L’importanza del tempo (per me, mamma)

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Ho passato due anni da sola, e ormai lo sapete. Vivevo a Parigi, con le mie bambine che allora avevano 18 mesi e 3 anni e mezzo, ed è andata bene. Il mio tempo con loro si riduceva alla sera, quando tornavo, al mattino quando ci svegliavamo e andavamo a scuola, al sabato e alla domenica passati sempre insieme, a volte con delle amiche, a volte sole.

Forse non era moltissimo tempo, era poco tempo come il tempo di tutte le mamme che lavorano tutto il giorno e tornano a casa non prima delle 19, e poi devono mettere a posto, preparare la cena, pulire la cucina, fare le lavatrici, stenderle, preparare per l’indomani, ma era tempo tutto nostro, era tempo speciale e anche se facevo tutte quelle corse sentivo che il nostro tempo era unico, e che alla fine avevo una grande possibilità, godere di loro sempre e comunque. Senza distrazioni, senza altre persone e capitemi, non che non volessi la presenza del papà o delle nonne o di chiunque altro, ma così ero come obbligata ad esserci sempre, non tanto fisicamente ma perlomeno di testa. Ecco, avevo capito cos’era il tempo di qualità: quel poco tempo che passavo con loro, io ero tutto, ero mamma, ero amica, ero maestra, ero papà, ero nonna, ero consigliera ed ero educatrice. Io, io e sempre io. 
Poi, ve l’ho raccontato, ho capito che non era giusto. Che quel rapporto che avevamo, quell’equilibrio che avevamo trovato fatto di noi tre e tanti weekend da sola o con qualche amica, non era giusto. Forse per me, che avevo il diritto a non essere wonder woman, ma soprattutto per loro, che avevano il diritto a riversare il loro affetto anche su qualcun altro. L’amore, la rabbia, la gioia, la tristezza, tutti i sentimenti che per due anni avevo accolto e raccolto, col bello e il cattivo tempo.

E così abbiamo raggiunto il babbo a Panama. Lasciare tutto mi è costato tutte le lacrime che avevo, ma col tempo ho pensato che fosse anche un’opportunità. Di conoscere un mondo nuovo, di imparare una nuova lingua, di poter respirare dopo due anni in cui mi ero sentita perennemente in corsa, terrorizzata dalla possibilità di schiantarmi e di non farcela, di far crollare il castello in cui le mie principesse crescevano sicure. Di poter avere del tempo.
Tempo per me. Per fare le cose con calma, per dedicarmi alle mie passioni, alla scrittura, al blog, al lavoro da casa, ma anche per le cose più frivole che non mi ero mai permessa di fare: i giri al centro commerciale, le colazioni interminabili con le altre mamme, l’appuntamento di tre ore dall’estetista.
E stare con le mie figlie. 
Ma io non sono fatta per essere expat. Ben presto i centri commerciali mi hanno disgustato e ho iniziato ad evitarli come la peste. Il tempo dall’estetista (o dal parrucchiere) mi sembra perso nel nulla, vuoto ed inutile come certe chiacchiere da manicure. E il tempo con le mie figlie mi sembrava infinito, rimandabile perché sempre disponibile. 
Tornavano da scuola distrutte, dopo anche due ore di scuolabus, e volevano solo guardare i cartoni animati. Le lasciavo fare. Come non era mai successo a Parigi, dove il tempo lo passavamo insieme, ma facendo proprio cose insieme, non limitandoci a stare nella stessa stanza. Dove mi aiutavano a fare la lavatrice, mi accompagnavano al supermercato, mettevamo a posto, guardavamo una serie, stavo in camera con loro mentre mi preparavano manicaretti. 
Tutto questo era scomparso, all’improvviso, forse perché avevo bisogno di mollare, forse perché il tempo mi sembrava tantissimo, appunto senza fine, sempre a portata di mano, come se mi avessero regalato una scorta inesauribile di tempo da passare con loro e rimandassi ogni giorno quella cosa che avrei voluto fare ma…
In fondo è sempre così, no? Rimandiamo a domani quello che potremmo fare oggi, perché pensiamo che domani sarà ancora possibile… E se non lo fosse?
E non lo sarà. Il mio tempo, in qualche modo, si esaurirà il prossimo 30 giugno, quando le mie figlie finiranno l’anno scolastico. E io impaccherò tutta la casa, di nuovo, per tornare a Parigi.
La nostra esperienza a Panama finisce qui, e ciò che mi mancherà non sarà la vista del mare, non sarà il mango più buono del mondo, non sarà Rocio, non sarà il caldo. 
Sarà questo tempo che ho avuto da vivere con loro e che non avrò più, tornando alla vita di prima. 
E quindi niente, me lo sono preso. Non si può più guardare la tv, a casa, se non un cartone ciascuna prima di cena se se lo sono meritato. E se lo meritano sempre. Andiamo in piscina. Stiamo con le amiche. Giochiamo insieme. Leggiamo. Cantiamo e balliamo. Cuciniamo tutte le sere insieme, poi loro apparecchiano, ceniamo tutti insieme e infine leggo una storia, una ciascuna, e la giornata finisce.
Il tempo non è infinito, e se oggi ce l’abbiamo, dobbiamo prendercelo.
Io me lo prendo, e anche se non posso portarlo probabilmente a Parigi con noi, posso conservare nel cuore i ricordi che il tempo mi ha dato. E sono bellissimi.
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13 Comments

  • ossignur! ci farai girare la testa con questi cambi di "casa" (nel vero senso della parola"..:-)
    sarà che ho fatto i 30 e ancora non riesco a sentirmEli, che ancora un pò mi sconvolgono.. ma il tempo lo sento scorrere. riesco a giostrarmi abbastanza bene e a godermi la piccola chiudendo tutto il resto fuori… con sacrifici eh, del tipo alle 21 e 30 mollo tutto per metterla a ninna ma poi quando dorme ricomincio e a volte è già un nuovo giorno..
    oggi leggevo un post sulle 20 cose montessoriane da far fare ai piccoli in cucina.. su 20, noi 18 le facciamo abitualmente senza aver letto nulla sulla Signora.. beh mi son sentita una gran Mamma!! E ho pensato che i quarti d'ora spesi ad aspettare che tagli una fragola non
    sono così sprecati!

    • Ahahah infatti, magari in quel tempo fai poco, ma quello che fai resta comunque speciale, qualcosa di condiviso e qualcosa che loro hanno imparato (e davvero da me niente funziona come coltello e tagliere, non litigano, non hanno mai voglia di smettere e si sentono super fiere delle loro preparazioni… e io fatico meno 😀 )!

  • Bellissimo. Complimenti. Non potevi descrivere meglio questa sensazione che ogni giorno ognuno di noi prova. Il tempo che scorre, e più passa più sembra trascorrere velocemente. Almeno per me. Cambia la percezione quando si cresce…e come te ogni giorno spero di averlo ottimizzato e di averne dedicato la parte migliore alle persone che contano di più. Me compresa.
    Grazie per avercelo ricordato.
    Buon ritorno a Parigi.
    M.

    • Certo, torniamo tutti insieme! Le cose che ho descritto le facciamo spesso con lui, che cerca sempre di tornare presto. E nel weekend ci sono mille altre occasioni. Questa era una riflessione sul tempo delle mamme, i papà si fanno molte meno menate 🙂

  • Sinceramente anch'io come michy mommy mi son ritrovata a pensare, prima il post sulle piccole cose poi la nostalgia in Italia e adesso torni a Parigi, sarà che vi seguo da molti anni ma mi hai dato l'idea che non stai attraversando un bel periodo e penso che con l'ultimo attentato di ieri non hai molto il cuor leggero, fatti forza Anya la vita è una montagna russa ma noi siamo mamme forti!

    • Invece è tutto il contrario! Ho imparato a vivere alla giornata e a godere delle piccole cose, che sono anche quelle in famiglia, soprattutto dopo che non le avevo più vissute.
      Il viaggio in Italia con sorpresa alla mamma è stato organizzato prima di sapere che saremmo tornati a Parigi, avevo voglia di vedere la mamma e soprattutto di farla stare con le bambine, proprio perché il tempo è talmente importante che certi momenti non torneranno mai più. Mio marito non poteva prendere tutti quei giorni di ferie ma è stato contento di organizzare con noi la sorpresa. E ora organizziamo il ritorno!
      Quanto agli attentati, sono molto fatalista, e non potrei mai rinunciare alla mia Parigi per la paura. Mi dispiace che traspaia altro, non era l'intento! 🙂

  • Se torna a Parigi anche tuo marito ben venga. Io capisco i viaggi di lavoro ma che uno per inseguire la carriera debba piantare la famiglia a 3000 km di distanza lasciando la moglie a sobbarcarsi tutto, non lo concepisco. Per questo ho molta stima delle donne che accettano questa situazione, che si fanno carico di tutto per aiutare il marito. Io non ce la farei. O lo seguo o stiamo tutti dove siamo. Tre anni fa a mio marito avevano offerto un grosso aumento di stipendio per andare a dirigere un ufficio in Cina… ciaone proprio, io in Cina con la bimba manco po cazzo e lui di stare lontano dalla famiglia pure. Continuiamo il nostro menage con stipendi che non lasciano spazio per troppi sfizi, ma alle 19 siamo tutti a casa insieme. Per me famiglia è questo. Altrimenti rimanevo nel mio bilocale da single facendo tutt'altra vita. Sono scelte.

    • Troppo facile dire manco po cazzo 🙂 Ogni famiglia ha la sua storia, ogni relazione ha i suoi equilibri. Non basterebbe certo un post e tanto meno un commento per spiegare la nostra vita degli ultimi 4 anni, perciò non ci provo nemmeno. Una tizia che frequentavo ai tempi in cui mio marito è partito la prima volta mi disse che lei col cavolo che l'avrebbe lasciato partire (come se io avessi scelta). Bene, lui lavora ormai da tempo fuori dalla Francia perché non ha alternative e lei resta piantata a Parigi, obbligandolo a fare su e giù ogni weekend. Mai dire mai, perché non si sa dove ci porta la vita (e non sempre si tratta di soldi). Ad ogni modo sì, torniamo a casa tutti insieme.

  • Io non impedirei mai a mio marito di partire sia chiaro. Io ho detto "manco po cazzo" a partire per la Cina. Questo valeva per me. E per mia figlia che all epoca era piccina. Ha deciso lui di rimanere (ha potuto decidere fortunatamente, l'azienda gliene ha dato la possibilità). Tanta stima per le donne che come te si spazzano la famiglia per lunghi periodi da sola. E hai ragione, non basterebbe un post per scrivere tutto. Non è solo smazzarsi la famiglia da sole, io ne sentirei proprio la mancanza. Mi sentirei proprio sola. Figuratise oltre a non avere vicino lui, fissi anche in una città straniera dove non ho mia mamma vicina per poter chiacchierare/litigare dal vivo. La mia non è una critica, solo ti dico che caratterialmente non sono forte…

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