Il coraggio delle vite semplici

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Qualche giorno fa parlavo con un’amica che ha mollato tutto per andare a vivere in Africa e mi raccontava di tutte le persone che hanno fatto scelte simili. 
Io, come sempre, sono stata
“rapita”  da queste storie così eccezionali, da queste vite
giramondo, come ho a lungo pensato che dovesse essere la mia.
Ma in questo periodo della mia
vita sto facendo un esercizio difficile, che si chiama consapevolezza e
accettazione.
E quindi ho riflettuto sul fatto che è facile restare abbagliati
da cose eclatanti, mentre quello che è più difficile è vedere il coraggio e l’eccezionale
nelle vite normali, “ordinarie”.
Eppure sono la maggior parte.
Io voglio saper riconoscere il coraggio di chi segue i figli di
giorno e cura i genitori malati la sera, sentendosi pure in colpa per “sottrarre”
tempo alla famiglia.
Il coraggio di chi vive la malattia ma la nasconde dietro un
sorriso.
Il coraggio di chi si fa il culo per pagare un mutuo folle
perché non ha nessuno che gli regala niente.
Il coraggio di chi si separa anche se vorrà dire rinunciare a tutto
perché mancano i soldi, ma sceglie comunque il cuore.
Il “coraggio” mio e di mio marito, che lavoriamo da più di 15
anni senza aver mai staccato più delle canoniche 3 settimane all’anno, passate
per lo più a casa perché mancavano i soldi. 
Pare ovvio e banale, e forse
dovrebbe esserlo, ma non lo è più. Io mi guardo intorno e vedo una marea di
persone, amici o conoscenti, che lavorano 6 mesi poi vivono di disoccupazione
per scelta, per poter viaggiare o semplicemente per faticare di meno.
Che è una scelta legittima eh, ma non è la nostra.

Voglio sapermi dire “brava!”, perché lavoricchio da quando
avevo 14 anni, perché mi sono mantenuta all’università, mi sono pagata l’affitto,
sacrificando i viaggi che speravo di poter fare più avanti.
Voglio sapermi dire brava perché lavoro full time da quando
ho 24 anni, e non ho mai avuto una pausa, nemmeno quando ho partorito.
Mi ricordo ancora i pianti che mi facevo quando Ale era neonato,
io ero stanchissima e spaesata, ma dovevo mettermi al computer e lavorare,
quando avrei solo voluto essere come tutte le altre, con almeno 4 mesi di spina
staccata. Invece no, non ho potuto farlo, pensavo di non farcela ma sono qui,
non ho mollato.
Tante volte siamo talmente presi dalla centrifuga in cui ci
troviamo che pensiamo di essere da meno rispetto ad altri, che la nostra vita
sia più banale, che non ci siamo sbattuti abbastanza.
La verità spesso è invece che ci sbattiamo troppo per essere
lucidi, per riconoscerci dei meriti.

La verità è che spesso la vita che abbiamo, che ci sembra
quasi casuale, ce la siamo costruita noi come volevamo e come potevamo, ma non
lo sappiamo riconoscere.

Sento tante persone insoddisfatte dire che non sono dove vorrebbero
essere.
Ma ne siete/siamo davvero sicuri?
Perché, se mi fermo a guardare la mia, di vita, ho il
sospetto che invece sia esattamente a mia immagine e somiglianza, e col cavolo
che ci sono finita per caso.

Ma se fantastichiamo troppo su come avrebbe potuto essere,
finiamo  per non essere mai soddisfatti ma anche mai presenti davvero:  se
non è stato, forse è solo perché non lo volevamo davvero.

Forse non è stato il caso, la sfiga, la poca determinazione,
forse è stata la parte di noi più saggia a dirigerci.
E se invece è perché non abbiamo avuto le palle, non è mai
troppo tardi.
Io sto lavorando per l’accettazione, e più ci lavoro, più si
abbassano le mie aspettative, ma non è negativo, anzi, è meraviglioso, perché sto
vivendo molto meglio di prima.
Non vuole dire rinunciare ai sogni, anzi, vuol dire
crearsene di davvero raggiungibili, e quindi essere più soddisfatti.
Non vuol dire volare basso, vuol dire volare all’altezza
giusta.
E non è un lavoro facile, per nulla.
Mi viene ancora spontaneo ammirare quello che è così diverso
da me, è un impegno quotidiano cercare di vedere vedere la forza e
il coraggio nelle piccole cose, nelle vite comuni.
Nella mia.

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13 Comments

  • Esercizio di consapevolezza e accettazione. La forza e il coraggio nelle piccole cose. Leggerti è come un balsamo, Morna. Grazie per queste bellissime parole e per questi sentimenti semplici e veri.

  • Bravissima. Io sono laureata ma sono a casa. Prima perché è successo, ora per scelta di stare con mia figlia, arrivata a sorpresa dopo 10 anni.
    E la mia scelta è far quadrare tutto con il solo stipendio da operaio di mio marito, godere il più possibile della mia famiglia e me ne frego dei viaggi e dei lussi. E sono felice come poche mie amiche che hanno fatto scelte diverse. Ma non per le scelte in sé, ma perché vedono sempre quello che non hanno.
    Io ho un appartamento delizioso, un marito che amo e che mi ricambia, una figlia sana. Non potrei volere di più e il resto non mi interessa. Lisa

  • Sono arrivata all'età della consapevolezza pure io cara Morna. Mi sono resa ( finalmente? ) conto che la mia vita è stata divisa in due. La prima fatta di agio viaggi e spesieratezza. La seconda di grande fatica per arrivare a fine mese,lavoro tanto e ricavi pochi. Di zero aiuti,di mutui pagati di salti mortali per non sapere mai dove mettere le bambine quando non sono a scuola. Ma ho la famiglia perfetta, quella che volevo,quella che nemmeno osavo sognare, io figlia di divorziati che ho sempre dovuto accontentarmi dei baci dei cani per avere affetto. E sono felice.

  • Ummh questo post mi fa riflettere…non lo so…sicuramente hai ragione, a volte anch'io ci ho pensato, ma ogni volta che tento di avere quest'approccio mi sembra di finire per accontentarmi…è difficile trovare il confine tra "apprezzo ciò che ho" e "mi accontento di ciò che ho"…probabilmente ancora ho bisogno di guardare al di là di quello che ho, di cercare quel qualcosa che manca anche se significa sentirsi sempre insoddisfatti anche quando si vince… Enrica

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