sabato 31 dicembre 2016

Lo shopping dopo i figli

Lo shopping in leggerezza, volteggiando sui tacchi con mille borse, borsine e borsette è ormai solo un ricordo o quasi. Certo, quando non si fa shopping coi figli possiamo ancora volteggiare un minimo, anche se l'età, la sciatica e la cervicale ci hanno ridotto l'altezza dei tacchi e la leggiadria, ma insomma...qualche cartuccia la possiamo ancora sparare, no?

Quando invece i figli sono in braccio e/o attaccati alla gonna lo shopping si trasforma in un qualcosa di molto simile a quello che faceva Rambo nei ruggenti anni '80, strisciando a terra col coltello tra i denti e la fascia rossa legata sulla fronte: A GUERA.



venerdì 30 dicembre 2016

Perché ci sentiamo sempre in difetto?

Stamattina con noncuranza controllo lo spam della mail privata. 

Mi accorgo che non lo facevo da quasi un mese.

Ci era finita una mail che non aver visto mi costerà sui 300 Euro.

Sempre stamattina mi accorgo di non aver ricevuto delle buste per sterilizzare nel microonde le cose della piccola mentre saremo in viaggio e questo nonostante fossero il solo motivo del mio ultimo ordine su Amazon.

Controllo l'account.

Non le ho ricevute, perché non le ho ordinate.

Poco dopo mi chiamano dallo studio per una giornata scoperta: non hanno ricevuto da me comunicazioni né di maternità, né di ferie, né di permessi, né di malattia.

 Ho saltato un giorno nel conteggio quando ho trasmesso la domanda di maternità di quella settimana.








Non so voi, ma io non arrivo ovunque.


mercoledì 28 dicembre 2016

La vita in un film: il Grande Gigante Gentile

C'era una volta Roald Dahl, un uomo che aveva imparato sulla sua pelle di padre e di marito cosa fosse il dolore e cosa fosse la diversità. Uno che con carta e penna sapeva raccontare storie meravigliose ai bambini, ma anche ai grandi, storie talmente belle da essere arrivate al cinema in film famosissimi come "Matilda 6 mitica" e "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato".

C'era una volta Steven Spieberg, un uomo che ha imparato ben presto cosa sia la diversità, uno che con le immagini sa raccontare storie ai grandi, ma anche ai bambini, storie come "E.T." o come la saga di Indiana Jones.

C'erano una volta "I Gremlins", quegli orribili esserini che avevano fatto incontrare Dahl e Spielberg, ma solo di sfuggita.

E c'è oggi un film, un grande film, che celebra l'incontro tra  questi due maestri, Dahl e Spielberg: "Il Grande Gigante Gentile".

Protagonisti di questo film sono la piccola Sophie, una trovatella che vive in un orfanotrofio inglese, e un gigante dall'animo buono che parla in modo buffo e che di mestiere si occupa di sogni.
Le loro vite si incroceranno e si legheranno a doppio filo fino a che saranno capaci, finalmente liberi e felici, di camminare da soli ciascuno con le proprie gambe.

Una grande storia, un film di quelli che i bambini ricorderanno tra 30 anni, un inno all'affetto, all'amicizia, alla fratellanza e al rispetto dell'altro; un film che insegna ai bambini - e ricorda a noi -  che l'amore può essere nel cuore di chiunque, anche se è tanto, troppo diverso da noi.



E' un film che racconta la verità, perché dice ai bambini che sì, la diversità può essere una ricchezza immensa (il Gigante Gentile), ma non sempre lo è (gli altri giganti): a volte è insuperabile.

E' un film che insegna a combattere, a essere coraggiosi, ad alzare la testa, a non chinarla davanti alla prepotenza e a saperla usare quando la forza fisica non può bastare.





Una storia che piacerà ai vostri bambini, che si sviluppa regalando emozioni e qualche timore nella prima parte e leggerezza e divertimento nella seconda, fino al lieto, lietissimo fine.

Adatto ai piccoli, ma anche ai grandi che, per una volta, non saranno costretti a sorbirsi canzoni a profusione e principesse grasse, magre, bionde, rosse o more che siano, ma potranno godersi una bella storia e un bel film, bello quasi come fosse di Spielberg.


Ah, già...lo è!





Il Grande Gigante Gentile dal 30 dicembre al cinema!

Post in collaborazione con Medusa

martedì 27 dicembre 2016

10 cose che un genitore può fare e il figlio sopravviverà!

Avete presente quando vi mettono in braccio quel frugoletto zozzo che è tanto bruttino quanto pieno d'amore? Quell'affarino per cui sapete che da ora batterà il vostro cuore?

Ecco, nei primi giorni della sua vita vi spiegano come si cambia un pannolino, come si allatta, come si fa il bagnetto...e voi leggete tanto e tanto già avete letto e vi attenete con scrupolo a tuuuutto quello che vi dicono, no?

Poi...poi un giorno succede qualcosa e capite che siete dei cretini...tipo che avete in braccio quel neonato pieno di amore, ma ora anche di cacca, cercate il suo sapone ultradelicato e non c'è, cazzo, non c'è...e con timore, ormai pieni di cacca ovunque, usate un sapone qualunque e...

niente, il culo del neonato non si discioglie.

Resta lì.

E vi sentite immensamente imbecilli e sì, da quel momento cambia tutto, perché da quel preciso momento sapete che ci sono delle cose che un genitore può non fare senza danni a nessuno, tipo:

1) fare il bucato mischiando i vostri vestiti e quelli del neonato


I primi tempi: cesta della roba sporca divisa, bucati divisi, disinfettanti in ogni dove, più Napisan che tutine nel cestello...poi serve quella tutina lì e sta partendo la lavatrice adulti e ce la infili.
E quando la metti al bambino lui...non esplode.
Non si ammala.
Profuma ed è pulito comunque.

E da quel momento ti convinci che tutto quello che entra in lavatrice si lava!


venerdì 23 dicembre 2016

Questo è il paese del moccio

Questo è il paese del sole, sì, ma se fa freddo, fa freddo.

E con il freddo arriva anche lui, il moccio.

Cola da nasini, insozza faccini, felpe, maniche (perché i bambini mica usano il fazzoletto, no? Vai con la manica!) e poi insozza anche noi, perché ogni abbraccio lascia residui su quella camicetta deliziosa o su quel bel cappottino nero, presente, no?

E così, a novembre si comincia: lavaggi nasali, fisiologica, aerosol, distanziatori, aspiratori nasali a bocca o elettrici.

Si dia inizio alle danze!


giovedì 22 dicembre 2016

Fenomenologia della Mamma: la Mamma alla festa di Natale


E' il momento.

Siamo tutti nel vortice delle feste di Natale.
Chiunque abbia inseminato e chiunque abbia offerto l'ovulo è coinvolto, non si scappa: ci si deve barcamenare tra feste di classe, di scuola, d'asilo, di nido, di calcio, di danza, di catechismo, di basket e di supercazzola rotante carpiata.






E le vedete le mamme? Le distinguete?

Che la fenomenologia abbia inizio!

La Piagnona

E' quella che arriva già con l'occhio lucido o con l'occhiale da sole almeno almeno postao sulla capoccia. Nei casi più gravi già lo ha calato a coprire l'occhio lacrimevole alla sola idea di ciò che vedrà.
Si commuove chiedendo al bidello da che parte sarà lo spettacolo.
Comincia a piangere quando intravede il bambino, IL MIO BAMBINO!, e quando lui o lei le manda un bacio ecco il pianto diventa un singhiozzo, ma ancora ancora contenuto.

Quando lo spettacolo comincia, qualunque esso sia, anche se è la cosa più brutta e ridicola che il mondo abbia mai visto, anche se tu hai solo voglia di tagliarti le vene perché tutto finisca e presto, lei singhiozza in un modo ormai incontenibile.
Un fiume in piena.
Le allunghi un primo fazzoletto, poi un secondo, poi un terzo, poi il pacco formato famiglia da 24 pacchetti e temi comunque che non basteranno.
Quando lo spettacolo termina, al rinfresco arriva strisciando, disidratata e bisognosa di sostegno.

Offritele acqua o morirà.


mercoledì 21 dicembre 2016

Viaggio a Cuba: l'eterno inganno?



Per anni ho sognato di visitare Cuba. E non perché in gioventù avessi fatto sogni erotici sul Che, o perché abbia mai pensato, in vita mia, che il socialismo - un certo socialismo - fosse la via migliore a tutto. In fondo ho vissuto in Bielorussia, e il socialismo lo conosco bene.

Di Cuba però avevo questa visione molto romantica, molto romanzata, di caldi tramonti sul mare, note pizzicate tra le vie acciottolate, sorrisi bianchi e pelli dorate. Ed è così che sono sbarcata a La Habana il 26 ottobre 2016, con le mie figlie e con mio marito: con il cuore aperto e la voglia di scoprire, al di là del turismo, quale fosse la vera essenza di quest'isola.

O almeno di provarci.

26-29 ottobre: Viñales

Abbiamo deciso di vivere questa vacanza a basso costo. Arriviamo quindi a destinazione con un autobus, e ad attenderci c'è il nostro padrone di casa, Yulkiel. È felice di vederci e di ospitarci per tre notti, anche lui ha un bambino di sei anni. Le strade sono affollate, di gente che sorseggia mojito, di cavalli e cani erranti, di cubani che si godono il fresco del crepuscolo. Mentre ci lasciamo cullare dalle sedie a dondolo sul patio le bambine giocano in strada. Penso che forse queste persone hanno capito il senso della vita: famiglia, amici, fiducia nel prossimo, una bella casa colorata, un piatto caldo per tutti e una curiosità innata per tutto e tutti, proprio quella curiosità che per noi si è trasformata in paura. Quanti di noi vivrebbero lasciando la porta aperta? Quanti lascerebbero i propri figli correre in strada dietro alle galline? 

Lettera alla mamma perfetta

ti scrivo questa lettera perché sai, anch'io avrei voluto essere come te.
Anch'io, prima di avere figli, mi ero informata su tutto: su come si partorisce naturalmente, senza epidurale, senza dover ricorrere al cesareo, alzandosi due minuti dopo sulle proprie gambe. 
Su come si allatta perfettamente, senza dolore, senza intoppi e a lungo. 
Su come si dorme perfettamente, senza mai risvegli, con la temperatura giusta, nella posizione giusta, nel posto giusto, a lungo e da subito. 
Su come si porta, sul passeggino migliore da scegliere, la fascia ergonomica ed il materassino anti-sudore
Su come si scelgono le creme migliori, i pannolini lavabili, i vestitini in cotone bio. 
Su come si svezza seguendo le migliori direttive, su come si autosvezza e su come si insegna ai bambini a mangiare da soli. 
Su come si sviluppa l'autonomia coi giochi in legno, col vetro, con la learning tower, con l'inglese in casa al posto dell'italiano. 

Poi sono diventata mamma, e non una mamma perfetta come te, no. Una mamma normale

martedì 20 dicembre 2016

In Pimpa we trust

Ci sono delle cose, degli odori, dei sapori e delle canzoni che quando vengono alla mente ci riportano immediatamente a quando eravamo bambini.

Per me quegli anni furono i tragici anni '80, quelli dei paninari, di tutto quel pizzo in testa, dei ciuffi laccati, del fluò e delle spalline da Capitano Kirk di Star Trek, quelli del Burghy, della Best Company e della Naj Oleari, ma per me, che ero una bimba, furono gli anni del Corriere dei Piccoli e della Pimpa.


lunedì 19 dicembre 2016

Natale in casa 50sfumaturedimamma



Natale in casa Anya

Quando ero piccola, sono certa di non aver mai scritto una lettera a Babbo Natale. Ho smesso di crederci presto, quando ho trovato le calze della Befana nel ripostiglio, e mia mamma, diciamocelo, non aveva una grande inventiva.
Ma si sa, io sono anche quella che riceveva un regalo proprio per, diciamo che la magia del Natale non l'ho mai sentita molto. Quando sono diventata mamma, le cose sono cambiate.

sabato 17 dicembre 2016

Basta poco

"Basta poco che ce vo'?"

Ve lo ricordate?
Io sì.

Ero bambina e vedere le immagini di bambini come me che erano solo nati da un'altra parte del mondo e non avevano niente mi faceva male. Non capivo perché, ma capivo che era una cosa ingiusta che io potessi avere 54 Barbie e alcuni bambini nemmeno dell'acqua o un poco di cibo, eppure quel sorriso nel dire "basta poco che ce vo'?" era capace di farmi sembrare il mondo meno brutto.

Che fine avrà fatto quel bambino? Sarà vivo? Qualcuno se ne sarà preso cura? Qualcuno lo avrà aiutato a diventare grande?


venerdì 16 dicembre 2016

Godersi il tempo anche quando non si ha tempo: come si fa?

E’ stata una settimana  strana e difficile.
E’ iniziata male, con una notizia che mi ha francamente sconvolto.
Lunedì mattina, aprendo facebook, ho infatti saputo che una giovane donna se n’è andata. Una donna in gamba, forte e coraggiosa. Una mamma.
Ma il coraggio e la forza purtroppo non sono stati sufficienti, lei non c’è più e due bambini non hanno più la loro mamma.
Non la conoscevo personalmente, anche se abbiamo scritto di lei, ma non mi aspettavo questo epilogo.
Lo so che non siamo eterni, lo so che la vita è imprevedibile, ma leggere di lei, della sua lotta, del dolore del marito, leggere  nei commenti quante persone hanno vissuto lo stesso dramma, mi ha destabilizzato.

Tutto questo nel mezzo di un periodo di lavoro folle, di casini, di litigate, di discussioni, in cui arrivo casa distrutta e di malumore, senza nemmeno la forza di godere delle poche ore in famiglia.

Del libro di Wondy, mi avevano colpito tante cose. Ma una in particolare.
Scriveva che molti, quando scoprono di avere una malattia così grave, cambiano  completamente la loro vita, consapevoli che il tempo a disposizione potrebbe essere poco. Tempo fa avevo letto l’intervista ad un sopravvissuto del Bataclan: diceva che mentre era lì, per terra, certo di morire, rifletteva sulla sua vita e no, non era la vita che avrebbe voluto vivere. Quindi, quando ne è uscito vivo,  ha mollato un lavoro redditizio ma stressante per girare il mondo.

Wondy no, lei diceva che la sua vita era esattamente come la voleva, e non aveva nulla da cambiare.

giovedì 15 dicembre 2016

10 cose da mamme

Ci sono alcune cose che sono proprio tipiche delle mamme.
Le emorroidi?

Naaaaa! Eccole qua!

1) i messaggi vocali

Li odiavo, ma li odiavo col cuore.
Ora che ho sempre una mano dedicata a sorreggere o a coccolare uno dei due figli o entrambi, lascio messaggi vocali che asciugano le amiche che escono dalla doccia.
Una volta un'amica è andata in pensione ascoltandone uno e un'altra ha fatto il travaglio ascoltandomi.
E pure io ascolto messaggi vocali di amiche che quando sono terminati ho la ricrescita.

2) lo smartphone

Mai utilizzato tanto come durante l'allattamento e la maternità.
Automaticamente cavi una tetta e apri l'Ansa o del gossip. Il Corriere dopo i 10 articoli al mese può morire con tutti i filistei.

3) la televisione

No, non è che la si guardi noi e no, non è che ci piaccia, è che ci piace sopravvivere.
E così scatta il momento Masha e Orso o Peppa Pig o Topolino o qualunque-cosa-basta-ti-distragga.

Come cucinare facendosi la piega

Che mi piaccia cucinare si sa, l'ho detto e scritto tante volte.

Proprio perché mi piace cucinare, mi riesce bene e sono abbastanza veloce ho sempre guardato dall'alto in basso chi "cucinava" utilizzando quegli aggeggi che praticamente sostituiscono la cuoca.

Sì, lo ammetto, avevo del bieco razzismo nei confronti di quel genere di elettrodomestici, essendo fiera del mio cavarmela sempre e solo con le mie mani, la mia fantasia, la mia competenza e qualche utensile very very basic.

Poi...poi sono diventata mamma.

E mi piace ancora tanto cucinare e ancora lo faccio, non è che diventare mamma mi abbia trasformato in un'impedita, ma, devo ammetterlo, i libri di ricette stanziano in libreria da anni. Ogni tanto qualcuno viene spolverato ed utilizzato, ma non ho più il tempo di preparare cene elaborate, non di continuo, non come anni fa, inutile fingere.


mercoledì 14 dicembre 2016

Perché non è vero che "io non ce la posso fare"


Lo facciamo sempre, fin da piccole. Vediamo l'ostacolo e ci diciamo che no, non sarò possibile, non saremo noi a farcela, non saremo noi ad andare oltre, ad uscire vincitrici. 

Cresciamo con questa idea, e a volte capita che sia colpa degli altri, dei nostri genitori, degli insegnanti, di chi ci sta intorno: non possiamo farcela. A frequentare la tale università, ad uscire col tale ragazzo, a mettere un paio di tacchi alti senza cadere, ad avere un lavoro a tempo indeterminato. 

È vero, capita anche che a volte proprio non si possa fare altrimenti, che la vita ci metta di fronte a delle situazioni difficili.

Ma il nostro dovere è PROVARCI, sempre. Perché non è vero che "io non ce la posso fare".

Non è vero quando pensiamo di diventare madri, e ci mettiamo in testa che non saremo abbastanza brave
Non è vero quando pensiamo che il parto sarà troppo doloroso da affrontare. 
Non è vero quando nostro figlio ci chiede di preparare un dolce per il suo compleanno e pensiamo già che sarà un disastro. 
Non è vero quando pensiamo all'ipotesi di stare da sole una notte e ci crolla il mondo addosso. 

Non è vero, ve lo giuro.

martedì 13 dicembre 2016

Neonato vs bambino

I neonati crescono e diventano bambini.

Era ora!

Dite davvero? Vediamo un po'...

Il risveglio


Neonato:

Apre gli occhi, ti guarda, si sofferma a lungo sul tuo viso, non vede le rughe perché ci vede ancora poco e si apre in un sorriso, ma in un sorriso che nemmeno avesse visto la Madonna di Lourdes, la Sacra Sindone, un terno al Lotto e una vincita al Superenalotto tutto insieme.

Nemmeno fosse napoletano e avesse visto San Gennaro o Maradona o fosse milanese e avesse visto una cassoeula fumante il dì dei morti o un contratto a tempo indeterminato full time.

Bambino:

Innanzitutto non apre gli occhi da sé al mattino - sempre che non debba non andare a scuola - ma devi tirarlo fisicamente giù dal letto per i piedi, dei poi aprirgli gli occhi manualmente e, una volta sicuro che quella davanti sei tu, pronuncia una cosa a scelta tra

che palle!
Ti odio!
Non posso stare a casa con te?


lunedì 12 dicembre 2016

Fenomenologia del neonato

Sembra incredibile, la fenomenologia della mamma ce l'hanno rub... ehm, imitata in tutti i modi, ma nessuno aveva ancora pensato di estendere la categoria ai bambini. O forse sì? Poco importa, siete comunque dei copioni e gne gne gne.

Perché vorrete mica dire che i bambini sono tutti uguali? Vorrete mica credere che siccome il vostro è bello pacioccone e il mio piange di continuo voi siete delle mammine perfette e io una merda umana? EH NO belle!

Vi dico una grande verità: i bambini sono tutti diversi! E non dipende solo da noi, ma questo lo sappiamo già. Dipende dal salcazzo che vogliono, la genetica, l'ambiente, la luna, gli stormi d'uccelli migratori, le scoregge della nonna e certo, la nonna in generale. Per non parlare della suocera.

Quindi partiamo dal principio e facciamo un punto della situazione: il neonato.

Il neonato isterico: è la fenomenologia più comune. Piange dalle 22 alle 23 ore al giorno (l'ora restante caca, di solito), non gli piace uscire, non gli piace la tetta, si agita mentre prende il biberon e non dorme un cazzo. Sta sulle palle a tutti e sua madre la riconoscete perché pure lei è abbastanza isterica, vedi vicina all'abbandono.

Il neonato soporifero: quello che dorme dalle 22 alle 23 ore al giorno (l'ora restante caca pure lui, ovvio). È quello che tutte vorrebbero, salvo poi chiamare il 118 perché dorme troppo e svegliarlo ogni cinque minuti per assicurarsi che sia vivo e chiamare le amiche facendole rosicare. La mamma la riconoscete perché è sempre truccata ed informatissima su tutte le serie tv, quelle che voi non vedete da almeno 13 mesi.

Cambio pannolini organizzato






La prima volta che ho preso in braccio un neonato credo si sia trattato di mio figlio.

Non avevo nessuna - e se dico nessuna, vuol dire proprio nessuna - esperienza di bambini.

Avevo persino comprato un libro che spiegava come si maneggiano i neonati, da che parte si prendono, come si tengono, cosa fanno, come si mette il pannolino e come lo si cambia.

In quel libro c'era scritto che un neonato nelle prime settimane di vita può consumare anche una decina di pannolini al giorno.
Mah, esagereranno, avevo pensato.

No, non lo facevano.


venerdì 9 dicembre 2016

A Natale fai un gesto d'amore

Ieri ho ricevuto un messaggio. Da mia mamma. Poi un secondo, sempre di mia mamma. Poi un terzo, sempre di mia mamma. Poi un quarto, e di chi era? È che io abito lontano, e ogni volta che mia mamma mi rivede rincara la dose, inviandomi catene di Sant’Antonio via whatsapp per augurarmi il buongiorno, maledizioni del tipo “se non invii questo messaggio a 18 persone entro tre ore ti succederà qualcosa di brutto” e ammonimenti del genere “se ci tieni veramente a me rispondimi entro stasera”. 

Giorni fa ero in riunione e mi ha chiamata 4 volte, alla fine ho risposto pensando fosse urgente, ma in realtà voleva sapere a che ora avevo l’aereo cinque giorni dopo. Non so, poteva chiedermelo già l’anno scorso, o mentre stavo partorendo, no? 

Poi mi è capitato tra le mani il video natalizio dei The Jackal, presenti? Quelli con le nonne esagerate che fanno dei video che ogni volta ho bisogno di riguardarli almeno 3 o 4 volte per poter smettere di ridere (il mio preferito resta quello degli amici delle vacanze di cui ti dimentichi dopo tre minuti). 

E ho pianto.

mercoledì 7 dicembre 2016

Lego dimensions: testato per voi

Si può serenamente dire che mio figlio ci faccia comprare millemila giochi, come tutti i bambini, e che poi però giochi sempre e solo coi soliti, il che fa onestamente irritare me e promettere ogni volta che non gli comprerò mai più altri giochi.

Poi però compro, perché io sono coerente a modo mio, tipo Verdini.

Ops.


martedì 6 dicembre 2016

L'arte del giudizio



Nel momento stesso in cui diventi madre, devi prepararti ad essere bersaglio di critiche, consigli non richiesti e giudizi.

Anzi, diciamo pure quando vieni al mondo. 

Ma con la maternità il problema si fa centomila volte più grande e c'è poco fare: qualunque cosa farai, tu sarai giudicata. 

Si inizia da incinta: quanto mangi? Quanto pesi?

Nessuno sa cosa c'è dietro il tuo peso e la tua alimentazione, ma tutti si sentono in dovere di parlare.



lunedì 5 dicembre 2016

Le punizioni: giuste o sbagliate?

Non sono mai stata brava a punire.
Per fortuna ora va di moda dire che punire è il male, sono diventata madre nel periodo giusto.
Qualche giorno fa leggevo una lunga discussione sullo stato facebook di un'amica.
Diceva di aver punito il figlio, che da quanto leggo è un bimbo davvero "a modo", perchè, dopo 3 settimane di "faccine verdi" a scuola (avete presente il nuovo metodo, di dare indicazioni sul comportamento a scuola con le faccine verdi-gialli-rosse) è tornato con una faccina gialla.
La punizione è stata piuttosto esemplare: niente TV, niente videogiochi, niente carte Pokemon, a cena un piatto non gradito.
Su quel post si sono scatenati i commenti, tra chi elogiava il pugno di ferro e chi invece riteneva eccessiva la reazione.

Lungi da me giudicare l'episodio, che è solo uno spunto di riflessione, ma devo dire che mi sono stupita.
Non solo non sono brava a punire, ma manco mi sarebbe venuto in mente di dover punire!
Quando Mirtillo l'anno scorso è tornato con una nota per aver riso in classe la mia reazione è stata  "per fortuna, iniziavo a preoccuparmi: quasi due anni senza una nota... Ora basta eh, se ne arriva un altra ti randello".
Non ne sono arrivate altre, ma è un caso, credo.
Certo non lo ha spaventato la prospettata randellata.

Peraltro in quell'occasione lui era così mortificato che a mio avviso non era assolutamente necessario aggiungere altro.

venerdì 2 dicembre 2016

La spesa intelligente


Senza figli, fare la spesa mi rilassa, sono perversa, che devo dirvi?

Mi rilassa pure pulire il bagno senza figli, vedete un po' come sono ridotta.

In realtà, ormai , quasi qualunque cosa mi rilassa se non ci sono bambini in circolazione.

Non ho più bisogno di spa: basta non avere bambini per casa e torno sorridente e volteggiante come Mary Poppins.

Niente è rilassante con dietro nanerottoli col moccio al naso, urlanti, piangenti o incontenibilmente felici, che toccano, arraffano e rovesciano tutto.


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