lunedì 12 giugno 2017

Vivere la vita in positivo, ovvero provare ad essere felici

Quando ripenso a come mi sentivo due anni fa mi sembra incredibile essere qui, oggi. 
Due anni fa vivevo a Parigi, mio marito era a Panama da alcuni mesi, dopo aver passato un anno in Pakistan, io ero stanca, sconsolata e soprattutto mi sentivo morire dentro ogni volta che pensavo che avrei dovuto prendere una decisione, che non riuscivo più ad andare avanti tra lavoro, bambine e pressioni di mio marito. Mi sentivo come se tutto il peso del mondo lo stessi scontando io: non riuscivo più a mantenere la calma con le mie figlie, correvo senza sapere dove andavo esattamente, mi sentivo sola, ce l'avevo a morte con mio marito per aver rovinato per sempre la nostra famiglia perfetta, per aver rotto i nostri equilibri, per avermi lasciato sola a crescere le bambine che aveva voluto anche più di me. 
Da quello che scrivevo credo si capisse: cercavo di sentirmi migliore degli altri perché semplicemente ero in un gran casino, e solo ripetermi che ce la facevo, che stavo a galla e anche dignitosamente, mi permetteva di andare avanti. 

Poi un giorno è scattato qualcosa, o forse semplicemente ho capito che non ce la facevo più. Che le mie figlie avevano il diritto a vivere una vita più riposata, più "normale", anziché sempre con me, di corsa, con me, di corsa. E così ho deciso che avrei lasciato Parigi, la mia casa, le mie amiche, il mio lavoro, e sarei venuta a Panama. 

Per i tre mesi che sono trascorsi tra la mia decisione e la partenza mi sono sentita morire dentro ogni giorno. Piangevo tutte le lacrime che avevo pensando che non era giusto, che io non dovevo lasciare tutto, un'altra volta, perché ero obbligata. Che avrei voluto scegliere, che avrei voluto decidere. 

Ma poi ho deciso: ho deciso di smettere di piangermi addosso. Che forse sì, quella che stavo vivendo era un'ingiustizia, ma mi sarei concentrata sulla cosa positiva, sul motivo per cui lo facevo: le mie figlie avrebbero vissuto di nuovo col padre, dopo due anni separate da lui. 


Con questo pensiero ho accolto la mia nuova vita e sono sbarcata, il 19 dicembre 2015, a Panama. I primi tempi sono stati duri, soprattutto perché mi sentivo inutile. Senza un lavoro, senza qualcuno da aiutare, con una signora che puliva casa tutti i pomeriggi. E ho cominciato a godere delle piccole cose: della luce dell'alba che entrava al mattino in sala; delle serate e dei weekend tutti insieme; dei pomeriggi in piscina; Priscilla che impara a nuotare senza braccioli; lo spagnolo; le nuove amiche; il tempo. 

Vi ho già detto che bella scoperta è stata, per me, il tempo. Il tempo con le mie figlie, che non avevo praticamente mai avuto e che forse non avrò più, e per cui ringrazio di essere venuta a Panama. 

Tutto questo per dirvi che sì, tutte noi dobbiamo ingoiare dei rospi. Tutte noi dobbiamo purtroppo affrontare dei momenti duri, delle difficoltà, ma il modo in cui si affrontano cambierà il modo in cui le opportunità si presenteranno. 

In questo anno e mezzo (pensate che fortuna, ci sarei dovuta rimanere 3 anni!) ho conosciuto tante donne che, pur avendo scelto di comune accordo coi compagni di venire qui, non fanno altro che maledire quella scelta e lamentarsene. 

Ma ha ragione la mia amica Ingrid quando dice "hai fatto una scelta, integrala dentro di te e accettala". 

Credevo che venire qui avrebbe rovinato la mia vita, giuro. A voi potrà sembrare assurdo, ma quante di voi sarebbero pronte a lasciare tutto, contro la propria volontà, e trasferirsi dall'altra parte del mondo? 
Io non volevo, punto. 

Eppure ho imparato una grande lezione. Ho imparato che anche dalle cose che ci sembrano più brutte, anche dalle cose che non vorremmo mai ci accadessero, possiamo trarre qualcosa di buono. 
L'avevo già capito quando ho perso mio papà e ora, con le dovute proporzioni, lo capisco ancora meglio: la vita è una, è inutile passarla a giocare al gioco dell'infelicità, a non essere mai contenti, mai soddisfatti. 

Io quando mi sveglio la mattina e vedo quell'alba - ad un'ora che nemmeno sapevo esistesse! - e poi vedo le mie figlie finalmente davvero felici, sto bene. 

A volte semplicemente le cose non sono così terribili come ci sembrano, dipende solo da quale prospettiva e con quale spirito le guardiamo. 

A volte basta darsi un'opportunità, per essere felici.

17 commenti:

  1. Che bello Anya! Hai davvero la mia stima per come riesci a cavalcare la corrente della tua vita! Paola

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    1. Non sempre è facile, ma ci provo :) Grazie Paola.

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  2. Bravissima Anya! Ad essere positivi ci si guadagna sempre, ma poi te lo immagini passare tutto il tempo a lamentarsi anche se ne avevi tutto il diritto e i motivi? Noi quest'anno abbiamo cambiato lavoro e citta'. All'inizio non e' stato facile. Casa piccola, il doppio cara, mobili in un deposito, scuola nuova, mio marito sempre in viaggio e io abbastanza sola. Era sempre un eterno confronto con la vita che avevo prima, nella quale avevamo raggiunto il nostro equilibrio e stavamo bene. Abbiamo riniziato da zero, quindi al principio abbiamo traballato un po'. A me e' venuta anche un po' di ansia, poi ho capito che continuare cosi' era sciocco. Quindi ho smesso con questa attitudine dovuta sopratutto alla nostalgia e al confronto con la vita di prima, e piano piano ho abbracciato tutto il positivo che c'e'...Lo si trova sempre quando si guardano le cose con occhi diversi e ho capito cosa volevo. Se qualche mese fa mi avessero detto di ritornare nella nostra vecchia citta' non ci avrei pensato due volte. Invece ora non lo farei piu', fa parte del passato, me quedo con tutto il buono che ho avuto, ma non fa piu' per noi. Ormai abbiamo cambiato e tornare indietro non avrebbe piu' senso. Ne ho avuto conferma anche da poco, quando siamo stati a trovare dei vecchi amici che ora ritorneranno a vivere negli Stati Uniti. Avevo voglia di tornare a casa, e casa mía era proprio il nostro piccolo provvisorio appartamento. Sono anche guarita da problemi di salute perché avevo somatizzato il mio disagio. ...Insomma, essere positivi aiuta sempre!
    Leggerti infatti mi piace troppo, i tuoi messaggi sono sempre di forza e speranza e anche di esempio!!
    Martina

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    1. Bene Martina! Il confronto con la vita di prima è sicuramente pesante. Io sapevo che questo passaggio era provvisorio quindi nel mio caso ero avvantaggiata, eppure mi sentivo come se lasciassi la mia casa e i miei affetti per sempre. Invece sono ancora tutti lì, ad aspettarmi, come se non fosse passato nemmeno un giorno e devo dire che anche questo mi ha aiutato ad essere più positiva. Sono contenta se le mie parole sono "di conforto" o stimolo a qualcuno che si trova a vivere situazioni simili alle mie. A volte ci si sente molto sole (io mi ci sono sentita tanto, perché mi sembrava che nessuno capisse fino in fondo cosa provavo, soprattutto quelli che mi dicevano "ma che te ne frega, che figata! Vai lì al caldo a non fare niente, ma goditela"), e trovare qualcuno che ci fa compagnia, seppur con una vita diversa e seppur online, è bello. Per questo scrivo :) Un abbraccio.

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    2. Oh io ti ho capita da subito, e anche io come te mi sono sentita sola sopratutto perché venivo fraintesa. Io mi sono trasferita da Barcelona a Madrid, qui non sappiamo se ci staremo o meno, tutto dipende dal lavoro di mio marito, magari l'anno prossimo vi leggero' da Oslo..chissa'! Comunque, per me e' stato un cambio, perché ho lasciato una casa bellissima ( vivevo in un parco naturale ai piedi di una montagna, a pochi km da Barcelona), amiche, amichetti di mia figlia..Qui a Madrid mi sono trovata sola, e non potevo nemmeno sfogarmi perché appunto vivo a Madrid: Prado, Reina Sofía etc etc. ..Ma mica si puo' fare la turista a vita... A me poi pesava molto l'incertezza, dicevo: se ci devono mandare in un'altra parte del mondo, caxxo ci facciamo qui??? Abbiamo lasciato tutto per cosa? Pero' poi ho pensato: metti che ce ne dobbiamo andare, oppure resteremo, chissa'..Un domani mi pentiro' di pensare a quello che ho perso, perche' se con il lavoro ci sono stati importanti miglioramenti in qualita' di vita ci abbiamo perso. Ma tutto non si puo' avere e Madrid, seppur con i suoi problemi, e' una bella citta'! Quindi basta piangersi addosso! Io mi sono anche pentita di aver avuto questi stati d'animo, mi sono sentita viziata e ingrata, anche perché sono stata educata a non lamentarmi, mía mamma non lo sopportava! Invece e' stata proprio lei a capirmi, ascoltarmi e altre persone che hanno una visione ampia delle cose e non si soffermano solo al binomio Madrid=movida! Un giorno, in preda ai miei pensieri, ho parlato di te a mio marito..Lo sai che anche Anya si e' trasferita a Panamá, ha lasciato tutto etc etc..E lui Anya chi?? ...Continua a scrivere, perché ci fate veramente compagnia, quella sana e bella!
      Martina

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    3. Martina, ricordo bene la tua storia, Oslo è in ballo da un po', no? Sai che anche a mio marito avevano proposto Madrid (dopo Buenos Aires)? Io adoro la Spagna, l'ho visitata tantissime volte e ogni volta ne resto incantata per mille motivi, sono legata anche emozionalmente a certi luoghi perché li ho visitati coi miei e mio papà era un grandissimo amante della Spagna... Però avevo bisogno di tornare a casa e per fortuna anche mio marito. Io ti capisco, altro che movida :) quando hai la routine che occupa le tue giornate certo, un po' del buono lo prendi... Ma è come quando ero a Parigi, Parigi è Parigi, per carità, ma io capisco anche chi non ce la fa e non sopporto quando si dice "eh ma stai a Parigi, che vuoi di più?". Ma che ne sa la gente? Che ne sa degli equilibri, della pazienza, delle disillusioni, dei rospi... Però, una volta che abbiamo fatto pace con tutto questo, è bello fermarsi a pensare: sono arrivata fin qui, con le mie forze! Non è da tutti. Non fa di noi persone migliori, ma migliori di come potevamo essere forse sì... Quindi, viva le esperienze!

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  3. Sei una grande! Io non sarei mai riuscita a stare due anni da sola senza aiuti! E non parliamo di andare a vivere dall'altra parte del mondo!

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    1. Anch'io pensavo che non ci sarei riuscita, infatti ho pregato in ginocchio (non per dire!) mio marito di non partire, ormai quasi 4 anni fa. Eppure è andato, ed io ce l'ho fatta, in qualche modo. Ne sono sicuramente uscita più forte e, alla fine, come piace ricordarmi a lui, ne è venuto fuori qualcosa di buono, no? È stata un'esperienza pazzesca e questo non posso negarlo. Ma sono convinta che ogni donna ogni giorno si trovi davanti a grandi e piccole difficoltà e, con un po' di supporto (anche solo morale!) sia capace di affrontarle! Io devo sicuramente tanto alle mie amiche, alle mie figlie e alla mia mamma :)

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  4. Sarei curiosa pero' se ti offrissero subito di tornare indietro cosa faresti.......mi sembra che il tuo sia tutto un autoconvincerti che li' stai cosi' bene......mah!

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    1. Veramente non ho scritto che qui sto bene, ho scritto che ho deciso di smettere di piangermi addosso e di prendere il positivo che questa esperienza poteva offrire a me e alla mia famiglia :) Sinceramente non ho capito il tuo commento!

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  5. Quando torni a Parigi Anya?

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  6. Hai avuto una grande pazienza e ti meriti adesso di tornare a Parigi alla tua quotidianità. Io non so se tuo marito non aveva altra scelta tra partire o perdere il lavoro, pero tu ri sei fatta un gran mazzo. Ma tuo marito tornava casa ciclicamente (tipo mio fratello che fa 40 giorni/2 mesi in Kuwait e poi torna a casa per 3 settimane) o è stato via sempre? Mio fratello o partiva o andava a raccogliere margherite per cui non c'era molta scelta... a volte c è poco da fare

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    1. Purtroppo aveva altra scelta, non avrebbe perso il lavoro, era semplicemente un progetto all'estero a cui poteva dire di no. Lui ha detto di sì (io non ero d'accordo) dicendo che era per il bene della nostra famiglia (molti soldi in quell'anno, più possibilità in seguito). Dice che da quel "sacrificio" (mio ma anche suo, che è stato in un posto di merda un anno) è arrivata Panama, che alla fine si è rivelata una grande esperienza per tutti. Ma finalmente, per come stanno andando le cose, sembra aver capito anche lui che per le aziende siamo soltanto dei numeri, e che non vale la pena rischiare di perdere tutto per accontentarle. Lui tornava ogni due mesi, restava una o due settimane, in genere un po' in ferie e un po' lavorando da Parigi. Uguale ha fatto quando è venuto a Panama, una volta siamo venute noi e poi è venuto lui una volta. Ormai è passata ;)

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  7. Da questa esperienza ne siete usciti tutti con qualcosa in più, anche se per te è stata dura. Tu hai preso coscenza di quanto forte sei, le bambine hanno fatto un esperienza importante conoscendo posti nuovi e gente nuova. Ora siete riuniti e avete questo bagaglio di esperienze. Come dici tu bisogna sempre guardare le se cn ottimismo. In bocca al lupo per tutto

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    1. Crepi Simona, e grazie. La vedo proprio così :)

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  8. Grande Anya!ti leggo oggi che prenoterei una visita da uno psichiatra!!!��Stanca e con attacchi di ansia,spesso vorrei tornare nella mia citta',riprendermi le mie amicizie e il mio lavoro,ma alla fine penso di aver fatto una scelta e non ha alcun senso fermarsi per guardarsi indietro e stare male.Sicuramente ognuno ha un suo vissuto e carattere per reagire ma complimenti Anya!la tua non e'stata semplice come decisione...e se permetti la prendero'come ispirazione per me e contro queste giornate un po' tristi!Rosa

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