Mamme: lavorare o non lavorare?

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Sono da sempre una fan dell’autonomia, dell’indipendenza, sia essa degli uomini, delle donne o dei bambini. Non ho mai concepito i legami di dipendenza, nemmeno affettiva: sì, mi piace che una persona – un marito, un fidanzato, un’amica – abbia bisogno del mio affetto, per stare bene, ma mi è sempre piaciuto che avesse bisogno anche dell’affetto altrui.
Sono cresciuta con una mamma che non ha praticamente mai lavorato, tranne ogni tanto per piacere o per aiutare mio papà. “Non ne aveva bisogno”.
Non ne aveva bisogno in una società in cui l’uomo era quello che portava i soldi a casa – e attenzione, era stato così nel momento in cui mio papà aveva iniziato a guadagnare bene, perché mia mamma aveva iniziato a lavorare a UNDICI anni – la donna quella che accudiva i figli, cucinava e stirava. Mio papà aveva i suoi hobby, i suoi interessi, mia mamma lo aspettava a casa.
E l’ho trovato sempre enormemente ingiusto. Eppure, dentro di me sapevo che l’unica vera colpa era di mia mamma stessa, che si era fatta andare bene questo sistema. Ogni volta che la sentivo dire “mi lasciava sola per…” le chiedevo: ma perché l’hai permesso? Perché non ti sei presa i tuoi spazi? E forse sono state le mie parole, o chissà la menopausa, ma ha cominciato a farlo. E grazie al cielo, dato che a 60 anni è rimasta vedova.
Ogni volta che sento una donna dire “non lavoro perché posso permettermelo” mi mordo la lingua per non dire quello che penso: penso che ci sia qualcosa di profondamente ingiusto in questa espressione, perché questa espressione riguarda quasi sempre le donne, solo in minuscola parte gli uomini, e non è una conquista, ma un fallimento.

Certo, anch’io posso permettermi di non lavorare (oddio, vivendo a Parigi e volendo fare la vita che facciamo, coi viaggi e le cene fuori ecc, mica tanto, ma accontentandosi hai voglia!), ma perché posso? Perché MIO MARITO LAVORA. E perché lui DEVE lavorare per mantenere anche me? Perché è scontato che sia l’uomo a lavorare e la donna possa così permettersi di stare a casa?
Ogni famiglia si organizza come meglio crede e su questo non c’è nessun dubbio. Per molto tempo ho detto che si doveva lavorare ma in realtà lo dicevo per giustificare la mia scelta, non perché ne fossi convinta. Non giudico chi non lavora, ma questa espressione sì, “perché posso permettermelo”. Se sentissi dire “perché mi fa schifo lavorare, perché preferisco stare coi miei figli, perché non ho voglia”, sarebbe diverso. È un errore che sta alla base della società, l’uomo lavora, la donna cura la famiglia. Perché deve essere così? Perché uomini e donne non possono avere lo stesso peso? Sento uomini dire “ah, se mia moglie guadagnasse più di me…” certo, e cosa fanno gli uomini per far guadagnare di più le mogli, obbligate ad uscire presto, ad evitare trasferte, a rifiutare salti di carriera perché se non stanno loro dietro ai figli non ci sta nessuno?
Non sarò io a dirvi se è giusto o meno lavorare. Io sono nata per farlo, ho iniziato a 18 anni e ho sofferto molto quando, per un motivo o per un altro, non ho potuto farlo. Ma le mie motivazioni sono diverse da quelle di chiunque altro e non voglio nemmeno dire che sarò di miglior esempio per le mie figlie perché mia mamma, che non ha mai lavorato, è sempre stato un grande esempio di forza, tenacia, impegno, generosità, non l’ho mai vista come una fancazzista, una mantenuta, o altro. Non esiste certo solo il lavoro, per dare il buon esempio, anzi.
Il mio post però è per tutte quelle donne, mamme, che sono nel dubbio: lavorare o non lavorare?
Lavorate, e vi dico perché:
– I figli crescono: se è vero che per i primi tre anni hanno tanto bisogno di noi, poi vanno a scuola, e piano piano crescono
– Il mondo del lavoro fa schifo: rinunciare al lavoro oggi per non pagare il nido significa ritrovarsi senza lavoro tra tre anni, quando magari ci rimarrà troppo tempo o sempre troppi pochi soldi, meglio fare un sacrificio per tre anni (bisognerebbe aprire un discorso sul supporto dello Stato e della società, ma va be’)
– Il lavoro è un contributo alla società: certo, lo è anche crescere i figli, ma ricordatevi che per i servizi sanitari, per la scuola pubblica, per le strade e il resto dobbiamo pagare, e se nessuno lavorasse…
– Il lavoro è soddisfazione: c’è anche questo, che non conta poco. Molte volte parlo con o leggo di mamme che si sentono troppo chiuse nel loro ruolo, lavorare aiuta ad aprirsi, a conoscere persone nuove, a mantenere il cervello attivo
– No, i bambini non amano di meno: la presenza di una mamma non si conta nel numero di ore che si passa insieme ma da come si passa questo tempo. Altrimenti i padri non se li filerebbe nessuno, non credete?
– Lavorare riequilibra i ruoli: posto che ogni padre dovrebbe fare il suo a prescindere dall’impegno della mamma, proprio come fa la mamma che fa il suo dovere e stop, se entrambi i genitori lavorano la famiglia è molto più equilibrata da diversi punti di vista, anche emotivo. Certo, esistono uomini che comunque non fanno niente, ma dovete lottare per questo!
– Le differenze di genere… stiamo tanto lì a menarcela sui giochi divisi per sesso, oh mamma che scandalo, e poi “sto a casa perché posso permetterlo…”, cioè stai a casa solo perché hai trovato un uomo che guadagna abbastanza (e no, non puoi sapere se guadagna abbastanza anche GRAZIE A TE, perché che ne sai, magari da solo o con un’altra donna guadagnerebbe anche di più!). Non è una critica ma una riflessione che vi invito a fare. Posto – di nuovo – che ogni famiglia ha il suo equilibrio e lungi da me giudicarlo, questo discorso va contro ogni speranza di emancipazione femminile.
Scelta non è quando si ha accanto un uomo che guadagna anche per noi. Scelta è quando avremo un ruolo paritario e sarà anche l’uomo a dire “sto a casa coi bambini perché posso permetterlo”. Allora sì, la nostra sarà una scelta libera, condivisa e non scontata.
Fino a quel momento, care mie, la strada è ancora lunga. E allora meglio lavorare, prima di rimanere fregate. Perché sì, tra l’altro, c’è anche quella possibilità.
PS Ovviamente per chi non trova lavoro il discorso è ben diverso.
PS2 Nessuno si senta giudicato perché NON è un giudizio, in nessun modo: è soltanto un consiglio da chi sa cosa vuol dire.
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31 Comments

  • Sei stata una grande in questo post!! Condivido ogni tua parola!

    Io ho sempre lavorato, prima di diventare mamma e continuo a farlo ora che ho 2 bimbe… certo, è cambiata la mia disponibilità, ho ridotto l'orario per stare con le mie figlie e di certo con il mio solo stipendio non andremmo molto lontano… ma sono felice di essere indipendente nel mio piccolo… di poter "staccare" dal ruolo di madre…

    Certo, tra me e mio marito, sono io che faccio più rinunce per star dietro alle bimbe, ma mi sta bene così…

    Ho scelto un compromesso, lavorare ed essere mamma! Si può fare.. è dura, ma ce la si fa!!

  • Non lavoro perché posso permettermelo. Nel senso che la mia fonte di reddito sono gli affitti di due appartamenti e un negozio ereditati dai miei nonni. Non lavoro in senso stretto, ma ho una fonte di reddito, pure buona e l'indipendenza economica. Altrimenti, col cavolo! Non solo per un ipotetico "E se poi con tuo marito ti lasci?", ma proprio perché a fare la mantenuta non mi sentirei a mio agio, non mi sentirei libera, non sarebbero soldi miei e non mi sentirei libera di usarli come voglio. Con questo, non giudico chi invece non lavora contando sul lavoro del marito, perché essere mamme lavoratrici in Italia non è facile e se una trova che sia più la spesa che la resa, non posso darle torto. Però io non ci riuscirei.

  • Non lavoro ed è una scelta che ho condiviso con mio marito perché abbiamo un progetto comune per la nostra famiglia che prevedeva, e prevede, l'apporto di entrambi. Da parte sua la sicurezza economica, oltre all'impegno verso i figli ovviamente, da parte mia occuparmi di tutto il resto. Viviamo tutti più rilassati perché io non lavoro, c'è meno stress in casa di quello che ci sarebbe se io lavorassi, viviamo meglio perché io non lavoro, di questo sono consapevole e certa. I miei figli non sono più piccolissimi, ma io non mi annoio di certo! Ce ne sono di cose belle da fare nella vita ad avere il tempo. Pago lo scotto di sentirmi sminuita socialmente, questo sì, ma "sopporto" perché credo nella mia scelta di vita, anzi nella nostra. Il mio matrimonio potrebbe finire? Potrebbe, ne sono conscia, così come chi lavora potrebbe perdere il lavoro, cosa anche sempre più facile al giorno d'oggi, e ritrovarsi ad essersi sacrificata per ritrovarsi con niente. Certo che nella mia scelta è stato determinante avere accanto un uomo che dal primo giorno ha considerato i soldi "nostri" e che apprezza tutto il mio lavoro per il benessere della famiglia. Se avessi dovuto rendere conto di ogni spesa il discorso sarebbe stato diverso.
    Lavorate: se non potete farne a meno, se farlo vi rende più felici, se non sapreste come altro impiegare il vostro tempo.
    Non lavorate: se potete permettervelo e vi sentite realizzate comunque e se riempire le vostre giornate per voi non è un problema.

    • Non potevi dare risposta migliore!!! X me valgono le stesse cose… aggiungo che prima di avere la prima bimba lavoravo e guadagnavo molto di più di mio marito e che i soldi erano NOSTRI già da allora!!! I bimbi crescono, qst è vero, ma il fatto di esserseli goduti al 100% non ha prezzo!!!!! Se, un domani, ne avrò la necessità, mi rimetterò in pista… nel frattempo faccio concorsi nel mio ambito lavorativo e continuo a studiare x tenermi aggiornata!!! X lavorare c'è tempo… dati gli anni con cui si va in pensione, x godersi i figli no, il tempo vola, loro diventano grandi in un attimo!

    • Come ho scritto, ogni famiglia ha i propri equilibri e non dovremmo mai giudicarli, non ha nemmeno senso. Il mio post era più per quelle donne che si trovano nel dubbio, che magari lavorano ma non sanno come fare, che si sentono in colpa perché vorrebbero stare di più coi figli. Premesso che io non riuscirei a fare una scelta come la volta perché ho troppo bisogno di sentirmi indipendente (uno dei motivi – anzi, il principale – per cui non volevo andare a Panama era proprio che avrei perso il lavoro e quindi sarei diventata dipendente, e onestamente anche se era una scelta praticamente imposta non me ne importava… per fortuna – per me! – ho potuto continuare ad avere la mia indipendenza grazie al lavoro free lance e al blog), davvero non la sto giudicando. Giudico il sistema, perché i vostri (nostri) mariti non hanno la stessa possibilità di scelta.

    • Ps Io sono sempre stata una di quelle che i soldi sono nostri fino ad un certo punto, nel senso che io non ho mai speso una lira per me coi soldi di mio marito (abbiamo due conti separati da sempre) perché sono fatta così. Abbiamo sempre contribuito in proporzione ai nostri stipendi alle spese comuni, a Milano erano molto simili, poi per forza di cose si sono allontanati…

    • Il matrimonio che potrebbe finire in effetti è uno strano argomento. I figli devono essere mantenuti da entrambi i genitori per legge e nella casa ha diritto di abitare chi tiene i bambini anche se intestata all'altro. Secondo me non ha senso dire "e se tuo marito ti lascia cosa fai?" Mica è a sua discrezione mantenere i figli o meno. L'importante è scegliere e non credere che il proprio dovere di madre comprenda il non lavorare. Silvia

    • Su questo siamo d'accordo. Ma oggigiorno l'affido condiviso è sempre più diffuso, quindi una madre, volente o nolente, in caso di separazione deve lavorare (a meno di non avere altri redditi o di essere mantenuta, per esempio, dai genitori). E se prendi una donna che è stata magari 10 anni in attività, può essere molto, molto difficile. Soprattutto se pensa di poter trovare un lavoro "a suo gusto". Poi sia chiaro, io non auguro a nessuno una separazione, ma era proprio mio papà, che pure "manteneva" mia mamma, a dirmi sempre "sii indipendente". Il perché è presto detto: non metterei la mano sul fuoco su me stessa, figuriamoci su qualcun altro. Però ripeto, ognuno faccia quello che vuole, il mio è un "consiglio" da donna a donna a chi ne ha bisogno, non per chi ha le idee già chiare!

  • Io ora lavoro ma per tre anni non ho lavorato. Per scelta in entrambi i casi. Mi spiego. Ricercatrice all'università,facevo orari folli anche per me che non ero mamma. Poi abbiamo deciso di diventare genitori in modo….inusuale. Tre in un colpo. Già grandi. Con esigenze speciali. Ho continuato a lavorare 4 anni, finchè ho deciso che era arrivato il momento di stare a casa. Per me, non per gli altri. Perché, per farci stare tutto, chi spariva ero io. E non amavo più il mio lavoro perché lo vivevo con angoscia. Come un ladro che mi rubava il tempo, gli affetti, la vita. Allora ho scelto di stare a casa. Ho affrontato di tutto. Critiche dubbi insulti…ma con accanto un grande uomo che mi ripeteva solo: tu puoi scegliere di fare qualsiasi cosa. Purché sia felice. Abbiamo stretto la cinghia. Tre anni meravigliosi, per me che adoro cucinare e prendermi cura della casa senza pressioni.
    Poi una nuova opportunità, i figli più grandi e la coscienza che cominciavo a desiderare altro, mi hanno portata a riprendere. Altri 4 anni meravigliosi. Per il momento, sono felice così. Appena non lo sarò più, cambierò di nuovo. Perché sono cosciente che la vita è la mia e non me la può divorare né il lavoro, né la famiglia. E i figli non sono felici se la mamma lavora o non lavora.
    Sono felici se mamma è felice. Anzi, se mamma e papà sono felici. E tutte noi vogliamo crescere figli felici.

    • Avete fatto quello che era giusto per la vostra famiglia. Avete fatto bene. Secondo me ci vuole anche l'attitudine giusta, per sapere soprattutto che sarà momentaneo, che non sarà una "decisione a vita" (perché purtroppo il mercato del lavoro a volte è così). Nei paesi sovietici quando si partorisce si può stare a casa tre anni, fino all'inizio della materna. Il lavoro è lì ad aspettarti, sempre.

  • Grazie stupendo post.
    Una volta ho letto
    "mio marito ha detto che mi trovo io un lavoro e lui sta a casa con i figli. Con il cavolo che io lo mantengo"
    Peccato che lei fosse casalinga e quindi il marito lavorasse e la mantenesse.
    E sta proprio lì il punto cruciale, quando entrambi potremo scegliere sarà la vera vittoria. Noi lavoriamo entrambi, perché non abbiamo scelta. Se potessi stare a casa non lo farei, se potesse stare a casa lui e ne avesse piacere io non avrei alcun problema, anzi, ne sarei anche felice.

    • Esatto. Nemmeno io starei a casa, ma se il mondo fosse equo e mio marito volesse starci a me andrebbe bene, scelta sua. Ma nel 95% dei casi è scontato che l'uomo lavori, e se qualcuno deve (o semplicemente vuole) stare a casa è sempre la donna. Allora non è scelta.

    • Il discorso della babysitter mi fa impazzire ogni volta che lo sento. Perché questo calcolo si fa sullo stipendio della madre è mai su quello del padre? Spendere per la babysitter è una cosa che fa per forza la mamma con il suo stipendio perché è lei a farsi sostituire? Si potrebbe dire anche del padre, magari in quelle famiglie in cui gli stipendi sono uguali o non c'è troppa differenza

    • Ah, non lo so. Per anni mio marito ha pagato il nido con addebito sul conto, e io pagavo con assegni la babysitter e la signora che faceva le pulizie due volte a settimana. Mai pensato "il mio stipendio va….", ma sempre fatto un semplice calcolo (a prescindere dal fatto che avrei lavorato comunque, perché il mio stipendio sarebbe cresciuto, le spese per le bambine diminuite, quindi meglio fare sacrifici per tre anni): affitto+babysitter+nido+pulizie, da dividere tra di noi, in genere senza troppi calcoli (perché poi il resto lo paga chi può, semplicemente).

  • Lavoro da 10 anni e ho due bei bambini di 8 e 5 anni.. ma ora in attesa del terzo sto, insieme al marito, pensando di smettere per stare un po' più dietro ai bambini e alla casa.. e comfesso che è una scelta difficilissima ds prendere e so già che da una parte la mia indipendenza economica mi mancherà non poco..ma chissà magari riuscirò ad inventare qualche lavoretto da poter gestire in autonomia..

  • Io ho il problema inverso, devo far capire a mio marito che se guadagno più di quel guadagna lui non è un problema, lui rimane uomo lo stesso. Io sono felicissima di lavorare e non smetterei mai, per ora ho solo deciso di lavorare meno e vicino a casa, ma perché sono io a volerlo, ma perché mi è possibile, ma sono assolutamente pronta a ricominciare a lavorare a tempo pieno appena mi sentirò pronta.

  • E va beh, perla cinquantesima volta il mio account è andato a farsi benedire e quindi commento anonimo…
    Io credo che il discorso di Anna sia spiegato benissimo.
    Una donna può anche essere milionaria di famiglia d'origine ma se vuole lavorare perché non dovrebbe farlo? Perché dovrebbe fare una palla di carta delle proprie esigenze e buttarle giù per il cesso?
    Stesso discorso per le non lavoratrici. Se non lavori perché pur con qualche sacrificio economico si è tutti più felici e rilassati, ben venga.
    Credo che il post di Anna sia da intendere come: se segli di non lavorare deve essere una TUA scelta e non la scelta del marito, figli, società. Per poi sentirsi dire…mi sono sacrificata… no, nessuna donna mamma moglie deve sacrificarsi, ma deve scegliere. È diverso.
    Simona

    • Infatti spesso è una scelta della società.
      Molte donne dicono "mi costerebbe di più la babysitter, il nido, ecc" e per carità, è stato così anche per me. I primi anni tra nido, affitto ecc eravamo in ristrettezze e non mi godevo nemmeno le mie figlie. Perché è il mondo ad essere sbagliato. Dovremmo semplicemente pretendere uomini e donne una maggiore flessibilità, non PER LE DONNE, ma per entrambi i genitori. Così si riacquisterebbe un po' di parità…

  • Quello che non capisco è perché se una donna fa la colf o la tata è un lavoro,ma se lo faccio io per la mia famiglia sono mantenuta. Se sono a casa perché ero disoccupata e sono rimasta incinta, e quindi ho deciso di non impazzire per cercare un qualunque lavoro schifoso ma godermi mia figlia, perché devo pensare che mio marito mi mantiene?
    Faccio la mia parte alla grande.
    E il tuo è un giudizio,lo è anche se lo neghi.
    Perché consigli di lavorare e perché dici che tu lavori per permetterti la vita che fai ma che SE TI ACCONTENTASSI sarebbe diverso.
    Chi ti dice che io mi accontento della miavita? Perché non ceno fuori o non viaggio quanto te?
    Il mio viaggio è crescere mia figlia. Non mi sento affatto sminuita per questo ruolo in sé, il problema vero è chi pensa che il solo e unico contributo alla società sia lavorare perché se nessuno lavorasse eh…
    Ti do una notizia, io non mi gratto per niente, contribuisco alla società quanto te.
    E sono stufa di sentirmi giudicata per questo solo perché siamo nel terzo millennio.
    Mi sono veramente rotta le palle di questo.
    Poi salti fuori tu, dai un giudizio (o esprimi la tua opinione,girala come vuoi), altre donne danno pareri diversi nei commenti e tu concordi con tutte.
    Questo a mio parere è tirare il sasso e nascondere la mano. Lisa

    • Mmm… NO. Ribadisco che il post è per chi è indeciso sul lavorare o meno, non su chi ha già preso una decisione. Io non sono nessuno per far cambiare idea agli altri, figuriamoci su un tema tanto importante. Ma magari ci sono donne che hanno dei dubbi e sì, riporto la mia opinione, altrimenti non avremmo aperto un blog. Se tu sei felice della tua decisione, io sono felice per te. Io non penso che tu sia una mantenuta, non so niente di te e onestamente non vedo perché ti scaldi.
      Nelle mie parole non c'è un giudizio, proprio perché ogni vita è a sé. E per questo concordo con tutte, perché ognuna ha le sue ragioni e io non intendo modificarle, cosa dovrebbe importarmi? Fare una gara a chi è più brava? A chi "cresce la sua famiglia"?
      Allo stesso modo, per me crescere la mia famiglia – come per mio marito, scelte condivise come quelle di chi decide che uno lavora e uno no – è anche viaggiare. Vorrai mica giudicarmi per questo? Vedi, a voler guardare bene il tuo commento è molto più giudicante del mio post, soprattutto il tono…

      PS Ti gratti? L'ho detto io per caso? O l'hai detto tu? Scusa eh…

    • Scusa Lisa ma dalla risposta che hai dato e leggendo il post e tutte le altre risposte sei solo tu che hai emesso più di un giudizio. Da quello che ho letto sembra che tu non ti senta completamente convinta della vita che hai scelto se ti scagli in questo modo. Il fatto che non capisci perché una donna che fa la colf o la tata è lavoro mentre il tuo fare la mamma e casalinga no (che tra l'altro fanno anche la maggior parte delle donne che lavorano eh) è semplicemente perché la definizione di lavoro è impiego retribuito.
      E mi fermo qua.
      Bel post Anya e complimenti alle altre per il rispetto nelle vostre risposte.

    • Se posso dire la mia credo che la differenza sia che la colf e il ruolo di moglie non siano intercambiabili. Non trovo molto bello pensare che il marito "mantenga" perché gli tengo pulita la casa. È un rapporto diverso. La colf pulisce a ore la casa di qualcun altro ed è un lavoro. Io non sostituisco la babysitter facendo la madre, sono la madre è diverso. Sono stata a casa un anno e mio marito non mi pagava a ore per pulirgli la casa che tra l'altro non è solo sua. E poi nel post si dice che ognuno fa ciò che vuole basta che non lo faccia perché trova diverso sacrificarsi

    • Guarda che se ti senti giudicata da una sconosciuta che leggi su un blog è un tuo problema. Io ho fatto un figlio quando mi pareva venivo giudicata eccome anche non mi si criticava in modo diretto. Per nessuno era il momento adatto, bè per me sì. Per trovi adatta a te la tua scelta bene, ma non puoi pretendere che tutti la pensino come te. Nessuno ti impedisce di fare quel che fai solo perché scrive nel proprio blog la sua opinione

    • Fare la "colf" è un lavoro del tutto rispettabile, che permette a molte persone di vivere e di far vivere bene/meglio la propria famiglia. Il fatto di delegare ad altri quello che noi non possiamo fare fa parte del progresso. Saprei verniciare casa, l'ho fatto, ma se non ho tempo e ho i soldi chiamo chi lo farà per me. So montare i mobili e infatti abbiamo risparmiato centinaia di euro portandoceli a casa e montandoceli. Sono scelte. Ma ogni lavoro è degno, il fatto che alcune donne puliscano case (anche uomini, nel mio condominio di Milano un uomo faceva le pulizie e la moglie non lavorava) non significa che si sostituiscano alla donna di casa perché… quella casa in genere è vissuta da due esseri umani, non da uno solo. E chi l'ha detto che debba pulirla quello di sesso femminile? Lo stesso discorso si può fare per le babysitter, che non si sostituiscono alle madri, semmai ai genitori (posto che per me non si tratta di sostituzione, altrimenti si può parlare di sostituzione per QUALSIASI lavoro che deleghiamo).

  • Io sono attualmente in maternità perché aspetto la mia secondogenita. Di mestiere faccio il medico, lavoro su turni e il 90% sono notturni. Lavorare principalmente di notte all'inizio non e' stato facile ma non avevo scelta…poi però con l'arrivo del mio primo figlio si è rivelato comodo. All'inizio di questa gravidanza con mio marito non abbiamo avuto dubbi: sono rimasta quasi subito a casa in maternità anticipata a godermi la gravidanza e il mio bimbo! Tutte le mie colleghe mi hanno criticato e mi dicevano che mi sarei annoiata a stare a casa tutto questo tempo..beh io sto alla grande!! Forse perché so che non è una condizione definitiva..boh..ma fare la casalinga a tempo pieno non mi dispiace proprio!!!a fine maternità riprenderò con i turni di notte…fino a quando la mia piccola compirà due anni…poi mi farò coraggio e comincerò a lavorare di giorno!
    Tutto sommato la mia vita mi piace così…riuscire a conciliare un lavoro ben pagato con la famiglia mi sembra una grande fortuna!! Buona vita a tutte..qualunque scelta facciate!
    Ann

    • La possibilità di scelta (di orari, di flessibilità, stare a casa dei periodi) sarebbe una grande conquista, per le madri come per i padri. Peccato che spesso siamo solo noi a chiedere questi diritti!

  • Salve a tutte, io sono proprio una di quelle che non sa cosa fare, cioè mi spiego meglio. Prima di avere il mio primo bimbo lavoricchiavo senza mai una continuità e senza sicurezze. Avevo perso il lavoro, due amiche, e dopo aver perso anche un figlio, sono rimasta nuovamente incinta. Ora il mio tesoro ha 13 mesi, ed io lo amo infinitamente, ma sento anche che mi sta venendo una sorta di depressione. Perché sento dentro di me che ho voglia di rimettermi in gioco, mi sono laureata perché avevo ambizioni, tante, poi ho finito col fare sempre lavori più semplici, tipo segretaria, impiegata. Ma adesso vorrei veramente riprendere, anche con un semplice lavoro come commessa, perché sento che stare tutto il giorno dietro al mio bimbo mi toglie troppe energie e anche, soprattutto a livello mentale, mi sfianca, non mi basta più. Avrei veramente bisogno di un lavoretto proprio per staccare un po’, nonostante io lo amo tanto. A volte ho pensato anche, erroneamente lo so, che con questa voglia che sento di tornare a lavorare non significa che voglio meno bene a mio figlio,proprio perché me ne voglio allontanare per qualche ora, mi sono sentita in colpa. Non so, forse è una sensazione che viene a tutte noi mamme quando si deve o si vuole tornare ad una vita sociale e lavorativa? Purtroppo non ho ancora trovato nulla, ma spero tanto che a gennaio saluti fuori qualcosa, perché ne ho veramente voglia e logicamente anche bisogno, visto che abbiamo anche un mutuo da pagare e adoro di tanto in tanto togliermi qualche sfizio, ma i soldi in banca non sono miei e così non mi sento mai davvero libera di fare un acquisto solo x me!nonostante mio marito consideri i soldi nostri, non suoi. Comunque mi ha fatto bene leggere le tue parole Anya, spero che il mio.bimbo non senta la mia mancanza quando non ci sarò, all’inizio poi mi piacerebbe, proprio per questo, trovare un lavoro Part time, anche se è molto difficile lo so.. ma soprattutto so già che mi mancheranno i momenti che ora passiamo insieme, tutto il giorno praticamente..come farò?mah…chi lo sa…fortuna che ho il telefono pieno delle sue foto. Un saluto e scusate se mi sono dilungata, non sapevo da dove cominciare. Ciao!

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