martedì 28 febbraio 2017

Al cinema con i bambini: Ozzy cucciolo coraggioso




Se cercate un film adatto ai bambini più piccini, ma anche a quelli più grandicelli, alle bimbe e ai maschietti, il film che fa per voi è "Ozzy cucciolo coraggioso" di Eagle Picture.

E' un film perfetto per i bambini più piccoli, perché la storia è semplice, lineare, di facile comprensione e per loro sarà davvero facile da seguire. Ci sono cattivi? Ci sono, ma non impressionano (il cattivone vero è un ridicolo chiuaua, quello che lo osteggia un grasso e pacioso San Bernardo... potete capire che paura fanno!).

E' un film perfetto per i bambini più grandi perché la storia, pur nella sua semplicità, è avvincente e tocca temi importanti, quali l'abbandono e il maltrattamento degli animali, la lotta per la libertà, l'importanza di fare squadra e il valore del perdono.


Quando è possibile lasciare soli i bambini?

In un gruppo di genitori della mia città una mamma ha chiesto:
"quando è possibile lasciare i bimbini al cinema da soli e poi riprenderli all'uscita?"
Avete presente ila battuta  "al mio via scateniamo l'inferno?"
Ecco, è quello che è successo.
Sono rimasta piuttosto basita, perchè le risposte erano tendenzialmente
"MAI!"
"Fino a 18 anni è illegale!"
Versione più soft: "fino ai 14 vai in prigione!"
"Miocuggino mi ha detto che un amico del figlio era al parco da solo a 11 anni e hanno messo in galera il padre".
E via discorrendo.
Quando qualcuna ha osato dire "le mie a 11 anni le lascio da sole al cinema, io son fuori a bere un aperitivo"
le risposte erano "Ma lo sai i rischi che corrono? e se non li trovi più? E se ti scoprono e ti mettono dentro?".

Ora, come sempre vanno fatte delle distinzioni.
Un conto è parlare del cinema di un oratorio in un paese di 3.000 anime, un conto è un multisala da 100 sale e 12 piani a Londra.
Un conto parlare di bambini di 6 anni, un altro di ragazzini di 10.

E poi c'è bambino e bambino: alcuni a 7/8/9 anni sono in grado di stare da soli un po', altri  non lo saranno a 12.

Lo so che "i nostri tempi" erano diversi, che quasi tutti noi eravamo piuttosto liberi, che non c'era il traffico che c'è oggi e bla bla bla, ma vivaddio, non siamo nati nell'800, su!


lunedì 27 febbraio 2017

La mamma vista dall'uomo






Siamo sempre qui a parlare di come noi mamme vediamo gli uomini, di come comportarci coi nostri compagni, di come chiedere collaborazione e via dicendo.

Ma quante volte ci chiediamo come loro vedono noi?


venerdì 24 febbraio 2017

Fenomenologia della mamma a carnevale

Siamo in pieno carnevale, e proprio non riusciamo a trattenerci.

Ecco quindi la tipologia di mamme che potete incontrare in questi giorni!

La ritardataria

E' quella che vedi la sera alle 7, il giorno prima della festa a scuola, mentre cerca di convincere il figlio di 9 anni che vestirsi da Teletubbies è molto originale. Specie perché non è rimasto altro.
L'alternativa è vestirsi da Zorro, un paio di baffi, gel e mascherina nera e ci si salva sempre.

Oppure, perché non infrangere i tabù e qualunque stereotipo di genere e non vestirti da Elsa? oh, guarda, preferisci Barbie regina delle nevi?

No che non ti prendono per il culo, sarai un pioniere, infrangeremo gli stereotipi insieme, uniti nella guerra contro...

hai ragione, dovrò poi cambiarti scuola e sarà una rottura di maroni. Come non detto.

Zorro andrà benone, vero?


giovedì 23 febbraio 2017

Tutte mamme perfette. In teoria.

Deve esserci un buco spazio temporale dove vanno a finire tutte le mamme perfette.

Sì, perché se tutte le madri a parole e sui social sono la perfezione incarnatasi mamma, allora mi chiedo chi siano le madri che ogni giorno incontro nella vita di tutti i giorni e di cui tutte non perdono occasione per lamentarsi.

"Non posso dare una merenda sana a mio figlio, perché io arrivo con le carotine bio e TUTTE le altre con focacce unte e bisunte grondanti olio che ci puoi rabboccare il motore o patatine (che il demonio fa meno paura) o cioccolato (Dio ce ne scampi e liberi!) o, addirittura, merendine (IL male).

Parte il coro di:

io solo pomodorini colti dall'orto ancora con la rugiada di prima mattina (ma sparati!)
io una busta di insalata, altro che busta di patatine! (certo, certo...)
io solo torte fatte da me con ingredienti selezionati! (ma se ti ho visto al super a comprare la torta Cameo, maddaiiii!)
Io solo mele colte dal melo che ho piantato sul balcone (?!)
Io solo pane fatto da me, lievitato di notte almeno 12 ore e marmellata, sempre fatta da me, di notte, mentre il pane lievita (ma se t'ho chiamata alle  10 e dormivi?!)

Bene.


mercoledì 22 febbraio 2017

Combattere la routine è possibile?

Io sono quella che arriva sempre con calma.
Faccio le recensioni delle vacanze estive a febbraio, parlo della neve ad aprile, e delle vacanze di pasqua in luglio.
Insomma, con un po' di ritardo ma arrivo.

Quest'anno non mi sono fermata a fare bilanci, che pure trovo utili per rendersi conto di cosa si è fatto, nè una lista di buoni propositi, utili a darsi una direzione.

Ma uno sì, me l'ero "imposto":

una cosa bella al mese.


Ho capito che una delle cose che ci rendono più ansiosi e insofferenti è la routine.
Le giornate sempre uguali, tutto già scandito, già conosciuto.
Le litigate la mattina, le corse al lavoro, le corse la sera.
E le serate, sempre tutte uguali, tendenzialmente in casa.

martedì 21 febbraio 2017

Essere genitori perfetti è facile (se non si hanno figli)

Vi ricordate quando non avevate figli ed eravate genitori perfetti?

E quando aspettavate un bambino e sapevate già tutto dei neonati e di come si cresce un figlio?

Poi, niente, avete subito un primo grande colpo che ha cominciato ad erodere in profondità e senza sosta la vostra perfezione. Cosa?

avete avuto un figlio.

E la degenerazione è cominciata.


lunedì 20 febbraio 2017

Sii la migliore versione di te stessa

Lo so, è una frase che ultimamente si sente spesso. Io l'ho sentita la prima volta traducendo un articolo per il magazine per cui scrivo, che parla di benessere: sii la migliore versione di te stessa. E ci ho creduto. Ci ho creduto così tanto da farne un mantra, perché se tante cose mi erano chiare da sempre, su altre dovevo lavorare. Perché è facile essere una bella versione, la migliore, quando per esempio si è alte, magre e toniche. Inutile prendersi in giro. Ma essere soddisfatte di sé non significa rispondere ad un canone, non significa equivalere ad una pubblicità.

Essere soddisfatte di se stesse significa essere consapevoli della base di partenza - sia essa fisica, economica, intellettuale, quello che volete, perché accettarsi comprende tutte le sfere, anche il nostro essere mamme - e da lì lavorare per sentirsi meglio, per stare bene, per essere in pace e non avere niente da recriminarsi. 

Perché non c'è un modo giusto o sbagliato di essere, e nessuno può imporcelo. Certo, ci sono delle regole di vivere civile, l'educazione, il rispetto per gli altri, l'igiene personale, ma il resto lo decidiamo noi, siamo noi che decidiamo cos'è bello, cos'è piacevole, qual è il livello culturale accettabile, che educazione seguire o come mangiare. Nessuno e nessuna moda possono imporci niente, né di essere magre, né di avere 10 figli e crescerli tutti in un certo modo, né di fare un determinato lavoro (o farlo proprio). 

Il primo punto per stare bene, secondo me, è proprio questo. Capire che le nostre decisioni, il nostro modo di essere e la nostra personalità non devono essere influenzati dagli altri, da quello che gli altri pensano o scelgono, da quello che ci viene richiesto. Possiamo cercare di cambiare per andare più d'accordo col nostro compagno o per essere madri più attente, ma il confine tra il compiacimento altrui e la disponibilità a cambiare è molto labile.

venerdì 17 febbraio 2017

Genitori scambisti

No, non nel senso di scambio di coppie.
No, non nel senso di locali notturni.

Abbandonate, o voi che entrate, qualunque pensiero scabroso, erotico o di natura sessuale e immergetevi nel mirabolante mondo dei genitori che non trombano dal 1996 circa.

Scambisti in che senso, allora?

Nell'unico senso possibile per un genitore, cioè in quello sfigato:

scambisti di letti.



giovedì 16 febbraio 2017

Cose che succedono la mattina e la sera quando si hanno figli

Chiunque abbia figli, specie se lavora fuori casa, ha ben presente il delirio in una casa con bambini, la mattina.
Altro che pubblicità dei biscotti, con tutti sorridenti, lavati e pettinati a chiacchierare amabilmente!
Ora, visto che mal comune mezzo gaudio, raccontiamocelo un po', suvvia.

Ho due figli, entrambi nati sotto il segno del leone, entrambi maschi, 3 anni di differenza.

Ovviamente sono la notte e il giorno, in senso piuttosto letterale.
Bioritmi completamente diversi, il grande che si sveglierebbe all'alba, che adora essere in anticipo, che alle 7, quando mi alzo, è già lavato e vestito.
L'altro che non vorrebbe mai andare a dormire e, di conseguenza, non vorrebbe mai alzarsi.

Uno si sveglia ciarliero e dispettoso, l'altro sta(rebbe) in catalessi per i primi 40 minuti.
Praticamente è come mischiare acido nitrico, acido solforico e glicerina, un bel botto.

Il grande inizia a tormentarlo mentre il piccolo è ancora a letto. Tondino, che è a carburazione lenta e avrebbe solo bisogno di pace e silenzio,  inizia ad incazzarsi e a sbraitare prima ancora di scendere dal letto.
E' bellissimo, no?, svegliarsi e iniziare la giornata con  urla, pianti e insulti. Mette di buon umore.

mercoledì 15 febbraio 2017

Fenomenologia della mamma alla consegna della pagella

Tempo di consegna di pagelle e ovviamente pagella che hai mamma che trovi.
Seppelliamo le nostre ansie da genitori facendoci due risate, và!
Ecco cosa può capitarvi di trovare in classe:

La finto-sorpresa

Si siede subito in prima fila con il sorriso a 54 denti. Sa già che la pagella del proprio pargolo sarà costellata di 10 (ovvio, ha preso 10 in tutte le materie per tutto il quadrimestre) eppure la apre come se leggesse le rivelazioni di Fatima: urletti di sorpresa, mano alla bocca, lacrima di commozione.

L'orgogliosa-ciarliera

L'orgogliosa-ciarliera non vede l'ora di mostrare la pagella a la qualunque e ... lo fa.
La discute con le mamme della classe, la manda via whatsapp a tutto il parentado, la appende al frigorifero, la posta su facebook e su linkedin. E io la ringrazio, davvero, perchè almeno posso rendermi conto del livello di mio figlio, perchè invece in classe mia la fenomenologia è una e unica ed è

L'omertosa

L'omertosa tocca la pagella come se si trattasse del dossier definitivo sulla nuova guerra fredda. La mette subito girata sul banco,  si guarda intorno furtiva accertandosi che nessuno osservi, e finalmente la apre, memorizzando in 3 secondi 11 materie e il giudizio, per poi richiuderla immediatamente e farla sparire in borsa.
Si allena a casa da giorni per mantenere un'espressione imperturbabile. Viso di cera, non troppo incazzato che sennò pare che i voti siano pessimi, non sorridente, sennò pare che si vanti. Una faccia alla Gioconda, insomma (ecco cosa stava facendo Monna Lisa, stava ritirando le pagelle!).
La faccia delle mamme alle pagelle è più o meno questa: anni di esercizio! ecco svelato l'arcano sulla Gioconda!

martedì 14 febbraio 2017

San Valentino dopo i bambini

Caro amore mio/topolo/mo'/teso, 
sì, ti chiamo così per abitudine, lo sappiamo entrambi. Chiamarti per nome ormai mi sembra strano, un po' come quando alle 8 ancora dormiamo e, magia, nessuno è piombato nel nostro letto.
Ti ho sempre detto che di festeggiare San Valentino non me ne importava niente, perché l'amore è tutti i giorni, perché dei cioccolatini non me ne interessava nulla (banali operazioni commerciali in cui io, bibi, non casco, lo sai), perché il nostro amore non doveva trasformarsi in quella banalità in cui ci si adora un giorno all'anno e gli altri 364 giorni ci si manda a quel paese e si guardano i culi altrui. 

No, io volevo che fossimo diversi. 

L'ho pensato anche il nostro ultimo San Valentino, sai? Quello prima dei figli, intendo. Quel giorno me lo sono detta: questo è l'ultimo 14 febbraio che passiamo da soli, forse per una volta, una sola, dovremmo fare qualcosa di speciale, no? Mi ero fatta un bagno lungo, depilata, messa la crema profumata e lo smalto. Mi dicevo che noi saremmo stati - di nuovo - diversi, che ci saremmo amati con passione ogni giorno, anche con le fatiche dei figli. Che mi avresti desiderata come sempre e che sarebbe stato sempre San Valentino, per noi, sempre sesso al mattino prima di andare in ufficio, docce insieme e cenette a lume di candela nel weekend. Poi mi ero addormentata sul divano guardando L'Eredità aspettando il tuo rientro, e tu non ti eri nemmeno accorto delle gambe lisce. 

Poi siamo diventati genitori, ed io ero completamente sfatta. Ricordo il primo San Valentino, io con le tette al vento e non certo per imitare un porno, tu a spiegarmi al telefono che proprio non ce la facevi a rientrare presto, che c'era un'urgenza e dovevo capire, in fondo vivevamo col tuo stipendio, no? 

lunedì 13 febbraio 2017

Rompe più un bambino di un cane

Chiunque abbia un figlio, prima o poi, lo pensa: c'è più tolleranza nei confronti di un cane di quanto ce ne sia per un bambino.

Nei ristoranti puoi far entrare senza problemi un cane.

Non importa se a non tutti fa piacere cenare con una bestia magari puzzolente ai piedi... o che gironzola per i tavoli cercando cibo: è un cane! 
E' così carino!
E' il migliore amico dell'uomo e bla bla bla.

Non ti potrà mica dare fastidio un cane?

No, perché altrimenti sei un mostro insensibile.

Però i ristoranti no kids esistono.

Perché un bambino può disturbare, anzi, disturba sicuramente, senz'ombra di dubbio!
Un bambino fa capricci, piange, urla, lancia il cibo e i genitori nel mentre generalmente si scaccolano e si fanno la pedicure leggendo Vogue mentre lo smalto si asciuga.

Sui mezzi, se sale un cane, ci manca poco che gli cedano il posto.
Al cane, eh, neanche al padrone che magari lo tiene in braccio.

E' grande? Grande tanto che occupa un paio di posti che delle persone in piedi potrebbero occupare? 

Ecchessarammai?!

venerdì 10 febbraio 2017

La rete delle mamme

fotografia gravidanza


Quando si sta per diventare mamme, per qualche strano motivo ci si sente speciali. Come se solo noi, dai tempi dei tempi, fossimo state incinte. Cioè, lo sappiamo anche che ce ne sono state tante, prima di noi, in dolce attesa, però ci sentiamo speciali. 
E lo siamo, certo. 
Lo siamo quando ci sentiamo in diritto di mangiare quello che ci pare, di piangere quando vogliamo, di avere chi ci porta un altro cuscino per la schiena e chi viene a sistemare casa perché noi dobbiamo riposarci. 

Poi partoriamo, e pensiamo che il nostro parto sarà il più importante del mondo. E che dopo, soprattutto, noi e il nostro bambino saremo i più importanti del mondo. Che mentre noi ci dedicheremo a lui giorno e notte, qualcuno verrà a pulirci la casa, a coccolarci, a farci prendere aria, a consigliarci senza mai essere invadente. 

E perché lo pensiamo? Beh è da sempre così, no? Da sempre le donne partoriscono, da sempre le donne allattano, da sempre i compagni le guardano adoranti e corrono ad ogni loro bisogno, da sempre mamme e suocere fanno a gara per occuparsi dei nipoti, da sempre vicine, cugine, amiche e parenti hanno piccoli pensieri per la neomamma e il nascituro. 

Certo, nei film.

La realtà è che quando diventiamo mamme capiamo una cosa fondamentale: che siamo sole

giovedì 9 febbraio 2017

Cos'ha lei che io non ho? La gelosia delle mamme

I neonati crescono.
Già. 
E con loro crescono anche la capacità di esprimersi e quella di paragonare, nonché matura anche lo spirito critico, il che significa che da un giorno con l'altro verrete paragonate ad altre mamme, alle nonne, alle babysitter, ma anche alla mensa scolastica, alle maestre e alla Cetto La Qualunque.

E sentirete crescere dentro di voi quella frase, quella che avete detto quando vi hanno piantato un gran paio di corna in testa o, se non vi fosse mai successo (o, semplicemente non sapete che è successo, meglio così, date retta... ), quello che diceva Brooke in Beautiful ogni qual volta Ridge si trombava qualcun'altra facendoci magari anche un figlio, ossia: 

cos'ha lei che io non ho?


mercoledì 8 febbraio 2017

Sui genitori, solo condanne

Ogni giorno, esce un qualche studio sui bambini.
Che inevitabilmente sarà una condanna per qualche genitore.

Sono più intelligenti i figli delle donne che lavorano.
Sono più svegli e indipendenti i bambini che vanno al nido.
I primi 3 anni i bambini devono stare con la mamma.
I bimbi allattati a lungo sono più sereni.
I bimbi portati saranno più sicuri.
I primogeniti sono più amati.
I figli unici sono più felici.
I figli di separati avranno problemi a fidarsi.
I figli di genitori che stanno assieme senza amarsi non sapranno cos'è l'amore.

E che palle!

E' stato detto tutto e il contrario di tutto.
Molte volte queste notizie ci scivolano addosso, ce ne freghiamo o ci facciamo due risate.

Ma quasi ciascuno di noi, ci scommetto, ha invece un tasto che, a toccarlo, fa male.

Io, almeno, più di uno.

Ad esempio, si legge continuamente che i primi mesi, i primi anni, siano fondamentali nello sviluppo psichico del bambino. Che è nei primi 12-12 mesi che si creano le basi della sicurezza, che (solo) chi ha avuto un buon attaccamento in questo periodo saprà amarsi e sentirsi amato.

Tutto bene, finchè le cose filano lisce.
Ma, se per sfiga o per incapacità, i primi mesi o i primi anni non sono sereni, che succede?

martedì 7 febbraio 2017

Manuale di sopravvivenza per mamme: la chat whatsapp di classe






Avete figli al nido, alla materna o già a scuola?

Bene, benvenute nel mirabolante mondo delle chat di WhatsApp.

I vostri bambini frequentano corsi sportivi o culturali? Ecco altre chat.

Fanno catechismo? Toh, guarda, la chat di catechismo... Vi mancava, eh?!

Cosa siano le chat e come funzionino lo abbiamo già raccontato in questo esilarante post (non leggetelo ora se non potete sganasciarvi, io vi ho avvertito).

Ora vediamo come sopravvivere:

1) Date un nome alle mamme 

Il senso di inadeguatezza delle mamme



Certi argomenti, è vero, fanno sempre polemica. Sono la prima a farne: lavorare, non lavorare, avere aiuti, non avere aiuti, pagare per averli, non pagare per averli.

Una guerra tra poveri, di cui anch'io faccio parte. Perché ho ancora una voce, e a volte non riesco proprio a stare zitta.

Però, c'è un però. Ho capito tanto, di me, in quest'ultimo anno, e soprattutto del mio essere madre (e donna, anche). Da quando sono diventata mamma, 7 anni fa, ho attraversato diverse fasi. Ho fatto la mamma a tempo pieno di una bambina piccola, in un paese straniero. Ho fatto la mamma studentessa, incinta della seconda. Ho fatto la mamma lavoratrice a tempo pieno, con due bimbe. Ho fatto la mamma single. Adesso faccio la mamma expat free lance.

In ognuna di queste situazioni, in ognuna, ho sentito di dovermi giustificare di qualcosa. Me ne rendo conto ora, quando leggo le discussioni di cui sopra. Ho dovuto giustificarmi del fatto che non lavorassi, perché mi sentivo inadeguata. Ho dovuto giustificarmi del fatto che studiassi, perché per la prima volta non ero io sola ad occuparmi di mia figlia. Ho dovuto giustificarmi del fatto che riprendessi a lavorare perché la mia piccolina andava al nido a 5 mesi.

Credevo di giustificarmi per le cattiverie che dicevano su di me o sulla categoria a cui appartenevo. Ricordo "un'amica" dire che mia figlia di 4 anni faceva i capricci perché io lavoravo e non ero presente, ma adesso lo so: non mi giustificavo per persone (stronze maledette, scusate) come lei, ma per me, perché IO e solo IO sentivo che da qualche parte mancavo, in qualcosa arrancavo, sentivo sempre di non fare il massimo di quello che potevo fare, e non sapevo come fare, come fare ad eliminare quel senso di inadeguatezza che in qualsiasi modo veniva fuori, che lavorassi o meno, che avessi o meno aiuti, che uscissi o meno.

E quindi ogni mia giustificazione, ogni mia spiegazione, era un tentativo di dire a me stessa che no, non ero sbagliata, e che in fondo facevo tutto quel che potevo.

venerdì 3 febbraio 2017

Un invito a Parigi che mi ha fatto capire tante cose

Qualche mese fa si è prospettata la possibilità che una di noi tre dovesse andare a Parigi ad un evento internazionale, Efluent5, a cui erano invitati i principali blogger europei (e qualcuno anche oltreoceano) che si occupano di genitorialità.
Essendo Anya a Panama e Kla con una neonatina, l'incaricata non poteva che essere la sottoscritta.

Inizialmente mi sembrava troppo bello e troppo assurdo per essere vero. In Italia non siamo abituati a eventi così, con viaggio ed hotel pagato per così tante persone.

E invece era vero, e mi sono trovata con un biglietto aereo in mano e una stanza fichissima prenotata in un Hotel di fronte al Louvre.



Sfiga vuole che la stessa settimana era prevista la leggendaria réunion delle sfumature.
Sostanzialmente sarei partita la domenica per rientrare a casa mia solo la domenica dopo, con una parentesi per il giovedì sera.

Mi sono sentita una vecchietta: dormire fuori casa e stare lontana da marito e figli per una settimana mi sembrava una tragedia.

Non per sensi di colpa nei confronti dei figli, assolutamente: siamo sempre assieme e sono profondamente convinta che stare un po' lontani sia un toccasana per tutti.

Era proprio una questione fisica, la mancanza del mio letto, delle mie cose, dei miei vestiti, delle serate con mio marito.
Anche organizzare il lavoro in studio per tre giorni di assenza in giornate lavorative mi preoccupava.

Ma quando do la mia parola, la mantengo, e quindi, no, niente ripensamenti!
E' stata una sfida con me stessa.

Io, che ho la fobia del volo, sono partita da sola, 3 ore di autostrada, per la prima volta in vita mia sono arrivata da sola in aeroporto, ho parcheggiato, ho cercato il gate.

A molte sembrerà una sciocchezza, ma per me non lo era.

Poi, mentre ero in fila al check in, vedo questa gnocca arrivare: era elena, di The yummy mom. Poco dopo ci siamo trovate con Silvia di Cosedamamme, e non ci siamo più lasciate.

E qui inizia il bello.

Vi parlerò prossimamente della mia fobia del volo, ma ero esaltatissima: è davvero pazzesco avere la possibilità di cambiare totalmente mondo in così poco tempo.
Era una vita che non tornavo a Parigi.

giovedì 2 febbraio 2017

Viaggi: visitare la Medellín di Narcos e Pablo Escobar



Alzi la mano chi tra di voi guarda Narcos, la serie di Netflix. Lo so, siete in tante/i. E lo so, lo fate *anche* per quel bonazzo di Javier Peña. E so anche che vedere le montagne verdi di Medellín, le sue strade scoscese, la sua gente, vi ha quasi fatto venire voglia di andarci, vero?

Beh, qualche fortuna abitando a Panama ce l'ho, e quindi vuoi non organizzare un viaggio a Medellín? Nemmeno un'ora di volo, prezzo decente, weekend lungo da sfruttare: si parte! 

Devo dire la verità: non sono andata a visitare Medellín per Pablo Escobar, almeno, non solo. Sono andata perché ho visto la città in Narcos e mi ha affascinato fin da subito. Questo, più il fatto che mi parlassero benissimo della Colombia (in fondo Rocio è colombiana, ce l'ho in casa la pubblicità!) , mi ha fatto decidere. Che Medellín sia!

VIAGGO IN COLOMBIA, MEDELLÍN


Siamo partiti un mercoledì sera dopo la scuola, durante un ponte di novembre. L'aeroporto di Rionegro (sì, la città di Pablo Escobar) dista molto da Medellín e ci si arriva attraverso una strada - non autostrada - che attraversa le colline, salendo e scendendo dolcemente. È notte e non si vede niente: arriviamo all'hotel scelto, un cinque stelle super economico, il Dann Carlton Medellín - per una volta ci trattiamo bene, invece delle solite bettole! - e a malapena riusciamo a cenare per la stanchezza!

mercoledì 1 febbraio 2017

L'utero è mio, anzi no. Il corpo delle mamme.

Il corpo di una donna è suo e solo suo diciamo dalla pubertà, cioè da quando se ne prende più o meno autonomamente cura, alla maternità.

Dal test di gravidanza in poi, ma per alcune già da molto prima, no, non è più roba sua.

Test positivo.

Bene, in questo corpo non verrà più introdotto quello di cui la di lei proprietaria ha voglia, ma solo quello che fa bene al bambino: fine alcolici, spesso fine salumi e sicuramente fine alimenti di dubbia provenienza. Tipo che Da Gigi Lo Zozzone per nove mesi no, non ci puoi più andare a sfondarti di fritto. Tanto il fritto non lo digerirai più fino al parto, tranquilla.

Tu donna vieni pesata, misurata, controllata, analizzata. Tutta, eh, ma con particolare attenzione alle parti basse.

La tua patata diventa praticamente di dominio pubblico.

Le tue tette vengono controllate.

Il tuo utero costantemente monitorato: è caldo e accogliente? Fa il suo lavoro? E' ben chiuso? Quanto misura?

Ferma un attimo.
Non ti farà male.
Sentirai solo un leggero pizzico.
Questo fa un po' male, ma passa subito.
Ora schiaccerò qui, ti farà male, ma pensa al tuo bambino.

Presente?

Non vorresti vomitare, no, ma lo fai.
Non vorresti ingrassare, ma, per colpa tua o no, lo fai.
Non ti piacevano i sottaceti, ma ora il tuo corpo li reclama.
Non vorresti ruttare o sputacchiare o scorreggiare, ma il tuo corpo cerca di fartelo fare. E a volte ci riesce pure.
Non vorresti tutta quella ritenzione e, invece, eccola servita!
E quei cotechini di piedi di chi sono? Tuoi, cara!

Finalmente rompi le acque e ti dici che ora sì, ora tornerai a fare di te ciò che vuoi.

E invece no.

La tua patata, che già era di dominio pubblico, diventa nota a tutto il personale ospedaliero di almeno 2 turni di guardia.

Ma ecco che, finalmente, prima che cominci il terzo turno e te la debbano vedere altre 12 persone, il tuo bambino nasce!

E niente: te la ricuciono, te la ricamano, te la controllano, te la ispezionano, ti palpeggiano la pancia, l'utero? Tutto bene? Le tette? Producono? Strizziamo un po', tesoro... Vediamo se esce qualcosa da queste tettone...

Passeranno i giorni e le notti e tu ti sentirai solo ed esclusivamente un corpo a servizio di un altro: le tue esigenze non conteranno più niente, prima ci saranno le tue tette e tutto ruoterà intorno a loro, perché quello ora serve a tuo figlio. Prima ci sarà la sua di cacca, poi la tua, prima ci sarà la sua di sete, poi la tua. prima ci sarà la sua colichetta, poi il tuo dolore, prima ci sarà il suo sonno, poi il tuo.

E così capisci, capisci che non è finita lì.

Il tuo corpo è diventato il corpo di una mamma, un corpo che darà nutrimento, al corpo e all'anima di tuo figlio.

Anche quando non allatterai, saranno le tue braccia a cullarlo, sarà il tuo odore quello che cercherà, sarà il tuo riposo, quello che mancherà, sarà la tua stanchezza quella che non ti abbandonerà, sarà il suo corpo a farsi spazio di nuovo nel tuo cercando l'incastro perfetto per dormire accanto a te, quando avrà bisogno di contatto, quando non starà bene, quando ne avrà voglia o ne sentirà il bisogno, sarà il calore del tuo corpo, quello che cercherà.

E tu, tu sarai lì a darglielo, a darti, sempre e comunque.

Tornerà mai tuo il tuo corpo?

Tornerà, sì che tornerà.

Più sfatto - merda - più tondo, diverso, ma tornerà.

E ti costerà una fatica immane rimetterlo in sesto.

Quindi, quando sentite quella storia anni '70 che l'utero è mio e me lo gestisco io... sì, lo dicevano in un altro senso, d'accordo, ma...


Ma vaffanculo, va!

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