martedì 18 aprile 2017

Le donne e la gara all'infelicità

Fa più fatica una mamma che lavora o una mamma che non lavora?
Ha una vita più difficile la mamma che lavora ma ha la baby sitter o quella che non lavora ma è aiutata dai nonni?
Ha una vita migliore la mamma che lavora part-time o quella che non lavora affatto?

Avete fatto caso che è una gara a chi sta peggio?

E la cosa vi sembra normale?

Ognuna di noi tende a sottolineare che fa una vita difficile, che è vero, non lavora fuori casa, ma stare a casa tutto il giorno con dei bambini piccoli è molto peggio che lavorare, o che lavora full time e la sua vita è un inferno o sì, avrà anche il part time, ma non avete idea cosa significhi avere le fatiche di chi non lavora e di chi lavora!




Ognuna di noi tende a sminuire la vita delle altre donne: sta meglio di me perché non ha figli, perché ne ha solo uno, perché il marito la aiuta, perché lavora meno fuori casa, perché lavora di più fuori casa, perché è aiutata dai nonni, dagli zii, dai cugini, da ET, perché ha la tata, perché ha la colf.

L'importante è vincere la gara a chi è più vittima, che sia del sistema, del marito, della famiglia, del capo, dello Stato, dei figli, della società, della città.

Donne, non è normale, no, no e poi no.

Avete mai sentito un uomo vantarsi di quanta fatica fa? Di che vita difficile conduce? Di quanto lavori e quanto fatichi in casa e di quanto lo prosciughino moglie, lavatrici, figli? 
No, l'uomo al massimo compete per chi vive meglio, per chi delega con miglior riuscita, per chi ha la tata più figa o la moglie che cucina meglio, ma molto difficilmente competerà in una gara dove vince chi sta peggio.
Così come mai dirà che lavora per svagarsi.

Lavora per svagarsi.

Pensate a un uomo qualunque, a quanto la società lo giustifichi da secoli perché lavora e poverino è stanco.

E ora pensate a una donna.

La donna che lavora per staccare da casa e figli, per svagarsi, per riposarsi.

Vi quadra?

L'uomo culturalmente lavora e si stanca, la donna lavora per rilassarsi.

Lo capite, vero, che c'è qualcosa che non va in queste affermazioni e in questo modo di pensare?
Lo capite, vero, che finché la penseremo così nessuno mai vedrà niente di male nel chiedere a una donna di lavorare full time, badare alla casa e ai figli, magari anche ai genitori che diventano anziani e, perché no?, anche ai suoceri?

E perché se una famiglia (non una donna, attenzione, ma una famiglia) ha un aiuto domestico che sia la tata o una colf, è la donna ad essere vista come una fortunata, quando va bene, o come una sfaticata, quando va male? Perché questo presuppone che il compito della tata e della colf (cura dei bambini e cura della casa) sia compito della donna. E' la donnna che ha bisogno, poraccia, di farsi aiutare, non certo l'uomo, non certo la famglia nel suo complesso.

Allo stesso modo se un bambino va alla materna o, peggio ancora, al nido, o viene alsciato a una baby sittter o a ai nonni, è la madre che delega, è la madre che abdica al proprio ruolo, non il padre, non i genitori, se mai di questo si trattasse.
Sempre perché si presuppone che è la donna, stronza maledetta, che smolla i figli per, ohibo'!, lavorare, preferendo la carriera (che spesso poi altro non è che un qualunque lavoro) ai figli.

Quando, ditemi, quando faremo a gara a chi è più felice? A chi fa meno? A chi ha trovato la miglior quadratura del cerchio per la sua famiglia? A chi riesce a far funzionare casa, famiglia e figli in armonia senza esaurirsi?

Quando la smetteremo di credere migliore una donna solo perché fa fatica?
Quando la smetteremo di credere che la madre è colei che si immola sull'altare dei figli?
Quando la smetteremo di credere che se a cambiare un pannolino è un'altra donna o un uomo quel bambino è un poveretto?
Che se il pavimento lo lava qualcun altro è un peccato?

Che ognuna faccia quello che crede, ma la verità è che la felicità della famiglia non è direttamente proporzionale al sacrificio della donna. Che esaurirci non ci rende migliori. Che pulire meno cacche e lavare meno piatti non ci rende peggiori. 

Se volete sentirvi dire che fate la vita peggiore possibile, io ve lo dico.
Se volete sentirvi dire che non c'è modo di farsi una doccia quando si hanno dei figli piccoli, io ve lo dico.
Se volete sentirvi dire che fate più fatica di qualunque altra donna sulla faccia della terra, io ve lo dico.

Ma, credetemi, aspirare alla serenità e a una vita migliore renderebbe tutte noi e i nostri bambini degli esseri umani più felici.



10 commenti:

  1. Mai post fu più azzeccato... nel lungo fine settimana ci siamo ritrovate con le amiche della scuola. Sembrava una gara a chi si lamentava di più. E lamentarsi di cosa poi? Una dei figli, un'altra del part time, una terza della carriera... e ciascuna ad invidiare la vita dell'altra!!! Ma perché non esercitarci invece a cogliere il buono della vita di ciascuno di noi?

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  2. Perbacco Klarissa, giuro che sono in fila dal pediatra con due figli su tre e che tra lo sbigottimento generale sono balzata in piedi applaudendo!!!' Aspiriamo ad essere felici caspita!!! E se da fastidio a qualcuno che continui pure a fare sta inutile gara....

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  3. Be io non mi lamento (lavoro otto ore ho tre figli e insomma nn ho colf) ma quando discuto con cognata della sua stanchezza che nn lavora e che cmq ha mezza giornata libera alla settimana (bambini all'asilo)ed ha pure la colf ecco a me sale il nervoso nn voglio fare la gara......sia chiara ma mi manda in bestia!!!

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  4. Quello che non "capiamo" è che siamo tutte sulla stessa barca. Quella che doveva essere una conquista, la parità dei sessi, è stata una fregatura e basta.. ci hanno rigirate.. perché abbiamo acquisito i pari diritti solo in certi ambiti e il carico di lavoro è al 90% sulle nostre spalle lo stesso. Il cambiamento deve venire da noi.. in primis seguendo il consiglio di questo post.. poi educando gli uomini che ci stanno vicino (figli compresi).. che tutto si divide.
    Mii marito mi aiuta di più negli ultimi anni e adesso fa a gara anche lui all'infelicita' 😂..

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  5. Verissimo! La felicita' non dipende dal sacrificio della donna! Non l'ho mai capita questa gara all'infelicita'. Gia' dall'universita'..c'era sempre la gara a chi si lamentava di piu' . Quando si era tutti sulla stessa barca e chi prima e chi dopo avrebbe studiato lo stesso esame, fatto lo stesso laboratorio etc.

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  6. Io credo che la gara all'infelicità nasce dal fatto che ci sono persone (e si il 90% è donna) che si lamenta non capendo la fortuna che ha. Non è una gara, ma se lavori come un mulo e non riesci a stare come vorresti coi tuoi figli e non hai mai la casa pulita, probabilmente sentire chi ha più tempo a disposizione lamentarsi fa male, fa rabbia, fa tutto...Non riesco a essere serena.
    Ho avuto una mamma casalinga, ha fatto tutto per noi, ma lo sentivo che negli anni montava la sua frustrazione. Io stessa sono stata disoccupata e mi occupavo dei figli 24 ore su 24. Quindi so che nemmeno quello è la felicità. Ma perché ero disoccupata...siamo onesti. Se tutto ciò che facciamo è coatto, perché non possiamo fare altrimenti, saremo sempre scontenti. Se scegliamo di rimanere a casa perché ci piace e ce lo possiamo permettere NON possiamo però poi lamentarci di fronte alla povera reietta che invece si barcamena tra lavoro scuola nonni e tanto ma tanto stress.
    concordo però con l'indole polemica in generale della "mamma" che punta sempre il dito: vogliamo vincere il premio MAMMA DELL'ANNO...o solo VITTIMA dell'anno.
    barbara

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  7. Secondo me dietro questa gara all'infelicita', a voler essere la piu' sfigata di turno c'e' egoismo e mancanza di rispetto. Si passa il tempo a lamentarcisi, quando chi veramente ha il diritto di farlo non lo fa, parlo di persone che hanno problemi veri, come quelli di salute, di faticare ad arrivare a fine mese. Questo non significa che uno non si deve mai lamentare nella vita, pero' c'e' modo e modo.

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    1. Questo è anche vero. Ma riguarda tutti gli ambiti e tutte le persone. Se restringi la cerchia a noi donne.. vedi che ci lamentiamo tutte.
      Forse perché un problema di fondo c'è? E fare a gara all'infelicita' (sbagliando eh! ) è un modo per chiedere aiuto.. voglio interpretarla così.. e ribadisco quello che ho scritto nel post sopra. Diamoci una mossa e una mano tra di noi. Basta vittimismi e smettiamo di fare tutto noi.

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  8. Premetto che questo blog è geniale..e poi questo articolo ha superato gli altri perché descrive con estrema lucidità la condizione della donna oggi.
    La pura e semplice verità è che non saremo mai felici perché miriamo ad un ideale di perfezionismo becero..quasi surreale..accontentiamoci delle piccole cose..come si diceva in un post precedente..vedrete che saremo ad un passo dalla felicità...auguro a tutte voi una bella vita !!!

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