venerdì 12 maggio 2017

La moda dell'imperfezione (materna)



Ho questo post in bozze da tanto tempo, oltre un anno. Abbozzato, appunto, ma mai concluso, perché non avevo mai trovato le parole giuste per spiegare quello che voglio dire. E chissà se ci riuscirò adesso, o finirà come spesso succede: in polemica.

Abbiamo aperto il blog cinque anni fa, con l'intento di liberare le mamme da una maternità che le voleva troppo perfette, troppo innamorate, troppo disposte ad accollarsi tutti i doveri dell'essere genitore in una società in cui tutti sembrano essersi dimenticati che la madre è anche un essere umano. 
Ci abbiamo provato, a volte abbiamo fatto arrabbiare qualcuno, a volte abbiamo usato toni forse un po' decisi, ed uno dei nostri primi post, in contrasto con la mamma perfetta, è stato la fenomenologia della mamma mostro. Mamma in cui tutte noi tendevamo ad identificarci, tentando di scrollarci di dosso quel bisogno (altrui) di perfezione che non ci confaceva. 

Sono passati cinque anni e possiamo ritenerci ormai mamme "navigate", almeno ben lontane da quel periodo tanto complesso che rappresentano i primi 3, 4, 5 anni di vita di un figlio, soprattutto del primo figlio. Ci siamo uscite tutte da tempo e siamo ancora qui a parlarne, cercando di ricordare com'era essere mamme di un bambino molto piccolo e cercando di trovare spazio per quei bambini più grandi, ormai lanciati verso l'adolescenza, e per tutte quelle domande che le mamme "navigate" si fanno. 

Nel frattempo, essere mamma mostro è diventata una moda. Una moda ovunque, sui social, in tv, sui libri e nella vita privata. Gridare al mondo che i figli rompono i coglioni, che non c'abbiamo cazzi di star loro dietro, che tutto è una fatica, che facciamo schifo perché non sappiamo fare niente, che li piazziamo davanti alla tv perché non disturbino, che preferiamo lavorare a tempo pieno piuttosto che dedicare del tempo a loro o portarli in piscina o al parco, che le altre mamme sono la merda, che piuttosto che andare ad un compleanno ci taglieremmo le vene, o vantarsi che dimentichiamo gli appuntamenti, che non siamo mai andate ad una riunione, che ci ubriachiamo per rendere meno pesante il tempo passato con loro... 

Che sconfitta.

Abbiamo ironizzato tante volte probabilmente su ognuno di questi punti, ma la verità è - e parlo per me perché questo post lo sto scrivendo io, ma sono certa che potrei parlare anche per le altre due - che io non sono così. E non è una questione di essere migliori, ma cacchio, io non sono così. 

Io ho aperto un blog per dire alle donne che diventare mamme non significa annullarsi, che tutta la paura che si prova all'inizio è normale, non che fare la mamma è una merda e i figli fanno schifo. Io ironizzo su certe cose per spronare le mamme a non preoccuparsi della perfezione e perché sappiano riconoscersi nel loro nuovo ruolo senza che sia la società ad imporglielo, non perché i figli sono una rottura e noi dobbiamo pensare a tutt'altro. 

Io ho scelto di lavorare non perché "almeno fuori casa respiro", ma perché non mi sento SOLO mamma, ho studiato, mi piace mettere in pratica il mio cervello e le mie capacità in qualcosa di produttivo, possibilmente pagato perché i soldi mi servono. 
Se una sera i colleghi mi invitano ad uscire io nove volte su dieci accetto, perché è anche bello uscire coi colleghi, ma ci sta che una volta abbia voglia semplicemente di tornare a casa. 
Io sono quella che ha cercato di spronare le donne a fare dei propri sogni realtà, fossero essi un lavoro, un progetto, un'uscita sole con le amiche, e per questo mi è stato detto che sono una madre di merda, ma io non ci sto. 

Non ci sto perché questa volta voglio dirlo, io non piazzo le mie figlie davanti alla tv perché mi rompono i coglioni, ma mi è capitato di lasciarle a guardare la tv per ore perché magari avevo una giornata no ed il mio messaggio è proprio questo, non c'è niente di male, ma perché dovrei vantarmi di farlo? Perché se lo si fa TUTTI i giorni, allora ditemi, lo scopo di aver procreato qual è? 

Non mi vanto di non aver allattato a richiesta per anni, ma mi vanto di aver avuto l'intelligenza di non farmi influenzare, di capire cosa era meglio per noi e non farmene un cruccio. 

Non mi vanto di aver schiaffato al nido o ai nonni alla prima occasione, ma mia figlia è andata al nido a 5 mesi e mezzo perché è quando ho avuto il posto al municipale e io volevo riprendere il lavoro. 

Non mi vanto di averle messe da subito nella loro camera perché nel lettone mi rompevano i coglioni e addio sesso. Pensavo solo fosse la cosa giusta per la nostra famiglia. 

Non mi vanto di averle "mollate" alla nonna per le vacanze mentre io me la spassavo a Parigi, io ero semplicemente a lavorare, poi certo che mi sono goduta quei giorni di calma, senza corse, e sarei bugiarda se non lo dicessi. 

Io adoro stare con le mie figlie, annusarle, baciarle, ascoltarle, ho adorato portarle, adoro quando tornano da scuola e mi raccontano la loro giornata, adoro quando scopriamo il mondo insieme, adoro quando imparano a fare qualcosa e devo avere la pazienza di non sbroccare perché sporcano ovunque o ci mettono tre ore. Adoro tutto questo e altre mille cose della maternità, e adoro la mia vita SENZA di loro, anche se senza di loro, ormai, non può più esistere.

Potrei continuare a lungo...

Ma se continuassi mi verrebbe detto che gioco alla mamma perfetta e no, non mi ritengo mamma perfetta. Non mi ritengo mamma perfetta solo perché cerco un equilibrio tra la responsabilità e le gioie dell'essere madre e l'amore per me stessa come essere umano che ha vissuto 27 anni prima di diventare mamma e che vuole continuare a vivere ANCHE come essere umano. Ma ci provo, ci provo perché a me piace stare con le mie figlie, mi piace portarmele in giro, mi piace leggere loro mille storie la sera con loro anche se sono stanca morta, e la sera che esco pace, non succede niente, leggeremo domani. Mi piace cucinare con loro, e uscire al ristorante con loro, ma mi piacciono anche le cene tra amiche. Mi piace lavorare, tantissimo, ma mi piace il venerdì sera perché finalmente ho davanti due giorni per stare tutte (tutti, finalmente) insieme. 

Ritagliarsi del tempo per sé, ammettere di esistere al di là dell'essere madre, non fa di noi né mamme mostro né madri di merda. 
Essere madri di merda, per come la vedo io, fa schifo. Bisognerebbe quindi smetterla di fare la gara a chi lo è di più, o fingersi di merda tirandole fuori da sotto i piedi per non apparire troppo melense, o troppo buone, o troppo cuoricini, o troppo... perfette. 

Da che mondo è mondo, bisognerebbe puntare a migliorarsi, non a peggiorarsi. E se vale per tutto il resto, non credete che dovrebbe valere ancora di più per la maternità e la responsabilità di crescere degli essere umani che, ve lo ricordo, non hanno chiesto loro di venire al mondo? 

Non sarà gridare al mondo la nostra imperfezione che ci farà rispettare in quanto madri E esseri umani. L'emancipazione passa da ben altro, ve lo assicuro. 

Firmato la vostra Anya, che non sa niente dei giochi montessoriani, ama uscire con le amiche, adora ubriacarsi e ogni tanto caccia delle belle urla, eppure non si sente proprio per nulla una madre di merda. Solo un essere umano.

20 commenti:

  1. La parola chiave la leggo all'interno del tuo bel post: equilibrio. Con grande stima. Paola

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    1. Grazie Paola, sono contenta tu ne abbia colto in pieno il senso!

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    2. Concordo in pieno, la chiave di tutto sta nel cercare e trovare ognuna di noi, il nostro equilibrio!

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  2. Per me è sempre stato ben chiaro lo "scopo" di questo blog.
    Leggo da poco e quando lo faccio trovo pace.
    Condivido anche oggi il post.

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  3. Secondo me sei riuscita in pieno ad esprimere il tuo pensiero, che somiglia tanto al mio.
    Ogni giorno che passa mi piacete sempre di più.
    Un abbraccio
    Federica

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    1. Ne siamo felici, Federica! Un abbraccio a te

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  4. Io mamma umana, amo te super umana...

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  5. semplicemente una mamma normale che è sincera! Brava!

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  6. che poi, le madridemmerda sono ben altre, basta guardare il tg.
    e secondo me sono madri che x un motivo incomprensibile non ce la facevano più.
    detto questo, credo che il parametro giusto per capire questa cosa, sia osservare i propri figli ed essere sinceri, son sereni anche se arriviamo 5 minuti tardi o andiamo a bere una birra, e se non lo sono non è di certo questo il problema.

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    1. Esatto! Dovremmo semplicemente smetterla di preoccuparci se siamo troppo "melense" o se abbiamo voglia di ritagliarci spazi per noi. Non si è madri di merda perché si esiste anche come persone, e non c'è nemmeno da vergognarsi se invece non si ha mai voglia di uscire. Insomma, smettiamola di auto-giudicarci e vogliamoci bene, punto.

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  7. non esistono "madri" di merda. esistono "persone" di merda.
    cosi come persone in gamba e non madri in gamba.
    Penso che se anche il blog ci racchiude come categoria e parla di mamme, rispetto alle doti e ai valori non si può riferirsi alla parola MADRE o padre perché è tutto li in problema. Chi si vanta è solo una persona ignorante, e anche senza figli sarebbe una cretina.

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    1. Vero Barbara. Infatti il messaggio è più: non è necessario definirsi di merda. Adesso c'è questa moda, ma davvero non serve, non è la lotta giusta. La lotta giusta è fare quello che vogliamo fare, siano anche le vacanze senza figli, senza sentirsi una madre di merda.
      Perché appunto come dici te, esistono persone di merda e sono ben altro.

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  8. Perdonami, ma trovo il tuo post molto inutile, se vuoi la pacca sulla spalla per aver aperto un blog utile, complimenti. Ma mi sa che eri a corto di argomenti e hai raschiato il fondo del cestino. Il punto non è vantarsi ma confrontarsi, trovare un punto comune, farsi 4 risate di estremismi materni, ma poi alla fine tutte abbiamo allattato. Insomma dici che hai aperto il blog per le mamme imperfette, però non bisogna esagerare. Ma che vuol dire?

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    1. Esistono tante cose inutili, anche i commenti, ma esiste anche la libertà di espressione. Che male c'è a scrivere qualcosa che non piace/interessa a tutti? Penso nessuno, c'est la vie.

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  9. Io credo che ognuna dovrebbe essere libera di fare quello che si sente senza doversi sentire giudicata per ogni cosa che fa... mia figlia di 18 mesi ancora di notte si attacca alla tetta e quando lo dico la gente strabuzza gli occhi e scuote la testa... quando dico che la metto a dormire con noi mi sento solo dire "eh no, non va bene...". Però io tornata a lavorare mezza giornata quando mi figlia aveva appena compiuto due mesi, ho ripreso il tempo pieno una settimana prima che ne facesse 4... e ho dovuto farlo, se no perdevo il lavoro... da lì ho anche iniziato lo svezzamento e la tetta di notte è rimasta una coccola per recuperare le lunghissime ore durante il giorno che stiamo separate. Lei ha dormito con noi per la prima volta durante le vacanze ad agosto (aveva 9 mesi) prima non era mai entrata nel lettone; tornati a casa siamo tornati alle vecchie abitudini, ma a novembre si è presa un brutta influenza così per tranquillità l'abbiamo messa a dormire con noi e da lì ci siamo accorti che quando dormiamo insieme lei è più tranquilla e noi riusciamo a riposarci di più... è giusto quello che dici ci vuole equilibrio (anche se spesso è difficile trovarlo) e bisogna cercare la giusta soluzione in base alle esigenze nostre, dei nostri piccoli e della nostra serenità familiare... dovremo anche imparare a giudicare un po' meno le scelte degli altri...

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  10. Mi piace questo chiarimento. Confesso che avevo smesso di leggere questo blog perché insieme a tante risate ironiche che mi son fatta, ultimamente era un po' troppo orientato a calcare la mano su certi atteggiamenti. Io sono una mamma di quelle che niente TV fino ai 3 anni, allattamento al seno finché ho potuto (13 mesi), mai dato biberon né baby food. Ma ridevo nei post, perché sono anche una mamma che odia le favole - fin da bambina, a me piaceva la razionalità e le favole non ne avevano -, mi annoio a giocare coi giochi dei bimbi piccoli e odio andare al parco. Faccio lo stesso queste cose ma mi piace anche andare al lavoro. Quindi ridevo. Poi però si cominciava ad esagerare. Traspariva il 'se fai questo e quello, vuoi solo fare la perfettina'. Insomma avevo smesso di leggere. Questo post mette un pochino le cose nella giusta prospettiva ;) Saluti, Vittoria

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  11. Mi ricorda quella vecchia battuta di Troisi se fosse meglio un giorno da leone o 100 da pecora... facciamo 50 da orsacchiotto e non ne parliamo più.

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