Fare la mamma in Francia

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Ieri su Instagram parlavo della cultura Hygge e da lì mi è stato chiesto: hai mai letto il Metodo Maman?
Sì, l’ho letto. Bella cacata.
Nel senso che l’erba del vicino è sempre più verde, non è tutto oro quello che luccica, e fare soldi con un libro a cui nessuno aveva pensato è pure una figata. Altrimenti che ne avremmo scritto a fare uno?!
Detto questo, ho partorito due volte in Francia e le mie figlie, fino a poco tempo fa, dichiaravano di essere francesi, perché per loro nate in Francia = francesi. Quindi di fare la mamma in Francia ne so qualcosa.
I bambini francesi sono migliori dei nostri? Mah, per me sono semplicemente diversi. Le mamme francesi sono diverse da quelle italiane? Ooooh, infinitamente.
Ecco alcune differenze notevoli (e generalizzate, non posso conoscere TUTTE le realtà d’Italia, e soprattutto parlo di Parigi).
Ho partorito in un ospedale pubblico, di quelli col servizio di terapia intensiva e rianimazione, ed entrambe le volte avevo la camera singola.
La prima volta che ho partorito ero l’unica del mio reparto ad allattare e nessuno rompeva le palle a chi non lo faceva, pur essendoci le consulenti in caso di bisogno.
La maternità dura 16 settimane in totale, tra prima e dopo.
Si può entrare al nido a 2 mesi e mezzo.
Avere il posto al nido pubblico è cosa rara, la maggior parte delle famiglie si affida a tate, spesso condivise con altre famiglie del quartiere (che quindi tengono più di un bambino, sì!).

Le mamme in genere lavorano, e lavorano – purtroppo – tanto quanto gli uomini.
La parità di genere è molto più diffusa, ma invece di andare verso un miglioramento delle condizioni generali si è spinto la donna a comportarsi come fanno i padri, cioè lavorando senza orari. La vita è una vera centrifuga.
I padri però sono molto coinvolti: ne ho visti tanti portare i bimbi al nido in giacca e cravatta tenendoli nel marsupio, tanti li portano alle attività o ai compleanni, tanti fanno da mangiare e puliscono casa, portano al cinema o al parco, mentre le mamme stanno altrove. Insomma, sono perfettamente interscambiabili.
La scuola pubblica è aperta tutti i giorni dell’anno, festivi esclusi, dalle 8.20 alle 18-18.30. Non significa che hanno lezione sempre, ma che garantiscono copertura con attività varie SEMPRE, proprio per chi non può permettersi ferie, tate, ecc.
Alle elementari la piscina è una materia di studio su cui si è valutati.
A scuola, nei tempi non di lezione e dalle 16.30 alle 18, offrono delle attività, alcune gratuite, altre, come judo, scacchi, scherma, circo, ecc, a pagamento (meno di 20 euro al mese, ma cambia in base alla scuola).
I compiti esistono, non tutti i giorni, a volte di più, a volte di meno.
Si va al parco anche se tira vento, anche se è freddo, anche se è grigio. Non si copre un bambino come fosse un manichino della Moncler perché sennò si ammala.
Al nido si possono portare i bambini malati, se stanno bene. A scuola no.
Le mamme pensano anche a loro stesse. Escono con le amiche, lasciano i figli al padre per andare alle mostre, vanno dal parrucchiere (anche se non si direbbe) e sviluppano interessi, tutto questo lasciando che qualcun altro stia coi propri figli. Anche pagando e senza sentirsi per questo madri peggiori.
I genitori francesi partono in viaggio anche senza figli, più di quanto lo facciamo noi (io, personalmente, fatto una volta e per tre giorni).
Lo Stato aiuta, sì: in base al reddito, ti aiuta con un contributo mensile, ti aiuta con un contributo se decidi di restare a casa o se impieghi una tata, ti aiuta facendoti pagare meno tasse in base al numero di figli che hai (e infatti tanti ne hanno 3…).
Le mamme francesi non hanno nessun segreto. Sclerano come noi, sono di corsa come noi, si sentono in colpa come noi. Solo hanno un ENORME pregio: se ne fregano. Se ne fregano degli altri, delle apparenze, e pensano solo alla quadratura del proprio cerchio. Nessuna mamma francese vi giudicherà perché vi soffermate a parlare fuori dalla scuola, perché lavorate o non lavorate, non vi parleranno male di altre mamme, non giudicheranno come crescete i vostri figli, non si preoccuperanno di farvi entrare in casa loro se non è perfetta e, pregio per me inarrivabile: NON SI LAMENTANO.
Anzi, avete bisogno di aiuto? Chiamate la mamma di un compagno di classe e state certe che vi aiuterà. Senza troppe chiacchiere, senza chat whatsapp, senza bacini fuori da scuola, senza pettegolezzi, lei vi dirà di sì, assolutamente.
E non saranno perfette – perché non lo sono – però hanno capito una cosa importante: che invece di perdere tempo a giudicare gli altri, sarebbe meglio fare rete. Di quella vera, eh, non sui social (io non ho nessuna delle mamme della scuola su WA o su FB, non ci seguiamo, niente, eppure, anche a due anni di distanza dalla nostra partenza, sono tutte pronte ad aiutarmi se chiedo e io per loro, senza inutili moine).
Sarà per questo che tutto sommato si sta bene, qui?
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20 Comments

  • Mi confermi che hanno/avete molte meno vacanze estive ma che sono spalmate durante l'anno ogni due mesi circa una bella settimana di stop e possibili viaggetti?
    E come si giostrano i lavoratori? C'è tipo i centri estivi?
    Grazie mille
    Elisa

  • Io a creare una rete non ci riesco. O meglio, c'è ma solo a senso unico: i figli degli altri sono sempre mollato a me, sempre nei weekend a mangiare, i genitori se ne vanno e manco mi dicono se posso tenere i figli, ma mio figlio mai una volta che sia invitato o che questi si presentino con una torta o qualcosa.
    E se sono io ad avere bisogno mifaccio mille problemi a chiedere, d'altronde non mi viene mai offerto nulla perché tanto sono io quella che offre.
    È triste. Ed è triste che io passi per la stronza snob solo perché non mi lamento di mio figlio, peraltro nemmeno mi tanto. Taccio.

  • Per me la rete delle mamme è vitale! Io ho dei punti di riferimento per scuola, danza, nuoto, catechismo, compleanni ecc. La disponibilità è reciproca perché tutte lavoriamo e abbiamo tante attività da gestire! Evviva le mamme che si aiutano invece di giudicare

    • Mah, chiediamo a Klarissa. Io, per di più, a Prato non ci vivo da oltre 11 anni e di mamme pratesi non ne conosco, mentre di milanesi diverse (mio marito è milanese e lì vivevo prima di trasferirmi a Parigi). Non ho proprio capito il commento, mi sa.

  • Tolto l'aiuto statale, la "tata condivisa" ed il nuoto come materia di
    studio…potrei forse essere un mamma francese…

    Mi ritrovo in quasi tutto quello che fanno/hanno loro (o meglio ritrovo la
    mia famiglia…papà che collabora compreso…nonostante un lavoro
    impegnativo che lo ha fatto andare con la cravatta sporca di rigurgito al
    lavoro…proprio perchè al nido il figlio di turno ha rigurgitato la
    colazione al momento del saluto).

    Ma questo ritrovarmi in molte delle cose che tu dici fanno le mamme
    francesi/parigine non rende ne me ne loro migliori (le mamme francesi
    intendo)…semplicemente siamo mamme…

    Una precisazione…in ospedale anche in Italia non stressano se non
    allatti…c'è carenza di personale e le ostetriche (almeno quelle che ho
    avuto la fortuna di incontrare io quando ho partorito Pietro e Matilde
    avevano altri problemi piuttosto che sindacare sull'allattamento….se hai
    bisogno sono li per aiutare non per colpevolizzare).

    Ho partorito in ospedale pubblico con tanto di Tin e stanze con emergenze
    del caso e per il primo figlio ho condiviso la stanza con una ragazza e per
    la seconda ero in una stanza singola (o meglio doppia ma non occupata da
    nessuno oltre a me)

    Anche i Italia i giardinetti sono pieni di bimbi anche in inverno…almeno
    che non ci sia pioggia o meno zero…ma questo forse anche a Parigi.

    Discorso Viaggi…sono stata per lavoro a Parigi alle 34esima settimana di
    gravidanza…e la mia ginecologa mi ha dovuto sottoscrivere certificato se
    no Air France non mi faceva imbarcare in aereo….sono tornata al lavoro per
    alcune udienze quando mio figlio aveva un mese ( mi tiravo il latte per mia
    scelta e non perchè demonizzata da qualcuno a farlo)…è nato a fine ottobre
    e dal punto di vista lavorativo è stata durissima perchè ero nel pieno delle
    udienze….ho pagato una tata non condivisa e sono riuscita a incastrare
    tutto….a quasi 6 anni e non ha subito (spero…) traumi per questa cosa.

    Ho portato i miei figli a Parigi quando la piccola aveva 6 mesi ed il grande
    due anni esatti…io che amo Parigi (ci sarò stata almeno 25 volte) da mamma
    l'ho trovata molto difficile…in certi ristoranti mi guardavano "male"
    appena vedevano che entravamo con due bimbi così piccoli.

    Su questo le mamme francesi che dicono?!?

    Ah…giusto per informazione…capitava anche in Italia che guardassero male
    quando vedevano carrozzina e bimbetto nel passeggino arrivare….siamo
    simili anche in quello.

    Due mesi dopo siamo andati a Londra (dove peraltro ho abitato per due anni)
    e ho trovato una città molto più accogliente per i bambini e per le mamme…

    Ripeto…non esiste una mamma giusta (francese contro Italiana)…esistono
    solo delle mamme che cercano a loro modo di far del loro meglio…a
    prescindere dalla lingua che parlano, dalla religione in cui credono e dal
    cielo sotto cui addormentano i loro figli…

    Le mamme francesi non sono migliori di noi…ne viceversa…la migliore è la
    mamma che fa quello che sente giusto per se e per i figlio…che trova a
    armonizzare la sua vita con quella dei figli mantnendo una sua
    identità….che non fa cose che vanno contro se stessa solo perchè qualcuno
    dice che è qualcosa da fare…se una mamma con bimbi piccolini non si sente
    di viaggiare…liberissima di farlo…non sarà peggiore di me che ho messo i
    miei figli su un aereo per una vacanza appena nati…anche in quel caso il
    figlio non subirà un trauma. Sarebbe peggio se la mamma facesse quelò
    viaggio controvoglia…lo farà quando pronta.

    Morale….mamme francesi siete uguali a noi….o forse diverse come diverse
    sono tutte le mamme tra loro (anche quelle che vivono nello stesso
    condominio…)…e questo crea bimbi diversi con gusti diversi…crea
    persone.

  • Ma da nessuna parte c'è scritto che sono migliori 🙂 Ed è ovvio che si possano trovare similitudini. io ho spiegato solo com'è la vita a Parigi! Non ricordo più dove l'ho scritto ma appunto gli adulti non vanno in posti da adulti coi bambini. Al ristorante la sera non li portano. Io l'ho sempre fatto e me ne sono sempre fregata, quindi in questo non sono per niente francese 🙂 Mentre ammiro una certa indipendenza (io sono sempre stata chioccia e ci ho messo un po' a staccarmi), ho piacere a stare con le bambine anche quando vado in vacanza o al ristorante. Ma non sono né migliore né peggiore, proprio come loro: sono diversa, a modo mio. Riportare un'esperienza non significa crederla migliore 🙂 PS Io ho iniziato la prima gravidanza, quindi gli esami, a Milano, e a Niguarda mi sarei ritrovata in una camerata da sei o da quattro! Ho amiche che hanno partorito in altri ospedali e si sono ritrovate comunque in camerate. Detto questo, molte cliniche private di Parigi ti fanno pagare la camera singola, che però è rimborsata dall'assicurazione, che tutti hanno e costa una miseria (molte persone infatti partoriscono nel privato, io ho preferito strutture pubbliche perché avevano la tin: il primo ospedale in cui ho partorito, che poi ha chiuso, era vecchissimo, storico, cadeva a pezzi, eppure aveva camere singole).

    • Cioè ho capito male il commento? Scusa ma mi sto perdendo 🙂 Ma ripeto, io non penso che siano migliori. Il primo, grosso limite che trovo è che non si battano per avere più diritti – loro come i padri – e non so se sia un fatto di pura accettazione o perché semplicemente va bene così. Non l'ho ancora capito. All'inizio tendevo a pensare che semplicemente non gliene fregasse niente, poi invece no, ho conosciuto tante mamme, mamme di amiche delle mie figlie o mamme amiche mie, e sono mamme molto presenti, solo non in termini di tempo, ma di qualità. ll weekend, per esempio, è dedicato interamente ai figli, ma in maniera molto coinvolta (attività, uscite, ecc), mentre magari in settimana vanno a letto alle otto con la babysitter, e loro vanno a teatro senza passare da casa. È un modo diverso, ripeto, non migliore. Credo che un po' di indipendenza in più non farebbe male alle italiane – dai propri genitori, dai figli stessi – ma è una generalizzazione molto semplicistica.

  • Io invece, dalla descrizione, trovo molto meglio la vita per le mamme li in Francia che in Italia.Probabilmente anche nelle città metropolitane italiane è più facile che siano simili alle francesi ma vorrei che fosse così diffuso questo genere di mamma (o chiamiamolo stile di vita genitoriale) anche nella provincia. purtroppo a me non piace ciò che vedo, la mia vita di mamma lavoratrice è fitta di ostacoli e non riesco ad avere empatia con la maggior parte delle altre mamme. Non escludo di essere io la sbagliata, ma il disagio lo provo, è un dato di fatto. E dalla mia esperienza londinese ho visto una simile apertura, che purtroppo non si vede in Italia.
    barbara

    • Cara Barbara, il tuo messaggio rispecchia appieno quelli letti su FB. Diciamo pure che, pur non essendo mai stata mamma in Italia (e ripeto, semmai in parte a Milano, dato che è lì che ho iniziato l'avventura della gravidanza, che ho preso la maternità, quindi ne conosco diversi aspetti, mentre non so, per esempio, come si svolgano le giornate lavorative a Prato 🙂 ), leggere le storie di migliaia di donne nel corso di questi 5 anni di blog mi ha fatto scoprire tante cose. Poi sì, ogni realtà è a sé, non solo di provincia ma anche personale, gli equilibri dipendono da tante cose, ma su alcune differenze non c'è dubbio (per esempio l'organizzazione scolastica che, rispetto alla nostra, va incontro alle famiglie, oppure il fatto che diano ferie senza problemi). Poi gli ostacoli ci sono anche qui, soprattutto per una come me che ha, comunque, la mentalità dell'italiana (e mi rifaccio per esempio al discorso di portare le mie figlie ovunque… sono andata con Priscilla neonata nel marsupio a depositare la tesi, non ti dico).

    • Anche secondo me la differenza in Italia è tra grandi città e province. Il genere di pare mentali e litigi tra mamme che leggo spesso nei commentisul web non lo ritrovo affatto, per fortuna, tra quelle che conosco. Sono molto più rilassate è credo dipenda da una diversa mentalità di Milano rispetto altri posti. Soprattutto la figura della mamma che DEVE fare tutto da sola come se il padre non esistesse e che si gratifica per quanto si sacrifica. La vedo molto quando leggo commenti ma poco tra chi frequento

    • Io vengo da Milano, e di pare ne ho viste tante anche lì. E da quello che racconta Klarissa, non sono l'unica. Altrimenti possiamo metterci a fare la differenza tra capoluoghi di regione e resto della regione, tra nord, centro e sud… le differenze in Italia ci sono sempre state, ma io avevo il veto di assumere donne, a volte, pur essendo a Milano.

  • A me sembra una cavolata anche lo stile di vita hygge. È un'ovvietà che ci si fidano le serate in casa con gli amici o le varie cose che in compagnia o soli i possono fare a casa. Infatti di solito la gente cerca di rendere la casa accogliente. Tra l'altro o danesi hanno l'abitudine di passare anche molto tempo all'aria aperta nonostante il tempo. Secondo me non c'entra nulla con il fatto che non stanno tutti lì a criticarsi o a lamentarsi come fanno in Italia (tu fai scritto così su instagram). Sapersi godere le piccole cose e le attività in casa non vuol dire non avere comportamenti di critica e lamentele. Un po' come il magico potere del riordino

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