martedì 1 agosto 2017

Sui disturbi alimentari - parlarne fa bene



Non sono mai stata anoressica, né bulimica. Ma non ho mangiato, per molto tempo. 
Chi mi conosce adesso stenta a credere a ciò che sto per raccontare, chi mi conosceva allora spesso non si è mai accorto di nulla, forse che ero un po’ strana, o forse avrà pensato che potessi avere la fissa della linea, come in fondo già “andava di moda”. 

Ho iniziato a soffrire di emetofobia - una fobia vera e propria per il vomito, mio e altrui - a 4 anni. Me lo ricordo come fosse ieri, e da allora la mia vita è stata condizionata da quello, il vomito. Sembra incredibile, detto così: vi direte che insomma, a chi piace il vomito? A nessuno. Ma la fobia è una cosa ben diversa, ha a che fare con la psiche e sconvolge ogni cellula del nostro corpo e ogni minuto delle nostre giornate. Gli attacchi di panico sono iniziati presto, quando ero bambina corrispondevano sempre ad un temporale, in genere. Il temporale scoppiava, mi veniva l’ansia, mi si chiudeva lo stomaco, pensavo di dover vomitare e il cane si mordeva la coda. Ho iniziato, fin da piccolissima, a prevedere il vomito altrui, evitando luoghi, situazioni, capendo al volo quando stava per succedere, anche solo potenzialmente. Alle elementari, se qualcuno aveva mal di pancia io chiamavo mia mamma perché venisse a prendermi. 

Ho avuto la mia prima relazione di coppia a 14 anni, con un ragazzo più grande di me, durata due anni. Quando l’ho lasciato, ho dovuto in qualche modo imparare di nuovo a vivere, ad essere bambina, ad essere felice. E lì sono caduta. Una sera di dicembre 1998, dopo lo scambio di regali con gli amici - la mia migliore amica mi aveva regalato un criceto, Ivan - ho avuto il primo attacco di panico. Da quella sera, ne ho avuti ogni giorno per oltre due anni. La paura di vomitare - quella sensazione di nodo allo stomaco dato dall’ansia - ha condizionato tutta la mia adolescenza. Non mangiavo per periodi interi, un po’ perché pensavo che qualsiasi cosa potesse farmi male, un po’ perché non avevo proprio fame. Non dormivo, avevo paura di addormentarmi e di risvegliarmi poi sentendomi male, come succede da bambini, perciò mi mettevo alla tv e ci restavo fino alle prime luci dell’alba, dormendo 3-4 ore per notte, prima di andare a scuola. In primavera ed estate andava meglio: l’umore migliorava, avevo meno paura dei virus, delle congestioni. In inverno uscivo raramente, se lo facevo non bevevo, mangiavo poco e leggero, mi coprivo bene. E non dicevo niente a nessuno. 

I miei genitori erano ovviamente preoccupati, e mi sono stati vicini con ogni mezzo, parlando, stando svegli con me la notte, mia mamma mi grattugiava le mele come quando ero bambina, a volte nei momenti peggiori, in qualche rara notte, è arrivata a farmi una puntura di Plasil, perché fossi certa di non vomitare. Perché io ero CERTA che avrei vomitato (cosa che no, non accadeva mai).
Poi è arrivato l’inverno del 2000, il suicidio del migliore amico del mio babbo, delle settimane di pura angoscia che non dimenticherò mai. E i miei genitori che mi dicono: vuoi parlarne con uno psicologo? Sì, voglio.

Ho rincominciato a vivere, in qualche modo. Sono anche cresciuta, mi sono diplomata, ho iniziato l’università. Ho ripreso dei ritmi normali. Ho ricominciato a viaggiare, quell’estate per la prima volta da sola, a 18 anni, in Croazia, col mio fidanzato di allora. Ho iniziato a lavorare.
Ho continuato a non bere, a non drogarmi, a non mangiare pesce crudo, a guardare con terrore ai figli (gravidanza uguale nausee, bambini uguale virus), e devo aver fatto anche un po’ tenerezza ai miei genitori, che però mi hanno sempre supportata, mai criticata, sempre compresa e mai, mai per una volta hanno fatto commenti sulla mia alimentazione o su certi miei limiti. 

Nel 2006 ho avuto il coraggio - era il mio più grande sogno - di partire per Minsk per un semestre, da sola, in inverno. Gli altri viaggi in Bielorussia in inverno li avevo fatti con il gruppo di volontari ed avevo sempre avuto il terrore di epidemie di vomito, come mi raccontavano fosse già successo un anno. Questa volta ero sola.
Ero sola nel mio appartamento quando sono svenuta, mi sono ripresa e ho vomitato tutto quello che non avevo vomitato nei precedenti 23 anni della mia vita. Un virus? Freddo? Cibo? 
Non lo so, so che ero sola. E che ho dovuto arrangiarmi.

Ho iniziato a bere, scoprendo che non basta un bicchiere per farmi vomitare. 
Ho iniziato a salire in barca, scoprendo che sì soffro di mal di mare, ma insomma, basta che prenda una pasticca.
Ho avuto due figlie, e sì, ho ancora paura che vomitino, ma prima scappavo per un rigurgito, ora che di rigurgiti ne ho ricevuti a migliaia ho smesso di impressionarmi. 

Se sono cresciuta è solo grazie ai miei genitori. Se ho saputo prendere in mano la situazione, quando credevo che sarebbe stato impossibile, è solo per merito loro. Loro che non hanno mai sottovalutato ma nemmeno ingigantito la mia situazione, loro che non hanno mai fatto battute sulle mie paure, sulla mia taglia (che come immaginerete, pur non interessandomi all’epoca, era assai misera). Se non mi sono mai messa le dita in gola per togliermi quella sensazione di nausea perenne che avevo non è solo perché mi mancava il coraggio, ma perché ho avuto due genitori che sono sempre stati al mio fianco. 

Io non so che rapporto svilupperanno col cibo le mie figlie, non so quali saranno le loro paure, come sfogheranno le ansie che forse un giorno avranno. Spero solo di essere capace di stare loro vicina come i miei hanno fatto con me, né più né meno. 

E se qualcuna di voi ancora non ce l’ha fatta, posso solo dirvi: fatevi aiutare. Parlate, parlate, parlate. Forzatevi un po’, se ce n’è bisogno. Meritate serenità, meritate felicità, meritate equilibrio e forza. Quella forza che, dentro di voi, avete, basta solo trovarla.

È tempo di crescere. Per noi, per i nostri figli.

13 commenti:

  1. Sei stata fortunata ad avere due bellissimi genitori , non per tutti è così

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    1. Purtroppo è vero, ma io credo che una volta raggiunta l'età adulta e soprattutto diventati genitori a nostra volta, si abbia il dovere di provarci comunque, anche se il percorso è stato sempre difficile...

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  2. CONCORDO PIENAMENTE CON ARTEMISIA..... I MIEI GENITORI, ANAFFETTIVI ENTRAMBI, NON MI HANNO MAI FATTO SENTIRE ALL'ALTEZZA DI NIENTE E NESSUNO E ANCOR OGGI MI SENTO COSI'....

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  3. Ero bambina e ogni volta che uscivo, mi veniva un groppo allo stomaco e stavo male...male per tutto il tempo che ero fuori...finche' non tornavo a casa, tra le mie 4 mura....ho trascorso cosi' tutta la fanciullezza e anche parte dell'adolescenza......non era bello quando in classe si decideva una gita e io pensavo solo che quel giorno sarei stata male di sicuro andando con loro, quindi se potevo evitavo tutte le situazioni che mi davano ansia e groppo allo stomaco.....ancora non si parlava di attacchi di panico o altro, io ero solo la figlia fragile da seguire perché si sarebbe sentita male fuori sicuramente......quando sono arrivata a 12 anni , dopo avermi fatto fare un sacco di controlli fisici ( non si sa mai, avessi avuto davvero qualcosa) i miei genitori mi hanno portato da una neurologa infantile, che mi ha fatto un po' parlare, poi ha dato a mia madre una bottiglietta di pastigliette bianche.....non mi ricordo il nome, né le ho mai tenute in mano.....so' che ogni sera mia madre me ne dava una e io piano piano ho iniziato a stare meglio....ho ripreso ad uscire con i compagni...e la mia vita e' cambiata.....quando pero' sono arrivata alla maturita' e i sintomi sono tornati, ho capito che era solo il mio carattere che mi faceva vivere cosi' male....quindi ho deciso di alzarmi le maniche e combattere quel malessere......ancora oggi, quando sento strani sintomi, cerco di farmi forza e mangiare una caramella, pensare a qualcosa d'altro.......so' che e' solo la mia testa , ....ed oggi che ho un figlio, purtroppo vedo in lui le stesse debolezze che avevo io e lo capisco, cerco di prevenirlo in tante cose, non dandogli peso e cercando di aiutarlo a superare tutto questo...ma possibile che la nostra testa ci porti a stare cosi'????

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    1. Eh cara, chissà. Siamo in tanti così, anche persone insospettabili. Io ora sto meglio ma è recente, ho avuto tante paure fino a poco tempo fa. Purtroppo anche i nostri figli possono essere vittime di questa ansia e ho capito che non dipende da noi. Spesso è proprio carattere. Da noi dipende come ne usciranno...

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  4. Grazie per le tue parole.
    Un abbraccio
    Federica

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  5. Pensavo di essere l'unica a soffrire come un cane per la fobia del vomito. Anch'io non mangiavo molto perché "almeno non ho niente da vomitare".
    Il periodo da ottobre a maggio era un inferno, sapevo che prima o poi mia sorella (più piccola) avrebbe preso il virus e me lo avrebbe attaccato, cosa che succedeva puntualmente ogni anno. E ogni anno succedeva di notte.
    I miei mi portavano all'ospedale a farmi fare delle banali analisi perché io ero convinta che facendomi "la puntura" mi sarebbe passato il vomito. Ho continuato ad avere il panico fino ai 18 anni quando ho iniziato a navigare sulle navi da crociera e una sera ad un party, oltre ad aver bevuto qualche bicchiere di troppo, ho beccato un mare incazzatissimo che mi ha fatto vomitare veramente l'anima.. da lì la paura ha iniziato a scemare. Poi sono rimasta incinta di Dafne (sempre a bordo) e le nausee da gravidanza a bordo di una nave sono credo una delle cose peggiori di questo mondo �� Ho ovviamente avuto la fortuna di avere una bimba che ad ogni poppata vomitava o rigurgitava a causa del flusso troppo forte �� E che se assaggia qualcosa che non le piace non si fa problemi a farsi venire i conati o a vomitare come se non ci fosse un domani.
    A 26 anni posso dire di esserne quasi uscita, anche se il sapere che qualcuno sta male o potrebbe star male ancora mi fa venire un po' d'ansia.
    Grazie per questo articolo ♥️

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    1. Una storia già vista :) Siamo in tante Marika, di emetofobici è pieno il mondo, più o meno gravi (il mio livello era assai grave), più o meno risolti. Coraggiosa tu ad andare in nave, io l'ho fatto la prima volta a 25 anni (mio marito aveva avuto una crociera premio) e ho pianto la maggior parte del viaggio solo per la paura di poter vomitare... Ho iniziato a prendere la nave due anni fa, per me anche la lancia da 10' era terrore puro. E ovviamente avevo paura dell'aereo ma non di cadere, di vomitare... I figli ci rendono più forti, piano piano chissà, ce la faremo del tutto... un abbraccio

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  6. Grazie, capisco quello che dici. Ho perso 3 anni della mia vita chiusa in casa, uscendo solo per lavorare e facendo sempre lo stesso percorso per evitare di scatenare attacchi di panico. Dai 21 ai 24 anni così. Pensando che un giorno mi sarei svegliata e tutto sarebbe passato. Non è così. Ci si vergogna a parlarne, ci si sente deboli e stupidi e si ha paura che gli altri non ci capiscano. A volte è vero. La mia migliore amica non capiva, mi prendeva in giro,diceva:attenti che se facciamo qualcosa di diverso nel weekend Simona si caga tutta... per quello ho cominciato ad isolarmi. Poi finalmente ne ho parlato, me ne sono fottutamente fregata e ho dato fiato a tutto quello che avevo dentro. Mi sono fatta aiutare. Un neurologo che Mi ha dato sicurezza e ho ripreso in mano la mia vita. Mi rimane il rimpianto di tre anni di gioventù non vissuto, ma con la mia migliore amica ho tagliato i ponti almeno😂

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    1. Che tristezza quando chi dovrebbe starti vicino invece ti sfotte. Ci sono molte persone così, che sottovalutano i problemi degli altri. Ok spronare, ma sfottere proprio no. Anch'io avrei potuto vivere più spensierata, ma mi godo la vita adesso, va bene così. Quello che siamo state ci ha portato a quello che siamo adesso, no? Un abbraccio!

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  7. Infatti nel mio momento peggiore ho capito su chi potevo contare e chi no.un abbraccio

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