giovedì 30 marzo 2017

Essere un buon padre non significa cambiare pannolini

BRAVO PAPÀ


No, essere un buon padre non significa saper cambiare dei pannolini, e farlo al posto della madre, ogni tanto, per "lasciarla riposare".
Essere un buon padre non significa saper preparare un biberon e alzarsi nella notte per darlo. Non significa alzarsi a ridare un ciuccio, saper stare col proprio figlio un'ora mentre "la mamma si rilassa", cucinare una pappina, darla, conoscere il nome del pediatra, ricordarsi una scadenza.

Tutto questo, queste cose vitali, non fanno di un uomo un buon padre. Fanno un padre, punto. Uno di quelli che dovrebbero essere sempre così, come sempre così è la mamma, perché i figli si fanno in due e le responsabilità sono - dovrebbero essere - divise per due, tra la mamma e il papà, forse più del papà dato che la mamma ha portato il figlio in grembo nove mesi, ha partorito, allatta, si tiene le ragadi, gli sbalzi di umore e le emorroidi. 

Questo non è un buon padre, è un padre, al massimo un buon compagno. Perché se un uomo che ha appena avuto un figlio non sa fare queste cose, allora dovrebbe ripassare dal via. 

Eppure... Eppure questo non fa di voi, uomini, dei bravi padri

Saper cambiare un pannolino, "lasciare che le mogli escano" (dio santo, davvero?), alzarsi qualche volta la notte sono cose normali che dovete fare, proprio come le fanno le mamme. Perché una mamma non viene giudicata per come e quanto cambia i pannolini, per come e quanto si ricorda il nome del pediatra, per quanto e come si alza la notte. Perché LO FA. SEMPRE. Non mette in dubbio di doverlo fare (a meno che voi non siate così tanto nel ruolo da non prendervi solo il 50% ma, detto tra noi, succede assai di rado). 

Allora sapete che vi dico? Saltate pure la parte dei pannolini, se pensate che sia inutile. Saltate pure quella in cui ricordate gli appuntamenti dal pediatra e quella in cui vi alzate la notte. 

Ma preparatevi per quella più importante, quella che renderà i vostri figli degli adulti sicuri e in pace con il mondo. Valorizzate le vostre figlie e non perché sono belle - almeno, non solo, perché i complimenti del papà saranno per sempre i migliori al mondo - ma perché sono intelligenti, carismatiche, divertenti, brillanti, pazze, e diteglielo. 


Godete della compagnia dei vostri figli, sperate di poter passare del tempo soli con loro, siate presenti nella loro vita, alle riunioni di classe, alle partite di calcio come ai saggi di danza, fate i compiti insieme a loro, portateli al cinema senza che sia la mamma a dirlo, senza che sia lei a dirvi che ha bisogno di "riposo". 

Godetevi i vostri figli, solo per il gusto di farlo. 

Leggete loro dei libri, guardate insieme i cartoni, insegnate loro il vostro lavoro. 

Fate loro domande. Cosa hai fatto oggi? Ti vedo triste, è successo qualcosa?
Dite loro cosa provate. Mi mancherai, oggi che è lunedì! Lo sai che ti voglio tantissimo bene anche quando sono via, vero? 

Ricordatevi che è la qualità, che fa la differenza, e che il tempo non farà MAI di voi dei personaggi in secondo piano. I bambini bramano l'affetto dei padri, i maschi li prendono come modello, le femmine - si dice - si giocheranno tutte le loro relazioni basandosi su quella con voi. 

Se avete poco tempo con loro, non pensate mai che non sia abbastanza. Dimostrate amore, fatevi vedere deboli, non succede niente. Abbracciateli e amateli, stringeteli, strizzateli, portateli in cima ad una montagna e buttatevi giù con loro, rotolando sull'erba, e alla fine dite loro che il tempo passato insieme è speciale. 

Non credete mai mai mai di essere meno importanti della mamma. Non lo siete, e se c'è bisogno, pretendete il vostro spazio, dite "no, questo lo faccio io". Perché non è vero che "tanto vogliono la mamma", è solo una scusa.

Io del mio papà non ricordo nessun cambio di pannolino. Ma ricordo come mi guardava in certi momenti, e resterà per sempre il ricordo più bello della mia vita.

4 commenti:

  1. Meraviglioso post e sono felice di poter dire che il padre dei miei figli è esattamente come avrei voluto fosse il mio ma questa è un'altra storia!
    Cinzia (moglie fortunata)

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  2. Mio padre, nato degli anni '50, è esattamente come da te descritto. Si alzava di notte a cambiarli il pannolino, stava a casa con me spesso quando ero malato, perchè aveva orari più flessibili di mia madre, mia aiutava a fare i compiti e a volte passavo giorni di vacanza da sola con lui oppure con lui, un altro papà e i suoi figli. Mi lascia allibita sentir dire spesso "mio marito è bravo perchè mi aiuta", come se si trattasse di un vicino di casa gentile che ogni tanto ti dà una mano per cose che non lo riguardano. Purtroppo credo che molte donne si sentano gratificate da questo modo di fare per poter dire che fanno tutto da sole, che le donne si devono destreggiare tra mille impegni e per potersi lamentare di quanto sono stanche.

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