mercoledì 7 giugno 2017

Amare un figlio non significa non staccarsene mai

blog maternità


Avete presente le teorie sul contatto pelle a pelle, sull'alto contatto, sul portare, sul cosleeping, sulla presenza, indispensabile e insostituibile, della mamma? 
Ecco, quelle. 
Quelle sono per i primi anni di vita. Quanti? Tre? Poi questi bambini andranno alla materna, giusto (lasciamo stare l'homeschooling, che non c'ho voglia di discutere, non più del dovuto)?

Ecco, bellissimo. Io queste mamme le ammiro, perché si dedicano anima e corpo ai propri figli. Ed è bellissimo dedicarsi anima e corpo, anche se, vi dico la verità, pure io penso di dedicarmi anima e corpo alle mie figlie, tant'è che sono venuta dall'altra parte del mondo per far del bene a loro, ma va be'. 

Dicevo, bellissimo non staccarsi mai dai nostri figli. Però perché non staccarsi mai? È veramente indispensabile? Davvero siamo indispensabili?

No. 

Che non vuol dire che nostro figlio possa stare senza di noi, per carità. Cioè, sì, può eccome. 
Ma certo che noi siamo il suo mondo, il suo nutrimento, la sua consolazione, il suo affetto, il suo riparo.

Ma sapete che esistono anche altre persone, vero? E che se nostro figlio finisce tra le loro braccia... non succede niente? 

Quindi, ricapitoliamo. La mamma non è indispensabile.

Non è indispensabile nemmeno se allatta, perché un neonato può stare anche tre ore senza mangiare, giusto? Se andate un'ora a prendere un caffè con un'amica, o lasciate che esca col padre o coi nonni, o fate quel che volete, non succede niente. Se piange, non c'è - e non deve esserci! - solo la tetta per consolarlo. Altrimenti chi non allatta come farebbe, lo lascerebbe piangere sconsolato in eterno? Naaaa. I papà sono dei consolatori meravigliosi, anche se hanno le tette pelose.

Una mamma può rientrare a lavorare, o decidere di andarci, perché suo figlio sarà curato da qualcuno, perché un bambino può stare delle ore senza la sua mamma, sarebbe bello poter stare di più insieme ma a volte non si può (a volte non si vuole, e quindi?), e pace, i bambini di mamme lavoratrici crescono lo stesso.

Mamma e papà hanno diritto a concedersi delle serate in intimità, al ristorante, al cinema, nell'hotel a ore, non importa. Il loro bambino non morirà di solitudine, non subirà traumi per una vita intera perché i suoi genitori si amano e hanno voglia di stare insieme, soli. 

Una mamma ha diritto a dei momenti per sé. Che sia una conferenza, una manicure, una passeggiata o un aperitivo non importa, nessuno ha il diritto di sindacare come una persona impiega il suo tempo, se questo non lede nessuno. E non lede nemmeno il bambino, ve lo assicuro. Se sta con la nonna, con la vicina, col papà, con gli zii, con la tata, mentre la mamma fa qualcosa che le dà piacere, che la fa sentire bene, che la fa sentire un essere vivente a tutti gli effetti. 

Una mamma può staccarsi da suo figlio senza per questo sentirsi meno mamma, meno brava, o peggio ancora, mamma di merda. Niente e nessuno può convincere una mamma del contrario, perché nessuno può giudicare le vite altrui ma soprattutto, da che mondo è mondo, i bambini crescono, e crescono anche bene, senza stare appiccicati tutto il giorno alla gonna della mamma.

E lo so che tanta gente dice "un bambino ha bisogno della sua mamma", ma quel "ha bisogno" nasconde mille significati e nessuna verità assoluta. Perché ogni mamma a modo suo si prende cura del suo bambino senza bisogno che ci sia qualcun altro a dirle quanto tempo ci deve stare insieme. 

Quando poi a giudicarti sono le mamme (e perdonatemi, alto contatto, ma molte fanno parte della vostra categoria), è ancora peggio, perché è come cercare conferma delle proprie scelte negli "errori" altrui. 
No, andare a lavorare, uscire con le amiche, mettere i bambini in cameretta, non allattare a richiesta, chiedere l'intervento dei nonni, pagare una tata, ritagliarsi del tempo per sé non sono errori. Sono scelte, esigenze, modi di organizzarsi e, soprattutto, cazzacci propri. 

E non c'è bisogno di tirare in ballo le teorie pedagogiche perché io onestamente di mamme che lavorano, o che non lavorano ma si prendono del tempo per sé uscendo col marito, o che lavorano e poi escono coi colleghi, o che non lavorano e mandano i bambini al nido, ne conosco tante, tante tante tante. E, guardate un po', i loro bambini sono felici, svegli, autonomi, affettuosi e sereni. 

Perciò, se avete un dubbio sull'uscire o meno, sul lavorare o meno, sul prendervi quell'ora o meno, e questo dubbio ce l'avete perché qualcuno vi ha detto che non va bene, che non sarete brave madri... beh, è una cazzata.

Amare un figlio è più facile, e più pieno, quando si ama anche se stesse.

14 commenti:

  1. E ora pongo a tutte un quesito...avreste lasciato vostra figlia di tre anni ai nonni per fare un viaggio, tra le strade impervie di Paesi dell'Est Europa, in motocicletta per dieci giorni con vostro marito?

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    1. Non so, è una scelta molto personale. Io ho fatto la prima vacanza di coppia, tre giorni a Bucarest, lo scorso settembre, quindi le bambine avevano 4 e 6 anni. Ma tante volte loro sono state dalla nonna in Italia mentre io ero a Parigi a lavorare (durante le vacances scolaires o 2-3 settimane in estate), e ho fatto anche dei viaggi sola mentre loro erano con la nonna. Ma se conto i viaggi, quelli fatti con loro sono assai di più. Non credo che IO andrei 10 gg in viaggio da sola senza di loro, perché mi piacerebbe che ci fossero, ma ne ho fatte molte altre quindi non ci vedo niente di male. Se i genitori sono felici, se i nonni sono felici, anche la bimba sarà felice, per me :)

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  2. No non l'avrei lasciata per non lasciare ai nonni per 10 giorni il peso di una bambita così piccola (conoscendo i miei nonni) e perchè nn mi sarei goduta il viaggio sentendomi in colpa. Ma qui non si parla di cosa vuoi far tu ma di non giudicare è una cosa molto diversa. Giusto o sbagliato non esiste come è pur vero che ognuno si saga in modi e tempi diversi.

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    1. Esatto Sara, non è tanto cosa faremmo noi, ma lasciare che gli altri facciano cosa è meglio per loro.

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  3. Sei in Nuova Zelanda? Ho vissuto e partorito lí e riconosco in ogni rigo quel modo di fare elastico che c é lí.

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    1. Se stavi chiedendo a me, no :)

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  4. Quanta saggezza in questo post!
    Ho allattato a richiesta, pratico il cosleeping per sopravvivenza e tengo il piccolo di due anni in fascia. Ma ho mandato entrambi i bimbi al nido proprio perché hanno diritto di fare esperienze senza la mamma.
    E sono d'accordo con te: oltre che mamme siamo donne!!!

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    1. Felice di sentire una mamma che ha trovato il suo equilibrio, senza sensi di colpa né disagio di fronte a pregiudizi e critiche (anche di quelli che ti dicono ma coooome, allatti ancora???) :)

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  5. Si...è quella decisione che ti fa stare bene con te stessa...poi, però, il marito partirà da solo...il prezzo da pagare, per me, è questo

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    1. E non è bello, se posso dirlo... Se a te va bene, non c'è niente di male, se però non è così, dovresti parlargli... Io non ho niente contro i viaggi da soli, senza partner, ma magari basterebbe aspettare l'anno prossimo e anche tu saresti pronta, oppure modificare un po' il viaggio e portare anche la bimba!

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  6. Il principio di quello che dici è giusto, ma praticare co sleeping, alto contatto e compagnia bella non significa non lasciare mai il figlio eh....
    E un'altra cosa...mia figlio non ha mai richiesto la tetta dopo 3 ore (magari!!!) ma molto più spesso e non era solo coccola, infatti non si consolava con il ciuccio... Chiarisco che NON voglio far polemica eh, che magari dietro una tastiera è facile cadere in questo errore! Per dirti io lascio e lasciavo mio figlio, però per esempio mi è capitato di essere dall'estetista a fare la ceretta e dover tornare a casa al volo per allattarlo. Adesso che la tetta non la prende più posso lasciarlo liberamente per più tempo, non lo faccio volentieri perché potrei lasciarlo solo alla suocera di cui mi fido poco, ma questo è un altro discorso...

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    1. Lo so che non vuoi far polemica e sono assolutamente d'accordo con te! Però bisogna ammettere che comunque, un bambino che resta 3 ore senza mangiare, non può morire di fame, non gli succederà nulla, anche se alla poppata precedente non ha preso molto latte (tra l'altro il fatto che attaccati succhino non significa per forza che avevano fame ;) ). È più un messaggio liberatorio per quelle mamme che, allattando a richiesta, pensano di non potersi mai allontanare. Non è vero :) Certo richiede più impegno di un biberon, in teoria, ma ci sono tante mamme con biberon che non riescono a staccarsi dai figli per senso di colpa... Siamo tutte sulla stessa barca, meglio alleggerire un po' il peso!

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  7. concordo, però mamma per la prima volta di una frugoletta di cinque mesi, non allattata e da sempre abituata a stare con tutti, mi succede questo: se devo stare fuori un'ora per cenare con mio marito, sto bene e sono felice che sia con qualcuno, o se la lascio ai nonni per prendermi un momento di svago (sebbene preferisca sempre potermela portare dietro) o svolgere incombenze necessarie non ho problemi, ma ieri, che ho ripreso a lavorare, mi veniva da piangere e vivo malissimo il distacco... forse perché devo e non voglio?!?

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    1. Credo che il 99% delle mamme si senta in colpa al rientro al lavoro, tranquilla! Il lavoro è qualcosa di definitivo che sai ti porterà lontana da lei tutti i giorni, per forza, per molte ore. Uscire una volta col marito è un paio d'ore magari mentre lei dorme e tu ricarichi. Piano piano migliorerà, non troppo perché tante di noi continuano a sentirsi in colpa, ma farà parte della vostra routine. Forza!

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