Fenomenologia della mamma: la mamma libero professionista

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Essere una mamma libero professionista o autonoma è una figata.
Puoi lavorare quando e quanto ti pare, puoi gestirti il tuo tempo, non devi rendere conto a nessuno, se ti gira puoi uscire alle 3 e fare una sorpresa ai tuoi figli fuori da scuola.
Ahahahahaha, ci credete davvero?
No, ma davvero?
Emh, no, non funziona esattamente così.
Essere mamma lavoratrice in proprio significa innanzitutto lavorare fino al giorno del parto.
Non c’è maternità obbligatoria, figurarsi quella a rischio.
La tua maternità consiste nei tre giorni che stai all’ospedale, i migliori della tua vita.
Poi esci e, se ti va bene, puoi lavorare da casa o farti sostituire a caro prezzo (e raramente puoi farlo perchè i clienti vogliono TE).
Se ti va male, ad esempio perchè hai un negozio o perchè devi ricevere clienti, devi vestirti – con ancora le mutandone post partum, la pancia da nono mese, la faccia gonfia e il seno che esplode- e presentarti con il tuo miglior sorriso, mentre dentro stai morendo di stanchezza e sensi di colpa.

I miei figli hanno avuto la buona creanza di nascere in agosto, almeno quello! Così per la prima uscita in società ho potuto aspettare quelle due o tre settimane, ma ricordo ancora i pianti che mi sono fatta perchè non mi entrava nulla e mi vedevo orrenda. E soprattutto perchè avrei solo voluto stare in pace con mio figlio in braccio.
In alternativa, puoi fingere di essere in uffico, e rispondere al telefono mentre cambi tuo figlio sul fasciatoio:  “no no, non disturba, sono al lavoro! PRRRRROTTTTTT”.
sì pronto? Sì la ascolto ma solo se è una cosa veloce, sono in riunione… UHEEEEEEH UHHEEEEEHHHH BUAHHHAUAUAUUUAAAAAAAA”

Quando di giorno il neonato dorme, col cavolo che puoi riposare: devi approfittarne e lavorare.

Se ti alzi 8 volte per notte, non recupererai mai le ore perse: caffè e avanti tutta. Se allatti, nemmeno quello.
Essere in proprio significa dover essere mentalmente attive anche se hai dormito 3 ore, perchè c’è il tuo nome sull’atto, o sul contratto, o sul referto che stai firmando, e nessuno lo controllerà.
Perchè non puoi far perdere 300.000 euro (ma nemmeno 1.000,00) ad un cliente, solo perchè sei stanco e ti sfugge una scadenza. Senza contare che ne sei responsabile in prima persona, con i tuoi soldi, i tuoi risparmi, la tua casa (segnare: non lesinare sulla polizza professionale!).
Significa dover garantire le entrate che avevi prima, perchè l’affitto, le bollette, i dipendenti, li devi pagare comunque. Sempre, che tu sia a casa malata, che tuo figlio abbia la mononucleosi o tuo marito la gamba rotta, tu devi far entrare almeno quello che esce. Poi se resta qualcosa in tasca, bene, altrimenti sarà per la prossima volta.
Ma ricordati di accantonare per irpef, irap, iva, cassa di previdenza, iscrizione all’ordine. E vestiti, perchè mica puoi andare in tuta, no?
La tredicesima e quattordicesima mica le prendi, le devi versare ai dipendenti, quindi a luglio e a dicembre è quando sei più in bolletta

Significa gestire tutti i casini che giornalmente si presentano, il centralino che si rompe, i litigi tra i collaboratori, gli scazzi con i soci o con i clienti. Se arriva un’urgenza la devi risolvere, non c’è chi lo fa al posto tuo, con buona pace del week end che avevi prenotato perchè eri proprio a pezzi.
Se succede un casino, sei tu che devi prendertene la responsabilità e comunicarlo, non si risolve con una cazziata del capo e poi tutto come prima.

Significa svegliarsi in piena notte con il dubbio di aver saltato una scadenza, e correre in pigiama in ufficio per ricordarti poi che avevi depositato tutto due settimane prima.

Le vacanze sono un miraggio, perchè i clienti, loro sì!, vanno in ferie, ma vogliono andarci sereni, quindi in giugno e luglio ti faranno morire.
Poi ad agosto, se hai culo, puoi farti un paio di settimane di vacanza, tenendo il telefono acceso ovviamente, che si sa mai.
Se sopravvivi a tutto questo, allora sì, puoi avere qualche vantaggio.
Dipende dal lavoro ma, a meno che non si si sia totalmente da soli con un orario di apertura al pubblico da garantire, puoi prendere e andartene in caso di urgenze o se hai fatto quello che devi fare.

Tipo una volta al mese se ti va di lusso, all’anno se va così così.

Puoi decidere di non lavorare il venerdì pomeriggio, o almeno un paio di venerdì al mese.
Puoi portarti i figli in ufficio, salvo pentirtene dopo 10 minuti quando li trovi infilati nella cassettiera del tuo collaboratore.
Non devi rendere conto ad un superiore, ma rendere conto a se stessi non è molto meglio.
Sì, pare un po’ tragica, e la domanda spontanea è: a che pro?

E chi lo sa!

A volte perchè c’è la passione,  o perchè si sono investiti anni di studi e di risparmi.
Altre volte perchè non c’è alternativa o l’alternativa è peggiore (se sei avvocato o commercialista alle dipendenze di terzi può essere infinitamente peggiore di così, per certi versi).
Di solito, semplicemente perchè la speranza è l’ultima a morire.
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16 Comments

  • Sono avvocato (in proprio…in studio siamo in sei e così "dividiamo" le spese ma ognuno risponde per se stesso)….mamma di due bimbi (di cui una nata a giugno e l'altro a fine ottobre…gggrrrr…quando ancora il pct non esisteva)…. insomma so cosa vuoi dire…e a volte io mi chiedo ancora se ne vale la pena..

  • Potrei commuovermi per questo post, seppur io sia piuttosto fortunata. Quello che meno si riesce a far capire è che se non porti a termine un lavoro, non perdi il bonus aziendale, ma un cliente, e tanti altri potenziali clienti a causa di un cattivo passaparola. Ne vale la pena? Per me, per ora, si anche se vado in pari e guadagno poco

    • esatto, e dei casini rispondi tu, se la segretaria o il collaboratore hanno fatto un errore, loro tornano a casa a farsi i fatti loro, ti non ci dormi tre giorni perchè tocca a te venirne fuori e comunicarlo al cliente…

  • Sono un avvocato con studio autonomo e mi riconosco perfettamente nella tua descrizione!Ho lavorato fino a pochi giorni prima del parto ed ho ripreso giusto dieci dopo il lieto evento.Mi ha salvato soltanto il fatto che ho trasferito lo studio in casa finché mio figlio non ha compiuto cinque mesi…facevo telefonate mentre lui stava nella sdraietta e scrivevo gli atti mentre lui dormiva.In occasione delle udienze lo lasciavo a mio marito o mia suocera avendo cura di "andare di tiralatte"….insomma è stata dura!

  • il peggio del peggio è essere titolare di partita iva MA di fatto dipendente, alias collaboratore di studio come capita al 90% di ingegneri, avvocati, architetti: lì non solo non hai ferie, contributi, malattia, congedi riconosciuti dal contratto, ma hai orario rigido, ferie non pagate quando decide il titolare (3 settimane ad agosto e una a natale, di solito, il resto dell'anno ti attacchi e guardi la sedia vuota del titolare che invece ogni 3×2 è a farsi la vacanzina in giro per il mondo, tanto ci siete voi schiavi a tirare avanti la carretta) e ti scordi di poter staccare per correre a prendere tuo figlio che vomita tipo esorcista. vai al lavoro anche se hai la gravidanza a rischio, lavori fino alla settimana prima del parto quando ti ricoverano per collo utero dilatato anche se sei solo a 34 settimane, partorisci a 35 settimane, una settimana dopo sei al pc piangendo con tuo figlio attaccato al senso, che pesa 2 kg scarsi, a finire progetti "urgenti" sotto ricatto perchè al tuo sostituto non hanno dato da fare il tuo lavoro come pattuito, no: gli hanno dato pratiche nuove. e quando tuo figlio ha solo 2 mesi e tu torni a full time in ufficio, invece che lavorare da casa senza mai mancare una scadenza o pwerdere un colpo, ti arriva 3 giorni prima la mail con scritto "non farti più vedere". e tu fai causa alla consigliera di parità per licenziamento illegittimo, peccato però che in attesa dell'udienza entri in vigore con effetto retroattivo queklla porcata della fornero cheimpedisce agli iscritti a un albo di vedersi riconsociuta la parasubordinazione, anche se questa è documentata, e tu devi rinunciare al risarcimento che emriti e accettare meno della metà di patteggiamento, salvo poi rimanere disoccupata per 4 anni perchè nessuno vuole assumere una mamma, sebbene ai colloquio prima di fare la domanda "ha figli?" tutti volessero che io iniziassi già la settimana dopo da tanto erano entusiasti del mio cv e del colloquio… ecco

    • sì lo so bene, purtroppo ci sono capi davvero miserabili.
      Anche a me era stato dato il benservito quando ho annunciato la gravidanza con le testuali parole "una donna o è una brava mamma o è un bravo avvocato, ma tutte e due le cose, mai". Poi per fortuna ho trovato chi valutava le mie competenze e non la mia pancia, finchè è durata. E qyuando è finita, ho aperto uno studio con un collega.
      L'unica cosa migliore in chi non è titolare e non avere la responsabilità dei pagamenti, dei clienti, delle entrate, del marketing, tutto il resto è uguale o peggiore, concordo!

    • Idem, partita iva come architetto, di fatto trattata come dipendente con diritti uguali a zero, solo doveri. La prima figlia l'ho quasi partorita in studio, ho comunicato di volermi fermare quando ormai mancava poco tempo al parto perchè la bambina era in sofferenza e aveva smesso di crescere, risposta del titolare "ti fermi??? Di già? Ma non ti mancano ancora 3 settimane??". Ma prima di arrivare a questo c'era già stata la riduzione del compenso perchè in quanto incinta avrei lavorato di meno e le allegre gite su e giù per cantieri sparsi per tutta l'italia (ovviamente viaggi fatti tutti in giornata e in cantieri dove non avevo MAI messo piede perchè non necessario). Il tutto mentre la figlia del titolare (incinta anche lei e collaboratrice dello studio) passava le giornate in giro a fare shopping con il padre che giustificava le sue assenze dicendo che siccome era incinta si doveva riposare e il lavoro d'ufficio la stancava troppo. A lei, ovviamente, lo stipendio non l'aveva ridotto ma, anzi, aumentato…

  • Eccomi! Architetto, libero professionista, mamma di due bambini di 5 e 3 anni… Quando è nato il più piccolo mi avevano messa a riposo per pericolo di rottura dell'utero ala 36^ settimana, una settimana dopo, dopo una notte di contrazioni, al mattino mi sono messa al portatile a letto per una scadenza urgente, ma dopo 3 ore ero in sala operatoria per il secondo tc. E dopo 5 giorni quella pratica l'ho finita mentre il piccolo dormiva.
    Da settembre finalmente sono riuscita ad organizzarmi: lavoro quando loro sono alla materna, cioè dalla 7,30 alle 17,30 e passo pure per la mamma stronza… salvo poi che quando diventano clienti chiamano a qualsiasi ora e gli appuntamenti li fissano "o dopo le 17,30 o il sabato, perchè sai io lavoro" E ogni volta che tolgo anche solo 5 minuti ai miei figli per lavorare mi sento in colpa.

  • Sono architetta freelance e sono stata collaboratrice di studio per ben sette anni, anche se il mio titolare mi pagava le ferie ad agosto (e no, non era obbligato) e avevo orari umani. Ora sono freelance e anche se faccio una fatica immane a guadagnare decentemente la mia qualità della vita è migliorata tantissimo. Non ho un figlio ma ne vorrei uno, quando sarà il momento vedrò come fare ma di freelance con figli ne conosco una di persona (architetta) e due (credo copywriter o giornaliste) attraverso i loro blog e che lavorano da casa. Anonima sono tanto solidale con te la legge Fornerò è una porcata immane perchè le finte partite Iva sono proprio negli studi professionali. Bella merdata davvero ti mando un enorme in bocca al lupo!

  • STANDING OVATION per teeeeee. Io sono avvocato, confermo tutto ciò che hai scritto. E vogliamo parlare di quanto la CASSA AVVOCATI dà per la maternità? ecco. non parliamone…..Comunque, prima gravidanza, giorno del parto (non programmato ma la data era già passata)- io al marito: oggi non so se vado in ufficio, ho sentito un po' di contrazioni stanotte, però adesso vedo se andarci o no. Risposta del marito: ma sei scema? (Partorito ore 21, ovviamente lavorato fino al giorno prima). Dopo un mese dal parto lavoravo a ritmo pieno. Col secondo son riuscita a organizzarmi un po' meglio per avere un attimo di respiro (ma non troppo).Le telefonate con pianti e maaaaammaaaah e prott di sottofondo le conosco bene…i bambini in ufficio no grazie se posso (mi è capitato di fermare all'ultimo una penna selvaggia della treenne che stava per avventarsi su un documento – importantissimo – Cartolina verde di notifica).quindi no, il libero professionista non si gode la maternità più di altri. Se poi (non io, grazie) fai il libero professionista nello studio di qualche altro collega – , oltre ai suddetti svantaggi hai di fatto anche quelli dei dipendenti. Fatto per qualche tempo e scappata al volo. Un abbraccio

  • E' che la maggior parte della gente non ci crede….sono commercialista, mio figlio fortunatamente nato ad agosto, sono entrata in ospedale di pomeriggio per avere il tempo di finire una pratica al mattino…..nato lui , ai primi di settembre ero gia' in ufficio per gli appuntamenti piu' urgenti, cioe' per tutti quelli che volvano parlare con me e solo con me….mi tiravo il latte e lo lasciavo a mia madre cercando di tornare il prima possibile perché mia madre era terrorizzata all'idea di doverlo tenere, quindi io mi sentivo in colpa il doppio…….ho dovuto prediporre l'ufficio anche in casa ( quindi doppia spesa per PC, fax e attrezzatura varia) in modo da poter essere sempre operativa anche quando il bimbo si ammalava…ma cosi' lavoro sempre……non c'e' sabato o domenica che almeno mezza giornata non mi viene il dubbio di rivedere qualcosa, oppure ho paura di arrivare troppo vicina alla scadenza e quindi cerco di fare tutto prima…….e la nostra responsabilita' come professionisti e' aumentata in maniera esponenziale , quindi sempre col cruccio di controllare e di non fare errori anche se avevo dormito tre ore per sonno……poi credi che quando iniziera' l'asilo andra' meglio….invece no, iniziano ad ammalarsi e tu sei sempre piu' nei casini……..ancora adesso che ha finito le medie mi trovo a correre a parlare con le proff e a lavorare di sera……a volte penso sarebbe stato meglio essere dipendente, almeno quando esci dall'uffcio stacchi completamente…….cosi' sei un po' professionista e un po' mamma….ma e' dura!!!

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