Donne in carriera e maternità: è davvero possibile?

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Quando sono rimasta incinta del mio primo figlio lavoravo per uno studio legale piuttosto famoso.

La risposta è stata “secondo noi una donna o è una brava mamma o è un bravo avvocato, ma non può essere tutte e due le cose. Quindi ci dispiace ma non possiamo tenerti”.

Ovviamente ero allibita e inferocita per dover ammettere, 10 anni dopo, che non avevano tutti i torti.

E’ quindi davvero possibile conciliare carriera e maternità?

Beh, dipende.

Dipende da quale carriera e quale maternità.

Francamente, per come intendo io “carriera” e come intendo io “essere madre” no, non è possibile.

Le giornate durano 24 ore per tutti e quindi è inutile prenderci in giro: nessuno  arriva a fare tutto al meglio, a qualcosa bisogna rinunciare.

Se fosse possibile essere top manager e finire alle 5 allora forse sì, sarebbe possibile conciliare un’ottima carriera con la maternità.

Ma se, come accade ancora oggi in Italia, le carriere sono ancora così inossidabilmente legate al presenzialismo, beh è facile tirare le somme.

Sento continuamente raccontare che se te ne vai alle 6 vieni guardata come la lavativa, che se ti prendi un permesso per malattia del figlio al rientro ti guardano come una poveretta, e si sente sempre elogiare Tizio o Caio che alle 22 erano ancora in ufficio o “hai visto ha scritto alle 3 di notte di domenica”: wow che figata, da invidiare eh!

Avere una buona carriera in Italia oggi richiede di dedicare tanot tanto tempo al lavoro: si può anche avendo figli?

Certo, soprattutto se la carriera è adeguatamente retribuita, e si ha una baby sitter, una colf e magari qualcuno che imbastisca una cena.

E soprattutto se ci va bene passare con i figli una o due ore al giorno.

Io, all’inizio, ci ho provato a non cambiare niente.

Stessi orari di prima, un ufficio a 40 km da casa, un figlio lasciato alla baby sitter a 2 mesi e poi al nido a 6.

E tornavo la sera, con la casa buia e fredda, nulla da mangiare, il piccino che voleva giustamente stare con me, ma io lo dovevo lasciare a giocare da solo per mettermi a cucinare qualcosa, e dopo cena era già ora di dormire.

Via via ho iniziato a cambiare. Le 19 sono diventate le 18 poi le 17.30.

Lo studio si è avvicinato a casa, se c’era un periodo con poco lavoro mi prendevo qualche pomeriggio.

E non è stato un percorso semplice.

Da un lato c’era la mia ambizione, la necessità che sentivo di dover fare qualcosa di grande per realizzarmi.

Dall’altra una maternità che quasi mi sentivo caduta addosso e che “frenava” questa carriera.

Ma poi ho imparato ad ascoltarmi.

Ho visto che stavo bene quando potevo essere con loro un po’ prima del solito.

Quando capitavo a sorpresa a prenderli a scuola con i costumi per andare al lago, o quando gli dicevo “stasera scegliete quello che volete per cena e io lo farò”.

Ma vuoi vedere che sotto sotto sto meglio a fare la mamma che a fare la manager (che desideravo essere)?

E così l’asticella delle priorità ha puntato sempre più verso i figli, al punto che non so nemmeno più se tutta questa grande ambizione era davvero cosa mia, o frutto di chissà quale distorsione mentale.

Una via di mezzo, così sto bene: in queste ultime due settimane ho finito di lavorare alle 15 per tamponare l’emergenza baby sitter ed è stato un mezzo disastro.

Ero sempre nervosa per le scadenze che si accumulavano, loro noiosi e annoiati, e arrivavo a sera isterica e delusa.

Invece nelle mie giornate “normali” rientro alle 5.30, c’è ancora tempo per fare qualcosa assieme, c’è tempo per cucinare, e tutto fila liscio.

Non invidio più chi ha carriere strabilianti, chi ha sempre la valigia in mano, chi guadagna 10.000 euro ma non finisce mai di lavorare.

Chi saluta i figli via skype o li vede due giorni a settimana.

Non fa per me, non ha mai fatto per me, ma me ne rendo conto solo ora.

E vorrei avere la bacchetta magica per tornare indietro di 10 anni e fare tutto diversamente. Vorrei riprendermi il tempo perso, i miei figli neonati che mi sono cresciuti senza che mi accorgessi.

Una ragazza nel nostro gruppo ha scritto “non ho ancora incontrato un anziano che rimpiange di aver lavorato troppo poco e aver passato troppo tempo coi bimbi”.

Non so se sia così per tutti, probabilmente no.

C’è chi davvero ha la necessità di realizzarsi sul lavoro per essere felice, ma sapete una cosa? Io credo che se imparassimo a leggerci davvero nel cuore la maggior parte di noi capirebbe che quello che conta è altro.

Non tutti per carità, le eccellenze ci vogliono, abbiamo bisogno di chi lavora 18 ore al giorno, di chi dedica la sua vita alla ricerca sacrificando tutto.

Ma forse loro, semplicemente, non hanno dubbi.

Noi “comuni mortali” che invece ne abbiamo, dobbiamo solo guardare a cosa ci fa stare bene.

Io sto bene dopo una domenica piovosa passata in pigiama, dopo una serata sotto la coperta a vedere tutti assieme i Pirati dei Caraibi mangiando pop corn.

E quindi no, io non so conciliare carriera e famiglia.

Ho scelto la famiglia, accettando di fare il mio lavoro al meglio delle mie possibilità, per le ore che ho scelto di dedicargli, consapevole che non sarò mai “grande” nel mio settore, in questo modo.

Pazienza, lascio il top ad altri, serenamente.

 

 

Ps: un grazie al nostro gruppo facebook per gli spunti sempre interessanti!

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2 Comments

  • carissima Morna,
    leggo il tuo post e vedo me stessa in questo momento, in questi ultimi mesi di profondo disagio al lavoro, dove mi batto per mantenere la mia posizione e la mia carriera con estrema fatica avendo un bimbo di 2 anni e mezzo che va al nido e un secondo bimbo previsto per febbraio…
    E io che come un mantra continuo a ripetermi: “tutto questo finirà per avere un senso, tutto finirà per avere un senso…”.
    Credo di essere in quella fase di passaggio che porta all’accettazione.
    All’accettazione del fatto che le cose cambiano, che non possiamo rimanere al top per sempre e soprattutto che bisogna avere e darsi delle priorità…
    E io, quando vado a prendere mio figlio al nido e lo guardo negli occhi, ho già capito quale è la mia.

    Un abbraccio

  • È un bellissimo post morna. Quando dici che non sai se la tua ambizione era davvero tua o frutto di altro. È un percorso difficile da intraprendere, ne so qualcosa. Laurea in latino medievale con lode, per una serie di motivi non ho iniziato a insegnare, forse in fondo non volevo davvero seguire quella strada, la responsabilità di educare figli altrui, avere a che fare con i genitori di oggi…
    Poi, dopo dieci anni, così all’improvviso, arriva mia figlia. Io passavo da un lavoro all’altro solo per sopravvivere.
    E la scelta di stare a casa, la consapevolezza che non devo dimostrare niente a nessuno, e no, non rimpiango nessuna scelta. Mi sono laureata nella materia che più amavo, pazienza se non sono seguiti certi frutti, non avrei potuto fare altro.
    Quindi al momento mi godo mia figlia, lavoro in casa un paio d’ore ogni sera quando lei dorme e mi accontento di fare qualche mercatino di artigianato. Dio è stato generoso con me, mi ha dato una figlia sana e mani abili, un marito che amo profondamente. Raggiunta questa consapevolezza, la vita diventa meravigliosa. Lisa

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