Quella spocchia degli expat

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Vivo all’estero dal 2009, avevo 27 anni ed ero incinta della mia prima figlia. Avevo anche un lavoro a tempo indeterminato che mi piaceva, e partire non era l’alternativa al niente, era solo un sogno: poter vivere a Parigi.
Parigi è un città che ti massacra, che ti toglie ogni forza, ti consuma e ti fa desiderare stracchino ogni giorno, ti fa dimenticare il sole e ti far venir voglia di spogliarti al primo raggio tiepido, qualsiasi stagione sia. Ho conosciuto la vita all’estero da expat, con uno di quei pacchetti tutto compreso in cui tu devi solo pensare ad uscire e trovare qualcosa da fare, ché lavorare sì per carità, ma se poi tra due anni rientriamo?
Non siamo mai rientrati, e il pacchetto expat è diventato un pacchetto immigrati, di quelli che pagano l’affitto, lavorano in due per poter pagare il nido e hanno più amici del posto che italiani. L’abbiamo fortemente voluto e ne siamo stati felici.
Uno dei motivi per cui non volevo venire a Panama è anche questo. Essere “expat” a Parigi era una cosuccia da niente, Parigi è il mondo, ti mescoli, non devi essere per forza expat, non devi per forza avere quella spocchia, quell’orribile e fastidiosa spocchia che hanno gli expat. O gli immigrati, anche se si offendono, se li chiami così.
Quelli che quando parli di Italia beh, l’Italia è tutta una merda. È una merda il sistema sanitario, è una merda il sistema scolastico, è una merda il sistema politico, è una merda lo sviluppo turistico. Una merda, punto.

Parlano sempre esprimendosi attraverso “noi” e “voi”, voi stronzi che siete rimasti a marcire in quel paese fatto di pasta mandolino e mafia, noi furboni che ce ne siamo andati e adesso siamo in questo paese meraviglioso e che, questo sì, funziona.
Che abbiano o meno il pacchetto expat, la casa pagata e i rientri, poco importa: voi non capite. Loro che fino al giorno prima nemmeno sapevano dove fosse sulla cartina la città che ora li ospita, loro invece sì, capiscono tutto.
L’Italia è un paese così brutto che non possono fare a meno di tornarci, per le feste e le vacanze. Ma mica perché lo vogliono loro, no: altrimenti mamma si offende, la famosa mamma italiana che, si sa, asfissia i figli più di ogni altra al mondo, impedendo loro di crescere indipendenti e, come degna conclusione, lasciare quel paese del menga che si sono ritrovati come patria.
Perché sull’educazione e le opportunità ai figli l’expat, o emigrato che sia, raggiunge livelli inauditi: si parte dalla sanità, che non è mica di basso livello o medicalizzata come in Italia! Si continua con il nido e ovviamente col sistema scolastico, di gran lunga migliore. In Italia siamo (siete!) tutti ignoranti, e questo è un dato di fatto. Le mamme del tal paese, poi, sono tutte rilassate. Ci sono quelle che scelgono di stare a casa (pare succeda in Germania), ci sono quelle che la carriera continua (tipo la Francia), ma in ogni caso, qualsiasi sia la loro impostazione, sono migliori delle mamme italiane.
In fondo lo si vede guardando i figli: educati, mai un capriccio, geni a 3 anni. E senza bisogno dei nonni full time, mica come VOI (perché si sa, LORO – noi?! – non hanno i nonni a disposizione).
I figli degli expat stessi, poi, sono il non plus ultra: parlano più lingue, girano il mondo, hanno accesso ai migliori sistemi educativi, hanno un’apertura mentale che, restando in Italia, ovviamente col cavolo, sarebbero rimasti delle capre qualsiasi (come i genitori, quindi, che in Italia ci sono nati e cresciuti?).
Io però tutta questa spocchia, perdonatemi, non la capisco. Io che vivo all’estero da sette anni e mezzo, che ho lavorato più all’estero che in Italia, che ho avuto le mie figlie all’estero, che conosco meglio il sistema sanitario francese di quello italiano, non mi capacito del perché si debba essere così convinti di essere migliori. E sputare sul paese che ci ha dato i natali, quel paese che tutti sognano, quel paese meraviglioso che ci ha visti nascere. Sì, incasinato, pieno di problemi, in crisi, ma pur sempre bellissimo, ve lo assicuro, io che un po’ il mondo lo giro.Per di più, un paese che gli expat hanno lasciato tot anni fa e di cui sanno tre cose in croce, ma di cui si sentono sempre in dovere di parlare come fossero in cattedra. Io, lo dico onestamente, non mi sento di dire che il sistema scolastico francese – per fare un esempio – è meglio di quello italiano. A scuola ci sono andata nel 1988, VENTINOVE ANNI FA. I paragoni con l’Italia di 10 anni fa non hanno molto senso, dal mio punto di vista.

O ancora paragonare che so, LONDRA, a Sesto Fiorentino o a Pizzo Calabro. Logico, no? Poi mi raccomando, VOI guai a parlare del LORO paese, perché non ne sapete niente!

Trasferirsi all’estero può essere una scelta, un obbligo, un’opportunità, ma quasi mai va considerato un merito. Soprattutto per quelle donne che semplicemente preparano i bagagli per seguire il marito il quale, lui, l’opportunità l’ha avuta sì probabilmente in parte per merito (anche se dipende dai punti di vista).
E allora dico. Smettetela con questa spocchia, ché tanto poi la pizza andate sempre a cercarla e se c’è l’ananas fuori fate anche la scenetta che non è quella vera.
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13 Comments

  • Vero vero vero!!! Io all'estero ci vivo e mi sono trasferita per amore….mi piace il posto in cui vivo ma amo l?italia e fosse er me ci tornerei pure domani con i mille problemi che ha! Non ne parlo male a vanvera e solo perché sono expat o immigrata come giustamente dici tu!!

  • Sono expat ma non mi ritrovo in questo post dato che non sparo a zero sull'Italia. La spocchia sinceramente non so da che pulpito provenga dato che parli di donne che 'semplicemente fanno i bagagli per seguire il marito' (semplicemente??? lasciando magari una carriera avviata in italia solo per evitare di dividere la famiglia?); seconda cosa, mi pare indiscutibile il fatto che un bambino che cresce all'estero il (grosso) vantaggio di parlare più lingue ce l'abbia. lasciamo perdere l'essere più aperto al mondo etc (quelle sono stupidaggini), ma l'esposizione alle lingue straniere è un dato di fatto, un plus enorme che in Italia non avrebbe. Ultima cosa: 'voi guai a parlare del loro paese che non ne sapete niente': dimmi cosa sai effettivamente del Kazakistan, del Ghana, di Taiwan. C'è gente che espatria anche lì, sai?

  • Il fatto è che vivere all'estero ti apre gli occhi e vedere l'Italia da più lontano aiuta a riconoscere anche ciò che non funziona dell'Italia, cosa che è molto più difficile fare se in Italia vivi, lavori, ti sposi e fai dei figli.
    Io non credo di essere una persona che parla sempre male dell'Italia ma so che i miei 5 anni in California mi hanno cambiata profondamente e questa esperienza mi ha arricchito di un nuovo sguardo, su di me, sulla mia famiglia, sul mio passato, il mio presente e il mio futuro.

    • Giusto cambiare, le esperienze che si fanno nella vita dovrebbero servire a farci cambiare e migliorarci.
      Però è vero che molte expat (poi magari ho conosciuto persone sbagliate) denigrano l'Italia che, per altro, non è più da anni il paese dove vivono quindi ne sanno davvero poco.
      Come se io mi mettessi a parlare della Svezia perchè ci passo una settimana al mese. Sarei ridicola 😉

  • Be' non tutti gli expat sono così.
    Però è vero, in fondo per chi si trasferisce all'estero vale quello che Montale diceva dell'età e del vino: "gli uomini sono come il vino: non tutti con l'età migliorano, alcuni inacidiscono".
    A me, che anche per ragioni familiari ne conosco più d'uno, colpiscono sempre quelli che si scagliano violentissimi su certi problemi italiani (che ci sono) e si inalberano con la stessa violenza quando fai loro notare che, forse, il loro paese adottivo è messo pure peggio. Il fatto è che loro spesso non lo sanno visto che non escono mai dal compound

  • Troppo vero. Quando sento quelli che dicono "mi vergogno di essere italiano" mi sento male. Io non mi vergogno!! Sono fiera di esserlo. L'Italia ha un sacco di problemi, ma chi non ne ha?

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