Tempo di qualità? Fosse facile!

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Abbiamo parlato mille volte di quanto sia più importante la qualità che la quantità.

Abbiamo raccontato di quanto spesso la quantità si limiti a mera presenza.
Abbiamo anche detto che comunque esserci è fondamentale, e non è con la favoletta del tempo di qualità che si può pensare di stare con i figli 2 ore a settimana e far bene.
Ok, credo che su questo siamo tutte più o meno d’accordo.
Ma quanto è difficile rendere di qualità, il poco (o peggio ancora, tanto)  tempo che abbiamo?
Io ci provo eh, ma con risultati spesso insoddisfacenti.
Considerando che i bimbi hanno attività che li occupano fino ad ora di cena per 3 giorni su 5 (lavorativi), resta solo il dopocena.
Mi ero imposta, ormai un anno fa, di  tenere spenta la TV almeno a giorni alterni.
Ce l’abbiamo fatta, e anzi resta spenta anche più spesso, ma non è che la TV spenta faccia il tempo di qualità.
Lunedì ad esempio, dopo un week end chiusi dentro per il gelo polare, con diversi cartoni visti, ho tenuto spenta la TV:  hanno passato la serata a rotolarsi sul divano, a menarsi e a punzecchiarsi, finchè sono sbroccata e li ho trascinati a letto.
Ieri e l’altro ieri hanno giocato come i pazzi (si sono inventati in nuovo gioco che li sta intrattenendo tantissimo, sempre sia lodato), ma che io ci fossi o meno è del tutto indifferente.

E quindi, cos’è questo tempo di qualità? Come si costruisce?

Domenica sera sono stata a vedere Captain Fantastic: lo avete visto?
Se vi capita guardatelo, è un bel film (e già il nudo integrale di Viggo Mortensen vale la visione), leggero e divertente, ma sa far riflettere.

La trama è nota, si tratta di una coppia che, contraria al sistema capitalista e consumista, si è ritirata a vivere nella foresta, senza alcun contatto con l’esterno, crescendo così nella  natura e nell’isolamento dal mondo esterno i sei figli.
Vivono di agricoltura e caccia (tutti i figli partecipano alla caccia,  senza usare armi da fuoco), seguono un programma molto rigido di allenamento fisico e studio imposto dal padre.

Quando poi sono costretti ad entrare in contatto con la civiltà, si può notare, da un lato, la eccessiva rigidità del padre che si rivela quasi come uno dei dittatori che tanto disprezza (ad esempio quando si allontana da un ristorante perchè “qui non esiste cibo vero”).

Dall’altro la totale incapacità dei ragazzi di rapportarsi con il mondo (esilarante la dichiarazione d’amore a una sconosciuta del più grande dei figli, che più tardi sbotterà contro il padre urlandogli “a meno che non sia scritto su un cazzo di libro, io del mondo non so assolutamente niente”).

Al contempo, però, rispetto ai loro coetanei imbottiti di TV e videogiochi, sono di un’intelligenza sorprendente, coltissimi e abituati ad uno spirito critico, a ragionare e a porsi domande (“com’è il libro che stai leggendo?” chiede il padre “interessante”, risponde la figlia. “interessante è una non parola, lo sai”).

Il confronto con i cugini “di città” è imbarazzante: questi sono presi solo da smartphone e videogiochi, totalmente indifferenti alla scuola e alla cultura,  preservati dai problemi della vita vera (al contrario dei piccoli protagonisti a cui non viene risparmiata nessuna spiegazione, nemmeno la più cruda) e non abituati a porsi domande di alcun tipo.

Io invece qualcuna me la sono fatta.
Di certo non assomiglio a questo padre così attento alla crescita psicofisica dei figli, tanto da dedicare loro l’intera sua giornata ed anzi l’intera sua vita: non è che allora sono come la cognata conformista del film?
Sto crescendo due debosciati come quelli?
E’ davvero sufficiente il tempo “di qualità”. E, soprattutto, qual è?
E’ giocare tutti assieme a un gioco da tavolo?
Ma che fai, se loro si divertono con altro, li interrompi?
E’ costringere a leggere un libro?
E’ parlare della loro giornata anche se non ne hanno voglia?
Io posso dire quando sento che per loro è tempo di qualità.
Quando studiamo assieme: Mirtillo adora quando mi siedo con lui e ripassiamo storia o geografia, è proprio felice, la mia attenzione è tutta per lui, e sento quanto lo apprezza.
Quando viaggiamo: anche se facciamo cose “da grandi”, come nell’ultima vacanza a Bordeaux (che vi racconterò), per loro il fatto che fossimo sempre tutti assieme era una gioia.
Quando guardiamo un cartone assieme. Che non significa stare seduta lì a guardare lo smartphone, ma partecipare, esserci (ultimamente ci siamo appassionati a Trollhunter su Netflix, un mix tra Il signore degli anelli e Dragon Trainer è davvero avvincente come una serie tv, io stessa devo farmi violenza per interrompermi).
A volte anche solo la mia presenza, ad esempio mentre disegnano e io leggo accanto a loro, li rende felici.
Ma anche se sento che qualcosa di buono lo sto facendo, sento anche che sicuramente potrei fare di più, che il “sollievo” che provo quando fanno a meno di me e posso defilarmi, non è cosa buona e giusta.
Ecco, è questo sollievo a sottrarmi al mio compito, che più mi fa pensare.

Come sempre, si accettano consigli.

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8 Comments

  • Hai descritto la stessa situazione/sensazione che vivo anche io, quindi lascio a qualcun'altro i consigli. Ti do tutta la mia solidarietà però….

  • Eeehhh qui sto con due nani di 5 e quasi 3. Giocare insieme a qualsiasi gioco da tavolo, x es, è impossibile: livello di attenzione pari a niente. Io li rivedo alle 6 di sera e loro non hanno voglia di chiacchierare, ma solo di relax. Ne approfitto dei cartoni CGE vedono (sempre gli stessi) per ridere insieme di qualche gag. Finiamo di cenare verso le 8:30 e dopo un'ora inizia il rito nanna. La cosa bella è che, finalmente, vogliono andare a letto nello stesso momento, così ci scappa la chiacchierata pre-nanna con racconti di cos'hanno fatto, con chi hanno litigato e domande varie. Spero che con l'età si riesca a fare sempre più cose insieme.

  • Io gioco raramente con i miei figli, quando stiamo insieme in casa il più delle volte io sbrigo faccende, li porto a fare cose in giro. Io credo che se riuscissi a urlare e infastidirmi meno anche il tempo che loro passano a giocare con me che gli giro intorno sarebbe un bel tempo da passare insieme, il problema è smettere di urlare

  • Buongiorno a tutti,è un problema comune che affronto spesso con le amiche, perché è vero Ke anche se vediamo i nostri figli felici e la gente esterna continua a darcene conferma , in noi il tarlo Dell insicurezza non ci abbandona.Io ho la seconda genita di 40gg, e cerco di passare del tempo di qualità con la più grande di5anni,per paura della famosa crisi "del nuovo arrivato".Ma come dite voi tante volte e presa dai suoi giochi in cui non riesco a impormi(perché mi dice sempre"mamma 6troppo grande per giocare")Quindi ringrazio anch'io il tempo del lettone alla sera, quando solo io e lei parliamo della giornata trascorsa

  • Sia io che mio marito lavoriamo tanto (spesso lui è via in trasferta) e abbiamo du bimbi (5 anni e 1/2 una e 1 e 1/2 l'altro), per cui il tempo che quotidianamente dedichiamo ai bimbi è, gioco forza,ridotto al minimo.
    Cerchiamo di recuperare nel fine settimana svolgendo attività insieme ma durante la settimana tra cucina, bagnetti, casa ecc, ci ritroviamo spesso nella stessa stanza ma ognuno impegnato in attività diverse.
    L'unico rito inossidabile resta la favola della buona notte: tutti sul tappetone a leggere qualcosa.
    A volte mi sembra troppo poco, a volte mi sembra di aver sprecato un'intera giornata e di non esser stata con loro.
    Cerchiamo di fare il nostro meglio, sperando sia sufficiente..

  • Io vado controcorrente. .. io punto alla quantità. Non sempre ci riesco, in determinati periodi dell'anno è impensabile, ma ho la fortuna (anche se in gravidanza, vista la ridicola maternità, non avrei pensato di definirla fortuna) di essere libera professionista e poter lavorare da casa i pomeriggi (al mattino sono in giro per consulenze). Quindi. .. al mattino attività stimolanti all'asilo, al pomeriggio sta con me… io sono sempre accanto a lui anche se spesso devo rispondere ad una mail o fare una telefonata e lui ha imparato a giocare da solo (probabilmente era già predisposto). Credo che la quantità conti eccome, la presenza sia più importante del trovare un'attività da fare insieme. Ne sono abbastanza sicura perché la più grande pedagogista della storia -mia madre- non si è mai persa via a giocare con me, ma lei, semplicemente C'ERA. E a me bastava.
    Questo non per dire che chi purtroppo è meno presente di me con i propri figli non stia facendo un buon lavoro ma semplicemente che secondo me in tante occasioni ci si preoccupa troppo del dover "fare" per forza qualcosa di speciale. Francesca

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