martedì 22 agosto 2017

Dice grazie: è educato!




Ho insegnato ai miei figli a dire grazie, prima ancora che a dire latte o pappa e lo dimostra il fatto che mia figlia ancora non dice papà, ma dice una cosa tipo "gatie" quando le porgi qualcosa.
Giuro.

Tra le prime parole che ha imparato mio figlio ci sono tutti i convenevoli di sorta e i saluti, che piano piano ha imparato ad adattare al giorno, alla sera, alla notte.

Da che li ho partoriti mi sono sentita dire "come sono educati! Complimenti!"-

Educati una mazza, dico io.

Personalmente credo che non lo siano affatto e, sicuramente, chi ha modo di frequentarli più di 5 minuti penserà lo stesso.



Ho insegnato loro a parlare a voce bassa, a non urlare mai, ad essere silenziosi, a non disturbare, ad avere rispetto degli adulti, a tenere aperta la porta a chi sta entrando nello stesso posto dove stanno entrando loro, a portare la spesa alle vicine in difficoltà, a chiedere il permesso prima di toccare un animale o qualcosa che non sia di loro proprietà, a stare seduti a tavola e che posate usare.

Lo fanno?

No.

Smetto di dire le stesse cose ogni giorno?

No.

Do l'esempio?

Assolutamente sì.

Urlo?

Generalmente mai, con il grande ormai capita, sì, ma tipo dopo la quarantottesima volta che dico loro qualcosa.

Tocco tutto ciò che vedo, metto le mani addosso alle persone, mi pulisco le mani addosso e rutto?

No, mai, piuttosto mi sotterrerei per la vergogna.

Intendiamoci, non sono una santa, eh, ma l'educazione civile poco ha a che vedere con la santità.
Sui convenevoli e la buona educazione credo di saperne abbastanza essendo stata in grado di vivere fino a 40 anni senza grossi intoppi, viaggiando senza grossi problemi, conoscendo persone diverse, rapportandomi con estranei, come tutti, e, soprattutto, lavorando in un ambiente formale, talmente formale per qualche anno che sono in grado di riconoscere certi cognomi e certi gesti alla prima occhiata e non sbaglio un titolo nobiliare nemmeno ad occhi chiusi.

E' buona educazione?
Dite di sì?

Conosco l'autocontrollo e lo esercito assai bene.

Quindi sì, direi che so dare il buon esempio.

So anche moccolare benone, eh, e parlare come uno scaricatore di porto quando non sono costretta alla forma, ma ecco... magari non davanti ai figli.

Il punto, allora, è: ma cosa significa educare un figlio?

No, perché a buongiorno e buonasera, grazie e prego andiamo fortissimo, ma davvero questo è educare? Davvero solo questo? O è il bisogno di giudicare alla svelta e catalogare chi si a davanti a farcelo pensare?

Sento spesso dire: quel bambino è maleducato, non ha ringraziato, non ha salutato, non ha aiutato eppure generalmente quei bambini tacciati di maleducazione per una mancanza di questo tipo a me sembrano molto più educati di mio figlio, ad esempio.

Certo, dice grazie e prego.
Certo, porta la spesa alla vicina o tiene al porta aperta a una signora... Ma poi?

Poi non sa contenersi. MAI.
Poi non sa stare seduto più di 3 minuti.
Poi non sa non interrompere quando parla un adulto.
Non sa non disturbare se sono al telefono, non sa non fare rumore quando glielo chiedo (e mi stupisce ancora i doverglielo chiedere), non sa comportarsi al ristorante o sui mezzi o in albergo, eppure ci è stato abituato fin dalla nascita, non sa non dire parole inadatte alla circostanza (comprese le parolacce molto spesso e no, non le non si tratta di parole che sente da me)... Insomma, potrebbe essere qualificato educato se ci si limitasse all'osservarlo nei convenevoli, ma un gran maleducato sotto altri aspetti.

E io una madre meravigliosa o una maleducata colossale, a seconda.

E quindi?

E quindi due sono le considerazioni che mi vengono spontanee osservando mio figlio (e tanti altri):

1) che i figli si comportino come i genitori, prendano esempio in tutto dai genitori, imparino dalle loro parole e dai loro gesti, copino le loro parole e i loro gesti, è spesso una grande stronzata.

I figli hanno un carattere e, soprattutto, più crescono, più avranno contatti col mondo e meno saremo il loro unico modello.

Facciamocene una ragione, non colpevolizziamoci, ma lavoriamoci il più possibile, questo sì.

2) se un bambino dice grazie non è ben educato, è ben ammaestrato.

L'educazione, cari miei, si vede da altro: l'educazione, cari miei, è una cosa seria.


6 commenti:

  1. Mi sembra il ritratto di mio figlio, ha 5 anni e mezzo e mia madre dice che presto si vedranno i frutti dell'educazione impartitagli e dei buoni esempi mostrati....quando accadrà? Accadrà? Aspetto esperienze dalle mamme con figli più grandi, grazie

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  2. Le tue considerazioni sono le mie, anche io penso sia una grande stronzata che i figli si comportino come i genitori. Questo non ci esime dal dare il buon esempio, naturalmente. E sono d'accordo sul fatto che ammaestrare ed educare sono due cose molto diverse. La domanda che ti poni a metà del post - ma allora cosa significa educare un figlio - per me è una questione ancora aperta...

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  3. Non credo che educare significhi quello. Quelle son cose che più gli dici e meno fanno.. secondo me.. e in base a quello che vedo su mio figlio grande.. educare significa trasmettergli dei valori.. che possono variare da famiglia a famiglia (e qui si potrebbe aprire un capitolo sulla top ten dei valori).. non è un valore stare seduti a tavola per più di 3 minuti.. lo è non essere razzista.. non essere violento etc..
    Mii figlio che come il tuo non sta seduto.. non tace un attimo.. interviene sempre.. è il primo a integrarsi con gli stranieri in classe che diventano da subito amici come gli altri.. è il primo che in una lite tra bambini separa gli amici che vogliono picchiarsi.. e quando vedo questo sono orgogliosa di lui.. e dell'aria che ha respirato a casa. Anche se interrompe gli adulti.. non sparecchia.. etc..
    Questo è come la vedo io.

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    1. Perfettamente d'accordo!!! Anche mio figlio è così non si ferma un attimo, ancora impossibile passare una serata al ristorante con lui, ma in fondo penso non a tutti (nemmeno adulti) piace andare a mangiare al ristorante e nemmeno tutti preferiscono situazioni formali...forse cambierà crescendo, altrimenti troverà la sua dimensione...per ora il suo mondo è una casetta in montagna dai nonni con tanto di prati, orti, lì è rilassato, non da fastidio a nessuno anzi aiuta tantissimo e sorride sempre...la sua indole è in perfetta sintonia con l'ambiente e le persone che lo circondano...mi preoccupa invece tantissimo l'inizio della scuola primaria dove purtroppo le regole si faranno stringenti, soprattutto sullo stare seduto...e non ci saranno molte attività che faceva all'asilo e che adorava quali l'orto, la cura delle piante, psicomotricità, cucinare...anch'io credo che l'educazione si basi sul trasmettere dei valori importanti...poi anche a casa nostra per tutto il resto è una continua lotta...

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  4. Non basta l'esempio: é vero.
    Non esistono ricette o formule magiche: é vero.
    Leggendo questo intervento, mi chiedo: questi bambini hanno "fatto proprio" il perché... bisogna stare in silenzio quando sei al telefono? Se lo si deve sempre "dire", probabilmente la motivazione al comportamento è esterna, mentre dovrebbe essere interna.

    Riguardo le considerazioni finali. Parto dal fondo.
    2) vero. 50% genetica, 50% ambiente. Ma l'ambiente incide per BEN il 50%.
    1) falso. Ecco un piccolo contributo che dice perché meglio di me. http://psicocognitiva.altervista.org/it/la-teoria-dell-attaccamento/terapia-cognitiva/la-teoria-dell-attaccamento

    Quindi... genitori, non molliamo a dare il buon esempio, anche quando si fatica!

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  5. Beh, é vero che i noatri figli non saranno mai uguali a noi, però a mio figlio (5 anni a ottobre) ho cercato di insegnare la gratitudine prima dell'educazione fin da quando è nato. Tre settimane fa, al mare in Versilia, vado in edicola a prendere il giornale e lui vede uno di quei giornaletti terribili che escono una volta al mese di nonricordopiù se spider man o chi altro, insiste e glielo compro. Usciamo dall'edicola e mi dice: "grazie mamma". L'edicolante: "ma cosa è successo?" Io; "in che senso???" Lui: "suo figlio l'ha ringraziata, non succede mai qui". Io, basita, gli ho detto che è sufficiente spiegare fin da piccoli la riconoscenza e il fatto che non è tutto dovuto, lui a quel punto mi ha fatto i complimenti. È verissimo che i figli non sono come noi ma, dall'altro lato, siamo noi che li educhiamo e li cresciamo secondo buone regole di comportamento!

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