelier "Officina delle fate", sì quello del programma di Sky, ora è molto famoso, ma, all'epoca era solo un posto per squattrinate come ero io.

Avevo scelto un abito con un corpetto attillatissimo che metteva in risalto il punto vita che ho sempre avuto sottile come poche.
Sì, certo, fino al 2008, ora faccio concorrenza a Platinette.

mercoledì 5 ottobre 2016

Viaggi low cost: tre giorni a Bucarest, Romania

viaggi low cost


Viaggiare è il sogno di tanti, ma spesso un privilegio di pochi. E non solo per i soldi, ma anche per il tempo, l'organizzazione e, non ultime, le paure. Paura delle distanze, degli ipotetici pericoli, della fatica, dell'ignoto. Tra i tanti posti che sogno di visitare c'era anche Bucarest: finché mio marito non ha comprato i biglietti per il nostro anniversario.

Perché Bucarest? Perché qualche tempo fa avevo letto un reportage su Internazionale in cui si raccontava della famosa Casa del Popolo voluta da Ceausescu: un mostro di architettura, costruito buttando giù interi quartieri. Per me che sono patita di storia dell'Europa dell'Est, era una specie di sogno.

Così siamo partiti, io e mio marito da soli, per la prima volta, in un caldo pomeriggio di fine estate. Il volo è diretto, Firenze-Bucarest, l'aeroporto è vicino al centro. La moneta locale è il nuovo ron, o lei, e un euro ne vale più di quattro.

Per giorni mi sono chiesta se non stessi andando a far niente: certo, avrei visitato la casa del Popolo, ma il resto del tempo?

Nessun pensiero fu più sbagliato, pregiudizioso, frettoloso e ingiusto.
Verso la città, ci accoglie un lungo viale alberato: costeggia il parco Herastrau, polmone verde della città. L'hotel è in centro, mio marito ha scelto il meglio - "è il nostro anniversario, dai" - perché i prezzi lo permettono. Con gli stessi soldi, a Roma avremmo preso un due stelle. 

martedì 4 ottobre 2016

Il fratellino? Un regalo al primo figlio!

Ogni volta che sento una mamma dire che vuole fare il secondo figlio per fare un dono al primo mi sale un conato.

Un regalo al primo figlio.

Certo.

Non è che lo voglio io o lo vuole il papà, o, sarebbe auspicabile, lo vogliamo tutti e 2, no, figurarsi!, è puro altruismo.

Sì e io c'ho il culo di marmo come Belen.

lunedì 3 ottobre 2016

I gatti, che hanno accompagnato ogni fase della mia vita

Sono sempre stata innamorata dei gatti:  il mio cartone preferito era "Gli Aristogatti" e desideravo con tutto il cuore una gattina bianca dal pelo lungo da chiamare Duchessa.

Mio papà è sempre stato irremovibile, fino a quando mia zia ci ha implorato di prendere un gattino di un'amica, che altrimenti avrebbe fatto una brutta fine.

Niente gattina bianca dal pelo lungo: era l'incrocio tra un Siamese e Nazgul, (ma questo non lo sapevo ancora, credevo fosse solo un gatto), si chiamava Mizzi, ed ero semplicemente fuori di me dalla gioia.

Sono passati più di 30 anni, eppure ricordo l'emozione dell'attesa: mia zia abitava a Milano,sarebbe arrivata in treno, e io contavo i minuti.

Ero così immensamente felice!

Era tanto bello quanto cattivo.
Il suo gioco preferito era farmi agguati: si nascondeva dietro le siepi o le porte, e quando passavo i saltava addosso.

Se non aggrediva me, andava a fare a botte con altri gatti della zona, e talvolta spariva per giorni, tornando sempre malconcio.
Finchè ad un certo punto i giorni sono passati uno dopo l'altro, e lui non è tornato.
Ho pianto tutte le mie lacrime, mi è stato regalato un pappagallo prima e un criceto dopo, ma io ero inconsolabile.

E poi è arrivata Minou: grigia e a pelo lungo, le ho dato il nome della figlia di Duchessa.
Discreta e pacifica, è stata con noi moltissimi anni, quasi 18.

Essere mamma di una bambina di 6 o 7 anni

Credits by www.francescaguerriniphotography.com


Avere una bambina di 6 o 7 anni, che ha iniziato le elementari, significa avere a che fare con un essere tutto nuovo. 

La bimba capricciosa che voleva mettere i sandali in inverno non esiste più, adesso esiste la ragazzina, una personcina tutta nuova da scoprire. 

Dimenticate le bizze al supermercato e i “non voglio dormire!”: avere una figlia di 6 o 7 anni significa ritrovarsi con un essere praticamente adulto, che la mattina tira tardi a letto e la sera dice “sono stanca, voglio andare a dormire”.

Significa non dover più urlare per farle lavare i denti: sa che quelli nuovi si carieranno, se non lo fa. 
Significa che il rosa non è per forza il colore dominante: potrebbe essere il rosso, o il viola, addirittura il blu. 
Significa che si inizia a fare sul serio con lo sport, e d’ora in poi ci sarà da fare i conti coi successi e le delusioni, non sarà più semplicemente “bravissima”, perché saprà giudicarsi da sola.

Avere una bambina di 6 o 7 anni significa fare i conti con un’adolescente nel corpo di una bimba. Con le perenni sfide alle nostre imposizioni, con i “no” ancora prima che abbiamo finito di parlare, con le minacce nemmeno troppo velate e le corse in camera, sbattendo la porta e in lacrime.

Significa fare i conti con “non ti voglio come mamma!”. 

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